Intervista a Roger-Pol Droit per “Alice nel paese delle idee” (Longanesi, 2026, trad. Alba Bariffi), di Silvia Lanzi

Cosa succederebbe se Lewis Carroll e Jostein Gaarder si incontrassero? Di che tenore sarebbe la loro conversazione?

Un’idea in tal senso potrebbe darcela Alice nel paese delle idee, l’ultimo libro del francese Roger-Pol Droit, che sembra coniugare perfettamente i due mondi che coinvolge, oltre alla ragazzina eponima, anche creature alquanto bizzarre – al lettore scoprirle.

Ne risulta una storia agevole e ben scritta, in cui la protagonista intraprende un viaggio per dare una risposta alla domanda, fondamentale – come dobbiamo vivere?

Leggendolo, non ci si trova davanti al “consueto” Bildungsroman che esplora il percorso di crescita, maturazione e formazione psicologica della protagonista – Alice.

Il libro si nutre di altre suggestioni che lo accostano al pirandelliano “Sei personaggi in cerca d’autore”, a “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino e ad un altro libro che mi è molto caro: “Storia della filosofia” di Luciano De Crescenzo.

Finito il libro ho sentito la necessità di saperne di più e ne ho contattato l’autore, persona poliedrica – filosofo, giornalista, scrittore ed insegnante – estremamente gentile e disponibile.

Ecco cosa ci siamo detti.

Come è nata l’idea di Alice e delle sue avventure?

Per caso, o almeno così pare, come quasi tutto il resto nella vita. Sono sempre stato un ammiratore di Lewis Carroll, dei suoi testi che, sotto la loro patina fantastica, sono al tempo stesso insoliti, sconcertanti e profondamente filosofici. Inoltre, volevo trovare un nuovo modo per introdurre la filosofia, un modo che ne rivelasse i principi ma che permettesse anche ai lettori di sperimentare il tumulto interiore provocato dal cambiamento di atteggiamento mentale che caratterizza la riflessione. Così ho avuto l’idea di prendere in prestito gli elementi fantastici dal mondo di Alice, adattandoli ai nostri tempi e all’introduzione di nuove idee. La mia Alice non è più una bambina del XIX secolo. È una giovane donna dei giorni nostri, che sogna di farsi tatuare una frase che le faccia da bussola nella vita, perché ha paura del mondo che verrà, della distruzione del pianeta, della fine della biodiversità; teme per il suo stesso futuro. E cade nel “mondo delle idee”, dove vivono tutti i saggi, i filosofi e gli studiosi di ogni epoca e cultura. E così parte alla ricerca di Socrate, Epicuro, Confucio, Montaigne o Freud, per trovare la sua frase.

A chi si rivolge il libro? Qual è il target di lettura?

Tutti! In modi diversi, ovviamente. Volevo che il libro fosse accessibile sia agli adolescenti che agli adulti. Non è richiesta alcuna conoscenza pregressa; il vocabolario è semplice. Ciò che conta è il viaggio, la diversità di prospettive e, soprattutto, la scoperta dell’importanza delle idee per guidare le nostre vite e per l’azione collettiva. Ecco perché la forma del romanzo era essenziale: Alice cambia durante il suo viaggio; si evolve in base alle sue scoperte. Impara semplicemente a pensare! E questo può essere condiviso a qualsiasi età. Ciò che mi commuove di più nei tanti messaggi che ricevo da tutto il mondo, man mano che vengono pubblicate nuove traduzioni, è vedere lettori così diversi dire come questo libro li abbia toccati, ma anche aiutati. Giovani, anziani, persone di ogni estrazione sociale, con ogni livello di istruzione…

Il suo messaggio in Alice è, sostanzialmente positivo. Non è una prospettiva un po’ ingenua, visti anche i recenti accadimenti a livello mondiale?

Sì e no… L’aspetto positivo è l’idea che nulla sia predeterminato, che il futuro dipenda da noi, dalla nostra responsabilità e dalle nostre riflessioni. Ma il mio non è un libro ingenuamente ottimista. Alice scopre anche, nel corso delle sue avventure, la crudeltà umana, gli orrori della barbarie e le stragi contemporanee. Non immagina che tutto sia roseo, che la vita sia sempre bella e che basti vedere il lato positivo del mondo per essere felici. Ciò che riscopre, tuttavia, è la fiducia nell’azione e nella riflessione. In altre parole, il futuro non è garantito, ma è inutile credere che sia perduto prima ancora di iniziare…

Thomas Mann ha detto che “tutto è politica”. Ma la politica non si può ricondurre alla πρᾶξις (praxis), che è filosofia?

L’argomento centrale di questo libro, in ogni caso, è che la filosofia è più necessaria che mai se vogliamo che un futuro per l’umanità rimanga possibile. I nostri comportamenti e le nostre scelte dipendono dalle nostre idee. Se non esaminiamo le nostre idee, se le diamo per scontate, se accettiamo acriticamente tutto ciò che si è accumulato nelle nostre menti in base alla nostra educazione, alla nostra epoca e al nostro contesto sociale, allora rischiamo di sbattere contro un muro. Ciò che mi colpisce è che proprio nel momento in cui abbiamo più bisogno di riflettere per superare le difficoltà attuali, stiamo trascurando la ricchezza di idee, analisi e saggezza tramandate dalle culture del mondo. Il mio obiettivo principale, quindi, era quello di condividere questa conoscenza. Se vogliamo un futuro, guardiamo al passato per trovare tutto ciò che può esserci utile e aiutarci. Esistono vasti depositi di strumenti intellettuali e atteggiamenti mentali che possono esserci d’aiuto. Praticare la filosofia non significa principalmente studiare autori e dottrine da una prospettiva scolastica o accademica. Significa esaminare le nostre idee e cercare di comprendere il nostro tempo. E il passato può aiutarci in questo. Gli antichi Greci e Romani, gli Indiani e i Cinesi dei secoli passati, gli studiosi dell’età classica o dell’Illuminismo non conoscevano la crioconservazione degli embrioni, la transizione ecologica o l’intelligenza artificiale, ma avevano idee che possiamo adattare al nostro presente.

Ha collaborato a lungo con l’UNESCO, lavorando come consulente. Quale rapporto c’è tra bellezza e filosofia?

All’UNESCO, dal 1993 al 1999, sono stato Consigliere Speciale del Direttore per la Filosofia, quindi non mi occupavo di patrimonio artistico, ma mi sembra che l’approccio sia simile. Perché le idee, come la bellezza, sono per tutti e possono essere condivise da tutti gli esseri parlanti e pensanti. Le filosofie esistono praticamente in ogni cultura. Contrariamente a quanto a volte si è creduto, non si tratta di un fenomeno esclusivamente europeo o occidentale!

Allora, parafrasando il principe Myškin, la filosofia salverà il mondo?

No, perché non ne ha né il potere né l’intenzione. Sono le religioni, o credenze simili, a sognare di salvare il mondo. Potrebbe darsi che il mondo non debba essere salvato, ma semplicemente abitato, vissuto in tutta la sua diversità, i suoi splendori e le sue ombre. In questo caso, sì, la filosofia può essere d’aiuto. A patto che tutti ne facciano esperienza. Nessuno può pensare al posto tuo! Questo, in definitiva, è ciò che Alice comprende…

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E, con questa suggestione, termina la nostra chiacchierata con il professor Droit che ringraziamo per la disponibilità e la cortesia.

Silvia Lanzi

Silvia Lanzi: Ho conseguito la maturità magistrale, e mi sono laureata in materie letterarie presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano con tesi riguardante l’alto medioevo. Ho collaborato per anni con il settimanale “Nuovo Torrazzo” di Crema occupandomi della stesura articoli di vario genere (soprattutto critica letteraria e teatrale e cronaca di eventi quali vernissage et similia). Collaboro con il sito gionata.org in qualità di traduttrice dall’inglese e scrivendo articoli. Sono autrice di due libri: “Libera di volare” (Kimerik, 2006) e “Coincidenze” (Boopen, 2010). Lettrice onnivora – alterno saggi (psicologia, storia, filosofia e arte) e narrativa (soprattutto anglo-americana e scandinava).

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