Il 30 novembre 1935 decine di scrittori morirono. Provenivano da ambienti diversi, sposavano ideologie divergenti e scrivevano in una varietà di stili. Eppure il loro lavoro era stipato in un solo baule, in una casa di Lisbona, in Portogallo. Allora, quale misterioso filo univa tutti questi scrittori? Ebbene, il baule apparteneva ad un autore enigmatico, Fernando Pessoa, che di fatto era tutti loro.
Alcuni autori usano pseudonimi e nomi d’arte per proteggere la propria identità o per rafforzarne l’originalità, ma Pessoa usò i cosiddetti eteronimi per non scrivere sotto il suo nome, ma come altre persone da lui inventate, dando il via alla sperimentazione artistica generativa. Arricchì le loro vite immaginarie, ne elaborò la peculiarità e sviluppò le loro voci letterarie uniche. A volte gli eteronimi di Pessoa interagivano tra di loro, criticando persino il lavoro degli altri.
Pessoa si definiva un nomade vagabondo nella propria coscienza, una specie di medium diviso tra i suoi eteronimi, “ma sono meno reale degli altri”, scrisse, “meno sostanziale, meno personale e facilmente influenzabile da tutti”.
NATO a Lisbona nel 1888, Pessoa iniziò a scrivere fingendosi altri quando arriva circa sei anni, redigendo lettere di un certo francese immaginario, Chevalier de Pas. Quando il patrigno di Pessoa fece trasferire la famiglia in Sudafrica, Pessoa imparò nuove lingue. Al liceo adottò diversi eteronimi in lingua inglese e pubblicò opuscoli di poesie apparsi sulla stampa britannica. Nel 1905 Pessoa tornò definitivamente a Lisbona. Ottenne fama per il suo vestire formale, per la sua affinità per l’occulto e per essere cordiale e affascinante.
Pessoa fondò riviste d’arte e letterarie e una casa editrice. Ma mentre queste imprese fallivano e Pessoa accumulava debiti e si trasferiva spesso, in privato proseguivano i suoi più grandi esperimenti. Scarabocchiando in varie lingue su buste, sovraccoperte e fogli sciolti, Pessoa creò una lettera d’amore da sogno nei panni di Maria José, una fanciulla con un disturbo spinale, infatuata di un metalmeccanico; ha abbozzato romanzi polizieschi come Horace James Faber e ha analizzato le carte astrologiche come Raphael Baldaia. Usava tre eteronimi più frequentemente: Alberto Caeiro era un pastore poeta che usava un lessico semplice per descrivere il mondo come lo vedeva; Riccardo Reis, un medico che prediligeva lo stile epico dei poemi classici; e Alvaro de Campos, ingegnere navale, bisessuale e nomade, che scrisse poesie esaltando le meraviglie e le difficoltà della vita quotidiana. Fingendosi de Campos, Pessoa poteva esprimere tutte le emozioni che si negava. Ad un certo punto de Campos affermò che era Pessoa a non esistere veramente.
Durante la sua vita Pessoa pubblicò poesie, lettere, saggi e critiche letterarie, alcune con eteronimi, altre con il suo nome. Scrisse anche una manciata di libri, solo uno in portoghese, una raccolta di poesie sulla storia del Portogallo, intitolata Messaggio. Ottenne riconoscimenti locali, ma l’intera portata delle sue imprese si rivelò solo quando Pessoa morì, un anno dopo l’uscita del libro.
Tra le quasi 30.000 pagine di opere inedite nel suo Baule, i critici alla fine assemblano Il libro dell’inquietudine nel 1982, composto da Pessoa in due decenni. Si dichiara in modo tipicamente criptico “l’autobiografia di qualcuno che non è mai esistito”. Pessoa lo scrisse come diario immaginario del suo cosiddetto semieteronimo Bernardo Soares, la cui personalità egli descrisse come una mera mutilazione della propria. Spesso frustrato dalle esigenze della vita, il narratore indaga come scavare dentro di sé, grazie alla letteratura che lo aiuti a evadere i confini della realtà, contesta ripetutamente la concezione dell’io come unità unica e fidata, affrontando invece l’identità come una cosa indefinita, ogni persona come la somma variabile delle proprie parti. “La mia anima è una misteriosa orchestra”, recita la prima voce. “Non so quali strumenti suonino e stridano dentro di me, corde, arpe, timballi e tamburi, mi conosco solo come una sinfonia”.
Buona visione!
Massimo Villani, in arte Maestro Missile, opera da svariati anni nel campo dei Videosaggi sul Cinema e sull’Arte.
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