Cristiana Buccarelli: “I falò nel bosco” (Edizioni IOD), di Lavinia Capogna

“Se ti piacciono le erbe e vuoi imparare a guarire ti mostrerò l’arte antica delle mie ave, ti insegnerò a curare con l’ortica, il finocchio, la menta, la malva, la betonica, l’iperico. Ti spiegherò come si può viaggiare con la mente e il corpo grazie al papavero, alla mandragora o al giusquiamo… Posso anche trasmetterti, se hai pazienza e concentrazione, i gesti e i rituali con cui si tolgono i mali dell’anima e tutto ciò che aiuta la buona sorte. (…) “È questo il mestiere di una guaritrice?” domandai (…)”.

1560, in un paese della Tuscia due donne conversano nel bosco, la giovane Fulvia e l’anziana Fausta che l’ha soccorsa.  

Siamo quasi all’inizio di ‘I falò nel bosco” (IOD editore 2021), bel romanzo di Cristiana Buccarelli che si svolge tra la metà del 1500 e il 1630, utilizzando anche, sapientemente, flashback cinematografici.

Cristiana Buccarelli è una scrittrice calabrese nata a Vibo Valentia che abita a Napoli e che ha già un ampio curriculum letterario. È dottore di ricerca in Storia del diritto romano e, circa dieci anni fa, ha esordito con una raccolta di racconti “Gli spazi invisibili” a cui sono seguiti i romanzi “Il punto Zenit” ,”Eco del Mediterraneo”, “Un tempo di mezzo secolo”, “Taccuini di viaggio”.

Ha vinto prestigiosi premi e ha insegnato in laboratori e stage di scrittura a Napoli e in Calabria. Da quasi tre anni collabora stabilmente con la nostra rivista letteraria Il Randagio, diventata recentemente anche cartacea.

È un romanzo avvincente, perfettamente equilibrato che mescola armoniosamente fantasia ed elementi storici, personaggi immaginari e personaggi reali o ispirati ad essi.

Si sente alle spalle un’accurata ricerca storica.

Ma soprattutto è un libro che racconta la storia di una liberazione, una sete di conoscenza, quella di Fulvia, vittima di un vile abbandono e di un’abietta violenza che sceglie di guarire e recare conforto attraverso il suo sapere a molti poveri, di placare mali fisici e mentali, smarrimenti e fratture in un mondo dove medicina e magia ancora si intrecciano. Anche il grande Paracelso che scoprì il potere curativo della chimica era del resto un alchimista e Nostradamus un medico che curò la peste e che vedeva oltre i confini del tempo.

Anche la capacità di leggere e di scrivere di Fulvia diventano uno strumento di emancipazione in una società in gran parte illetterata e, ancora di più, per una donna.

Il 1500 e il 1600 sono, in un certo senso, i secoli più misteriosi: miscuglio di vecchio e nuovo, di conoscenze arcaiche andate ormai perdute e di fanatismo, di svelamento di sé e di mascheramento, di trompe-l’œil ma anche dell’ansia di Amleto, principe di Danimarca, che deve fingersi pazzo per scoprire il vero.

Di Don Chisciotte che tutti credono pazzo ed è invece l’unico savio nella polverosa Mancha.

“La vita è sogno” scriveva Calderón de la Barca.

Secoli di grandi scoperte scientifiche con Galileo ma anche marittime (la scoperta dell’America) che cambiarono la storia del mondo e di furiose guerre di religione.

Tra i due secoli vive Fulvia, una ragazza assai graziosa con i capelli rossi, ignara di ciò che accade altrove ma non del potere curativo delle piante, degli impiastri, di incantesimi che non hanno nulla di demoniaco. La sua acuta percezione della natura e la sua complicità con essa ci parlano di un mondo ancora in armonia con gli alberi, le piante, le montagne, i mari, i fiumi, i ruscelli cristallini, con gli aromi, le erbe, le fragranze, a volte salvifiche, a volte potenzialmente mortali, per lenire dolori e malinconie ma anche per obliare o far innamorare.

La libertà di Fulvia, il suo essere sola e capace di provvedere a sé stessa, l’essere chiamata da un gruppo di donne che nei boschi rendono omaggio ad una dea, la rendono sospetta.

Romanzo di una vita, “I falò nel bosco” racconta anche un percorso sentimentale: tre uomini amati e profondamente diversi per carattere, classe sociale, interessi. 

Cristiana Buccarelli riesce in questo libro, di cui non anticipiamo la trama non priva di colpi di scena, a non cadere in nessun stereotipo o banalità, scegliendo uno stile letterario colto e scorrevole al tempo stesso, ben leggibile, che descrive stati d’animo ed emozioni, pervase anche da una raffinata sensualità.

Vari i richiami citati in una nota finale: da Carlo Ginzburg con la sua microstoria a Bianca Pitzorno, molto apprezzata dall’autrice.

In questo periodo Cristiana Buccarelli è immersa nella scrittura di un nuovo romanzo che attendiamo, quando sarà finito, in libreria.

Lavinia Capogna*

*Lavinia Capogna è una scrittrice, poeta e regista. È figlia del regista Sergio Capogna. Ha pubblicato finora otto libri: “Un navigante senza bussola e senza stelle” (poesie); “Pensieri cristallini” (poesie); “La nostalgia delle 6 del mattino” (poesie); “In questi giorni UFO volano sul New Jersey” (poesie), “Storie fatte di niente” , (racconti), che è stato tradotto e pubblicato anche in Francia con il titolo “Histoires pour rien” ; il romanzo “Il giovane senza nome” e il saggio “Pagine sparse – Studi letterari” .

E molto recentemente “Poesie 1982 – 2025”.

Ha scritto circa 150 articoli su temi letterari e cinematografici e fatto traduzioni dal francese, inglese e tedesco. Ha studiato sceneggiatura con Ugo Pirro e scritto tre sceneggiature cinematografiche e realizzato come regista il film “La lampada di Wood” che ha partecipato al premio David di Donatello, il mediometraggio “Ciao, Francesca” e alcuni documentari. 

Collabora con le riviste letterarie online Il Randagio e Insula Europea. 

Da circa vent’anni ha una malattia che le ha procurato invalidità.

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