Intervista a Francesco Piccolo per “Cosa sono le nuvole. Gli ultimi anni di Totò” (Einaudi, 2026) – Capitolo Zero: Ep. 12 del videopodcast a cura di Loredana Cefalo

Ep. 12 Francesco Piccolo, “Cosa sono le nuvole. Gli ultimi anni di Totò” (Einaudi, 2026)

Francesco Piccolo, Premio Strega 2014 per “Il desiderio di essere come tutti” (Einaudi), sceneggiatore vincitore di tre David di Donatello e due Nastri d’argento, autore di fiction di grande successo, noto per la sua capacità di radiografare i sentimenti minimi e le piccole sfumature del quotidiano, con questo testo ci conduce in un’operazione di profonda umanità sia letteraria che biografica.

“Cosa sono le nuvole” (Einaudi) è un racconto degli ultimi anni del principe Antonio De Curtis, un’indagine malinconica che naviga con delicatezza nel crepuscolo di un gigante che avvertiva, paradossalmente, il peso dell’arrivo delle ombre su una carriera in cui non si era mai sentito abbastanza. Il cuore del libro esplora con garbo e ironia la scissione netta, quasi schizofrenica, tra Antonio De Curtis e Totò.

Il “Principe” abita ai Parioli, esige eleganza impeccabile con lo stemma nobiliare sulle camicie e si dedica all’araldica; Totò è invece la marionetta sguaiata, il “venditore di chiacchiere” che lavora senza sosta per mantenere l’aristocratico e la sua vasta famiglia, composta da venticinque persone e duecentoventi cani, poiché Totò considerava famiglia anche gli ultimi e gli indesiderabili di cui era silenzioso benefattore. Totò apparteneva al popolo della notte, ore che erano il suo regno di pace dedicate a piccoli riti domestici, all’ascolto del bollettino dei naviganti — un modo per viaggiare restando a casa — e a pensieri profondi che il rumore del giorno non permetteva.

Nonostante la semicecità che lo colpì duramente dal 1957 durante una tournée e aggravatasi notevolmente nel corso degli anni successivi fino a renderlo quasi totalmente cieco, continuò a girare film a ritmi industriali per fuggire dall’angoscia del declino.

Uno dei punti più alti del libro è proprio la descrizione del rapporto di Totò con la sua malattia. Piccolo racconta il “miracolo” testimoniato da registi come Fellini e Pasolini: fino a quando non si accendeva la macchina da presa il principe doveva essere sorretto per ogni passo, ma al momento del “ciak” Totò si toglieva gli occhiali neri e si muoveva tra i mobili e i cavi elettrici con una disinvoltura incredibile, come se la telecamera gli restituisse, per pochi istanti, la vista.

L’incontro con Pier Paolo Pasolini rappresentò una “consacrazione tardiva” presso la critica intellettuale che lo aveva snobbato per decenni. Tuttavia, Piccolo sottolinea il paradosso tragico: i premi e i consensi diedero a Totò un senso di profondo fallimento, convincendolo di aver sprecato trent’anni in filmetti mediocri quando avrebbe potuto essere un attore di ben altra levatura. Egli stesso arrivò a dire che un falegname valeva più di lui, perché almeno il tavolo che fabbrica resta nel tempo.

La conclusione del libro è commovente. Piccolo narra la morte di Totò, avvenuta nell’aprile 1967, e l’umiliazione postuma subita da Franca Faldini, costretta a restare sul pianerottolo dal prete che si rifiutava di benedire una “concubina”. Il finale si sposta su una dimensione quasi onirica: il fedele autista di Totò, Cafiero, smarritosi nel Cimitero del Pianto, vede due sagome discutere nella penombra. Sembrano il Marchese e lo Scopatore della celebre poesia ‘A livella o forse, più semplicemente, sono Antonio De Curtis e Totò, finalmente riuniti in quell’uguaglianza che solo la morte conosce.

Quest’opera rinnova la grandezza di un artista che nello specchio vedeva la “tristezza di un naso torto”, che ha fatto ridere l’Italia mentre il suo cuore cercava il riconoscimento più alto e nobile, arrivato purtroppo solo dopo la fine. Perché, per citare lo stesso Totò, questo è un bellissimo Paese in cui però, per venire riconosciuti di qualcosa, bisogna morire.

Loredana Cefalo*

* Mi chiamo Loredana Cefalo, classe 1975, vivo a Cagliari, ma sono Irpina di origine e per metà ho il sangue della Costiera Amalfitana. Adoro le colline, il profumo della pioggia, l’odore di castagne e camino, che mi porto dentro come parte del mio DNA.

Ho una grande curiosità per la tecnologia, infatti da cinque anni tengo una rubrica di chiacchiere a tema vario su Instagram, in cui intervisto persone che hanno voglia di raccontare la loro storia. 

Sono stata una professionista della comunicazione, dell’organizzazione di eventi e della produzione televisiva, settori in  cui ho un solido background. Mi sono laureata in Giurisprudenza e ho un Master in Pubbliche Relazioni.

Ho accumulato una lunga esperienza lavorando per aziende come Radio Capital, FOX International Channels, ANSA e Gruppo IP, ricoprendo ruoli significativi nel settore della comunicazione e dei media, fino a quando non ho scelto di fare la madre a tempo pieno dei miei tre figli Edoardo, Elisabetta e Margaret.

In un passato recente ho anche giocato a fare la  foodblogger e content creator, con un blog personale dedicato alla cucina, una delle mie grandi passioni, insieme all’arte pittorica e la musica rock.

L’amore per la scrittura, nato in adolescenza, mi ha portata a scrivere il mio primo romanzo, “Il mio spicchio di cielo” pubblicato il 16 gennaio 2025 da Bookabook Editore e distribuito da Messaggerie Libri. Il romanzo è frutto di un momento di trasformazione e di crescita. La storia è presa da una esperienza reale vissuta indirettamente e ricollocata nel passato per fini narrativi e per gusto personale. Ho abitato in molti luoghi e visitato con passione l’Europa e le ambientazioni del romanzo sono frutto dell’amore che provo nei confronti delle città in cui è collocato.

“Bibliofarmacopea Randagia”: Alessandra, di Rita Mele e Gigi Agnano

“Bibliofarmacopea”: la nuova rubrica del Randagio

IL CASO DI ALESSANDRA

Alessandra è una donna sposata sulla quarantina, vive a Milano con suo marito e suo figlio di 12 anni. Da quando si è laureata in lettere, lavora come segretaria in una casa editrice. Alessandra racconta che da tre anni non sta bene. Dice di “non sentirsi comoda nella sua vita”, che non trova il suo posto, come se, sedendo su una poltrona, continuasse a cambiare continuamente posizione, prima accavallando le gambe, poi adagiandosi a un bracciolo, poi drizzando la schiena e torturando le mani appoggiate sulle cosce. Quello che dice di sé, fa pensare che dietro le quinte ci sia altro che non sarà facile tirar fuori, tanto più che è la prima volta in assoluto che starebbe provando a farlo.

“Sarà una situazione comune a molte donne”, dice Alessandra. “Sono andata avanti, ho sopportato di tutto in questi anni, prima la laurea fuori corso, poi la ricerca del lavoro e la gravidanza, ma non avrei mai immaginato che con mio marito le cose potessero diventare così fredde.”

Il tutto è condito da un senso di vuoto, che a macchia d’olio, arriva a mettere in crisi oltre che la coppia, anche il rapporto con il figlio quasi adolescente.

Alessandra descrive la sensazione ricorrente di non essere più sé stessa. Rimpiange i primi anni della relazione con suo marito, quando passione e complicità la facevano sentire al suo posto e profondamente compresa.

Il rapporto con suo figlio è diventato un’altra fonte di preoccupazione. È un ragazzino introverso e ribelle, che Alessandra sente allontanarsi sempre di più da lei. E questo comportamento la colpevolizza, rimproverandosi di aver commesso degli errori nell’educazione che stanno causando la loro distanza emotiva.

Alessandra fa un cenno alla sua storia personale quando racconta di essere cresciuta in una famiglia tradizionalista, dove il ruolo della donna era principalmente quello di moglie e madre. Ha sempre dato priorità alle esigenze degli altri, sacrificando spesso i propri desideri e bisogni.

È forse qui il nòcciolo del suo problema? Cosa potrebbe trovare Alessandra in un libro? Una chiave per sbloccare la situazione, per scaldare nuovamente la relazione con suo marito? Uno specchio in cui riflettere e riflettersi, per riuscire a rompere il gioco in cui si sente sempre la causa di tutti i mali, suoi e degli altri? Una guida fatta di semplici indicazioni per comunicare con leggerezza i propri sentimenti e il bisogno di sostegno e di attenzione? Un segnale che un’inversione di rotta è possibile?

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Abbiamo scelto quattro libri per rispondere al disagio di Alessandra, romanzi che ci auguriamo forniscano alla nostra amica il giusto grado di leggerezza ma anche elementi di riflessione. I romanzi sono:

1 ”Momenti di trascurabile felicità” di Francesco Piccolo

2 ”Le parole tra noi leggere” di Lalla Romano 

3 ”La donna gelata” di Annie Ernaux 

4 ”Chesil Beach” di Ian McEwan

La sequenza suggerita per queste letture non è casuale. 

1 ”Momenti di trascurabile felicità” di Francesco Piccolo

Iniziare con Francesco Piccolo torna utile per provare a mettere in pausa la spietata autocritica di Alessandra, consentendole di apprezzare quei piccoli momenti di benessere e di piacere che si annidano anche nelle quotidianità più buie. La leggerezza di questa lettura, favorita dallo sguardo ironico dell’autore, è un invito a riconoscere che la vita, nella sua – apparente? – insensatezza, può offrire sprazzi di gioia inattesa, che aiutano a riempire “il senso di vuoto” lamentato.

Visto che “La felicità è un istante che si ripete, ma solo se sappiamo riconoscerlo”, se impariamo a cogliere anche i più piccoli attimi di gioia, contrastiamo il senso di insoddisfazione che a volte ci pervade. “Ci sono piccoli gesti che facciamo senza pensarci, e lì si nasconde una felicità invisibile.” Il libro è uno stimolo a cercare gioie semplici, trascurate nella routine, che aiutano a riscoprire una serenità e una bellezza che danno sollievo ed energia. Scrive Piccolo: “A volte penso che la vita sia tutta qui, nel saper aspettare quei brevi istanti di felicità che arrivano all’improvviso.” 

2 ”Le parole tra noi leggere” di Lalla Romano

C’è poi la preoccupazione di Alessandra per il figlio. “Le parole tra noi leggere” di Lalla Romano, romanzo autobiografico vincitore nel ’69 del Premio Strega, offre una panoramica illuminante sul rapporto tra una madre e il figlio che “sembrano parlare lingue diverse”. La Romano riesce a mostrare come i sensi di colpa materni, spesso, siano più una conseguenza delle aspettative che di reali mancanze: “Le madri conoscono solo una parte dei loro figli, e forse non la più vera, quella che solo loro vedono in sogno.” In un altro passaggio del romanzo scrive: “L’amore per un figlio non basta sempre a spiegare i silenzi che ci separano.” La distanza emotiva e l’introversione del ragazzo non sono frutto di colpe specifiche. L’amore può coesistere con l’incomprensione perchè: “Ogni rapporto, anche il più puro, ha in sé qualcosa di insoddisfatto e irrisolto”. La lettura di questo libro può alleviare le preoccupazioni di Alessandra e aiutarla a considerare la “ribellione” del figlio e il suo “allontanarsi da lei” come tappe di un percorso naturale e complesso di crescita.

3 ”La donna gelata” di Annie Ernaux

“La donna gelata” di Annie Ernaux rappresenta forse il momento più profondo – e spietato – di questa selezione. Con una lucidità inesorabile, l’autrice analizza il processo attraverso cui una donna può perdere gradualmente se stessa nel matrimonio, nella maternità e nella vita familiare. La Ernaux sembra parlare direttamente ad Alessandra quando racconta la cronaca claustrofobica della sua vita matrimoniale in contrasto con l’idillio del fidanzamento. La protagonista, proprio come Alessandra, giorno dopo giorno nel ruolo di moglie e madre, attraverso piccole rinunce quotidiane, finisce per dare priorità alle esigenze degli altri, sacrificando sempre più spesso i propri desideri e bisogni. Ernaux scrive: “Diventavo il riflesso degli altri e, in questo riflesso, la mia immagine sbiadiva.” O ancora: “Accettavo la mia parte, una donna che si spegne poco a poco, un’esistenza gelata dentro l’illusione di servire gli altri.” Il matrimonio, ci dice la scrittrice francese premio Nobel nel 2022, è l’istituzione sociale responsabile dell’oppressione della donna e averne consapevolezza può rappresentare il primo passo verso il cambiamento. Per Alessandra, infatti,“La donna gelata” può rappresentare proprio questa potente presa di coscienza, di essere diventata una “versione frammentata” di sé stessa, persa nel compiacere gli altri, da cui gran parte del suo malessere  (“La mia vita si frantuma in tante vite che non riconosco più”).

 4 ”Chesil Beach” di Ian McEwan

“Chesil Beach” di Ian McEwan è la rappresentazione malinconica delle dinamiche di coppia che Alessandra sta suo malgrado imparando a conoscere. Il romanzo, attraverso la storia di due giovani sposi nella loro prima notte di nozze, tratta il tema dell’incomunicabilità e del non detto: “Non era mai stato detto, neanche immaginato: si erano trovati immersi in un silenzio che nessuno dei due sapeva come rompere”. La scrittura di McEwan permette di osservare come “la freddezza” di cui parla Alessandra si costruisca gradualmente, attraverso frasi inespresse che, col tempo, creano distanze apparentemente incolmabili. “C’era una vergogna reciproca nel riconoscere i propri desideri, come se volessero nascondere le loro anime l’uno all’altro.” Il modo in cui McEwan descrive il disagio fisico dei due personaggi si riflette in quel senso di “scomodità” di cui parla Alessandra, in quel non trovare mai la posizione giusta, metafora di un disagio esistenziale. McEwan pare voler rappresentare il senso di estraneità che Alessandra prova nella sua relazione: “Erano come due esploratori che, sbattuti dalla tempesta, finiscono per approdare su una terra sconosciuta”, Chesil Beach può aiutare Alessandra a esprimere desideri, speranze e aspirazioni, a comprendere l’importanza di aprirsi al partner prima che i silenzi si cristallizzino in una barriera rigida e tagliente. 

Ci auguriamo che attraverso questa selezione di romanzi con stili narrativi e punti di vista diversi, Alessandra possa comprendere i nodi del suo disagio, aiutandola a riflettere su quanto la comunicazione, la comprensione del figlio, la riconquista di sé e la scoperta della gioia siano alla sua portata, pagina dopo pagina.

Avete altri libri da consigliare alla nostra amica Alessandra?

Rita Mele: barese, ma da molti anni vive a Bolzano. Giornalista, giurista, formatrice, psicologa, insegnante di yoga. Progetti per il futuro: ballare

Gigi Agnano: napoletano, è l’ideatore e uno dei fondatori de Il Randagio