Giuseppe De Marzo, “L’Internazionale della Terra. Cambiamento climatico, giustizia sociale ed ecologia della relazione” (Minimum Fax, 2026) a “Tre minuti per un libro”, videopodcast a cura di Loredana Cefalo

prima parte

Giuseppe De Marzo, “L’Internazionale della Terra. Cambiamento climatico, giustizia sociale ed ecologia della relazione” (Minimum Fax, 2026)

L’opera di Giuseppe De Marzo, “L’Internazionale della Terra. Cambiamento climatico, giustizia sociale ed ecologia della relazione” (Minimum Fax) è un vero e proprio manifesto utile per capire e affrontare la crisi di civiltà che stiamo attraversando.
Come sottolinea Tomaso Montanari nell’introduzione, il libro ruota attorno alla riscoperta della densità semantica della parola “cura”, intesa non solo come rimedio terapeutico, ma come assistenza premurosa, protezione sollecita e custodia attiva della nostra casa comune.
Montanari evidenzia inoltre come l’umanità abbia dimenticato questa dimensione, abbandonando la fraternità sia tra gli uomini che nei confronti della natura, finendo per considerare il “progresso” ciò che in realtà conduce verso la morte del pianeta e della giustizia.

In questo scenario, il libro di De Marzo aiuta a tornare a vedere le cose per quello che sono, indicando la strada di una fraternità universale in nome della liberazione della Terra.
Il testo denuncia con forza il fallimento del modello economico tecnocapitalista fondato sull’idea della crescita economica infinita, definendolo una minaccia diretta alla nostra esistenza perché ignora i limiti del pianeta. De Marzo argomenta che non vi sono due crisi distinte, una sociale e una ambientale, ma un’unica crisi originata da una visione sbagliata che promuove modelli coloniali, patriarcali e specisti.
L’autore invita a un cambiamento culturale per trasformare la crisi in un’occasione di sovvertimento della realtà odierna, partendo dalla consapevolezza che non siamo il centro del tutto, ma una parte di una rete di vite interconnesse in cui ogni entità vivente ha il diritto di esistere e rappresenta un fine in sé.

seconda parte

Uno dei punti cardine del libro è la critica all’attuale governance politica, accusata di ignavia e di aver tradito gli impegni presi per contrastare il collasso climatico. De Marzo mette in luce come il potere di pochissimi super-ricchi sia diventato illimitato, mentre quello dei cittadini viene costretto entro margini sempre più angusti, alimentando disuguaglianze e ingiustizie ambientali che sono oggi la prima causa di povertà ed esclusione sociale. L’autore denuncia inoltre la tendenza a normalizzare il fascismo e a utilizzare la guerra come strumento politico, investendo somme enormi nel riarmo, a scapito delle politiche sociali e della riconversione ecologica.
Nonostante il quadro drammatico, il libro apre a una soluzione attraverso quella che definisce la “geografia della speranza”. Questa si manifesta nelle lotte dei movimenti per la giustizia ambientale ed ecologica, che dai territori propongono alternative concrete basate sull’equità, sulla solidarietà e sul riconoscimento dei limiti planetari. L’Internazionale della Terra è dunque l’unione di questi mondi che si battono per cambiare i sistemi di governo, riconvertire le attività produttive e ricondurre l’essere umano all’interno della comunità della vita.
Con L’internazionale della terra De Marzo ci ricorda che la salvezza non verrà dall’alto o dalla semplice tecnica, ma dalla nostra capacità di ricostruire relazioni inseparabili, adattandoci alla logica della Terra per diventare, finalmente, parte della cura e non più del problema.

Loredana Cefalo*

* Mi chiamo Loredana Cefalo, classe 1975, vivo a Cagliari, ma sono Irpina di origine e per metà ho il sangue della Costiera Amalfitana. Adoro le colline, il profumo della pioggia, l’odore di castagne e camino, che mi porto dentro come parte del mio DNA.

Ho una grande curiosità per la tecnologia, infatti da cinque anni tengo una rubrica di chiacchiere a tema vario su Instagram, in cui intervisto persone che hanno voglia di raccontare la loro storia. 

Sono stata una professionista della comunicazione, dell’organizzazione di eventi e della produzione televisiva, settori in  cui ho un solido background. Mi sono laureata in Giurisprudenza e ho un Master in Pubbliche Relazioni.

Ho accumulato una lunga esperienza lavorando per aziende come Radio Capital, FOX International Channels, ANSA e Gruppo IP, ricoprendo ruoli significativi nel settore della comunicazione e dei media, fino a quando non ho scelto di fare la madre a tempo pieno dei miei tre figli Edoardo, Elisabetta e Margaret.

In un passato recente ho anche giocato a fare la  foodblogger e content creator, con un blog personale dedicato alla cucina, una delle mie grandi passioni, insieme all’arte pittorica e la musica rock.

L’amore per la scrittura, nato in adolescenza, mi ha portata a scrivere il mio primo romanzo, “Il mio spicchio di cielo” pubblicato il 16 gennaio 2025 da Bookabook Editore e distribuito da Messaggerie Libri. Il romanzo è frutto di un momento di trasformazione e di crescita. La storia è presa da una esperienza reale vissuta indirettamente e ricollocata nel passato per fini narrativi e per gusto personale. Ho abitato in molti luoghi e visitato con passione l’Europa e le ambientazioni del romanzo sono frutto dell’amore che provo nei confronti delle città in cui è collocato.

Gianluca Grimalda sul suo ‘’A fuoco. Il mondo brucia è ora di disobbedire’’ (Feltrinelli, 2025)

Dopo essere stato licenziato dall’Istituto di Kiel per l’Economia Mondiale per aver rifiutato di rientrare in aereo dalla Papua Nuova Guinea pur di restare fedele al suo impegno di ridurre l’impatto ambientale, Gianluca Grimalda, ricercatore in scienze sociali e attivista, è diventato un simbolo della lotta al cambiamento climatico. Dopo il licenziamento, Grimalda è tornato in Europa da Bougainville (Isole Salomone) senza aereo, in un viaggio di 28.000 km durato 72 giorni. Il libro “A fuoco” (Feltrinelli), uscito lo scorso 4 giugno, è il resoconto di quel viaggio, un diario con digressioni scientifiche, ma anche un documentario sugli effetti dell’emergenza climatica che già colpiscono le periferie del mondo. La sua storia è un invito alla disobbedienza civile e a riflettere sulla necessità di superare la dipendenza dai combustibili fossili.

Abbiamo chiesto a Gianluca Grimalda di parlarci del suo libro.

“Lo scorso 4 giugno è finalmente uscito in libreria per Feltrinelli Editore il mio primo libro, “A Fuoco“.

È il diario del viaggio di 28.000 km percorsi via terra e mare dalle Isole Salomone all’Europa, un viaggio senza aerei nato dalla mia scelta di ridurre le emissioni di CO2, scelta che mi è costata il lavoro di ricercatore.

Di fronte all’ordine dell’ ex datore di lavoro di tornare in aereo dalla mia ricerca sul campo a Bougainville, in contrasto con i miei 15 anni di viaggi lenti per minimizzare l’impatto ambientale, ho scelto di restare fedele ai miei principi, anche a costo di perdere il lavoro. Le mie motivazioni le ho raccontate in dettaglio in questo articolo su The Guardian: 

In “A fuoco” ho voluto dare voce alle persone delle periferie del mondo incontrate durante la mia ricerca a Bougainville e lungo il viaggio, che già subiscono gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici.

Ho cercato di trasmettere lo spirito di comunità che regna lungo la Via della Seta, dove sconosciuti si aiutano come fratelli, facendomi sentire a casa ovunque mi fermassi.

Con il supporto di dati scientifici, il libro documenta il rischio di collasso ecosistemico, già evidente in molti dei luoghi che ho attraversato.

È anche un invito a riflettere sulla necessità di un’azione collettiva e anche di disobbedienza civile per contrastare l’aumento delle temperature. Nel testo discuto le basi filosofiche e l’efficacia di queste forme di attivismo.

“A fuoco” è anche un libro personale: racconta molto di me, compreso il mio rapporto a volte difficile con mio padre. Ma, soprattutto, vorrei che questo libro appartenesse e fosse un omaggio alle migliaia di persone della “periferia globale” che ho incontrato, che affrontano il disastro climatico senza essere responsabili delle sue cause, legate allo stile di vita “jet-setting” dei privilegiati del Nord globale.”

Gianluca Grimalda