Luisa Pessina, Perché gli ulivi sono storti (Minimum Fax, 2026)
La Legge Basaglia del 1978 viene spesso celebrata come lo spartiacque che ha aperto i cancelli dei manicomi italiani, svelandone l’orrore istituzionalizzato. In questo scenario di normalizzata crudeltà si colloca Perché gli ulivi sono storti (Minimum Fax), il romanzo d’esordio di Luisa Pessina. Ambientato nella Volterra del dopoguerra, terra in cui il gigantesco ospedale psichiatrico contava quasi più della popolazione stessa, il libro solleva il velo sulle vite di malati veri o presunti, bambini abbandonati e donne “scandalose”.
Il testo indaga la normalità attraverso una galleria di destini: c’è chi, una volta “guarito”, trova lavoro proprio all’interno della struttura; chi ci è nato e vi termina l’esistenza; e chi tenta, attraverso l’arte, di sovvertire un ordine automatico e violento. Lo stile della giovane Pessina è asciutto, privo di giudizi personali sia sugli orrori della contenzione sia sulla cappa di perbenismo e pettegolezzi che ricopre il paese. Fuori e dentro le mura, le vite dei protagonisti sono segnate dalle storture della storia e della scienza, proprio come gli ulivi della terra toscana.
Volterra viene così descritta nella sua doppia anima: la bellezza del teatro romano appena scoperto fa da contraltare a una coercizione sistematica, spesso basata non su diagnosi cliniche, ma su superstizioni, apparenze e su un’assurda moralità che mette in crisi anche le anime più pure.
Viene da chiedersi: dove risiede il confine che separa la normalità dalla follia? Luisa Pessina delinea una risposta estremamente lucida: a tracciare questa linea sottile non è quasi mai una reale patologia medica, ma la violenza di un giudizio sociale e istituzionale che si fa strumento di standardizzazione. Il “matto” è spesso semplicemente chi devia dai binari di un’ipocrita rispettabilità o chi è sprovvisto dei mezzi economici per difendersi dalla macchina amministrativa dell’epoca.
Questo schema repressivo investe con forza anche l’autonomia di genere. Attraverso la figura di Vira, una talentuosa scultrice che lavora l’alabastro firmandosi con il nome del padre, Pessina mostra come la comunità esterna sia mossa dalle stesse logiche del manicomio. Quando il suo rifiuto di conformarsi ai parametri tradizionali femminili emerge pubblicamente, la reazione immediata della società è il tentativo di neutralizzarla attraverso il ricovero forzato per “devianza”.
La prosa adotta una crudezza visiva e sensoriale notevole, alternando la freddezza nel descrivere le brutalità quotidiane dell’elettroshock e dell’idroterapia a un lirismo visionario e grottesco che scaturisce dal vernacolo toscano e dai deliri dei pazienti.
Grande forza del romanzo è la prospettiva artistica: per i tre protagonisti l’arte, il mito e il delirio si configurano come gli unici codici rimasti per evadere da una realtà intollerabile. Che si tratti delle mappe di Guglielmo o della Via Cava etrusca cercata da Tosca nel sottosuolo, la dimensione artistica diventa un atto di resistenza contro un mondo che spezza i corpi.
E da questa forza scaturisce la gloria dell’arte che va oltre la vita e la morte, che vince contro il tempo e contro gli uomini, ridando luce ed energia a chi ha vissuto nelle tenebre, che sia sopravvissuto o meno.
Loredana Cefalo*

* Mi chiamo Loredana Cefalo, classe 1975, vivo a Cagliari, ma sono Irpina di origine e per metà ho il sangue della Costiera Amalfitana. Adoro le colline, il profumo della pioggia, l’odore di castagne e camino, che mi porto dentro come parte del mio DNA.
Ho una grande curiosità per la tecnologia, infatti da cinque anni tengo una rubrica di chiacchiere a tema vario su Instagram, in cui intervisto persone che hanno voglia di raccontare la loro storia.
Sono stata una professionista della comunicazione, dell’organizzazione di eventi e della produzione televisiva, settori in cui ho un solido background. Mi sono laureata in Giurisprudenza e ho un Master in Pubbliche Relazioni.
Ho accumulato una lunga esperienza lavorando per aziende come Radio Capital, FOX International Channels, ANSA e Gruppo IP, ricoprendo ruoli significativi nel settore della comunicazione e dei media, fino a quando non ho scelto di fare la madre a tempo pieno dei miei tre figli Edoardo, Elisabetta e Margaret.
In un passato recente ho anche giocato a fare la foodblogger e content creator, con un blog personale dedicato alla cucina, una delle mie grandi passioni, insieme all’arte pittorica e la musica rock.
L’amore per la scrittura, nato in adolescenza, mi ha portata a scrivere il mio primo romanzo, “Il mio spicchio di cielo” pubblicato il 16 gennaio 2025 da Bookabook Editore e distribuito da Messaggerie Libri. Il romanzo è frutto di un momento di trasformazione e di crescita. La storia è presa da una esperienza reale vissuta indirettamente e ricollocata nel passato per fini narrativi e per gusto personale. Ho abitato in molti luoghi e visitato con passione l’Europa e le ambientazioni del romanzo sono frutto dell’amore che provo nei confronti delle città in cui è collocato.





