Caterina Battilocchio, “La guardiana” (Garzanti, 2026)
La guardiana, romanzo d’esordio di Caterina Battilocchio pubblicato da Garzanti, si apre sul profondo senso di smarrimento di Mora Bensanti. A trentatré anni, la protagonista si ritrova in un vero e proprio limbo esistenziale: ha perso il lavoro come educatrice a Roma, la sua relazione storica è in crisi e, soprattutto, è venuta a mancare sua nonna Tita, da sempre la sua bussola emotiva. Schiacciata dal lutto, Mora decide di rifugiarsi a Rocca, il paese della Maremma Laziale dove trascorreva le estati da bambina. Lì inizia a lavorare in una residenza per anziani circondata da roseti.
Spinta dall’istinto e dalla sua sensibilità professionale, comincia a raccogliere le storie e i vissuti dei residenti, scrivendoli per sottrarli all’oblio del tempo. Tuttavia, l’addio a nonna Tita porta con sé un’ombra: una frase misteriosa pronunciata al funerale insinua il dubbio che la donna nascondesse un passato tormentato. Aiutata da un amico d’infanzia, Mora inizia così a scavare tra i ricordi di Rocca, riportando alla luce una storia taciuta che risale al secondo dopoguerra e che si intreccia profondamente con la figura di una bambina di nome Margherita e con i segreti celati nel roseto della casa.
L’autrice dimostra una notevole maturità espressiva nel gestire una struttura narrativa complessa, che si muove su due binari temporali distinti. Lo stile si adatta perfettamente a questa alternanza, mostrandosi moderno, psicologico e fortemente attento alla dimensione corporea ed emotiva nel presente di Mora, per poi farsi più intimo, lirico e cadenzato da espressioni della tradizione popolare nei capitoli dedicati ai ricordi d’infanzia e di giovinezza della nonna. La scrittura diventa così un esercizio di ascolto accurato, capace di dare voce ai silenzi, ai dettagli minimi della quotidianità e alla consistenza fisica della memoria.
Il tono della narrazione si mantiene in un delicato equilibrio tra la malinconia legata alla perdita e una persistente urgenza vitale. Nonostante i temi del lutto e della vecchiaia siano centrali, il racconto si muover in un’atmosfera di dolcezza. Questo clima emotivo è alimentato dai piccoli gesti di cura e dalla spontanea ironia degli anziani della struttura, che alleggerisce il dramma senza mai privare i personaggi della loro dignità.
La vera particolarità dell’opera risiede nella sua raffinata costruzione strutturale e metaforica. Ogni snodo del presente è preceduto dal richiamo a una specifica varietà di rosa, le cui caratteristiche botaniche e simboliche anticipano lo stato d’animo dei protagonisti, creando una suggestiva corrispondenza tra la natura e i sentimenti umani. Inoltre, il romanzo si configura come un vero e proprio specchio generazionale, in cui la protagonista scopre le fragilità, i desideri e le scelte dolorose della nonna, scoprendola non solo come un punto di riferimento incrollabile, ma come una donna autentica e complessa. In quest’ottica, la scrittura e il racconto orale emergono come gli unici strumenti capaci di curare le ferite del tempo, trasformando la memoria in un atto di protezione e di profondo amore.
Loredana Cefalo*

* Mi chiamo Loredana Cefalo, classe 1975, vivo a Cagliari, ma sono Irpina di origine e per metà ho il sangue della Costiera Amalfitana. Adoro le colline, il profumo della pioggia, l’odore di castagne e camino, che mi porto dentro come parte del mio DNA.
Ho una grande curiosità per la tecnologia, infatti da cinque anni tengo una rubrica di chiacchiere a tema vario su Instagram, in cui intervisto persone che hanno voglia di raccontare la loro storia.
Sono stata una professionista della comunicazione, dell’organizzazione di eventi e della produzione televisiva, settori in cui ho un solido background. Mi sono laureata in Giurisprudenza e ho un Master in Pubbliche Relazioni.
Ho accumulato una lunga esperienza lavorando per aziende come Radio Capital, FOX International Channels, ANSA e Gruppo IP, ricoprendo ruoli significativi nel settore della comunicazione e dei media, fino a quando non ho scelto di fare la madre a tempo pieno dei miei tre figli Edoardo, Elisabetta e Margaret.
In un passato recente ho anche giocato a fare la foodblogger e content creator, con un blog personale dedicato alla cucina, una delle mie grandi passioni, insieme all’arte pittorica e la musica rock.
L’amore per la scrittura, nato in adolescenza, mi ha portata a scrivere il mio primo romanzo, “Il mio spicchio di cielo” pubblicato il 16 gennaio 2025 da Bookabook Editore e distribuito da Messaggerie Libri. Il romanzo è frutto di un momento di trasformazione e di crescita. La storia è presa da una esperienza reale vissuta indirettamente e ricollocata nel passato per fini narrativi e per gusto personale. Ho abitato in molti luoghi e visitato con passione l’Europa e le ambientazioni del romanzo sono frutto dell’amore che provo nei confronti delle città in cui è collocato.

