Napoletano in pillole: Lezione 5, di Simona Iaccio e Stefano Russo, autori de “Il Tesoro della Lingua Napoletana” (Edizioni MEA)

’A cunferenza è ’a mamma d’â mala crianza.

Ad litteram: “La confidenza è la madre della maleducazione.”

Circola anche la variante: “’A cunferenza è ’a patrona d’â mala crianza”. Non madre, ma padrona. In entrambe, la confidenza, quando supera misura e soglia, genera scompostezza.

Il proverbio custodisce una scena familiare: la soglia di casa che si spalanca. Ci si sente accolti, autorizzati, sciolti. Le parole escono più veloci del pensiero; la battuta si fa spina; la gentilezza scivola in disinvoltura, la disinvoltura in eccesso. E l’eccesso, senza accorgersene, diventa ferita.

Accade nei legami vicini: colleghi, amici, parenti. La familiarità, in questi territori, somiglia a un coltello con due lame: una accarezza, l’altra incide. La confidenza migliore possiede un’arte sottile: sa fin dove arrivare, conserva il margine, rispetta il perimetro.

“Crianza” è parola piena e concreta, più vasta di “educazione”. Indica il modo di stare tra gli altri con grazia e giudizio: conoscere il tempo della parola e quello del silenzio, il peso dello scherzo e la sua misura. Viene dallo spagnolo crianza, da criar (“crescere, allevare, educare”), e risuona nella famiglia latina di creare: la crianza appartiene alla crescita, alla forma che si dà a sé stessi. E così mala crianza diventa il volto storto della familiarità: libertà scambiata per diritto, voce scambiata per verità, confidenza scambiata per permesso.

BUONA GIORNATA! 

Simona Iaccio e Stefano Russo

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Buon divertimento!

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