Pietro Comito: “Nome in codice Sandro” (Compagnia Editoriale Aliberti, 2026), di Rosanna Pontoriero

Pietro Comito, col suo ultimo lavoro, propone ai lettori un testo di qualità ed equilibrio notevoli, riuscendo a conciliare narrativa impegnata e chiarezza concettuale allo sguardo giornalistico passionale e partecipe. I fraseggi sono maturi, verosimili, contestualizzati: nulla è eccessivo, fuori posto, ridondante. Sembra di assistere a un film di un regista esperto dalla mano sicura. La bellezza di Nome  in codice Sandro”, edito da Compagnia Editoriale Aliberti, è il passo: incredibilmente fluido per 390 pagine, iconico. Il lettore è dentro  una sequenza di immagini vivide tra la Calabria e il Sudamerica, sguazza su aerei che decollano e atterrano alla velocità della luce. Non vi è una ripetizione, un avverbio stonato, un aggettivo pesante, un  sostantivo di troppo: si cavalca tra l’inchiostro e il lettore elettrizzato vuole sapere, vedere. 

La storia

L’autore, Pietro Comito, è il tipo di giornalista, per intenderci, che non ha mai fatto il passacarte. Ha perso notti e vita tra verbali, registrazioni e carte piovute da terra e cielo. Questo si vede, si sente, si annusa. La storia di Sandro Fuduli è roba da non credere, da sbarrare gli occhi, sembra non abbia avuto la misurazione del tempo comune a tutti gli uomini. Si raccontano quindici anni e si potrebbero tradurre in secoli. Il lettore si chiede: “Ma questa storia dove è stata scovata?”. D’altro canto, di Bruno-Sandro, il protagonista, non si sa nulla e vi è poco anche sul web. Eppure, è stato un personaggio chiave, estremo, per alcuni versi epico. Ci racconta, in merito, l’autore al telefono: «Scopro questa storia quando scatta l’operazione Decollo, nel gennaio 2004. Si consuma una delle operazioni antidroga più importanti di tutti i tempi e, in quella occasione, sappiamo che  fosse coinvolto un infiltrato. Più tardi, scopriremo anche che si tratta addirittura di un civile, parte lesa della ’Ndrangheta. Per venire a conoscenza dell’identità, tuttavia, avremmo dovuto attendere il processo. Fuduli era una persona intemperante, tormentata, irrequieta, impossibile da gestire anche per lo Stato. Bruno si è suicidato a novembre del 2019, un mese prima di Rinascita Scott. Il suo avvocato, Annalisa Pisano, mi disse di avere un debito nei confronti di Bruno, il quale prima di morire si raccomandò di difendere la verità di ciò che è stato».

Bruno che vuole essere Sandro

Bruno è un imprenditore calabrese, eredita dal padre una azienda che commercia marmi, indebitata e asciugata dalla sete mafiosa. Viene divorato dagli strozzini, schiavizzato dai boss. Vive una beffa dietro l’altra, lavora per alimentare un circolo continuo di usura: deve pagare, pagare e ancora pagare e naturalmente lavorare sodo e gratuitamente, regalando i marmi. La ’Ndrangheta lo penetra con forza. Sicché vende l’azienda, salda quello che può e inizia una avventura sbalorditiva come trafficante di cocaina. La coca attraversa i continenti dentro il marmo. Un eclettismo, il suo, difficile da raccontare: si costruisce cento vite, fa girare milioni in continuazione, pur rimanendo con le pezze al sedere. Impara lingue sconosciute, apre strade impensabili, prende per mano il mercato della droga, senza che nessuno glielo abbia mai insegnato. In lui non si avverte, almeno è quello che capta il lettore, una cupidigia cieca, ma un desiderio vulcanico di riscatto, ripresa, rinascita, che non si concretizza.

Pietro Comito ph. Guido Milli

Vola troppo

Sandro è materia fluida. Non ha regola né limiti, mai avrebbe voluto una vita normale, piana. Cazzo, vuole lavorare! E, per farlo, deve vendere l’anima al diavolo, restando  fottuto e dannato. Possiede un fiuto spiccato per i guai, dentro i quali vi si tuffa con anche i vestiti. È  un uomo problematico, inquieto, combattuto, su una soglia. Fa il mondo suo, con il completo di lino bianco e una leggerezza innata, da primo attore, scalatore forsennato. Esorcizza quando tutto sembra guastato, la sua mente è rapida: si sa fare del male. Non si arricchisce, pur costruendo ponti e collegando oceani, non diventa un mafioso vero. Resta Sandro, con le sfumature cinematografiche, il piede lunghissimo e il pensiero veloce: cade e si rialza, corre si schianta e non si ferma. Come se, in fondo, amasse la distruzione. Pietro non ha dubbi: in un altro contesto Sandro Fuduli sarebbe stato «un pilota di gare estreme, avrebbe fatto arrampicate a mani nude, parapendio. Non sarebbe stato in grado di condurre una vita normale». Ha conosciuto  la ’Ndrangheta nelle viscere e l’ha raccontata. Lo guardano i soci nemici, come fosse un pagliaccio inconsistente, ma ha un guizzo inenarrabile, sebbene sia incostante quanto intrepido.

Gli amori di Sandro

Due i grandi amori di Sandro: Sandra, che lo segnerà per sempre e ne erediterà il nome in codice, conosciuta in Sud America. Con lei vivrà una storia breve e intensa. La donna sparirà nel nulla, lasciando il protagonista con un pensiero fisso. L’altra donna è Valeria: brillante, sagace, corposa. Vivranno un amore profondo: «Ci avvicinammo, sempre di più. Viso a viso. Il nostro respiro divenne sempre più impetuoso. La baciai, mi baciò. Un tornado di passione ed emozioni ci sradicò dal pavimento. Ci strappammo i vestiti. E quella notte non conobbe alba, né tramonto». Valeria è la persona che Sandro chiama quando viene fatto prigioniero dai narcos. «Sandra è stata fugace, – È  sempre Pietro che parla – ma faceva sentire il protagonista l’uomo che avrebbe voluto essere. Valeria, invece, lo ha amato per quello che era e che solo lei riusciva a vedere fino in fondo. Lui parlava in maniera più diffusa di Valeria, perché è rimasta nella sua vita».

La matassa intorno

Dall’opera emerge un contesto inquietante: mafiosi, trafficanti, broker, uomini d’affari, soldati sanguinari, usurai, parenti pericolosi. Una matassa di gente,  rapporti di potere, appetiti. Due personaggi sono degni di nota: Pepe e Ramiro, amici veri di Sandro, che si dimostreranno leali. Ramiro non abbandonerà mai l’amico, neppure in prigionia: «C’era Ramiro, il mio amico Ramiro. Temevo fosse un miraggio e rimasi immobile. Si avvicinò ad abbracciarmi e io lo strinsi fortissimo. Faticai, ma riuscì a trattenere le lacrime». Ramiro era un uomo della droga, ma che si è legato genuinamente e intimamente a Sandro. Una amicizia narrativamente importante, significativa. Abbiamo chiesto a Pietro se ci sarà un seguito del romanzo, del quale, considerando la corposità, abbiamo detto poco, ci ha risposto così: «Spero proprio di sì». E noi lettori aspettiamo con il fiato sospeso.

Rosanna Pontoriero

Rosanna Pontoriero: giornalista pubblicista nata a Tropea il 20 aprile del 1996. Laureata in Lettere all’Università della Calabria. Ha collaborato e collabora con siti e quotidiani in diversi ambiti. Scrive per il Quotidiano del Sud – L’altra voce dell’Italia. Ha pubblicato nel 2022 il primo romanzo “Melina e la Finestrella sull’orto” per Scatole Parlanti; nel 2023 “Mamma d’un Comunista” e nel 2025 “La mercante di via del Brasco” per Edizioni Dialoghi. Moderatrice in eventi e rassegne.

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