Libri per l’estate: “A/R Andata e racconto. Viaggiare con leggerezza” (Minimum Fax, 2026), di Loredana Cefalo

L’antologia “A/R Andata e racconto. Viaggiare con leggerezza” (Minimum Fax), nata dalla sinergia tra le Ferrovie dello Stato Italiane e il Salone Internazionale del Libro di Torino, si presenta come un affascinante mosaico letterario in cui il movimento fisico e quello mentale si fondono in un’unica traiettoria narrativa.
La scrittura si fa un’andata leggera verso il mondo complesso delle vite umane, ma non è una fuga: prevede il ritorno al presente con una solida presa di coscienza sulla vita e le sue imprevedibili sfumature.

Le voci della raccolta sono varie, eterogenee: sei autori affermati (Simona Vinci, Nadeesha Uyangoda, Antonella Lattanzi, Matteo Nucci, Guido Catalano, Lorenza Pieri) e quattro esordienti vincitori del concorso letterario indetto da Ferrovie dello Stato e Il Salone del libro. Tutti ci dimostrano che viaggiare e leggere sono, in fondo, due declinazioni dello stesso bisogno umano di orientamento.

Il fulcro emotivo e concettuale dell’intera raccolta è la contemporaneità di due viaggi: quello in treno e il viaggio della mente, dove la carrozza ferroviaria non è un semplice mezzo di trasporto, ma uno spazio in cui il finestrino si trasforma in una pagina bianca e la pagina scritta diventa un finestrino aperto sul mondo.
Questo legame si palesa in modo letterale nel racconto Il segnalibro di Franco Revello, dove la voce narrante è una foglia trasformata in segnalibro che viaggia nel tempo e nello spazio muovendosi tra i volumi e i capolavori della letteratura.
In Caporale Express di Riccardo Grasso, lo sfondo drammatico del caporalato nei campi viene squarciato proprio dalla lettura di un libro, che innesca nella mente della moglie del bracciante Morfeno la consapevolezza che esiste un mondo intero oltre la durezza di quella campagna, spingendo la famiglia a desiderare la fuga verso la città. Dal canto suo, Guido Catalano esplora la poesia come una vera e propria macchina del tempo: rileggere un vecchio testo d’amore o un ricordo d’infanzia ambientato a Mantova permette alla mente di compiere un salto temporale istantaneo, riattivando emozioni e nostalgie felici che si credevano perdute. Nel racconto di Lorenza Pieri, Railroad to Freedom, il viaggio locale in treno di una donna attraverso il Massachusetts si intreccia con la riflessione sulla vita e sulle opere di Louisa May Alcott, trasformando il tragitto fisico e lo spazio d’attesa della carrozza nello strumento per elaborare il trauma del proprio divorzio e ritrovare il coraggio della propria indipendenza.
In definitiva il percorso di questa antologia è quasi sempre un viaggio di andata e ritorno in cui si parte per un ritorno alla memoria, all’origine e a ciò che resiste al logorio del tempo.

Lo si percepisce con forza in Mare more di Maurizia Di Stefano, dove la protagonista Nadiya, ex bambina di Chernobyl, compie da adulta lo stesso viaggio in treno verso l’Italia intrapreso nell’adolescenza, come anche ne L’uomo in fuga di Edoardo Maresca, incentrato sugli ultimi giorni di Lev Tolstoj, durante i quali il treno e la stazione di Astàpovo diventano il luogo ultimo in cui tutte le identità dell’uomo si ricompongono, e dove il viaggio della mente trova la sua pace definitiva; e infine in Treni di Antonella Lattanzi, nel quale il treno e la banchina si trasformano da non luoghi in spazi di dolcezza, solitudine e malinconia, e il viaggio diventa lo specchio per guardarsi dentro prima di ripartire.

In cosa consiste, dunque, la leggerezza?
Non di certo nell’assenza di peso, piuttosto nella capacità di portarlo con sé senza smettere di guardare fuori dal finestrino e ricordandoci che, finché ci si muove tra le righe o sulle rotaie, da qualche parte una storia comincia sempre.

Loredana Cefalo*

* Mi chiamo Loredana Cefalo, classe 1975, vivo a Cagliari, ma sono Irpina di origine e per metà ho il sangue della Costiera Amalfitana. Adoro le colline, il profumo della pioggia, l’odore di castagne e camino, che mi porto dentro come parte del mio DNA.

Ho una grande curiosità per la tecnologia, infatti da cinque anni tengo una rubrica di chiacchiere a tema vario su Instagram, in cui intervisto persone che hanno voglia di raccontare la loro storia. 

Sono stata una professionista della comunicazione, dell’organizzazione di eventi e della produzione televisiva, settori in  cui ho un solido background. Mi sono laureata in Giurisprudenza e ho un Master in Pubbliche Relazioni.

Ho accumulato una lunga esperienza lavorando per aziende come Radio Capital, FOX International Channels, ANSA e Gruppo IP, ricoprendo ruoli significativi nel settore della comunicazione e dei media, fino a quando non ho scelto di fare la madre a tempo pieno dei miei tre figli Edoardo, Elisabetta e Margaret.

In un passato recente ho anche giocato a fare la  foodblogger e content creator, con un blog personale dedicato alla cucina, una delle mie grandi passioni, insieme all’arte pittorica e la musica rock.

L’amore per la scrittura, nato in adolescenza, mi ha portata a scrivere il mio primo romanzo, “Il mio spicchio di cielo” pubblicato il 16 gennaio 2025 da Bookabook Editore e distribuito da Messaggerie Libri. Il romanzo è frutto di un momento di trasformazione e di crescita. La storia è presa da una esperienza reale vissuta indirettamente e ricollocata nel passato per fini narrativi e per gusto personale. Ho abitato in molti luoghi e visitato con passione l’Europa e le ambientazioni del romanzo sono frutto dell’amore che provo nei confronti delle città in cui è collocato.

SalTo in tazza – Loredana Cefalo al Salone del Libro di Torino 2025 (video)

Sandro Veronesi, durante la sua intervista, ci ha raccontato che, quando diventa troppo nostalgico, c’è una parola d’ordine, una password, che usano in famiglia.

“Papà, TAZZA!” e la nostalgia sembra affogare di colpo nella ceramica immaginaria.

Il Salone Internazionale del libro 2025 si apre con questo piccolo scorcio domestico, uno stratagemma per esorcizzare le sensazioni di noi “diversamente giovani” rispetto al fatto che la vita oggi va velocissima.

“Tre minuti, cinque minuti” nel nostro mondo, che era fatto di libri e un po’ di insana televisione, erano pochissimo. Quante volte avete detto “arrivo fra cinque minuti”. La chiacchierata con Francesca Crescentini, mamma di un bebè e simpatica bookblogger, col nome di @Tegamini, ha fatto ripensare a tutti i presenti quanto, dal momento in cui sono entrati i social a far parte della nostra esistenza, quei cinque minuti siano diventati un’eternità.

Il mondo viaggia a manciate di attimi e mentre tu cerchi di tenere il tuo “pubblico” attaccato a un video di trenta secondi, ce ne sono altri che durano quindici, dieci, otto, che spingono per entrare nelle vite virtuali di tutti.

È un conto alla rovescia verso la visibilità, in cui un lavoro di scrittura viene sostituito da un altro senza un vero perché.

E allora ti ritorna la nostalgia delle pagine scritte, che al SalTo sono tantissime e per tutti i gusti e tasche, del rapporto uno a uno con le persone. Quei momenti in cui il corpo si palesa e si manifesta, mentre sei in due, sul divano, ognuno col suo libro, due chiacchiere, teino e buonanotte. Perché come dice Paolo Nori, candidato al prossimo Premio Strega con Chiudo la porta e urlo, è molto più importante il rapporto a due rispetto alla folla, alla moltitudine, dove la parola diventa un urlo e dove un libro ha poco spazio. “Nel rapporto a due hai un amico con cui condividere le tue miserie” ha aggiunto lo scrittore, con la voce un velo strozzata dal pianto, mentre ricordava un amico caro che non c’è più.

“TAZZA!”

No, non voglio tacere la bellezza che c’è nel vedere una bambina che si avvicina timida ad Altan e gli chiede “di che razza è La Pimpa?” e lui le sorride dicendo che è una specie di cocker.

O la magia dei gruppi di ragazzi e ragazze che a fine giornata si sistemano le calze arrotolate nelle scarpe, uscendo dal padiglione del Salone, con il bottino di libri acquistati, autografati, disegnati e conquistati dopo ore di fila.

Sono troppo melensa? Si, forse si.

Ma in un Paese che a causa del virtuale “non riesce più a ridere” se non per MEME, dove mentalmente si divide il mondo, quello giusto, da quello sbagliato solo per colore, razza, religione e bandiere, in un paese dove anche la cultura fa poco per combattere le guerre ingiuste, i genocidi al di là di un braccio di mare, dove le proteste contro i conflitti e il riarmo vengono accolte come un elemento di disturbo a “chi sta lavorando” e dove per diventare cittadini italiani, come ha raccontato Takoua Ben Mohamed, autrice della Graphic novel Italiana con permesso, ci si impiega anche 23 anni, ho scoperto che essere nostalgici aiuta e ad essere terribilmente melensi e atrocemente sensibili, anche nella folla, non ci si sente troppo soli, soprattutto se si ha un libro fra le mani.

“TAZZA!”

Va bene, tazza sia.

Loredana Cefalo*


* Mi chiamo Loredana Cefalo, classe 1975, vivo a Cagliari, ma sono Irpina di origine e per metà ho il sangue della Costiera Amalfitana. Adoro le colline, il profumo della pioggia, l’odore di castagne e camino, che mi porto dentro come parte del mio DNA.

Ho una grande curiosità per la tecnologia, infatti da cinque anni tengo una rubrica di chiacchiere a tema vario su Instagram, in cui intervisto persone che hanno voglia di raccontare la loro storia. 

Sono stata una professionista della comunicazione, dell’organizzazione di eventi e della produzione televisiva, settori in  cui ho un solido background. Mi sono laureata in Giurisprudenza e ho un Master in Pubbliche Relazioni.

Ho accumulato una lunga esperienza lavorando per aziende come Radio Capital, FOX International Channels, ANSA e Gruppo IP, ricoprendo ruoli significativi nel settore della comunicazione e dei media, fino a quando non ho scelto di fare la madre a tempo pieno dei miei tre figli Edoardo, Elisabetta e Margaret.

In un passato recente ho anche giocato a fare la  foodblogger e content creator, con un blog personale dedicato alla cucina, una delle mie grandi passioni, insieme all’arte pittorica e la musica rock.

L’amore per la scrittura, nato in adolescenza, mi ha portata a scrivere il mio primo romanzo, “Il mio spicchio di cielo” pubblicato il 16 gennaio 2025 da Bookabook Editore e distribuito da Messaggerie Libri. Il romanzo è frutto di un momento di trasformazione e di crescita. La storia è presa da una esperienza reale vissuta indirettamente e ricollocata nel passato per fini narrativi e per gusto personale. Ho abitato in molti luoghi e visitato con passione l’Europa e le ambientazioni del romanzo sono frutto dell’amore che provo nei confronti delle città in cui è collocato.