L’autore sul lettino: Hugo Bertello per “Notturno elettronico” (Terrarossa, 2026), di Rita Mele

 L’AUTORE SUL LETTINO

Sostare tra le parole.

Esistono libri che leggiamo per trovare conferme e libri che, invece, agiscono come atti analitici: ci pongono domande che non sapevamo di avere. La rubrica de Il Randagio nasce per accogliere gli Autori con le loro opere su un metaforico ‘lettino analitico’, in uno spazio di sospensione e ascolto. Non una recensione, ma una scansione: un modo per guardare tra le righe, oltre la trama.

Cercando cosa?

Vogliamo rintracciare il desiderio che pulsa sulla pagina. Un libro non è un oggetto inerte ma un corpo vivo. Sotto la superficie della carta e l’eleganza della forma batte la spinta vitale che ha portato l’autore a scrivere: quel misto di urgenza, paura e speranza che spesso sfugge persino a chi tiene la penna in mano. Cerchiamo il punto in cui la scrittura smette di essere mestiere e diventa ‘esserci’.

In questa rubrica l’Autore viene per testimoniare la propria singolarità, non per spiegare ciò che scrive. Lo invitiamo a rallentare, lasciando che le parole emergano con il loro peso autentico. La lente dell’indagine odierna è presa in prestito dalla Cyberpsicoanalisi, perché ogni verità raccontata richiede lo strumento di analisi più appropriato.


L’AUTORE: HUGO BERTELLO

Nato nel cuore del Barocco piemontese a Savigliano (CN), laureato in fisica a Torino e in cosmologia a Helsinki, ha insegnato matematica tra Torino, Manchester e Budapest. Da vero expat ha scelto Lisbona per vivere, scrivere e per dirigere il Festival de Cinema na Casa, una rete di cinema intimi sparsi per i quartieri della città.

Percorso letterario: Ha scritto per CTRLMagazineIn allarmata raduraLiminaMicorrize e Nazione Indiana. Il suo lavoro esplora il confine tra tecnologia e pensiero magico.

Nel 2017 ha curato la prima traduzione italiana de Il significato dell’arte di Wang Xiaobo. 

Nell’aprile del 2025 ha pubblicato sulla rivista letteraria Retabloid un ‘atomo’ di materia letteraria di 2000 battute dal titolo ‘Zoo microscopico’.

A febbraio 2026 pubblica il suo romanzo d’esordio ‘Notturno elettronico’.

LA SCANSIONE ANALITICA

Si accomodi o, meglio, si connetta.

Lasciamo fuori il rumore delle presentazioni ufficiali. Partiamo da un titolo che è uno spaesamento: “Notturno elettronico”. Sembra indicare il punto di massimo gelo da cui partire alla ricerca di una scintilla, di una rivoluzione o di un desiderio. La notte e l’elettronica come coordinate di navigazione per raggiungere luoghi altri sulla mappa personale.

Sostiamo un momento tra queste parole. Come unica regola, la invitiamo a dire tutto ciò che le passa per la testa in libera associazione, lasciando emergere il discorso profondo che percorre la sua scrittura.

I. Il Sintomo: La Fuga dalla Misura

Lei ha studiato la struttura dell’universo e la precisione della fisica. Ricardo, il protagonista del suo romanzo, è un ex matematico che vive una vita anonima e regolare. In analisi, la matematica è spesso una difesa contro l’imprevedibilità del desiderio. Ricardo scappa dalle equazioni per incontrare il mistero di Yana: la scrittura è stata per lei il modo di gestire l’angoscia di un universo che, nonostante la fisica, continua a restare muto?

Bertello: 

A mio avviso l’universo non è affatto muto. Anzi, parla in continuazione. Solo che è molto difficile comprendere ciò che dice. Come scrisse Calasso nei propri libri: gli dèi amano i camuffamenti. Per smascherarli bisogna affinare l’udito e la vista, o aprire totalmente il proprio cuore, o affidarsi a una delle molteplici tecniche della trascendenza: meditazione, deprivazione sensoriale, sostanze psichedeliche, danza. L’universo è muto soltanto per chi si è lasciato convincere che esista una linea divisoria tra soggetto e oggetto. Tale separazione è utile a fini pratici – il  che si distacca dal tutto riuscirà a schematizzare, programmare, dominare una realtà talvolta malevola –, ma si rivela disastrosa se viene promossa sul piano esistenziale o filosofico. Spesso si sente dire: Siamo su questo pianeta. È sbagliato. Noi siamo questo pianeta. I nostri pensieri sono personali, ma anche globali, nel senso di formulati dal globo terrestre su cui si mescola e rimescola la materia organica. L’universo, quindi, non può essere muto perché le nostre teste pensano. E analogamente: La realtà non può essere totalmente materiale perché le nostre teste pensano. 

Non dovrebbe sorprenderci che una cultura dominata da un positivismo mal digerito affidi alla matematica le ultime velleità mistiche. La matematica, grazie al suo potere di astrazione, ha posto le basi per l’addomesticamento della realtà, ma allo stesso tempo porta in sé una promessa metafisica, visto che le sue algebre e le sue geometrie non appartengono a questo mondo, e pertanto si suppone debbano appartenere a un reame più alto e perfetto, lo stesso a cui attinge la mente. Il protagonista del mio romanzo compie un percorso: si distacca da quel positivismo mal digerito di cui parlavo prima per instaurare un rapporto più totale, più promiscuo, più onesto con la realtà che lo circonda.

II. Il Transfert con Yana: Il Desiderio come Virus

Yana non è solo un personaggio; è l’elemento perturbante che scardina il sistema di Ricardo, il motore che trascina il soggetto fuori dalla sua zona di comfort. Per lei è una ragazza o un codice malevolo inoculato in una vita regolare? Nel suo romanzo il desiderio sembra avere una componente parassitaria: arriva dall’esterno e prende il controllo. Ha paura che l’amore sia solo un’interferenza nel sistema operativo perfettamente bilanciato?

Bertello: 

Il sistema operativo di Ricardo non è perfettamente bilanciato, altrimenti non sarebbe così infelice, né cercherebbe un altro modo di stare al mondo. La mia concezione dell’amore emerge in un dialogo tra il narratore e Yana. L’amore è un modo di fare un po’ d’ordine in un universo caotico e incomprensibile. La solidarietà tra gli amanti è un patto per resistere all’orrore e al disfacimento. Siccome non possiamo aggiustare il mondo intero, vale la pena costruire un mondo anche piccolo, dove possiamo sentirci al sicuro, mostrare le nostre vulnerabilità, simulare l’eternità semplicemente giocando. Nel romanzo la storia tra Ricardo e Yana non va a buon fine, ma ciò non vuol dire che io sia un disfattista in ambito amoroso. Piuttosto considero noiose le storie romantiche. Nella simulazione della letteratura preferisco lo scontro, l’imprevisto, il non-finito. Ma anche questo è un gioco, forse una posa.

III. La Coscienza Digitale e il “Manifesto”

Notturno elettronico ospita stringhe di codice di programmazione e manifesti anarchici, muovendosi come in una frammentazione dell’Io narrante. Questa presenza suggerisce che lei non creda più nell’unità del romanzo classico, così come la cyberpsicoanalisi non crede nell’unità dell’anima. Inserire codici nel testo è un tentativo di dare una struttura ossea digitale a una materia magica che altrimenti evaporerebbe, o è la sua parte da fisico che cerca di hackerare la letteratura, sentendola troppo fragile?

Bertello: 

I codici di programmazione servono senz’altro a frammentare l’io del romanzo. In qualità di lettore cerco la sfida intellettuale, l’imprevedibilità, la bellezza delle idee. In qualità di scrittore ho quindi provato a creare un testo ibrido che accetti la contaminazione tra vari generi, come il manifesto politico, il cookbook anarchico o l’haiku. A essere sinceri ho pensato ai codici informatici anche come una maldestra forma di marketing: “Leggete Notturno elettronico, il primo romanzo letterario dotato di codici scritti in Python”. I codici, con il loro pragmatismo tecnico, fanno da contraltare alla materia magica del romanzo, ma non cedono a facili schematizzazioni. A mio avviso la forma più squisita di verità è il paradosso. Perciò nel mio romanzo i codici informatici hanno un’anima tenera e umoristica, mentre i personaggi umani si comportano spesso in maniera robotica.

IV. Il Setting: Il Pendolo Psichico da Helsinki a Lisbona

La sua biografia parla di un movimento dal Nord estremo al Sud. Helsinki è il luogo della regolarità, del vuoto e del buio; Lisbona è la luce e la saudade. Perché Ricardo deve trovarsi proprio nel gelo finlandese per cercare la trascendenza? La tecnologia, nei suoi racconti, è il freddo che conserva o il calore che distrugge? Lei vive a Lisbona, ma la sua scrittura sembra rimasta incastrata nei ghiacci del Nord: è lì che risiede il suo vero inconscio?

Bertello: 

Poco alla volta ho capito di amare la Finlandia poiché, tra tutti i paesi d’Europa, è uno dei meno popolati. La scarsa pressione antropica ha fatto sì che la società conservi un piccolissimo grado di innocenza. Se penso a ciò che mi dà speranza, davanti ai miei occhi appare un bosco di conifere. Se faccio un inventario dei miei sogni ricorrenti, noto che quasi sempre hanno a che fare con la neve o con il ghiaccio. Da bambino andavo spesso a sciare sulle Alpi. La montagna, i boschi e la neve hanno rappresentato il mio primo legame con quella parte della realtà che non è urbana, non è borghese, non è completamente addomesticata. È verso quei luoghi che la mia fantasia corre quando vuole immaginare un nuovo inizio. Ho scelto di vivere a Lisbona perché la città è un magnete per chi persegue uno stile di vita alternativo e cerca di barcamenarsi nel realismo capitalista senza accettare troppi compromessi. Il mio Es, istintuale e primitivo, tende dunque verso la Finlandia. Il mio Ego, razionale e pianificatore, ricerca la compagnia di persone affini in Portogallo. Il mio super-Ego, infine, critica i compromessi stipulati dal mio Ego e gli rammenta a cosa dovrebbe aspirare tramite la scrittura di un romanzo.

V. Il Taglio della Seduta: Il Resto Incalcolabile

Il tempo a nostra disposizione per oggi è scaduto. Le avevamo preparato un’ultima domanda sulla natura dei suoi sogni, Hugo. Volevamo chiederle se sogna ancora in analogico — tra i ricordi d’infanzia a Savigliano e il cervo della copertina — o se la sua mente è passata al linguaggio booleano, a una sequenza di 0 e 1 che cercano disperatamente di diventare un “Vero”.

Ma, seguendo Bion, preferiamo rinunciare al desiderio di sapere. Non vogliamo memoria della sua biografia, né la confessione del suo inconscio. Il segreto del suo sogno deve restare intatto per non essere consumato dall’algoritmo.

Lei vive a Lisbona e scrive di Helsinki; è un cosmologo ma evoca la magia. Se le togliessero la tastiera, restituendole solo il silenzio, lei chi sarebbe? Un bit o quel resto incalcolabile che brilla nell’ombra?

Non risponda adesso. Lasci semplicemente risuonare il suo “forse”. Hello Worldnoi ci siamo

Ne riparliamo alla prossima seduta, al suo prossimo romanzo.

La seduta è tolta.

Rita Mele

Rita Mele: barese, ma da molti anni vive a Bolzano. Giornalista, giurista, formatrice, psicologa, insegnante di yoga. Progetti per il futuro: ballare

Hugo Bertello: “Notturno elettronico” (TerraRossa, 2026), di Rita Mele

È un’esperienza singolare quella dell’autore di un’opera prima che accoglie il lettore con un esergo firmato da un Premio Nobel della letteratura. In quattro righe, Halldór Laxness scioglie il nodo del “mai” e del “sempre”, lasciando intendere che, a partire da lì, le pagine saranno intrise di dilemmi e scelte, ma anche di imprevedibili soluzioni e inaspettati colpi di scena. È esattamente ciò che è accaduto a noi de Il Randagio, catturati da Hugo Bertello sin dalla copertina del suo Notturno elettronico, fresco di stampa per i tipi di TerraRossa Edizioni. Il volume entra di diritto nella collana “Sperimentali”, dedicata a quegli autori che si distinguono per ‘solidità narrativa e originalità stilistica’. L’esordiente romanziere — già noto a lettori esigenti e postmoderni per le sue prove narrative e giornalistiche, traduttore, critico, cinefilo e cosmonauta — prima ancora che si inneschi tra lui e noi l’interazione uomo-libro ci accoglie in compagnia del Nobel islandese che nel 1968, in Sotto il ghiacciaio, formulò la frase-formula del mai-sempre. Non a caso parliamo di “formule”: Bertello si approccia alla scrittura del suo primo romanzo senza dimenticare di essere uno scienziato, fisico e cosmologo. È di questa sua anima matematica che Notturno elettronico è intriso; una narrazione che trasfigura numeri e linguaggi di programmazione per avvicinare natura e cultura in una dialettica fondativa dell’umano nell’era digitale.

L’illustrazione di copertina è la sintesi perfetta di questo mondo: un livido paesaggio notturno innevato su cui si staglia un cervo che respira nell’aria fredda, sotto un manto di stelle che altro non è se non il circuito stilizzato di una scheda madre. In questo impatto visivo trovano combinazione simbolica gli elementi naturali e tecnologici della dialettica moderna, dove realtà parallele coesistono e le distanze tendono asintoticamente a zero.

Lo stile di Bertello si riconosce fin dalla prima pagina. Nella voce del protagonista, un ricercatore universitario precario, avvertiamo il tono asciutto e analitico di chi è abituato a filtrare il mondo attraverso la logica, ma si ritrova a subire l’irrazionalità della vita. È un “realismo algoritmico”: nessun aggettivo enfatico, ma termini prossimi al lessico funzionale che disegnano scene drammatiche, taglienti come un report scientifico. Eppure, qui scorgiamo l’anima poetica dell’autore: nella cadenza binaria delle frasi esplode dirompente l’equivalenza tra il battito d’ali di una farfalla e un’email aperta o cestinata, coniugando tecnica e astrazione, teoria e pratica, caso e necessità, rovelli matematici e dilemmi esistenziali che contrappuntano le centosettanta pagine del romanzo. Notturno elettronico induce un attaccamento profondo ai personaggi, una curiosità alimentata dai “camei informatici” in caratteri monospazio DOS che puntellano la storia fino a un cliffhanger finale che spinge a desiderarne subito il seguito. Bertello ci dice che la vita non è fatta di grandi gesti, ma di piccoli impulsi elettronici e coincidenze banali. Il suo è un minimalismo introspettivo che esplora le alienazioni moderne con meno cinismo e più umanità. Il protagonista Ricardo cerca un ordine che la matematica non gli ha saputo dare; parla di uomini e donne che tentano di riprogrammare l’esistenza mentre tutto intorno diventa buio. Così come il linguaggio booleano, basato sull’algebra di George Boole, è un sistema logico-matematico che utilizza solo due valori di verità: vero (1) o falso (0), così il linguaggio della narrazione umanista-digitale di Hugo Bertello non è solo tecnica, ma è anche sacralità e magia, l’esistenza umana non equivale alla programmazione fatta di silicio e cavi, ma piuttosto al bisogno di affermare ‘Hello world, io ci sono’, di essere riconosciuti, di lasciare un segno e di sentire di esistere. Il linguaggio di Bertello è pulito, essenziale, senza fronzoli, ma con una intrinseca potenza filosofica, propria di chi ha una mente scientifica immersa in una fluida sensibilità poetica.

Notturno elettronico sembra scritto non con l’inchiostro, ma con impulsi elettromagnetici e polvere di stelle. È un romanzo singolare perché si lascia definire attraverso tre coordinate emotive e intellettuali precise: è un’opera siderale, lisergica e sinergica.

Siderale è lo sguardo che Bertello posa sull’esistenza. La metamorfosi finale della coscienza di Ricardo in una “piccola terra” (omaggio colto a M.P. Shiel) non è un dramma, ma un ritorno alla magnifica solitudine delle leggi fisiche. L’universo è un copione matematico troppo vasto per le nostre piccole ambizioni.

Lisergica è la deriva onirica che attraversa le pagine di Notturno elettronico. Bertello usa la psicoanalisi di Freud come un acido che scioglie la realtà: i desideri si frammentano e si proiettano in persone estranee. La realtà diventa fluida, e la tecnologia, seguendo la Terza Legge di Clarke, si manifesta come pura magia, un’illusione che confonde i confini tra il sé e il mondo.

Sinergica è l’anima del racconto, incarnata nel simbolismo del numero 5. Il collettivo di hacker-filosofi che accoglie Ricardo rappresenta la quintessenza dell’agire umano. Il 5, numero dell’uomo e della mano che opera sulla tastiera e sulla materia, è la forza che si oppone alla dilapidazione delle risorse per hackerare il sistema dei bisogni futili e restituire agli uomini il prometeico fuoco della curiosità. Affrontando con coraggio scientifico l’irrisolta Ipotesi di Riemann e l’ultimo Teorema di Fermat come metafore del limite, Bertello tesse l’elogio dell’interferenza e dell’imponderabile. Compie la sua magia letteraria tratteggiando quella che per noi lettori randagi somiglia a un’Etica del Forse: l’idea che la curiosità non possa essere “installata” da un codice, ma debba restare un’aspirazione libera, un segreto non risolto che brilla nell’ombra. Bertello e Terrarossa Edizioni ci consegnano un libro che è un trattato di sopravvivenza spirituale. Ci insegna che, in un mondo che vuole misurare ogni nostro respiro, restare “incalcolabili” — restare un “forse” — è l’unico modo per rispondere al caso e alla necessità ‘Hello world, io ci sono’

Rita Mele

Rita Mele: barese, ma da molti anni vive a Bolzano. Giornalista, giurista, formatrice, psicologa, insegnante di yoga. Progetti per il futuro: ballare