Annalisa Senese con Antonio Vastarelli: “Figli cancellati. Storie di bambini che hanno conosciuto il carcere” (Giannini Editore, 2025), di Massimo Congiu

Testimonianze di infanzia negata o quanto meno vissuta in condizioni nelle quali le criticità e la precarietà nelle forme spesso più estreme sono la norma, il quotidiano. Routine che si svolgono in famiglie problematiche, a volte in bilico tra l’esempio di rettitudine della mamma o del papà e quello più discutibile del nonno, ad esempio, o sovente nell’assenza di riferimenti morali capaci di scongiurare prospettive di vita perduta. Cammini che procedono ai margini dell’esistenza. Sono le storie dei figli del carcere, vicende che si somigliano nella dimensione del dolore muto che non di rado sfocia in percorsi autodistruttivi. Non sempre, ma succede. 

Sono testimonianze dolenti ma preziose, Annalisa Senese ne racconta sei con otto protagonisti: Salvatore, Imma, Genny, Ciro, Enzo, Riccardo, Ambra e Anita. Le loro giovani storie sono narrate in Figli cancellati. Storie di bambini che hanno conosciuto il carcere (Giannini Editore, 2025, 76 pagine). Un libro denso scritto con uno stile diretto e sobrio in cui emerge il coinvolgimento empatico dell’autrice, la sua capacità di avvertire la sofferenza di queste vite ridotte all’osso, che quotidianamente presentano a chi le vive un conto salato da pagare indipendentemente dall’età. 

Sono storie di chi, già all’inizio del suo cammino fatto di ore, giorni, mesi, anni, acquista dimestichezza con la realtà della detenzione, appartiene a famiglie che entrano ed escono dalla galera, che sono affiliate a clan camorristici. Bambine e bambini  col marchio di chi, suo malgrado, proviene dalla parte sbagliata della società. Ed ecco l’imbarazzo che sprofonda nella voragine della vergogna, dello stigma sociale da portare addosso tutta la vita. Vergogna se i tuoi sono camorristi, vergogna se tuo padre o tua madre sono pentiti, gente infame che ha tradito e rinnegato il sistema. Bambine e bambini che in questo caso devono vivere lontano da casa loro, cambiare nome, abituarsi ad un’altra identità posticcia ma necessaria in un nuovo percorso di vita che continua a essere caratterizzato dall’assenza, dallo straniamento. 

Figli cancellati ci parla senza sconti, ma con umanità, di tutto questo, di giovanissime e giovanissimi che osservano il mondo attraverso il filtro del carcere, quel mondo di fuori che non comunica col buco nero chiamato prigione fatto di sbarre e di cancelli che ti si chiudono in faccia e ti impongono uno sguardo diverso sull’esistenza, a maggior ragione nel caso di chi si affaccia alla vita. Molto dipende dalla finestra che si ha a disposizione, dall’orizzonte visibile agli occhi.

Salvatore, Imma, Genny, Ciro, Enzo, Riccardo, Ambra e Anita ci consegnano le loro testimonianze e con esse ci invitano a riflettere su una dimensione, quella dei minori legati al carcere, che rappresenta un aspetto tra i più drammatici della realtà detentiva, ma che è oggetto di oblio, di rimozione sociale incoraggiati da certo populismo penale che rende i penitenziari discariche umane, luoghi di abbandono e disperazione. Per questo Figli cancellati è un’opera necessaria, che contribuisce a lottare contro l’indifferenza di chi preferisce ignorare nell’illusione di vivere meglio e più comodamente. Figli cancellati è un appello lanciato da Annalisa Senese, avvocata penalista, da tempo impegnata nella tutela dei diritti umani negli istituti di pena con particolare attenzione ai minori e alle donne. È stata presidente della Commissione Pari Opportunità della Camera Penale di Napoli e coordinatrice della Commissione Diritto Penale del Consiglio dell’Ordine di Napoli. L’autrice del libro ha inoltre svolto attività di formazione e sensibilizzazione su due piaghe che concorrono alle criticità dei nostri tempi: il bullismo e il cyberbullismo in ambito scolastico e associativo. Il volume presenta i contributi di Maria de Luzenberger Milnernsheim, già Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Napoli e autrice, in questo caso, di una prefazione che termina con l’invito a noi tutti di partire dall’ascolto di bambini e ragazzi perché questi non si sentano cancellati, e quello del giornalista Antonio Vastarelli che, nel suo intervento, spiega i motivi che gli hanno fatto scegliere di collaborare all’opera.

Con questa raccolta di brevi ma intense storie, Annalisa Senese fa un omaggio a tutte quelle bambine e bambini che ha incontrato e poi perso di vista e scrive: “Di tutti ricordo lo sguardo grato di quando gli parlavo come si parla ai bambini”.

Massimo Congiu

Massimo Congiu: giornalista, laureato in Scienze storiche all’Università Federico II, studioso di geopolitica dell’Europa centro-orientale, ha vissuto a lungo a Budapest. Scrive per il Manifesto, MicroMega, Diritti Globali, Radio Mir, Fondazione Feltrinelli, ha collaborato a L’Humanité e a Historia Magistra. È curatore dell’Osservatorio Sociale Mitteleuropeo, membro del Comitato Scientifico del Cespi, è autore di diversi libri e saggi di analisi storico-politica e di indagine sociale. Dal 2020 si occupa anche di carcere e collabora all’Osservatorio regionale sulla detenzione presso l’Ufficio del Garante dei diritti dei detenuti della Regione Campania e collabora al progetto Parole in libertà che si svolge negli istituti di pena di Poggioreale e Secondigliano. Con 4Punte Edizioni, nel 2023, ha pubblicato Quattro Giornate di Napoli. Le periferie della Resistenza e, nel 2024, Giacomo Matteotti. L’assassinio, il processo-farsa, la cancellazione della memoria. Sempre nel 2024, è uscito per Feltrinelli La protesta è l’anima. La lotta della società civile in Ungheria e Polonia.

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