Intervista a Suzana Glavaš per “Amorose cose” (Editoriale Scientifica, 2026), di Rita Felerico

Da poco nelle librerie, Amorose cose, quarta silloge poetica in lingua italiana, la prima pubblicata a Napoli, di Suzana Glavaš, è già nel titolo un invito ad immergersi nella Poesia, nella sua Poesia. Incuriosisce quell’amoroso aggettivo dato alle cose, ovvero le piccole e grandi sensazioni, le memorie profonde e lievi, le immagini colorate o patinate dal tempo, i dolori profondi incisi nell’anima e le gioie custodite come regali nel cuore, quelle cose che creano il percorso del nostro più intimo sentire, del nostro io spesso dimenticate.

Frammentati
i nostri mondi
violati
grate sulle nuvole
sui prati
difficile
librarsi oltre
liberati

Cose come il pane, nei suoi svariati sapori e fatture tondo tondo / integrale /dà baci e bacetti / nutre la pancia / riscalda il cuore / in / sacri momenti (Per il pane ai cinque cereali) o la luce, che si rifrange nei paesaggi della mente e dei ricordi come nelle visioni di spettrale questa casa o con Te in cielo /voli d’uccelli-spartito / riflessi / in una chiazza di luce / respirante…o dii profumi, come tracce di antiche sensazioni… fioriva il giardino / di rose profumate… o come nuove sensibili orme di cammini Profumano anche / quei petali rosa / in foto.  Sono elementi che ricorrono, come l’evaporare del corpo, della materia vestita di bruma /sullo scoglio col monastero / ti vedo … del sé dinanzi alla bellezza Fissità / inchiodo le stelle al cielo…. che è anche pauroso confronto con la durezza della realtà e della storia.

Leviatani dappertutto
fuoriescono dalle nostre mani
dai dannati schermi quotidiani
con storie di rapimento
non al bello
ma agli orrori e meschinità
umani

Le sillabe, le parole, appaiono a volte quasi evanescenti, sembrano dileguarsi nelle atmosfere create dalle immagini; ma non è così, restano come le note, si imprimono come i suoni, come musica dell’anima nell’anima. E non è un caso che Suzana si richiami spesso alla musica, ai pentagrammi, agli spartiti Mi accovaccio sulle note / e mi vesto di suoni … Fa male / è lama affilata / nella fossa del cuore / quel soffio di bellezza / trasfuso nell’oboe…  Come pure non è un caso che la prefazione sia stata curata da un raffinato musicista e scrittore come Luca Signorini il quale afferma: “...ma ogni artificio retorico o disseminazione del testo è manipolato dalla Glavaš con estrema discrezione: la costante è nella sobrietà e fruibilità immediata dei versi…”, come accade nello scorrere delle note sullo spartito.

Amorose cose si percepisce così come un taccuino, come appunti di un viaggio che non ha inizi o fini temporali essendo espressione del tempo interiore che non ha tempo, non desiderano essere segni marcati di pensiero, di azione. 29 pagine poetiche di linguaggio pacato ricco di intenso senso e di significati che non hanno bisogno di essere spiegati, ma letti, ascoltati, cantati.

Suzana come sono nati i versi contenuti in Amorose Cose? Erano lì nel tuo cuore, nel tuo cassetto e qualcosa ti ha spinto a riunirli o sono nati sulla scia di altro desiderio di comunicazione?

Erano nel mio Cuore e sono nati con il desiderio di comunicare l’Amore per le Cose che mi venivano donate in quel periodo della vita, e dietro le quali vi è sempre anche il grande Affetto per le persone speciali che sanno donare qualcosa di preciso e di speciale alla mia esistenza, ed anche perché è nelle piccole “cose” che esistono per me “i grandi mondi” e che volevo comunicare come Poetica personale e il Messaggio portante ai lettori.

Rispetto alle altre tue pubblicazioni qual è la caratteristica che li distingue? Come inserisci Amorose Cose nel tuo percorso poetico e di formazione?

La caratteristica è appunto il soffermarmi sull’aspetto poetico del Dono di una Cosa o di una visione come segno di Riconoscenza al Dono e al Valore della Vita che porto in me, come Bellezza o come momento di Tristezza o di Dolore.

Puoi definire meglio il tuo richiamo al pane, alla luce, ai profumi, alla musica?

Tutti questi quattro elementi materiali e/o sensoriali sono fondamentali per il mio sentire il Senso profondo della Vita cui bisogna essere riconoscenti come ospiti passeggeri in questa dimensione terrena. La Musica per me è l’Arte che non ha paragoni e che io, non essendo musicista purtroppo, sublimo nella Parola poetica che, dico di nuovo purtroppo, cerca sempre solo di avvicinarsi alle sfere universalmente sublimate in creazione e in trasmissione dei messaggi della Musica.

Ti percepisco, nel tuo linguaggio poetico e come persona, inserita nella storia del nostro Mediterraneo, in questo spazio sgretolante, variegato, trafitto, ma identitario che appartiene a molte voci poetiche del passato e del presente. Sbaglio?

No, carissima Rita, non ti sbagli affatto; anzi, hai perfettamente ragione a percepirmi così. Sono nata sul continente, ma ho il Mare e i mari nelle vene e nelle gambe. Per me sono l’utero e la placenta, e soprattutto anche il mio fondale, cui ancorarmi anche quando mi portano via e al largo le bufere della vita. Mi ritrovo molto nelle poetesse dell’antica Grecia, come Saffo e Alcmane. Anche in Quasimodo che le ha riproposte con la sua traduzione de I lirici greci nel pieno della Seconda guerra mondiale. Riportare in vita l’Amore per il Bello e il Sacro, per la Bucolica e l’Agape e l’Eros, perché no?, nel pieno di questo patire nostro contemporaneo mediterraneo e mondiale, nel senso più ampio, questo per me è il compito oggi, il più urgente, del Dono e del Messaggio della Poesia.

La tua esperienza di traduttrice – tradurre è una immersione non solo nell’autore ma una sfida creativa; quanto è presente nella tua poesia? E se sì come?

In effetti come traduttrice esordisco come traduttrice della Poesia, sia dei poeti italiani in croato che dei poeti croati in italiano. Il mio primo più grande amore per un poeta italiano è stato quello per Verrà la morte e avrà i tuoi occhi di Cesare Pavese, alla cui poesia tutta ho voluto dedicare poi la mia tesi di laurea e di cui ho tradotto in seguito, per la prima volta in assoluto in lingua croata, l’intera Lavorare stanca. Ma, l’amore più grande per un poeta italiano è subentrato poco dopo, con l’interesse per la poesia di Umberto Bellintani, scultore-pittore-poeta, dopo aver avuto letteralmente una folgorazione per la sua poesia Dove mai correranno le cerve / che nel sogno vedemmo a più limpide acque fermarsi? / Dove mai correranno le cerve? // […] di cui ebbi subito la visione di una pittura parietale degli esordi figurativi dell’umanità, un affresco del neolitico trasfuso in sogno o meglio ancora un sogno del futuro che rievoca i primordi. E alla sua poesia poi ho dedicato la tesi del mio primo dottorato di ricerca. E con lui siamo stati amici fino alla sua morte per tanto tempo. Lo sento sempre e ovunque, il suo Spirito, è stato e rimane per me il più grande poeta cosmico del Secondo dopoguerra italiano. Dei poeti croati ho amato molto e tradotto Vesna Krmpotić, Josip Pupačić, Slavko Mihalić, Drago Štambuk e tanti altri. La Krmpotić della quale ho curato la prima e ad oggi l’unica scelta antologica Una goccia di quel mare e del Pupačić al quale ho dedicato un contributo per la rivista Poesia, molti anni fa, ispirato alle sue posie sul mare, come ad esempio questa: E vedo il mare / dove a me si erige / e sento il mare / Buongiorno mi dice./ […]

Quanti ricordi…

Italia – Croazia.  Raccontaci come vivi questo rapporto.

Nel 2027 saranno 40 anni che lavoro e vivo in Italia, a Bari prima e poi a Napoli. Adoro le campagne e i paesaggi della Puglia e della Campania, la vita nei loro capoluoghi molto di meno. Zagabria è la mia città di nascita sebbene i primi cinque anni di vita li avevo trascorsi tra la Bosnia e la capitale croata. Ho sofferto molto in Italia quando nella ex Jugoslavia c’è stata la guerra. Non mi sentivo accolta dagli italiani e non mi sentivo compresa. Forse tuttora è così. Sono anche cittadina italiana da molto tempo, ma l’Italia e gli italiani in genere, salvo poche eccezioni, non li sento miei dentro; così pure nemmeno la Croazia e i croati. Mi sento un Essere senza Patria, o meglio dire con una sola patria: la mia Anima, che è la mia Terra Interiore, anche se so che qui un caro amico di un altro paese avrà da obbiettare, avendomi riconosciuto in una sola altra Patria, cui dovrei appartenere in pieno.

Cosa cambieresti nella relazionalità con la città in cui vivi, Napoli?

Vedo troppo poca collaborazione e conoscenza pure dell’Italia in generale e di Napoli dove vivo con la Croazia, che è il primo vicino di casa dell’Italia. La Croazia è un paese bellissimo con una cultura ricca e millenaria. Nell’Umanesimo e nel Rinascimento c’era in Dalmazia il trilinguismo (latino-italiano-croato) e i nostri grandi autori si formavano nelle vostre Venezia, Padova, Urbino, Roma. C’è poca conoscenza di tutto ciò e ci vorrebbero più collaborazioni culturali tra Napoli e la Croazia, dal campo della Musica ad altri campi delle scienze naturali e umanistiche. Ci vorrebbero progetti nuovi in questo senso e per tutti questi campi d’interesse, per il bene comune e per una migliore conoscenza della storia e delle microstorie che davvero abbondano di grande importanza e di profondi significati. Solo così si costruiscono i ponti veri e di ravvicinamenti umani.

Quali i tuoi prossimi impegni di scrittura? C’è un desiderio che vorresti realizzare?

Ho ancora molte cose che vorrei portare a termine come impegni di scrittura personale: poesie e racconti brevi che scrivo e pubblico in entrambe le lingue in entrambi i paesi. Poi il desiderio di completare opere di traduzione di tre grandi opere di tre grandi autori nativi sul suolo delle attuali Croazia e Serbia. E in ultimo, come obbligo e cosa da farmi perdonare dall’Universo, la raccolta in volume dei miei saggi sparsi su Umberto Bellintani, usciti negli atti dei convegni o su riviste accademiche in diversi paesi, come pure quelli su Luciano Morpurgo Spalatino, un gigante per le opere realizzate a Roma di cui ancora si conosce tanto poco.

     Rita Felerico *

SUZANA GLAVAŠ nasce a Zagreb (Croazia) il 22 marzo 1959 e vi si laurea in lingua e letteratura italiana e in letterature comparate con tesi sulla poesia di Cesare Pavese,  conseguendo successivamente il dottorato di ricerca con tesi sulla poesia di Umberto Bellintani e in ultimo il PhD in filologia romanza con tesi sulla vita e opera di Luciano Morpurgo, pubblicate entrambe in prestigiose edizioni accademiche croate. Dopo aver insegnato lingua croata all’Università di Lingue e Letterature Straniere a Bari, poi lingua italiana all’Università di Zagabraia, si è stabilita a Napoli dove insegna lingua croata presso l’Università “L’Orientale”. La sua ricerca trova il suo focus nei rapporti letterari italo-croati, da Dante ai giorni nostri, e nello studio della letteratura ebraica tra le due sponde dell’Adriatico. Scrive e pubblica indistintamente in croato e in italiano. Traduce opere di prosa e di poesia dall’italiano in croato e viceversa. È vincitrice di prestigiosi premi tra cui il Premio Internazionale Umberto Bellintani (Mantova, 1° edizione 2002) , il Premio Internazionale Davidias (Zagreb-Split 2010) . Ha pubblicato varie sillogi in croato e in italiano. Amorose cose è la sua 4° silloge in lingua italiana, la prima che si pubblica a Napoli, dove risiede.

*Rita Felerico: laureata in Filosofia, giornalista pubblicista, counselor filosofico,  promotrice di manifestazioni e iniziative culturali, vincitrice di vari concorsi di poesia, è vice presidente dell’Associazione Peripli – Culture e Società Euromediterranee. Ha pubblicato sillogi poetiche, con Bibliopolis  DeSiderio con disegni dell’artista Lello Esposito, Invenzioni a due voci, editore Graus, con disegni del Maestro Riccardo Dalisi. Nudarsi, editore Turisa con disegni dell’arch. Aldo Capasso, Nudarsi – incroci di poesia -dialogo tra versi liberi e parole recluse, editore La valle del Tempo, Di impavida poesia, editore La Valle del Tempo e Del Tempo Trovare le Parole, editore La  Valle del Tempo, corredata da opere di artiste/i di vari Paesi. Presente in raccolte e collettanei, con saggi  (alcuni pubblicati da Homo Scrivens e da La Valle del Tempo) racconti, recensioni è docente presso le scuole estive dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Organizza dal 2009 gli incontri del Cafè Philo a Napoli e scrive di teatro su varie testate online.

Rade Jarak: “Deserti – Fiction autobiografica” (Ed. Carthago, trad. Suzana Glavaš), di Rita Felerico

Rade Jarak: lo scrittore croato che è allo stesso tempo tutti e nessuno

“Di tutto ciò forse la cosa più importante è ricordare che il tempo ha un suo mistero, sebbene esso per un attimo possa sfuggirci di mano. Un giorno sicuro ce ne ricorderemo”, scrive Rade, perché siamo fatti anche di passato, ovvero di tutto ciò che è accaduto nonostante noi. Le pagine del libro attraversano l’infanzia, l’adolescenza, la giovinezza del nostro autore, i percorsi di formazione, i dubbi, le emozioni, le sensibili fragilità, con uno stile e una modulazione tutta di Rade; entra nei ricordi, nelle immagini di fotografie ingiallite che ancora sprigionano luce di esistenze, nel legno dei mobili delle case, negli oggetti con i quali convive, nell’odore dei cibi, nei panorami che si stagliano dalle finestre.

Raccontandoci di un secolo senza definirlo, Rade narra la verità sulla nostra dimensione, in opposizione a quella euclidea, la verità che la scienza non aveva ancora raccontato, quella che scopre osservando le mappe dello zio, immaginando di viaggiare in Paesi sconosciuti e tutti da scoprire ma legati da una unica, sola atmosfera. “ Avevo la sensazione di uscire da una mera astrazione della mappa e di poter materializzare in un vorticoso attimo, tutte quelle astratte lontananze in ogni metro, in ogni centimetro, in ogni granello di sabbia del deserto……E poi là dentro c’era di tutto, c’erano immagini di mille città..”.

Ad unire città e Paesi, uomini di  ogni razza c’è il mare, il Mediterraneo, il suo colore blu non riproducibile neppure se si prova  a mischiare ogni sfumatura o tono di azzurro, quel mare di onde nel quale la fanciulla ‘nuotatrice’ di Rade va ad immergersi, un moto che con movimenti, gesti semplici la ragazza scalfisce. “Non vogliamo fare il bagno con te, perché schizzi”, dice a Rade . Ma Rade è un cittadino del Mediterraneo.

Abitare il Mediterraneo è essere coinvolti e vivere spazi, emozioni, colori, dolori, sapendo di condividerli in un linguaggio, quello del mare e  in immagini che intrecciano umori, profumi, sapori, segni, parte di un sapere collettivo che sopravvive ad ogni tentativo di prepotente violenza tesa a sopprimere e cancellare una realtà che per la sua bellezza, le sue ferite, rende muti e silenziosi. Riconoscerla  è un antidoto alla sparizione, una medicina, una cura a quel costante desiderio di dare senso alle esistenze  e alle loro memorie. Rade Jarak è  un uomo del Mediterraneo.

Deserti – Fiction autobiografica, pubblicato nel 2023 da Carthago-edizioni, dalla indovinata copertina – che riproduce un  quadro di Carmelo Zaffora, il Sigillo del Mare, sintesi delle atmosfere che il libro dona, quel cappello dietro al quale si immagina lo sguardo rivolto verso l’orizzonte sognante del mare –  è un romanzo aperto sulla vita di un ragazzino e poi uomo cresciuto sulle rive del mare Mediterraneo, abitando paesi e villaggi in parte spariti, ma ricchi di antiche tracce di storia incastonate nei borghi antichi, di leggende, di fantasmi che prendono vita dai racconti e dalla memoria degli anziani.

Rade, appassionato protagonista delle storie, comunica con toni semplici ma intensi, con sillabe evocative, contenute in uno stile mai gridato, quasi discorsivo, quasi sommesso, anche quando scrive di paura, di timore, di angosce o quando affronta una varietà di temi, da quello dell’identità a quello dei sentimenti dell’adolescenza, da quello degli  amori rubati e immaginati a quello della famiglia, ai ricordi delle storie familiari, dagli oggetti che popolano i luoghi  misti e incrociati con quelli deformati dalla fantasia, fino a richiamare lo sfaldamento umano della guerra.

La descrizione del parco, del labirinto di verde, è una reale parallela descrizione della vita che appariva ai suoi occhi : “ Ah quel giardino! Era un meraviglioso caos! Per me una vera e autentica foresta magica,un castello incantato dalle mille porte ed altrettante camere, ma senza vie d’uscita”. Descrivere sé stessi e la realtà che ti avvolge  è sempre molto difficile. La via di fuga di Rade è sempre il mare. Viaggia con il suo desiderio su quelle navi che lo solcano, anche se ridotte a vecchi legni marciti dall’acqua, ogni legno è un pezzettino di sogni, dice.

La vita scorre come tante inquadrature di un film, come una somma di deserti che non si riescono mai ad attraversare senza bruciarsi, deserti come simboli dei silenzi che definiscono le solitudini, la distanza dei corpi da ciò che si sente con il cuore che rischia di sparire nei labirinti delle assenze, delle lontananze. Rimangono i deserti e quel che resta delle città sconvolte e delle persone sconvolte dalla storia dei fatti : “ Eravamo due creature impotenti, ognuna nel proprio deserto, appoggiate l’una all’altra nella pena e per questo anche più vulnerabili, poiché oltre al proprio deserto, guardavamo, sentivamo, il deserto e la pena dell’altro”.

Il richiamo finale alla guerra e al dissolvimento di ogni sentimento di umanità percorre le ultime pagine del libro lì dove Rade confessa che dove c’è il mare in tempesta “lì è la mia patria… Grandi , assai grandi, sono i deserti in noi, nei nostri animi. Anche il mondo è un deserto”. E il tempo e gli anni ci sfuggono dalle mani e dal cuore. Ma da questo non dobbiamo farci impaurire.  

Tradotto in italiano dal croato con grande competenza e appassionato desiderio di includere Rade nei nostri cuori e immaginari, Suzana Glavaš   riesce ad essere lettrice attenta e interprete nello stesso tempo del suo linguaggio, con tale intenso sentimento da dar voce anche ai sensi e ai suoni inascoltati che si celano dietro le parole di Rade.     

Al prossimo romanzo.     

Rita Felerico 

Rita Felerico: laureata in Filosofia, giornalista pubblicista, counselor filosofico,  promotrice di manifestazioni e iniziative culturali, vincitrice di vari concorsi di poesia, è vice presidente dell’Associazione Peripli – Culture e Società Euromediterranee. Ha pubblicato sillogi poetiche, con Bibliopolis  DeSiderio con disegni dell’artista Lello Esposito, Invenzioni a due voci, editore Graus, con disegni del Maestro Riccardo Dalisi. Nudarsi, editore Turisa con disegni dell’arch. Aldo Capasso, Nudarsi – incroci di poesia -dialogo tra versi liberi e parole recluse, editore La valle del Tempo, Di impavida poesia, editore La Valle del Tempo e Del Tempo Trovare le Parole, editore La  Valle del Tempo, corredata da opere di artiste/i di vari Paesi. Presente in raccolte e collettanei, con saggi  (alcuni pubblicati da Homo Scrivens e da La Valle del Tempo) racconti, recensioni è docente presso le scuole estive dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Organizza dal 2009 gli incontri del Cafè Philo a Napoli e scrive di teatro su varie testate online.