“Referendum, andiamo a votare!”, di Loredana Cefalo (video)

Cari amici randagi, oggi vi racconto una storia. 

Immaginate una bella mattinata a Procida, nel 1938. Il sole splende, il mare luccica… e cosa sognano le nostre fanciulle? 

Elsa Morante ce lo svela ne L’Isola di Arturo con una frase che è un pugno nello stomaco:

 “La loro sola speranza, era di diventare le spose d’un eroe: di servirlo, di stemmarsi del suo nome, di essere la sua proprietà indivisa, che tutti rispettano; e di avere un bel figlio da lui, somigliante al padre.”

Insomma, il sogno nel cassetto? Mettere l’anello al dito di un “eroe”, passare al “suo” nome e… diventare un oggetto. Sì, avete capito bene, una “proprietà indivisa”!

Per le donne di allora, l’orizzonte era il focolare domestico, la subordinazione e, magari, un bel marmocchio “somigliante al padre”. Tipo una versione ante-litteram delle “desperate housewives”, ma senza i benefit della lavastoviglie.

E poi, BAM! Arriva il 2 giugno 1946. 

Un giorno storico. Finalmente, le donne italiane vengono chiamate alle urne (in netto ritardo per l’Europa e ci ha staccati sui finali anche la Russia).

Niente più balli principeschi con scarpette di cristallo per accalappiare un marito col cavallo bianco. Stavolta, la posta in gioco era molto più alta: scegliere tra Monarchia e Repubblica! 

In quella occasione, le donne italiane si sono presentate al seggio non per trovare il principe azzurro, ma per dare il loro contributo. La Monarchia perde (addio sogni di principesse per tutti!) e un passo da gigante viene compiuto per la condizione femminile. 

Ma ancora c’era da galoppare!

Perché, nel dopoguerra, la vita delle donne era comunque una giungla. 

Pensate: erano ancora “subordinate al marito nel regime matrimoniale”, l’indipendenza economica era un miraggio lontano, e il divorzio? Ah, quello non esisteva proprio, nemmeno se il maritino si trasformava in un orco. E qui arriva il bello (sono ironica, l’avevate capito?): erano ancora in piedi gli “istituti giuridici del delitto d’onore e del matrimonio riparatore in caso di violenza sessuale”. Sì, avete letto benissimo.

Altro che favole! Se una donna osava tradire il marito, rischiava la pelle. E se veniva stuprata? Beh, la “soluzione migliore” era che lo stupratore accettasse di sposarla. Tipo “La bella e la bestia”, ma con un finale molto meno romantico e decisamente più inquietante.

Ma la storia, per fortuna, non è finita qui. Sono arrivati due “salvacondotti”: nel 1974 il referendum sul divorzio (finalmente libere di dire “addio”!) e nel 1981 la legalizzazione dell’aborto, che ha dato alle donne la libertà di decidere del proprio corpo. 

Capite ora perché andare a votare ai referendum è così importante? Non è per scegliere un partito o esprimere una preferenza. È per dire la nostra, per decidere cosa è giusto o sbagliato per noi e per la società in cui vogliamo vivere. 

Ogni singolo voto è una piccola battaglia vinta contro le vecchie “proprietà indivise” e le “scarpe di cristallo” della subordinazione!

E ora, passiamo al nuovo appuntamento con le urne: domenica 8 e lunedì 9 giugno! Due temi caldi: il lavoro (per rimettere a posto il pasticcio del Jobs Act) e la cittadinanza. 

Per farvela facile, ve le racconto come ho fatto con mia figlia, che ha quasi 5 anni.

  • SCHEDA VERDE (Il giocattolo ingusto): immaginate che vi tolgano il vostro giocattolo preferito e vi offrano delle caramelle. Ma voi rivolete il giocattolo! Se votate SI, potete riavere il vostro giocattolo. Se votate NO, vi beccate solo le caramelle. Chiaro, no?
  • SCHEDA ARANCIONE (Le caramelle illimitate): la legge vi dice quante caramelle potete avere se vi tolgono il giocattolo. Ma vi sembra giusto? E se il giocattolo era il vostro “super preferito”? Se vince il SI, non c’è limite alle caramelle che potete ottenere! Una cascata di dolcetti!
  • SCHEDA GRIGIA (Il motivo del gioco nuovo): vi danno un gioco nuovo, ma potete tenerlo solo per poco. Volete sapere il perché? Se la risposta è SI, allora votate SI. Se ve ne frega zero del motivo, votate NO. Facile come bere un bicchier d’acqua!
  • SCHEDA ROSSA (Il giocattolo malandrino): se prestate un giocattolo a un amico e lui si fa male perché se lo tira in testa, è giusto che sia anche colpa vostra? Se vi sembra di no, votate SÌ. Se invece vi sentite responsabili per tutti, votate NO.
  • SCHEDA GIALLA (L’isola che non c’è per tutti): questa è un po’ più complessa, ma ci arriviamo. 

Immaginate di voler andare a vivere nell’Isola che non c’è con Peter Pan e tutta la banda. Ci andate, ma prima di poter dire “ci abito!”, devono passare 10 anni. Vi sembra troppo? Col SI, i bimbi sperduti diventeranno cittadini italiani in 5 anni anziché 10. Meno attesa, più avventura!

Allora, capite l’importanza di fare un salto alle urne? Non lasciamo che altri decidano per noi il futuro delle nostre “scarpette di cristallo” o dei nostri “giocattoli preferiti”! 

Andiamo a votare!

Loredana Cefalo*


* Mi chiamo Loredana Cefalo, classe 1975, vivo a Cagliari, ma sono Irpina di origine e per metà ho il sangue della Costiera Amalfitana. Adoro le colline, il profumo della pioggia, l’odore di castagne e camino, che mi porto dentro come parte del mio DNA.

Ho una grande curiosità per la tecnologia, infatti da cinque anni tengo una rubrica di chiacchiere a tema vario su Instagram, in cui intervisto persone che hanno voglia di raccontare la loro storia. 

Sono stata una professionista della comunicazione, dell’organizzazione di eventi e della produzione televisiva, settori in  cui ho un solido background. Mi sono laureata in Giurisprudenza e ho un Master in Pubbliche Relazioni.

Ho accumulato una lunga esperienza lavorando per aziende come Radio Capital, FOX International Channels, ANSA e Gruppo IP, ricoprendo ruoli significativi nel settore della comunicazione e dei media, fino a quando non ho scelto di fare la madre a tempo pieno dei miei tre figli Edoardo, Elisabetta e Margaret.

In un passato recente ho anche giocato a fare la  foodblogger e content creator, con un blog personale dedicato alla cucina, una delle mie grandi passioni, insieme all’arte pittorica e la musica rock.

L’amore per la scrittura, nato in adolescenza, mi ha portata a scrivere il mio primo romanzo, “Il mio spicchio di cielo” pubblicato il 16 gennaio 2025 da Bookabook Editore e distribuito da Messaggerie Libri. Il romanzo è frutto di un momento di trasformazione e di crescita. La storia è presa da una esperienza reale vissuta indirettamente e ricollocata nel passato per fini narrativi e per gusto personale. Ho abitato in molti luoghi e visitato con passione l’Europa e le ambientazioni del romanzo sono frutto dell’amore che provo nei confronti delle città in cui è collocato.

Antonello Di Pinto: “Caravaggio. Il portale per arrivare a Dio” (Curcio, 2024), di Elena Realino

Ma cos’è la felicità? Sono mai stato felice io? Sarò mai felice, un giorno? Se è quella sensazione boriosa che provo quando dipingo, allora lo sono, ma solo in parte, perché poi, quando termino un quadro cado di nuovo nelle fauci della tristezza. . .

Per gli appassionati dell’arte e della pittura questo di Antonello Di Pinto è un romanzo imperdibile: Caravaggio, Il portale per arrivare a Dio oltre a farci ripercorrere la vita del pittore ci fa inoltrare nei meandri della sua psiche, e questo credo che sia per un cultore di questo artista tutto ciò che si può desiderare di incontrare in un libro a lui dedicato; altresì vale per coloro che si accostano a lui per le prime volte, così che Caravaggio può rivelarsi loro in tutta la sua essenza.

La narrazione della vita di Caravaggio si svolge attraverso dei flashback e dei rimandi alle esperienze da lui vissute, rievocate mentre si trova nel letto di un sanatorio al termine della sua vita: tra crisi di tormento e delirio Caravaggio passa in rassegna vari momenti che vanno dall’infanzia al periodo della produzione artistica svolta a Roma (periodo centrale e dominante nella sua vita) per continuare poi con gli ultimi anni del periodo napoletano e finire col soggiorno a Malta e Siracusa. È proprio durante questa attività mentale sul letto di morte che conosciamo il suo lato umano, le cogitazioni di quei momenti sono rivelatrici di un io segreto e profondo.

Il lettore riesce ad avere l’immagine del Caravaggio uomo anche attraverso il Caravaggio pittore, e infatti nel libro la coscienza dell’artista viene esaminata proprio attraverso l’analisi delle sue opere. Di Pinto prende in considerazione il contesto in cui Caravaggio lavora a quella data opera, il luogo, lo spazio, i modelli umani utilizzati e pure i sentimenti da lui provati: è il quadro stesso a rivelare quale moto d’animo muoveva il dito del pittore in quel momento. Solo alcuni esempi: il ritratto de Il ragazzo con canestra di frutta rivela il profondo legame che univa Caravaggio a Mario Minniti, e nello sguardo di Santa Caterina d’Alessandria si riflette il nobile amore del pittore verso la cortigiana Fillide Melandroni in posa per lui.

La rivelazione dei motivi dell’animo del pittore è mediata proprio dai soggetti rappresentati, dai modelli in presa diretta, scelti da Caravaggio fra gli umili e i miserabili: scende in strada, li chiama, li fa entrare nel suo stanzone lercio ma a lui funzionale e poi fornisce un piccolo compenso che a loro serve per sopravvivere a una vita di stenti, mentre al pittore questo contributo è servito a raggiungere quello che lui vuole sia lo scopo della sua arte, ovvero realizzare la vera natura delle cose. “Egli aveva superato la lezione di Paterzano e dei manieristi lombardo-veneti, non era più necessario arrancare nella conoscenza alla ricerca del bello ideale: il bello era lì davanti e non c’era nient’altro da fare che scattare un fermo immagine: click! Il resto lo aveva già fatto Dio.”

Quel Dio tanto anelato da Caravaggio che lui riesce finalmente a riconoscere nei visi di quegli umili: sono loro a costituire l’accesso per arrivare a Dio. Il libro esplora questa dimensione spirituale in rapporto ai dipinti e alla realtà resa da questi dipinti, la cui essenzialità e sobrietà è interpretata proprio come ricerca di Dio: l’entità divina non si nasconde nei fronzoli di un’opera ampollosa, bensì si palesa nelle cose o persone ordinarie, portatrici di un’energia profonda e pura. Forse è anche per questo che più volte nel libro ci sono dei malinconici riferimenti alla condanna a morte per eresia di Giordano Bruno, la cui visione panteistica supponeva che Dio è vivo e presente in ogni cosa, il Creatore vicino alla sua Creazione. Questo e altri riferimenti relativi al periodo dell’Inquisizione e della Controriforma denotano il pensiero e i sentimenti di Caravaggio al riguardo. È il periodo del fanatismo religioso promosso in Italia al fine di rilanciare la dottrina cattolica e contrastare il pensiero luterano. Erano numerose le commissioni per diverse chiese che necessitavano di immagini per promuovere la Controriforma. La Morte della Vergine di Caravaggio fu rifiutata dalla committenza religiosa: come modello della Santa Vergine Caravaggio scelse una prostituta annegata nel Tevere, dunque utilizzò come modello un cadavere vero e proprio dovendo rappresentare la Vergine defunta. Questo spiega forse il suo ventre gonfio, ripieno ancora dell’acqua del Tevere. Insomma, tutto decisamente più profano che mistico.

I pregiudizi dell’Italia della Controriforma erano sicuramente in antitesi con la vita di strada di Caravaggio divisa tra osterie, risse e campi di pallacorda. Eppure anche in questo caso c’è una sorta di riabilitazione della figura di ‘pittore maledetto’ all’interno del romanzo: pur rappresentato nella sua irascibilità e sfrontatezza, Caravaggio è convettore di pulsazioni profonde e genuine, e nella sfida tra amore e odio che avviene in lui, a farla da padrone è un’eterna sofferenza.                                        

Rimane comunque la raffigurazione di un Caravaggio indiscreto e poco moderato, a tratti insolente, anche quando si tratta di avere a che fare con personaggi illustri dell’epoca, e questo emerge con molta evidenza dal suo linguaggio, dal modo in cui si esprime, gretto e scurrile.

Il libro si conclude con l’interessante esperienza da parte di Antonello Di Pinto del ritrovamento del dipinto Ecce homo in una Casa d’aste, che lui intercetta e riconosce come opera caravaggesca, o come un Caravaggio, appartenenza confermata poi da Vittorio Sgarbi, che peraltro cura l’introduzione del volume. Questo spazio dedicato s’intitola: La vera storia del Caravaggio ritrovato. 

Infine, è molto affascinante leggere della smania che aveva Caravaggio per le fonti di luce, così essenziali per la resa dei suoi dipinti, dove alcuni dei personaggi emergono come dal buio, e tra le ombre riflettono una sorgente luminosa. “Lavorare sotto un lucernario lo isolava da tutto il resto, era come se riuscisse in qualche modo a fermare la macina del tempo: con lo spazio circostante scuro e incerto, il dramma diventava più evidente e i soggetti assumevano pose più intense, teatrali, solenni. Tutto rimaneva bloccato in quel fermo immagine, in quel fotogramma senza tempo, indelebile, ignaro che sarebbe stato ricordato nei secoli dei secoli.”

Elena Realino*

*Elena Realino, è nata a Castrovillari, in provincia di Cosenza. Studia le pagine della letteratura con passione e spirito critico. Impegnata nel sociale, laureata in Lingue e Culture Moderne all’Unical. Crede che lo studio delle letterature straniere possa essere la chiave di accesso alla società poliedrica in cui viviamo e possa accorciare le distanze rispetto a realtà e mondi altrimenti ignoti o poco conosciuti.

                                                                                                                              

 

Marco Malvaldi e Samantha Bruzzone: “Chi si ferma è perduto” (Sellerio), di Carlotta Lini

“Quando il crimine è una questione di naso” 

Nel borgo toscano in cui tutti sanno tutto di tutti – o credono di saperlo – c’è chi porta il mistero in cucina e chi, invece, lo trova nascosto fra le note di una melodia interrotta. Serena Martini è una donna qualunque. O meglio, lo sembrerebbe: casalinga, chimica, madre e moglie. Ma guai a sottovalutarla. Perché Serena, quando fiuta qualcosa che non torna, non si ferma. E soprattutto, non è perduta.

Nel romanzo firmato dalla vincente coppia Malvaldi-Bruzzone, ci immergiamo in una storia dal tono brillante e mai banale, un giallo che cammina sui tacchi della commedia e inciampa volutamente nel paradosso. Una lotta contro le stereotipie di genere, condita da un’ironia pungente e per niente sottile, che pone il lettore in un’immediata condizione di spensieratezza e leggiadria. Ma solo in apparenza.

Tutto comincia con un cadavere: il professor Caroselli, insegnante di musica in una scuola religiosa, viene trovato morto. Non è solo un caso da archiviare. C’è odore di veleno, e non solo in senso chimico. A fiutare il crimine è Serena, dotata di un olfatto straordinario e di un’ironia ancora più affilata. Accanto a lei, la sovrintendente Corinna, poliziotta concreta, altissima e con una pazienza vacillante. Per sua fortuna orgoglio e tenacia hanno sempre la meglio.

Insieme, le due danno vita a un’indagine che è anche un percorso nella quotidianità più farsesca del nostro paese: conventi schiacciati dai segreti, paesani impiccioni, vizi nascosti e una provincia che osserva, commenta, giudica.

La forza del romanzo sta nell’intreccio che diverte ma non distrugge la tensione, e in una scrittura che si affida al dialogo per definire il ritmo e i personaggi. C’è qualcosa di leggero, ma non superficiale. Di irriverente, ma non cinico.

“Chi si ferma è perduto” non è solo un giallo. È un invito a osservare più da vicino, a ridere anche quando si indaga sul serio, a prendere sul serio anche ciò che sembra ridicolo. Un libro che ci ricorda che l’intelligenza femminile – non urlata, non imposta, ma esercitata con metodo e intuito – può fare la differenza. Anche, e soprattutto, nelle pieghe della normalità. E in una realtà così fatiscente, la Dottoressa Serena Martini è la protagonista di cui non sapevamo di avere bisogno.

Carlotta Lini

Carlotta Lini è laureata in Lingue e Letterature Straniere e si occupa di contenuti editoriali, lettura professionale e comunicazione culturale. Dopo un’esperienza significativa nel mondo della moda e dell’imprenditoria creativa, si è dedicata alla scrittura e alla consulenza editoriale. Cura il blog I Need a Book – The Thrill of Literature, in cui approfondisce la letteratura classica e contemporanea attraverso recensioni, rubriche e interviste d’autore. Collabora con progetti editoriali e culturali, con uno sguardo attento alla parola e alla qualità dei contenuti. Per lei, leggere è una fortuna, non un semplice passatempo. È una ricchezza intima, personale, inalienabile. Un piccolo miracolo che possiamo compiere ogni giorno, sfogliando una pagina dopo l’altra, e scoprendo — ogni volta — che le parole sanno ancora sorprenderci. 

“Libri allo specchio”, una rubrica a cura di Loredana Cefalo: il mercato (video)

L’Italia e i libri: se leggete poco, forse, non è colpa vostra.

Cari amici lettori, preparatevi a una doccia fredda di numeri e una risata amara sul destino della lettura nel Bel Paese. Perché se pensavate che leggere fosse roba da tutti, i nostri due supereroi preferiti, l’ISTAT e l’AIE vi sveleranno la cruda verità: in Italia, leggere è quasi uno sport estremo per pochi audaci.

Nel 2022, appena il 39,3% degli italiani dai 6 anni in su ha dichiarato di aver sfogliato almeno un libro non per obbligo scolastico o professionale. 

E non pensiate che la parità di genere abbia vinto qui: le donne (71%) comprano libri molto più degli uomini (59%). 

Ma c’è il digitale che ci salva! Pia illusione: gli eBook sono arrivati al 30% e gli audiolibri al 15% (con una crescita che fa gridare al miracolo, un +7,1%!). Ma diciamocelo, ascoltare un libro è quasi come guardare la versione film del romanzo: non è proprio la stessa cosa, vero? 

Poi c’è il divario Nord-Sud: se nel Nord il 46,1% legge, al Sud scendiamo a un misero 27,9%.

Fa ridere, ma non troppo, anche il tempo di lettura medio: nel 2024 è crollato a 2 ore e 47 minuti a settimana, rispetto alle 3 ore e 16 del 2023. Praticamente abbiamo a stento il tempo di leggere il bugiardino di un medicinale.

E veniamo al mercato editoriale: dopo un timido recupero post-pandemia (un +1,1% a valore nel 2023, per un totale di 3,439 miliardi di euro – una cifra che fa gola a molti ma che si spalma su troppi), il 2024 ha deciso di riportarci con i piedi per terra.

Nei primi mesi del 2024, siamo a 2,4 milioni di copie in meno rispetto all’anno precedente.  Le librerie fisiche si riprendono un po’ (toccano il 53,7% delle vendite), mentre l’online (che ora è il 41,7%) rallenta. Insomma, abbiamo riscoperto il piacere di toccare la carta, ma solo per poi non comprare.

Ma noi “randagi curiosi” ci siamo chiesti perché leggiamo meno e l’editoria va a picco? 

Rassegnarci: siamo POVERI: con l’inflazione che morde e gli stipendi che non si muovono, il libro è diventato un “bene di lusso”. Spendere 20 euro per un romanzo quando si può avere un mese di Netflix? La scelta è facile, no?

Il grande nemico, però, non è il libro, ma lo smartphone! Social media, serie TV, videogiochi, gattini su YouTube… la nostra attenzione è frullata in mille pezzi. Chi ha il tempo di concentrarsi su 300 pagine quando un video di 15 secondi ti dà la dopamina immediata? Passiamo più tempo a scrollare che a leggere.

Anche chi ci governa ci rema contro la 18App è stata sostituita da due carte, quella della Cultura e quella del Merito che hanno ridotto il potere d’acquisto dei giovani. Praticamente, un incentivo a comprare meno libri. Per non parlare del taglio di 30 milioni di euro alle biblioteche. Beh, significa meno libri nuovi sugli scaffali pubblici e meno possibilità per chi non può comprare. 

E mentre i colossi editoriali stringono i denti, anche aiutati dai contributi diretti e indiretti percepiti per garantire il pluralismo dell’informazione, le case editrici medie e piccole sono in ginocchio. Le medie hanno perso il 9,3% e le micro il 2,5%. Praticamente, se non sei un mostro dell’editoria, la tua esistenza è un atto di coraggio (o follia).

I lettori potenziali sono confusi: vengono pubblicati troppi libri e si finisce sempre per comprare quello di cui “tutti parlano”.

E intanto la cultura della lettura va a farsi benedire: a scuola i ragazzi sono costretti a leggere, spesso senza scegliere nemmeno il titolo e così l’amore per i libri muore sul nascere. È più facile odiare qualcosa se te lo impongono, no?

In sintesi, la lettura in Italia è un campo di battaglia. Tra crisi economica, distrazioni digitali e politiche culturali discutibili, il libro si difende come può. Forse dovremmo iniziare a considerare il leggere un atto di ribellione. Voi che dite?

Loredana Cefalo*


* Mi chiamo Loredana Cefalo, classe 1975, vivo a Cagliari, ma sono Irpina di origine e per metà ho il sangue della Costiera Amalfitana. Adoro le colline, il profumo della pioggia, l’odore di castagne e camino, che mi porto dentro come parte del mio DNA.

Ho una grande curiosità per la tecnologia, infatti da cinque anni tengo una rubrica di chiacchiere a tema vario su Instagram, in cui intervisto persone che hanno voglia di raccontare la loro storia. 

Sono stata una professionista della comunicazione, dell’organizzazione di eventi e della produzione televisiva, settori in  cui ho un solido background. Mi sono laureata in Giurisprudenza e ho un Master in Pubbliche Relazioni.

Ho accumulato una lunga esperienza lavorando per aziende come Radio Capital, FOX International Channels, ANSA e Gruppo IP, ricoprendo ruoli significativi nel settore della comunicazione e dei media, fino a quando non ho scelto di fare la madre a tempo pieno dei miei tre figli Edoardo, Elisabetta e Margaret.

In un passato recente ho anche giocato a fare la  foodblogger e content creator, con un blog personale dedicato alla cucina, una delle mie grandi passioni, insieme all’arte pittorica e la musica rock.

L’amore per la scrittura, nato in adolescenza, mi ha portata a scrivere il mio primo romanzo, “Il mio spicchio di cielo” pubblicato il 16 gennaio 2025 da Bookabook Editore e distribuito da Messaggerie Libri. Il romanzo è frutto di un momento di trasformazione e di crescita. La storia è presa da una esperienza reale vissuta indirettamente e ricollocata nel passato per fini narrativi e per gusto personale. Ho abitato in molti luoghi e visitato con passione l’Europa e le ambientazioni del romanzo sono frutto dell’amore che provo nei confronti delle città in cui è collocato.

“Libri allo specchio”, la nuova rubrica a cura di Loredana Cefalo: le recensioni (video)

La verità nascosta delle recensioni: chi decide davvero se un libro vende?

Dimenticate i critici letterari di una volta e l’idea che le recensioni siano “ben poca cosa”. Nel frenetico mercato del libro digitale, la realtà è molto più complessa e, diciamocelo, sorprendente. Sebbene la qualità delle recensioni su blog e social si sia spesso appiattita – finendo per essere quasi sempre positive, frutto di collaborazioni o persino pagamenti – il loro impatto sulle vendite è tutt’altro che trascurabile. Anzi, è misurabile e potentissimo.

L’Algoritmo è il nuovo oracolo.

Mentre alcuni si lamentano della deriva delle recensioni, noi “randagi curiosi” abbiamo scavato a fondo, guardando ai numeri che davvero contano. I portali di e-commerce e i social media non sono mossi da opinioni, ma da algoritmi. E in questo universo digitale, ogni commento, positivo o negativo, genera “hype” (clamore, fermento) intorno a un’opera editoriale.

EBookFairs parla chiaro e i dati sono sbalorditivi: su Amazon, una singola recensione positiva può far crescere le vendite del 62% nella settimana successiva! Un impatto enorme che pochi osano ammettere.

Ma la vera rivoluzione sta nelle recensioni negative. Incredibile ma vero: anche una critica severa può contribuire all’aumento delle vendite fino al 34%. Perché? Generano curiosità, quel “mistero” che spinge il lettore a volerci vedere chiaro, a farsi una propria idea. Un libro discusso è un libro che esiste e incuriosisce.

Non è BookTok ciò che pensate: i veri influencer sono altrove

Mentre le librerie online sono ancora piene di recensioni lunghissime e dettagliate, la vera battaglia si vince altrove. Sono i social media a fare da padroni, trasformando bookblogger improvvisati in veri e propri micro-influencer e influencer. Questi nuovi opinion leader riescono a orientare ben il 14% degli acquisti di libri!

Ma attenzione a non cadere nell’ultima illusione: l’idea che “se un libro finisce nel BookTok ha fatto bingo” è un mito da sfatare. Contro ogni aspettativa, il social di riferimento per gli acquisti di libri è ancora Instagram, seguito a ruota da Facebook e YouTube. TikTok? Solo in coda. Questo significa che la strategia per il lancio di un libro deve essere mirata e basata su dati reali, non su percezioni o mode passeggere.

Il Nostro Consiglio da “Randagi Curiosi”

Autori e autrici emergenti, case editrici che volete far brillare i vostri ultimi capolavori, il messaggio è chiaro: accaparratevi uno spazio nel calendario editoriale dei bookblogger di riferimento su Instagram, Facebook e YouTube.

E un piccolo segreto, un tocco di genio per generare quel “mistero” che vende: ogni tanto, fate inserire da qualche amico o collaboratore una bella monostella senza commento su Amazon! Potrebbe essere la scintilla che accende la curiosità e trasforma un libro sconosciuto in un bestseller.

La partita della visibilità si gioca qui, tra numeri, algoritmi e la sottile arte di generare interesse, anche quando il commento è solo una provocazione silenziosa.

Loredana Cefalo*


* Mi chiamo Loredana Cefalo, classe 1975, vivo a Cagliari, ma sono Irpina di origine e per metà ho il sangue della Costiera Amalfitana. Adoro le colline, il profumo della pioggia, l’odore di castagne e camino, che mi porto dentro come parte del mio DNA.

Ho una grande curiosità per la tecnologia, infatti da cinque anni tengo una rubrica di chiacchiere a tema vario su Instagram, in cui intervisto persone che hanno voglia di raccontare la loro storia. 

Sono stata una professionista della comunicazione, dell’organizzazione di eventi e della produzione televisiva, settori in  cui ho un solido background. Mi sono laureata in Giurisprudenza e ho un Master in Pubbliche Relazioni.

Ho accumulato una lunga esperienza lavorando per aziende come Radio Capital, FOX International Channels, ANSA e Gruppo IP, ricoprendo ruoli significativi nel settore della comunicazione e dei media, fino a quando non ho scelto di fare la madre a tempo pieno dei miei tre figli Edoardo, Elisabetta e Margaret.

In un passato recente ho anche giocato a fare la  foodblogger e content creator, con un blog personale dedicato alla cucina, una delle mie grandi passioni, insieme all’arte pittorica e la musica rock.

L’amore per la scrittura, nato in adolescenza, mi ha portata a scrivere il mio primo romanzo, “Il mio spicchio di cielo” pubblicato il 16 gennaio 2025 da Bookabook Editore e distribuito da Messaggerie Libri. Il romanzo è frutto di un momento di trasformazione e di crescita. La storia è presa da una esperienza reale vissuta indirettamente e ricollocata nel passato per fini narrativi e per gusto personale. Ho abitato in molti luoghi e visitato con passione l’Europa e le ambientazioni del romanzo sono frutto dell’amore che provo nei confronti delle città in cui è collocato.