Edgar Allan Poe (1809-1849), figlio del Romanticismo americano, Dark Romanticism, porta il gotico dentro la mente: l’orrore non è più soltanto nei castelli, nelle cripte e nelle apparizioni, ma nella percezione stessa della realtà, attraverso una sorta di metamorfosi sensoriale. Ne Il crollo della casa Usher, pubblicato nel 1839, le parole diventano suono, il suono diventa rumore e il rumore invade la realtà
I libri non sono mai semplicemente il percorso di un lettore, ma si legano inevitabilmente al percorso della nostra vita. Il legame che si crea tra libro e realtà è come quello di un oggetto fisico davanti allo specchio, illuminato da un faro esterno che dispensa la sua luce a entrambi. Perché questo accada è necessario avere un’immaginazione e un temperamento facilmente eccitabili: qualità che, nel tempo, sono state definite sensibilità del genio, particolare propensione alla malinconia, nevrosi. Difficile stabilirne i confini. Le opere di Poe, hanno questa capacità: creano un legame tenace e intricato, dal quale diventa quasi impossibile svincolarsi. Si vaga continuamente tra realtà e immaginazione, tra l’io reale e una percezione più intima e profonda del sé. Avevo già letto altro di Poe, ma questo racconto mi ha particolarmente impressionata.

… poiché questo mio stato d’animo non era alleviato per nulla da quel sentimento che per essere poetico è semi piacevole, grazie al quale la mente accoglie di solito anche le più tetre immagini naturali dello sconsolato o del terribile. Contemplai la scena che mi si stendeva dinanzi… contemplai ogni cosa con tale depressione d’animo ch’io non saprei paragonarla ad alcuna sensazione terrestre se non al risveglio del fumatore d’oppio, l’amaro ritorno alla vita quotidiana, il pauroso squarciarsi del velo.
L’agitazione nervosa con cui Roderick chiedeva al suo più intimo amico di raggiungerlo, nella speranza di trovare sollievo al proprio male, lo spinge a fargli visita senza indugio. È il cuore a guidarlo verso quella casa e verso quell’amico di cui, nonostante l’antica intimità, ricordava ormai ben poco. Insieme iniziano a leggere. La biblioteca degli Usher, va detto, è molto fornita: Si trovano il Belfagor di Machiavelli; Le meraviglie del cielo e dell’inferno di Swedenborg; Il viaggio sotterraneo di Nicholas Klimm di Holberg e molti altri testi.
Eppure il protagonista sceglie proprio l’unico libro inesistente dell’intera biblioteca:
Era una vecchia edizione del Mad Trist di Sir Launcelot Canning ed io gli avevo attribuito la qualità di libro preferito da Usher più in un attimo di scherzosa malinconia che con intenzione seria; nelle sue scialbe e ridicole lungaggini non vedevo, al momento d’intraprenderne la lettura, che cosa avrebbe potuto interessare l’elevata spiritualità del mio amico?
Si tratta di uno pseudobiblion creato da Poe, ed è ancora più prezioso se si considera quanto questa tecnica fosse allora poco frequentata nella letteratura. È a questo punto che realtà e libro diventano oggetto di riflessione all’interno del libro stesso. La lettura non si limita più a raccontare una storia: ciò che accade nelle pagine sembra uscire dal libro e riversarsi nella realtà. La tetra e cupa atmosfera del Mad Trist, il colpo di mazza con cui Ethelred, un cavaliere che, durante una notte tempestosa, arriva davanti alla dimora di un eremita e chiede ospitalità. Non ricevendo risposta, sfonda la porta con la forza. Da quel momento entra in uno spazio misterioso e soprannaturale, dove affronta un drago, lo abbatte e lo vede stramazzare al suolo con un urlo talmente agghiacciante da costringerlo a tapparsi le orecchie; i rumori si confondono con quelli che provengono dal buio della casa Usher. Il confine tra ciò che viene letto e ciò che realmente accade si fa sempre più sottile. I rumori riportano allora all’immagine della sorella di Roderick, Lady Madeline, rinchiusa viva nella bara:
L’abbattersi dell’uscio dell’eremita, e l’urlo di morte del drago… Vuoi dire piuttosto l’infrangersi della sua bara, il suono stridente dei cardini di ferro della sua prigione, il suo dibattersi entro l’arcata foderata di rame della cripta! Oh, dove fuggirò? Non sarà ella qui tra poco? Non sta forse affrettandosi per rimproverarmi la mia precipitazione?
E poco dopo ciò che sembrava provenire dalle pagine del libro irrompe definitivamente nella realtà:
Fu senza dubbio l’opera dell’uragano infuriante; ma ecco che fuor di quell’uscio SI ERGEVA VERAMENTE l’alta ammantata figura di lady Madeline di Usher.
Il bianco sudario macchiato di sangue, il corpo emaciato, i segni della lotta: Lady Madeline appare come una figura che proviene direttamente dall’immaginazione e insieme dalla materia della casa. Il libro ha ormai dissolto la distanza che lo separava dalla realtà.
Ed è forse proprio qui che Poe mostra tutta la sua modernità: la lettura non è più un’esperienza separata dalla vita, ma un dispositivo capace di alterare ciò che vediamo e persino ciò che crediamo reale. La parola letteraria diventa materia, il racconto diventa esperienza, e il lettore si trova prigioniero di quella stessa ambiguità nella quale sono imprigionati i due fratelli Usher. Quando Lady Madeline, dopo essere rimasta tremante, vacillante sulla soglia, cade sul corpo del fratello e lo trascina con sé nella morte, crolla non soltanto la casa degli Usher, ma anche l’ultimo fragile confine tra immaginazione e realtà.
Forse è proprio questo che mi ha particolarmente impressionata nella lettura di Poe: la sensazione che il libro non rimanga mai davvero dentro il libro. A un certo punto comincia a guardare noi.
Maurizia Maiano*

*Maurizia Maiano: Sono nata nella seconda metà del secolo scorso e appartengo al Sud di questa bellissima Italia, ad una cittadina sul Golfo di Squillace, Catanzaro Lido. Ho frequentato una scuola cattolica e poi il Liceo Classico Galluppi che ha ospitato Luigi Settembrini, che aveva vinto la cattedra di eloquenza, fu poeta e scrittore, liberale e patriota. Ho studiato alla Sapienza di Roma Lingua e letteratura tedesca. Ho soggiornato per due anni in Austria dove abitavo tra Krems sul Danubio e Vienna, grazie a una borsa di studio del Ministero degli Esteri per lo svolgimento della mia tesi di laurea su Hermann Bahr e la fin de siècle a Vienna. Dopo la laurea ritorno in Calabria ed inizio ad insegnare nei licei linguistici, prima quello privato a Vibo Valentia e poi quelli statali. La Scuola è stato il mio luogo ideale, ho realizzato progetti Socrates, Comenius e partecipato ad Erasmus. Ho seguito nel 2023 il corso di Geopolitica della scuola di Limes diretta da Lucio Caracciolo. Leggo e, se mi sento ispirata e il libro mi parla, cerco di raccogliere i miei pensieri e raccontarli.








