Diego e Margherita intervistano il Signor Scoiattolo, di Cinzia Milite

Ciao bambini e bambine!

Ci chiamiamo Diego e Margherita e siamo dei super amanti degli animali. Un pomeriggio, mentre curiosavamo tra gli scaffali della biblioteca in cerca di libri sulla fauna terrestre è successa una cosa pazzesca: un tipo piuttosto bizzarro sentendoci esprimere il desiderio di fare quattro chiacchiere con gli animali, si è presentato dicendo:

“Sono il professor Cosmo Mundis e posso aiutarvi: di recente ho inventato il “Versoconver”. Si tratta di un computer in grado di convertire i versi degli animali in parole comprensibili dagli umani. Basta scegliere con quale animale parlare cliccando nel database. Al cospetto dell’animale scelto occorre accendere il microfono ed è fatta: i versi di qualunque animale non saranno più un mistero!“

Ci ha spiegato poi, che gli animali comprendono le parole degli umani da sempre. Il professor Mundis ci sembrava un tipo con qualche rotella fuori posto, ma alla fine abbiamo voluto sperimentare quell’incredibile invenzione e…non ci crederete: funziona!

Vi raccontiamo l’intervista al Signor Scoiattolo!

Margherita: È proprio bello avere un bosco vicino a casa, non trovi, Diego?

Diego: Certo! Il bosco è meraviglioso in ogni stagione. In primavera, con i germogli e i fiori profumati, in estate quando gli alberi sono rigogliosi e ci offrono ombra, in autunno con i colori caldi delle foglie… e anche in inverno! Nonostante molti alberi siano spogli, il bosco ha sempre un suo fascino. E tu, che ne pensi?

Margherita: Anche a me piace molto, soprattutto oggi con quella leggera spruzzata di neve che lo ha reso tutto bianco e scintillante.

Diego: Ehi, guarda qui! Ci sono delle orme sulla neve!

Margherita: Che carine! Sono piccole, ma di chi saranno?

Diego: Non saprei… Perché non le seguiamo per scoprirlo?

Margherita: Uff… che fatica! Le orme vanno lontano e fanno un sacco di zig zag. Chi sarà questo animaletto che corre in modo così strano?

Diego: Eccolo! Guarda là, sta salendo su quell’albero. È uno scoiattolo!

Margherita: Ma no, non può essere! Gli scoiattoli, in inverno, dormono perché vanno in letargo.

Diego: Forse non è sempre vero. Accendiamo il nostro Versoconver e andiamo a chiederglielo.

Margherita: Ehi, lassù! Sei uno scoiattolo?

Signor Scoiattolo: Chi mi cerca?

Diego: Visto, Margherita? Ti avevo detto che era uno scoiattolo!

Margherita: Salve, Signor Scoiattolo! Io sono Margherita e lui è Diego. Siamo amici del professor Mundis. Ci sorprende molto vederla sveglio!

Signor Scoiattolo: Oh, piacere di conoscervi! Ho sentito parlare di voi, i famosi amici del professore. Riguardo al vedermi sveglio… vi svelo un segreto: noi scoiattoli non facciamo un vero letargo. Durante l’inverno, alterniamo lunghi momenti di riposo a brevi fasi di veglia per cercare cibo.

Diego: Davvero? Non lo sapevamo! Allora prima stava cercando qualcosa da mangiare?

Signor Scoiattolo: Non proprio. Noi siamo molto previdenti e raccogliamo scorte di cibo durante l’autunno. Le nascondiamo in vari punti del bosco e poi le ritroviamo anche dopo molto tempo. Beh… quasi sempre. A volte dimentichiamo dove abbiamo nascosto semi o frutti. Ma non è un problema: in questo modo aiutiamo le piante a riprodursi! Insomma, siamo importanti per l’ecosistema.

Margherita: Che interessante! Signor Scoiattolo, un’altra curiosità: perché le sue orme vanno a zig zag? Lo fa per divertimento?

Signor Scoiattolo: In parte sì, mi diverte molto correre in quel modo. Ma c’è anche un motivo più serio: il zig zag ci aiuta a confondere i predatori. Così abbiamo più possibilità di scappare.

Margherita: Che furbi che siete!

Signor Scoiattolo: Ora che vi ho raccontato i miei segreti, potete ringraziarmi suggerendomi qualche bel libro da leggere durante l’inverno, al calduccio nella mia tana.

Diego: Con piacere! Le consigliamo “La guerra degli scoiattoli” di Carla Ciccoli, edito da “Il Battello a vapore”. È una storia emozionante che parla di un piccolo scoiattolo, Lenny, e della sua famiglia adottiva, una coppia di simpatici piccioni.

Margherita: Sì, è ambientata a Londra, dove c’è una vecchia rivalità tra scoiattoli rossi e grigi. Lenny è un cucciolo molto speciale: è metà rosso e metà grigio! Sarà proprio lui a cercare di portare pace tra le due fazioni. La storia è ricca di avventure e insegnamenti, con momenti divertenti e altri più commoventi. Inoltre, le illustrazioni in bianco e nero di Desideria Guicciardini rendono il libro ancora più coinvolgente.

Diego: Questo libro è perfetto anche per chi ha difficoltà di lettura, perché utilizza un carattere speciale che aiuta a seguire meglio il testo. Insomma, è una storia che consigliamo a tutti, grandi e piccoli!

Signor Scoiattolo: Che meraviglia, grazie! E sapete una cosa? Anche io ho un regalo per voi. Una mia amica scrittrice, Cinzia Milite, ha scritto una storia di Natale ambientata in un bosco, con protagonisti tutti animali. Sono sicuro che vi piacerà! Potete leggerla gratuitamente sul suo blog. Ora devo proprio tornare nella mia tana. Buon Natale a voi e al professor Mundis!

Diego e Margherita: Grazie, Signor Scoiattolo! Buon Natale anche a lei!

Cinzia Milite

Enrico Deaglio: “C’era una volta in Italia – Gli anni settanta” (Feltrinelli), di Amedeo Borzillo

 Caro Deaglio, così non va. Siamo al “Tale e Quale Book”?

Ho comprato con entusiasmo il tuo nuovo libro  “C’era una volta in Italia – Gli anni 70” e sono rimasto prima incuriosito, poi amaramente stupito.

Ho riconosciuto infatti in quello che  leggevo gli stessi fatti e le stesse situazioni già descritte, con le stesse parole, in un tuo precedente libro, “Patria”, edito da “il Saggiatore” nel 2010, e nei successivi volumi per Feltrinelli, colossale opera in 3  volumi, da cui il regista Felice Farina liberamente trasse poi bel un film nel 2014.

L’opera è una attenta e circostanziata cronologia dei principali avvenimenti che si susseguirono in quegli anni, con commenti, interviste, ricostruzioni e collegamenti davvero interessanti. 

Sono andato perciò agli scaffali della mia libreria a casa e ho trovato il tuo libro “Patria – 1967- 1977”.

Sorpresa !

I libri “C’era una volta in Italia” e “Patria” sono identici.

Stessi capitoli ma distribuiti diversamente, stesse storie, paragrafi sovrapponibili.

Due diverse edizioni della stessa pubblicazione, ma con nome diverso, e senza riferimento alcuno, nella seconda, alla prima edizione, mai menzionata. 

Perché di questo si tratta: una nuova edizione dello stesso libro, di cui non c’è cenno.

Unica novità le foto degli eventi, che nella prima edizione mancavano, e qualche aggiornamento.

Ma la memoria non tradisce e gli aggiornamenti, con aggiunta di notizia, su fatti avvenuti lasciano letteralmente di stucco.

Un esempio: nel capitolo relativo al 1973 si riporta dell’uccisione, a Napoli il 21 di Febbraio, dello studente e militante del PCI Vincenzo Caporale, colpito al cranio dal moschetto di un poliziotto. Fatto realmente successo. Il ragazzo fu ferito e versò in gravissime condizioni per circa 2 mesi, ma fortunatamente si riprese ed oggi fa il medico del lavoro.

La voce della sua morte si diffuse per alcuni giorni, poi per fortuna le cose andarono diversamente: possibile che un giornalista e scrittore su un evento del genere lo riporti come aggiornamento del libro ma non ne verifichi, a distanza di 50 anni, l’attendibilità ? 

Da farci gli scongiuri.

II libro l’ho comprato (35 euro) perché tratto in inganno dalla copertina e dal titolo nuovi, e dall’assenza di riferimenti a precedenti edizioni. Un sotterfugio per vendere più copie?

Amedeo Borzillo 

I consigli di Gabriele Torchetti della Libreria “Un panda sulla luna” di Terlizzi (Ba)

Abbiamo chiesto a Gabriele Torchetti, uno dei due librai della libreria indipendente “Un Panda sulla Luna” di Terlizzi in provincia di Bari – l’altro è l’ex giornalista RAI Vito Marinelli -, di suggerirci alcuni titoli. E, come sempre, la sua è stata una risposta sorprendente:

“Senza troppi giri di parole credo di aver individuato in Bell Hooks un punto cardine nella mia personale costellazione letteraria. Scrivere oltre la razza (IlSaggiatore) è di un’attualità estrema, affronta il tema del razzismo e delle barriere socioculturali che ci dividono in fazioni opposte. Barriere che ancora oggi hanno a che fare con il colore della pelle, classe e genere. Un saggio illuminante, chiaro, nitido, che si snoda attraverso le pratiche di cui ha fatto esperienza in prima persona una delle più grandi pioniere del femminismo contemporaneo: l’ascolto, la condivisione e la partecipazione nelle diversità. E’ possibile debellare il razzismo, per farlo dobbiamo iniziare dalla nostra vita quotidiana. Bellissimo.

Grave disordine con delitto e fuga (TERRAROSSA EDIZIONI) di Ezio Sinigaglia è uno di quei romanzi che ti rappacifica con la narrativa contemporanea italiana e ha il retrogusto di un frutto proibito. Sinigaglia gioca con i generi letterari e mescola le carte, commedia? Noir? Un giovane e rampante manager ha tutto ciò che chiunque possa desiderare: i soldi, la sicurezza in sé stesso, una bella famiglia…ma poi arriva lui, un incantevole fattorino adolescente. Che cosa accade quando inaspettatamente sopraggiunge un lieve, lievissimo disordine? Non resta che leggere.

Un ringraziamento va a Cliquot per aver avuto l’intuizione di ripubblicare le opere di Alba De Cèspedes, Invito a pranzo è una raccolta di racconti. La grande autrice rivolge il suo invito principalmente alle protagoniste di queste storie. Le donne sono sempre al centro delle riflessioni dell’autrice. Personalità complesse e labirintiche soffocate dalle convenzioni morali ed etiche del tempo. Una prosa raffinata e nostalgica, che a distanza di decenni continua a rinnovarsi e a parlare ancora di noi, merito di un’intellettuale visionaria e lungimirante. 

Avete voglia di perdervi in un bosco? Questo è un romanzo folgorante e misterioso. Liz Moore con il noir Il dio dei boschi (NN Editore) riesce a mantenere la suspence per tutte le 540 pagine (incredibile ma vero). Senza “effetti speciali”, senza splatter, senza violenza. Moore riesce nel suo intento, ci riporta indietro nel tempo in un’estate del 1975, quando l’adolescente Barbara Van Laar scompare da Camp Emerson, il campo estivo fondato dalla sua ricca famiglia. Una narrazione che va avanti e indietro nel tempo e che non concede un attimo di tregua. Un thriller? Un dramma familiare? Un poliziesco? Liz Moore va letta senza se e senza ma, perché questo libro travalica i generi, letteratura pura, con la L maiuscola.

Quando i gatti cadono dal cielo (Garzanti) di YU YOYO, ok gattare e gattari ci siete? Questo è il libro che fa per voi, da regalare a Natale, da leggere sotto il plaid insieme al vostro micio. Doppia kombo esplosiva, Giappone/Gatti. Un romanzo fiaba rivolto a tutti, cosa accadrebbe se a un certo punto cadessero gatti dal cielo? Una storia tenerissima, di un marito e una moglie che decidono di adottare Gatto. I gatti cambiano la nostra vita, qualche volta la stravolgono (oltre alle palline dell’albero di Natale). Ironico, lieve e magico, da leggere e rileggere.”

IL RANDAGIO RACCOMANDA: COMPRATE IN LIBRERIA!

“Ricette Letterarie”: i doughnuts de “Il giovane Holden” di J.D. Salinger, di Anne Baker (video)

🍽 📚 Le Ricette Letterarie di Anne Baker  🍽 📚

La rubrica de Il Randagio che unisce cucina e letteratura

Il Randagio vi consente di gustare i grandi capolavori della letteratura! 

La pasticciera randagia Anne Baker da Arnhem in Olanda vi svelerà come realizzare piatti ispirati a storie indimenticabili. Scopriremo come il cibo e la letteratura possano fondersi per offrirci nuove emozioni.

🍲 Pronti a mettervi ai fornelli? Ogni piatto racconterà una storia e, perché no, vi inviterà a (ri)leggere le pagine di qualche capolavoro.

Questa settimana, la nostra Anne ci propone la ricetta della torta di mele, ispirata ad un grande classico della letteratura americana: “The catcher in the rye” di J.D. Salinger. Sarebbe riuscita Anne Baker a calmare la rabbia di Holden Caufield con le sue frittelle (traduzione dell’originale doughnuts)? Probabilmente sì, ma avrebbe anche cambiato il corso di una bella fetta (è il caso di dirlo) di letteratura del Novecento.

*** LE FRITTELLE (I DOUGHNUTS) ***

👉 Guarda il video… in cucina! A seguire gli ingredienti e il procedimento.

✨ Ricette Letterarie: le frittelle del Giovane Holden ✨

Vuoi provare a farlo in casa? Eccoti la preparazione.

RICETTA

Ingredienti

per circa 30 ciambelle di diametro 7cm

  • 320 g farina per dolci (+ quella per lo spolvero)
  • 3 patate piccole (200g lessate)
  • 50 g zucchero bianco semolato
  • 4g lievito di birra disidratato (12g fresco)
  • 50g latte fresco intero
  • 2 uova (M)
  • 2g sale fino
  • 50 g burro morbido
  • Scorza grattugiata di 1 limone e i semini di mezza bacca di vaniglia
  • Zucchero a velo 

Procedura

  1. Sbucciare e lessare le patate in acqua non salata, poi scolarle e passarle al passapatate o schiacciarle con una forchetta. Lasciarle raffreddare.
  2. Una volta fredde mescolare le patate con la farina, lo zucchero, il lievito e il latte. 
  3. Aggiungere le uova e il sale e impastare fino quando l’impasto diventa consistente anche se rimane morbido per via delle patate.
  4. Aggiungere il burro, la scorza del limone e la vaniglia e impastare fino che il burro non viene completamente amalgamato al resto degli ingredienti.
  5. Formare una palla e chiuderla dentro una ciotola coperta con pellicola trasparente. Lasciare lievitare l’impasto fino al raddoppio del volume a temperatura ambiente.
  6. Quando l’impasto è lievitato, prima di estrarlo dalla ciotola prepararsi due teglie da forno coperte con carta forno. Poi versare l’impasto sul tavolo da lavoro infarinato e stenderlo aiutandosi con le mani e rullandolo poco con il matterello. 
  7. Per preparare le ciambelle ritagliare dei dischi di impasto con il coppapasta (ho usato quello con diametro 7cm e spessore di circa 1cm), bucare i dischi al centro con un coppapasta più piccolo (3m) e disporli sulla carta forno. Quando si è finito con il primo giro reimpostare i vari tagli di impasto e poi stenderli e tagliarli fino a esaurimento .
  8. Spennellare le ciambelle con l’uovo sbattuto con un goccio di latte e lasciarle lievitare per 30 minuti.
  9. Preriscaldare il forno a 180° C, quando giunge a temperatura abbassare a 170°C. Cucinare le ciambelle una teglia per volta per 14 minuti ciascuna. Quando le ciambelle sono dorate estrarre le teglie dal fono e lasciarle raffreddare.
  10. Prima di servire riunire le ciambelle tutte insieme e spolverarle con abbondante zucchero a velo.

Letizia Vicidomini, “Non si uccide il passato” (Mursia Giungla Gialla), di Annamaria Petolicchio

Letizia Vicidomini consegna ai lettori un noir che definirei filosofico, che travalica i confini del genere, in cui l’indagine criminale diventa metafora di un viaggio esistenziale attraverso i segmenti del tempo.

Il romanzo ruota intorno ad un concetto centrale, mirabilmente riassunto in una delle citazioni più emblematiche: “Il futuro chiama, il presente corre, ma il passato non può morire” (p.19). Questa frase condensa l’essenza del libro, dove la memoria non è un archivio statico, ma un organismo vivo che “emerge dal terreno, spunta alla maniera di scheletri che spaccano lapidi per tornare in superficie” (p.38).

La riflessione sulla memoria diventa un vero e proprio percorso conoscitivo. Come l’autrice stessa scrive, la memoria è “un magma composito di materia reale e autoprodotta, immagini, odori, sapori, emozioni e dolori” (p.42), un universo liquido dove realtà e percezione si intersecano continuamente.

Il protagonista, l’ex commissario Andrea Martino, incarna questa complessa relazione con il passato. Temporaneamente menomato in seguito ad un intervento per distacco di retina, egli rappresenta metaforicamente un uomo costretto a rallentare, a guardare dentro se stesso. La sua condizione di “guerriero a riposo” (p.36) diventa l’occasione per esplorare strati profondi della memoria familiare.

L’intreccio investigativo si arricchisce così di una dimensione quasi esistenziale. Le indagini sull’omicidio di un usuraio pedofilo si intersecano con la riscoperta di una storia familiare sepolta, conducendo il lettore in un territorio dove “una vita in cambio di una vita” solleva domande cruciali: “È giustizia o vendetta?” (p.246). Anche in questa sua opera la Vicidomini con garbo e sensibilità ci porta a riflettere sulle tante barbarie che si nascondono tra le mura domestiche, sui soprusi e le violenze troppo spesso taciute.

Accanto al protagonista Andrea Martino, ruotano figure che donano profondità e calore umano al romanzo. Luisa, sua moglie, emerge come un personaggio cruciale: non più solo comprimaria, in questo romanzo diventa una vera e propria co-protagonista. Il suo supporto va oltre l’affetto coniugale, configurandosi come un sostegno intellettuale e emotivo fondamentale per Andrea. È lei che lo accompagna nella ricostruzione dei frammenti del passato familiare, diventando quasi un’investigatrice sentimentale accanto al marito.

I nipoti Chiara e Carmine rappresentano la vitalità e la leggerezza. Chiara, descritta come un “tornado” di energia, con i suoi “saltelli, piroette, abbracci e parole a raffica” (p.159), contrasta con il fratello Carmine, già più riflessivo. Questi piccoli personaggi introducono nel romanzo un elemento di pura vitalità, interrompendo la tensione investigativa con la loro spontaneità infantile.

Non meno importante è Cleo, la gatta di casa, che l’autrice tratteggia con ironia: “silenziosa come le piante di Andrea ma decisamente più affettuosa”. Quasi un ulteriore membro della famiglia, Cleo diventa metafora di una presenza discreta ma partecipe. 

Sarebbe lungo soffermarsi su tutti i personaggi che animano le pagine del romanzo, tratteggiati sapientemente dalla penna di Letizia Vicidomini, ma sui fratelli Zilli non posso sorvolare, perché Tommaso e Carmen Zilli rappresentano un tassello importante nella ricostruzione storica e familiare del commissario Martino, diventano gli strumenti narrativi attraverso cui l’autrice sviluppa uno dei filoni più profondi del romanzo: la riabilitazione della memoria.

Originari di Trieste, Tommaso e Carmen sono portatori di una memoria storica che va oltre i confini familiari. Il loro gesto di inviare i diari della nonna Melina al commissario Martino non è solo un atto di giustizia privata, ma diventa un vero e proprio atto di ricostruzione storica. Attraverso questi documenti, permettono ad Andrea di ricomporre i frammenti di una storia familiare frammentata, rivelando dettagli sepolti che gettano nuova luce sul passato del nonno.

La loro scelta di consegnare questi documenti rappresenta un atto di coraggio civile: non si limitano a conservare una memoria personale, ma scelgono di condividerla, permettendo che la verità emerga. Sono loro a fornire le chiavi per scardinare le narrazioni ufficiali, offrendo al commissario Martino l’opportunità di ricostruire non solo la storia del proprio nonno, ma anche un pezzo di storia collettiva.

Trieste, città di confine, di stratificazioni storiche complesse, diventa attraverso Tommaso e Carmen un ulteriore personaggio del romanzo. La loro provenienza non è casuale: rappresentano quella parte d’Italia che ha vissuto sulla propria pelle le complessità dei confini, delle appartenenze multiple, delle storie che spesso restano nascoste tra le pieghe degli archivi ufficiali.

Il loro intervento nel romanzo sottolinea un tema centrale: la memoria non è un dato statico, ma un processo dinamico di ricostruzione e comprensione. Attraverso Tommaso e Carmen, l’autrice sembra voler dire che la verità può emergere solo quando qualcuno è disposto a cercarla, a mettersi in gioco, a consegnare alle generazioni successive i frammenti di storie dimenticate

Letizia Vicidomini utilizza una scrittura sensoriale straordinaria. I suoi personaggi non vivono solo, ma respirano, toccano, sentono. L’amore stesso viene descritto come un linguaggio multisfaccettato che “suona con le note, pizzica il naso, risveglia gli odori, disegna sulla pelle” (p.248).

Particolarmente toccante è la dimensione del legame familiare, sempre presente e viva nelle opere della Vicidomini, sintetizzata nella frase “Ogni graffio risparmiato alla sua giovane anima era prezioso per chi lo aveva messo al mondo” (p.30), che rivela una profonda sensibilità verso la genitorialità come atto di protezione e cura.

Il romanzo si nutre anche di una napoletanità autentica, che rivive nelle pagine del romanzo, tra i vicoli di Materdei e la Pigna Secca, tra la villa Floridiana e Vico Purgatorio ad Arco, citando Pino Daniele, Erri De Luca e il suo modo di intendere il linguaggio: “Da noi non si pronuncia l’ultima vocale, le parole restano sospese. Prima e dopo sono primm’ e dopp’, hanno più carne e ossa del presente, che è solamente: mo’” (p.183). “. Una città che diventa essa stessa personaggio, sfondo vivo e pulsante delle vicende.

E se dopo la lettura di “Dammi la vita” la visita al Conservatorio di San Pietro a Maiella è stata per me tappa obbligata, il programma della mia prossima tappa napoletana prevederà sicuramente il “Teatro Instabile di Napoli, piccolissimo e suggestivo” (p.74) e poggerò anch’io la mano sul naso a becco della “statua di Pulcinella, dono di Lello Esposito alla sua città” (p.74), sperando di attirarmi la buona sorte! E ritornerò volentieri anche a Trieste, “punto d’incontro fra due mondi, terra di confine” (p.255).

Un monito attraversa il libro: “Mi è diventato sempre più chiaro che se siamo al mondo dobbiamo provare a farne veramente parte, senza restare sullo sfondo. Sentirsi vittime non serve a niente. È solo uno spreco” (p.125). Un invito all’azione, alla consapevolezza, a trasformare anche i frammenti più dolorosi dell’esistenza in opportunità di crescita.

Non si uccide il passato” è molto più di un noir: è un viaggio dentro la memoria, le relazioni familiari, i meccanismi della giustizia e del perdono. Un’opera che scava nelle pieghe dell’animo umano con la delicatezza di un bisturi e la profondità di una riflessione filosofica.

Annamaria Petolicchio

Annamaria Petolicchio, è docente universitaria e presidente del Settembre Culturale di Agropoli, nonché tra i protagonisti del reality RAI “Il Collegio”.