
“ ‘A MARONNA T’ACCUMPAGNA”
Ad litteram: “La Madonna ti accompagni.” È un saluto, ma dentro ci sta molto di più: affetto, protezione, apprensione. È la frase che si dice a chi esce di casa, quasi a voler allungare una mano oltre la porta e continuare ad accompagnarlo anche quando scompare dalla vista.
Secondo una tradizione molto diffusa, l’espressione avrebbe preso forza nella Napoli della seconda metà del Settecento, ai tempi di Ferdinando IV. La città, di notte, era in gran parte buia e l’illuminazione delle strade rappresentava anche un problema di sicurezza. Qui entra in scena Padre Gregorio Maria Rocco, domenicano che avrebbe avuto un’intuizione semplice e geniale: utilizzare la devozione popolare per portare luce dove i lampioni pubblici ancora mancavano.
Immagini della Madonna furono collocate nelle edicole votive sparse nei quartieri e gli abitanti cominciarono a mantenerle illuminate con lampade a olio. Il risultato fu che quelle piccole luci, accese per devozione, finirono anche per rischiarare vicoli e strade.
Ed è facile capire perché, in un simile scenario, accompagnare qualcuno con le parole “’A Maronna t’accumpagna” assumesse un significato concreto oltre che religioso: fuori dalla porta cominciava il buio, ma lungo il cammino c’erano quelle Madonne illuminate a vegliare sulla strada.
Forse è proprio questo che rende l’espressione ancora così viva. Chi la pronuncia affida per qualche istante una persona cara a una protezione più grande della propria. È un modo napoletano di dire: da questo momento, che qualcuno continui a guardarti per me.
BUONE VACANZE!
Simona Iaccio e Stefano Russo
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