Questo è amore è una notifica
C’è una lei, un lui, e un’altra lei. Ma no, mi dispiace deludervi, non si tratta del classico triangolo amoroso. Non c’è nessun Renato Zero, nessun boa di struzzo, nessun trucco esasperato e gridato. Qui siamo in America, e la protagonista è un’anonima trentenne dalla pelle scura che si scontra con un mondo apparentemente emancipato, apparentemente progressista, apparentemente svincolato da qualsiasi pregiudizio.
Apparentemente, appunto. Qui tutto, letteralmente tutto, si gioca sulle apparenze. Perché questo, signori e signore, è il mondo di oggi. Il mondo dei social, dei like, delle storie di ventiquattr’ore, dei post in cui si dà mostra del proprio fisico perfetto, del proprio partner perfetto, della propria casa perfetta, del proprio lavoro perfetto, delle proprie amicizie perfette. Siamo in una cattedrale di vetro, ed è chiaro che siamo proprio noi gli elefanti che la distruggeranno al primo passo, falso.
Lei viene a conoscenza dell’altra lei proprio attraverso la piattaforma di Instagram, attraverso il profilo di lui, l’uomo che vorrebbe avere, ma che ha deciso di avere l’altra lei. Il confronto appare subito schiacciante, devastante. Cos’ha lei che io non ho? Questo interrogativo scava un tunnel fra le sinapsi dell’amante sedotta e abbandonata, la vittima ideale per ogni tragedia che si rispetti.

Instagram sembra fornire tutti gli strumenti per saziare questa crescente ossessione, il lato oscuro di qualunque insicurezza, la parte della mela marcia e prossima alla putrefazione di cui ognuno di noi necessita. In fondo, basta pochissimo, un clic, una richiesta di “segui”, ed eccoci qua, sono collegate, siamo tutti collegati. Le storie ogni due, tre, i posti che carica, i pezzi di arredamento costosissimo, la lista dei cosmetici che usa per rendersi così, tanto bella da essere irraggiungibile, tanto bella da essere desiderata da lui, più di lei. Tutto, vuole avere tutto, è disposta a tutto pur di diventare lei, l’oggetto di quel desiderio patinato.
E così il pedinamento virtuale diventa presto reale. I luoghi postati, taggati, elencati, diventano quelli di entrambe, le strade percorse sono le stesse, i bar anche, i locali, i negozi di mobili che solo una delle due potrà permettersi, i vestiti, anche, le creme anti-age, i trattamenti per il corpo, quello stesso corpo che lui ha imparato a venerare, e lei pure. Quanto è bella, fa male. È bianca, sensuale, affermata, affamata. Tutto ciò che lei non è, e non sarà mai. In questa terra, c’è posto solo per una delle due, e la sentenza è già stata emessa.
Le spiegazioni da parte di lui sono claudicanti, monche, sciatte. Non le bastano più, non le basta più. E quello che le serve se lo prende da sola, come tutto il resto. È una donna abituata a fare tutto da sola, lei. Vuole quella vita a costo di sopprimere la sua, a costo di scomparire dal mondo reale, dai suoi amici reali, dal suo fidanzato reale, dal suo lavoro reale, tutto è assorbito da quel suono, solo uno, un suono per un po’ di adrenalina rilasciata, una notifica per un respiro. Cosa stanno facendo gli altri nella vita che noi abbiamo deciso di abitare?
Sheena Patel con Ti seguo – titolo originale, I’m a fan, letteralmente Sono una fan – ci descrive con una lingua cruda, che non rinuncia alla sua essenza letteraria, il mondo di oggi, i rapporti di oggi. Perché no, nascondersi dietro lo schermo di un telefono, di un computer, di un tablet, chattare per ore, giorni, mesi, inventarsi una vita che è narrazione di sé stessa, non è da vigliacchi, non è da sfigati, non è da sociopatici. Non più. Siamo tutti leoni da tastiera e siamo tutti sceneggiatori di un’esistenza che a volte recitiamo bene, a volte male, a volte cediamo un ruolo per accaparrarcene un altro. E su questo castello di carte, all’interno di esso, si giocano le nostre relazioni, si tendono fili invisibili sopra i quali danzano leggeri e terrorizzati i nostri sentimenti. Patel ci ricorda che in quel delirio del singolo, c’è il delirio collettivo, lo stesso che ci accoglie e ci culla come il ventre di una madre-ologramma.
Maddalena Crepet*

MADDALENA CREPET (Roma, 1994) si è laureata in Storia contemporanea con una tesi sul tentato omicidio del professor Sergio Lenci da parte della banda armata Prima Linea, avvenuto nel 1980. Ha frequentato il corso biennale Scrivere presso la Scuola Holden di Torino. Rientrata a Roma, lavora come ufficio stampa e consulente editoriale. Ci siamo traditi tutti, Solferino 2024, è il suo primo romanzo. Ha già all’attivo diverse pubblicazioni di racconti per riviste letterarie.


