Napoletano in pillole: Lezione 10, di Simona Iaccio e Stefano Russo, autori de “Il Tesoro della Lingua Napoletana” (Edizioni MEA)

“Ajere facive ’o guappo a mmare, mo’ faje ’o strunzo dint’a spasella!”

Ad litteram: “Ieri ti comportavi da gradasso nel mare, ora sei una nullità dentro una cesta!”

Ieri, nel tuo elemento, sembravi imbattibile. Ti muovevi sicuro, facevi il gradasso, parlavi come uno che aveva sempre la situazione in pugno. Poi il contesto è cambiato, è arrivata la prova vera, e tutta quella sicurezza si è sgonfiata in un attimo. 

Il detto gioca proprio su questa immagine. In mare il pesce è nel suo habitat naturale: nuota, scappa, sembra imprendibile. Ma quando finisce nella spasella, il cesto del pescatore, la musica cambia. Lì non comanda più lui. Da protagonista diventa preda. La spasella è una cesta bassa e larga, tradizionalmente usata per trasportare verdura, pescato o altri prodotti.

Per questo l’espressione si usa per ridimensionare chi appare forte soltanto quando si trova sul proprio terreno, circondato da condizioni favorevoli o da persone che lo sostengono. Basta spostarlo fuori dalla sua zona di comfort e quella sicurezza può rivelarsi molto più fragile di quanto sembrasse.

È questo il talento della lingua napoletana: invece di dire semplicemente “eri tanto sicuro e adesso hai paura”, costruisce una scena. Prima il mare, grande e libero. Poi una cesta stretta. Prima il guappo, poi il pesce catturato. E riesce a dire tutto questo senza lezioni né moraleggiamenti. Le basta una spasella. E, dentro quella cesta, ci mette tutta la distanza che passa tra l’apparenza della forza e la prova dei fatti.

SALUTI– 

photo Simona & Stefano 
IL TESORO DELLA LINGUA NAPOLETANA tesorolinguanapoletana@gmail.com

Simona Iaccio e Stefano Russo

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Buon divertimento!

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