Il virus prima del virus – su Necropolis, di Giordano Tedoldi

Necropolis comincia come un libro di visite ai morti e di monologhi. Il Maresciallo Yarden, l’eroe, deve scegliere il luogo della sua sepoltura fra la Necropoli Est e la Necropoli Ovest, ovvero fra due maniere distinte e quasi opposte di considerare non soltanto la morte ma anche la vita che l’ha preceduta. Nel suo viaggio fra le necropoli lo accompagnano l’androide Pierre, il negromante Max e soprattutto il giovane Rama, suo nipote. Nel corso del romanzo faranno diversi incontri e qualcuno morirà. 

Quando si scrive di un libro che si è amato e che conoscono in pochi si è spesso portati, per renderlo più accessibile al lettore di passaggio, ad avvicinarlo a un altro libro più conosciuto, magari un classico: è un trucco che anche la buona critica talvolta si concede. Peccato che nel caso di Necropolis, il terzo romanzo di Giordano Tedoldi, pubblicato un po’ in sordina dall’editore Chiarelettere nel 2019, ciò sia molto difficile, perché ci si muove in un universo narrativo in cui nessun altro autore si è mai avventurato. 

Potremmo dire che Necropolis è un romanzo filosofico, ma la definizione sarebbe fuorviante. Potremmo dire che è un romanzo di fantascienza, ma anche in questo caso sarebbe limitativo. Potremmo perfino spingerci a scrivere che è un romanzo profetico, o comunque, per usare un termine meno grandiloquente, “anticipatorio”, visto che tratta pure di un virus, la “cosiddetta influenza spaziale”, come spiega un dottore nel diciassettesimo capitolo, aggiungendo che la Necropoli Ovest ha voluto imporre alla Necropoli Est la produzione di un vaccino – e pochi mesi dopo la pubblicazione del romanzo, come sappiamo, il mondo intero è stato funestato dalla tragedia del Covid. Da allora sembra essere passato molto tempo. 

A un certo punto Yarden dice: “C’è un uomo sulla Terra, che conosco da molti anni, e al quale sono sottomesso, che ora mi dà ordini per salvare il suo aleatorio mondo da un’epidemia bizzarra e aberrante, che ristagna nei cessi di questa Necropoli, un virus alieno che ha trovato casa nei nostri umani scarti e, in uno stadio successivo, nelle nostre vie respiratorie.” Eppure anche la definizione di romanzo anticipatorio mi sembra sbagliata o in ogni caso non soddisfacente: vorrei saper dire di più, e meglio. 

Non riesco a scrivere come vorrei di Necropolis, che per me è uno dei pochi libri anche tecnicamente impeccabili della letteratura italiana contemporanea, perché Tedoldi lo scrive in terza persona, con un distacco sia stilistico che emotivo, e tuttavia nei dialoghi – che spesso, ripeto, divengono dei monologhi – riesce a essere non soltanto poetico fino all’incanto ma anche turbante e illuminante. Necropolis è un’opera di distruzione e di ricreazione, di rinnovamento. Ci sono alcuni libri sui quali vorremmo essere giudicati in quanto lettori e per me Necropolis è uno di essi. 

Il romanzo tratta diversi temi: ovviamente la morte, poi la poesia, l’arte, l’amore, il sesso, la diversità, la scienza, la tecnologia, il suicidio, la sconfitta, la bellezza, la possibilità di scegliere. Ci sono molti personaggi indimenticabili:innanzitutto il Maresciallo Yarden e suo nipote Rama, un ragazzino che in un’ode finale eseguirà uno scavalcamento del tempo e delle età molto commovente, ma anche delle comparse minori come il poeta Konrad Jung, uccisosi a trentadue anni, sepolto nella Necropoli Ovest, al quale Yarden chiede se il mondo abbia ancora delle bellezza da offrire – e il poeta risponde: “Il mondo ha l’amore e la fedeltà, che non si possono disgiungere. Ma bisogna riportarli al primitivo grado di spavento.” 

E poco dopo il poeta aggiunge: “Tutto l’organismo che, oggi, porta su di sé l’amore, va distrutto. Gli amanti di oggi andrebbero tutti arsi vivi. Per me, all’amore, è accaduta la stessa cosa che è accaduta ai libri. È una questione di contesto, se vuoi. Un certo libro sepolto in una ricca biblioteca non ha lo stesso valore e significato, per un lettore accanito, che avrebbe se fosse l’unico libro disponibile in un’isola deserta. E non solo perché nella libreria rischia di non essere mai visto, sepolto tra centinaia di migliaia, mentre il lettore girando l’isola lo scoprirebbe, ma anche per questo. Dov’è oggi l’isola? Così la mia ultima e definitiva presa di posizione politica puoi averla intuita: ripercorrere da cima a fondo tutta la storia degli uomini amando una donna, solo lei, con un’aderenza assoluta, incondizionata e una fedeltà eterna perché appartenente a tutto il passato e tutto il futuro. In una donna ci sono anche tutti i popoli, di ogni luogo e tempo.”

Sono parole postume, cioè dette dopo la morte ai visitatori della Necropoli, i nostri eroi. Il poeta Konrad Jung amava Maddalena, che è stata assassinata dal fratello. Forse l’amore può essere più grande della morte, ho pensato ricopiando il brano, anche se non so se il poeta Konrad Jung e il Maresciallo Yarden sarebbero d’accordo. A ogni modo è così che concludo questo mio imperfetto articolo su Necropolis, con l’amore e con la morte, per invitare alla lettura di un romanzo che amo molto. Cercate di recuperarlo.

Edoardo Pisani*

*Edoardo Pisani è nato a Gorizia nel 1988. Ha pubblicato i romanzi E ogni anima su questa terra (Finalista premio Berto, finalista premio Flaiano under 35) e Al mondo prossimo venturo, entrambi con Castelvecchi. Sempre con Castelvecchi ha pubblicato un libro su Rimbaud, E libera sia la tua sventuraArthur Rimbaud! Nel 2026, con Marsilio ha pubblicato il suo ultimo romanzo, Ho servito la regina di Francia.