Il sogno in Jean Paul, Borges e Carroll, di Maurizia Maiano

Il discorso del Cristo morto e altri sogni di Jean Paul, Johann Paul Friedrich Richter (1763 – 1823)

Jean Paul occupa un posto singolare nel Romanticismo: ne incarna pienamente la sensibilità, ma al tempo stesso ne oltrepassa gli orizzonti, anticipando molte inquietudini della modernità. In un sogno del protagonista, Cristo risponde all’umanità che gli chiede del Padre: “No, non esiste… non c’è alcun Dio… siamo tutti orfani, voi e io…”. Esso non va letto come una professione di ateismo da parte di Jean Paul. È un sogno, una visione estrema nella quale il poeta porta fino alle conseguenze più radicali l’angoscia dell’uomo moderno di fronte al silenzio di Dio. Proprio perché è un sogno, il risveglio conserva ancora uno spiraglio di speranza. Dunque, Dio è morto. È inevitabile pensare al celebre annuncio nietzschiano della morte di Dio, ma in Jean Paul il significato è diverso: non è ancora una dichiarazione filosofica, bensì un’esperienza visionaria del vuoto, un grido interiore che anticipa il disagio spirituale della modernità. Un tentativo di aggrapparsi al passato in modo nuovo e liberarsi da una fede troppo istituzionalizzata e spesso negazione del vero sentire e del vero amore. E’ l’Arte, secondo Jean Paul, che continua il dialogo tra l’uomo e l’invisibile e la Poesia diventa una forma di esperienza religiosa.

Le rovine circolari di Jorge Luis Borges

Scritto nel 1940, il racconto fa parte della raccolta Finzioni del 1944. Se si prova a leggere prima Jean Paul e poi Borges si scoprirà una composizione per pianoforte a quattro mani. Come due pianisti che si alternano sulla stessa tastiera, Jean Paul e Borges sembrano proseguire un unico movimento iniziato un secolo prima. Entrambi obbediscono a uno spirito che li guida, ad una medesima musica interiore, compressi nell’ ansia di trovarsi al centro di un mondo avvolto nel buio. Qui si coglie il passaggio tra due epoche. Nel Romanticismo il sogno proviene ancora da una dimensione superiore e viene donato all’uomo; in Borges, invece, il sogno nasce dall’uomo stesso, che assume un potere quasi demiurgico fino a scoprire di essere, a sua volta, il sogno di qualcun altro. Nel primo, il sogno appare come fuga dal reale, ma dono degli dei; nel secondo il sogno sognato è frutto di un soggetto creatore. Una medesima intelligenza poetica li aiuta ad interpretare la Storia e la vita dell’uomo.

Lewis Carroll: Attraverso lo specchio

Tra Jean Paul e Borges si inserisce un terzo interlocutore inatteso: Lewis Carroll. L’inizio de Le rovine circolari richiama in esergo Attraverso lo specchio (1871), dove Pinco Panco e Panco Pinco, i gemelli paffuti e bizzarri, mostrano ad Alice il Re Rosso addormentato, rivelandole che l’intera realtà è un suo sogno e che lei stessa ne è solo una parte. L’opera si trasforma ancor di più in una sonata di un intreccio interconnesso di sogno e veglia. Carroll introduce il dubbio sulla consistenza del reale con il tono del paradosso fiabesco; Borges trasforma quello stesso dubbio in una meditazione metafisica sull’identità, sul tempo e sulla creazione.

Il sogno diventa atto creativo, materia da modellare tra veglia e sonno, mentre l’uomo impara a distinguere il reale dall’immaginato; non è più soltanto uno spazio dell’immaginazione, un dono ricevuto, ma un’opera costruita con pazienza, quasi un atto artistico. L’uomo assume il ruolo del demiurgo, salvo scoprire infine di essere egli stesso il sogno di un altro. Mentre il romantico Paul allevia il dolore dell’uomo al risveglio con la luminosità della luce; Borges ne coglie invece bellezza e malinconia, l’atmosfera rarefatta di un’estasi che si dissolve allontanandosi. Il sogno non è più soltanto uno spazio dell’immaginazione: è diventato il luogo in cui si decide l’esistenza stessa dell’uomo. La scoperta finale di Borges non riguarda soltanto il protagonista, ma coinvolge anche il lettore, chiamato a interrogarsi sulla natura della propria realtà.

Il sogno diventa un filo conduttore, ponte tra realtà e immaginazione, tra memoria e creazione, tra dolore e gioia, come una musica che si dispiega, legando presente e passato, veglia e sonno, coscienza e poesia. Con Borges, e con Carroll attraverso Borges, si compie il passaggio da un mondo ancora romantico, nel quale il sogno consola l’uomo custodendone la speranza, a un universo pienamente moderno, nel quale il sogno diventa la sostanza stessa della realtà. Jean Paul lascia intravedere l’assenza di Dio come esperienza dolorosa; Borges conduce quella stessa intuizione fino alle estreme conseguenze, mostrando un uomo che scopre di essere egli stesso il sogno di un altro. Tra i due autori non vi è soltanto un secolo di distanza, ma la trasformazione stessa della coscienza occidentale. Viene sancito il passaggio da un mondo ingenuo e romantico a un mondo sentimentale e consapevole di una realtà sognata. Le interconnessioni spazio-temporali non sono soltanto un dialogo fra Jean Paul e Borges: sono i cadaveri eccellenti di una letteratura che continua a sognare se stessa attraverso i secoli, facendo risuonare, in epoche diverse, le medesime domande sull’origine dell’uomo, sul tempo e sul mistero dell’esistenza.

Maurizia Maiano*

*Maurizia Maiano: Sono nata nella seconda metà del secolo scorso e appartengo al Sud di questa bellissima Italia, ad una cittadina sul Golfo di Squillace, Catanzaro Lido. Ho frequentato una scuola cattolica e poi il Liceo Classico Galluppi che ha ospitato Luigi Settembrini, che aveva vinto la cattedra di eloquenza, fu poeta e scrittore, liberale e patriota. Ho studiato alla Sapienza di Roma Lingua e letteratura tedesca. Ho soggiornato per due anni in Austria dove abitavo tra Krems sul Danubio e Vienna, grazie a una borsa di studio del Ministero degli Esteri per lo svolgimento della mia tesi di laurea su Hermann Bahr e la fin de siècle a Vienna. Dopo la laurea ritorno in Calabria ed inizio ad insegnare nei licei linguistici, prima quello privato a Vibo Valentia e poi quelli statali. La Scuola è stato il mio luogo ideale, ho realizzato progetti Socrates, Comenius e partecipato ad Erasmus. Ho seguito nel 2023 il corso di Geopolitica della scuola di Limes diretta da Lucio Caracciolo. Leggo e, se mi sento ispirata e il libro mi parla, cerco di raccogliere i miei pensieri e raccontarli.