Le Vedove di Camus: il romanzo dell’amore oltre la morte
Dovessi scrivere io un trattato di morale, avrebbe cento pagine, novantanove delle quali assolutamente bianche. Sull’ultima, poi, scriverei: «Conosco un solo dovere, ed è quello di amare». A tutto il resto dico no. Dico no con tutte le mie forze.
Albert Camus, Taccuini I, 1937
«Conosco un solo dovere, ed è quello di amare». La frase può suonare come un invito, un ticchettio, un richiamo, un mantra. Nulla nell’etica può sostituirsi all’amore, non i dogmi, non le convenzioni, tanto meno le ideologie. Ma amare, nella vita vera e in particolare in quella di Albert, basta ad evitare il dolore a chi ti è accanto? Un uomo libero come Camus che vive più amori riesce con l’amore a riparare le fratture che si determinano nella vita degli altri?
Vedove di Camus, il romanzo di Elena Rui pubblicato da L’Orma, ruota intorno a queste domande e lo fa attraverso le quattro donne da lui amate e che l’hanno amato. Anche per chi non ha grande familiarità con la sua opera, il libro offre un accesso alla figura dello scrittore attraverso le relazioni e le contraddizioni della sua vita.
Il punto di partenza è l’incidente automobilistico del 4 gennaio 1960 a Villeblevin in cui Camus muore a 46 anni. Da quella tragedia prendono forma le storie di Francine Faure, Catherine Sellers, Mette Ivers e Maria Casarès. Moglie e amanti condividono la perdita, ma non il medesimo posto nella vita di Albert. Nel lutto ogni donna torna al passato e racconta da un’angolazione diversa l’uomo scomparso. Quattro personalità differenti che restituiscono al lettore una narrazione con un filo conduttore: cosa resta di un amore quando chi ne era il centro non c’è più.
Intorno alle protagoniste un’ambientazione di grande fascino, una Francia intellettuale fatta di teatri, case, carteggi, libri e conversazioni.

Francine Faure
Francine Faure è la vedova riconosciuta, la donna della quotidianità familiare. Il romanzo la presenta nella difficoltà di trovare uno spazio al di fuori dei ruoli di moglie e madre, nonostante i brillanti studi di matematica e un talento da pianista. Ma questa posizione non coincide con una sicurezza affettiva. È a conoscenza dei tradimenti del marito e deve sopportare le ingerenze della famiglia che non capisce come possa sopportare le sue infedeltà. La vediamo al corteo funebre del 6 gennaio: «Ha l’aria esausta ma compita e decorosa accanto al cognato Lucien, mentre qualche personalità locale e i calciatori della squadra di Lourmarin portano la bara di Camus dalla villa al cimitero». In quella villa, Albert aveva impegnato le giornate a scrivere e Francine aveva sperato che, lontano da Parigi, sarebbe stata la sola moglie. Ma Camus spesso si stancava della monotonia familiare e andava via, mentre, al contrario, Francine restava, rendendo elegante persino la gelosia. È, probabilmente, solo nei quattro anni di pausa dalla relazione con la Casarès, 1944-48, che Francine sperimenta un senso di sicurezza affettiva. Solo allora “Albert aveva preso a cuore il ruolo di padre ed era, a suo modo, presente. […] Si era investito con slancio nella vita familiare anche per dimenticare Maria Casarès, ma non ci era riuscito“. A Francine tocca il compito delicato di occuparsi dell’opera del marito e il suo lavoro porta alla pubblicazione del primo e del secondo Taccuino. Muore, come ricostruisce la Rui, mentre Maria Casarès sta terminando l’autobiografia in cui rende pubblica la relazione con Camus.
Catherine Sellers e Mette Ivers
Con la scomparsa dello scrittore, in Catherine Sellers il desiderio di sapere quale posto abbia occupato nella sua vita diventa un’esigenza soffocante. Non le basta averlo amato ed essere stata amata, per Catherine conta anche che la loro relazione venga riconosciuta. La morte riporta infatti alla luce la consapevolezza di aver costantemente condiviso l’uomo amato “… ma esiste sempre uno sconfinamento che giustifica la gelosia e legittima la rivendicazione della proprietà“. La Sellers avrebbe voluto essere la donna della sua vita, ma avverte che Maria Casarès occupa un posto diverso, più importante, riconoscibile persino agli occhi della moglie. La fiducia che Francine riserva a Catherine, invece di rassicurarla, sembra privarla di qualcosa: essere percepita come una minaccia avrebbe forse confermato l’importanza del suo amore.
Mette Ivers è, invece, l’amante degli istanti felici: quella che non si fa mille domande, capace di amare Albert per quello che le dà. Per Mette, pittrice dal portamento fresco, Albert è stato l’amore dei vent’anni: “Intravedere – si erano conosciuti così – un gruppetto di uomini al Flore, scorgervi lo scrittore Albert Camus, essere invitata proprio da lui al loro tavolo e passare la serata a ballare nei locali notturni del Quartiere latino“. Vi è una ingenuità gradevole nella sua narrazione, quella di una donna che ha vissuto gli istanti, senza interrogare la vita.
Maria Casarès
Nelle pagine dedicate a Maria Casarès, l’amore assume il ruolo di sentimento sacro, potente, indistruttibile. Il rapporto con Camus conosce interruzioni e riprese, ma conserva una forza che lo rende un riferimento decisivo nelle vite di entrambi.
“Tutta la prima parte della loro relazione, da giugno a ottobre del 1944, era stata di una intensità divorante, resa possibile anche dalla lontananza di Francine. […] Nessuno, in quel periodo, osava proiettarsi nel “dopo”: si viveva in un presente sospeso“.
Alla prima notte d’amore, il 6 giugno 1944, fa seguito, nello stesso giorno di quattro anni dopo, l’inizio di una nuova stagione del loro rapporto. La coincidenza delle date dà alla vicenda quasi un ritmo romanzesco: un ritorno che sembra confermare la persistenza del sentimento. Ma neppure questa passione cancella la pluralità dei legami di Albert. La sua intensità non garantisce l’esclusività.
Rosanna Pontoriero e Gigi Agnano

Rosanna Pontoriero: giornalista pubblicista nata a Tropea il 20 aprile del 1996. Laureata in Lettere all’Università della Calabria. Ha collaborato e collabora con siti e quotidiani in diversi ambiti. Scrive per il Quotidiano del Sud – L’altra voce dell’Italia. Ha pubblicato nel 2022 il primo romanzo “Melina e la Finestrella sull’orto” per Scatole Parlanti; nel 2023 “Mamma d’un Comunista” e nel 2025 “La mercante di via del Brasco” per Edizioni Dialoghi. Moderatrice in eventi e rassegne.





