“Donne nel mito”, il videopodcast a cura di Chantal Fantuzzi – Episodio 4: Penelope

Ep. 4 Penelope: la regina dell’attesa

A differenza di Giocasta e Clitemnestra, che eliminano il vecchio sovrano con uno nuovo, Penelope interrompe questo schema matriarcale, rifiutando di cedere il trono alle insistenze dei Proci o al figlio Telemaco, permettendo invece il ritorno del vecchio re e dell’ordine legittimo attraverso l’attesa, la fedeltà e il perdono.

Penelope è la grande assente-presente dell’epopea. Senza di lei, il viaggio di ritorno di Odisseo e la stessa identità di principe di Telemaco non avrebbero ragione di esistere.

Nel vasto mosaico dei miti classici, la figura di Penelope viene spesso liquidata come il cliché della sposa fedele e sottomessa, confinata al telaio in attesa del ritorno dello sposo. Eppure, a un’attenta lettura dell’Odissea, la regina di Itaca emerge come un personaggio dirompente, capace di sovvertire i canoni del mondo omerico e patriarcale. A differenza delle sue celebri antenate tragiche, come Giocasta e Clitemnestra, Penelope compie una scelta rivoluzionaria: interrompe il cosiddetto “sacrificio del paredro“, rifiutandosi di detronizzare il vecchio re, di offrire il trono al figlio o di cedere a un giovane pretendente. Sceglie invece l’attesa, la strategia e il ritorno dell’ordine legittimo.

La sua è una presenza-assenza costante. Senza di lei, il lungo viaggio di Odisseo e la stessa identità di Telemaco come principe perderebbero di significato. E se il paragone con la cugina Elena è inevitabile, le differenze emergono con forza: Elena è libera, visibile, protetta dalla dea dell’amore Afrodite; Penelope, invece, si muove velata ed è la protetta di Atena, la divinità dell’intelligenza e della strategia. Dietro un’apparente sottomissione al padre, al marito e persino alle frecciate del giovane figlio, la regina custodisce una tempra d’acciaio.

È lei la grande procrastinatrice e ingannatrice dell’epopea: con il celebre stratagemma della tela — tessuta di giorno e disfatta di notte — riesce a tenere a bada i Proci per anni, logorandoli psicologicamente e preferendo sacrificare i beni materiali della casa pur di non tradire il legame con Odisseo. Nel teso rapporto con Telemaco e nella gestione spietata del tempo e dello spazio all’interno dell’isola, Penelope non è una vittima passiva, ma la vera stratega e custode dell’oikositacese. 

Il rapporto con il figlio Telemaco è complesso e segnato da tensioni generazionali, ma unito da una comune protezione nascosta. Penelope si conferma il vero perno di Itaca: la sua resistenza passiva ma tenace logora i pretendenti e spiana la strada al trionfale ritorno di Odisseo, ristabilendo l’unità della coppia regale.

Chantal Fantuzzi*

Chantal Fantuzzi: docente di greco, latino, lettere, storia e filosofia. Autrice di svariati saggi storici, collabora con Rai 3 e Rai Storia alla trasmissione “Passato Presente” di Paolo Mieli.

“Donne nel mito”, il videopodcast a cura di Chantal Fantuzzi – Episodio 3: Cassandra

Ep. 3 Cassandra: elogio della follia

Figlia del re di Troia e sacerdotessa di Apollo, Cassandra è la veggente condannata dal dio a prevedere il futuro senza essere mai creduta. La tradizione letteraria ci consegna un’identità complessa e stratificata. Se in Omero (Iliade) appare come una principessa bellissima ma priva di facoltà divinatorie, è con Virgilio (Eneide) che assume i tratti drammatici della profetessa inascoltata che tenta invano di bruciare il cavallo di legno.

Durante il sacco di Troia viene stuprata da Aiace nel tempio di Atena e successivamente assegnata come schiava e concubina ad Agamennone. Consapevole della rovina imminente, Cassandra accetta il proprio destino di sangue: nel teatro di Euripide e Seneca il suo legame profetico si intreccia con quello della madre Ecuba, mentre nell’Agamennone di Eschilo la sua figura raggiunge la massima vetta tragica. Posseduta da Apollo, prima di varcare la porta della reggia di Micene, predice in preda al delirio l’assassinio del re e la propria morte per mano di Clitemnestra, invocando la futura vendetta di Oreste e deponendo i simulacri sacri.

A differenza di altre eroine del mito, Cassandra subisce una totale distruzione della propria identità: non ottiene una morte eroica né la protezione del padrone, ma viene trucidata in un delitto consumato da una donna contro un’altra donna, celebrato da Clitemnestra come un macabro “contorno” al proprio godimento.

Chantal Fantuzzi*

Chantal Fantuzzi: docente di greco, latino, lettere, storia e filosofia. Autrice di svariati saggi storici, collabora con Rai 3 e Rai Storia alla trasmissione “Passato Presente” di Paolo Mieli.

“Donne nel mito”, il videopodcast a cura di Chantal Fantuzzi – Episodio 2: Ifigenia

Ep. 2 Ifigenia: la vergine del destino

Ifigenia è il cardine tra il “prima” e il “dopo” della guerra di Troia. In Aulide, la flotta achea è bloccata dall’ira di Artemide; il responso di Calcante è atroce: solo il sacrificio di una vergine placherà la dea. Agamennone attira la figlia con l’inganno di nozze con Achille, ma la conduce all’altare. Eschilo descrive il dissidio di Agamennone, che sceglie il potere sulla paternità. Solo Lucrezio, secoli dopo, condannerà la “religiosa empietà” di Agamennone, padre padrone che uccide la figlia in nome della religione. 

Nessun poeta antico, tuttavia, comprende le ragioni della vendetta che Clitemnestra, madre della ragazza, attuerà dieci anni dopo l’assassinio della figlia, uccidendo Agamennone. 

Tuttavia, il mito si sdoppia. In Euripide (Ifigenia in Aulide), Artemide sostituisce la giovane con una cerva, portandola in Tauride come sacerdotessa. Qui, anni dopo, Ifigenia ritrova il fratello Oreste e Pilade, fuggiaschi dopo il matricidio. Attraverso l’anagnorisis (il riconoscimento), i fratelli fuggono, disvelando il tema del “doppio” caro a Euripide: se Ifigenia è viva, la vendetta di Clitemnestra perde la sua ragione etica.

Il dramma di Ifigenia riflette lo scontro tra culti: la Grande Madre (Clitemnestra) che sacrifica il re, contro il nuovo ordine patriarcale di Apollo e Atena. In questo mondo d’uomini, Ifigenia resta la “cerva espiatoria” sgozzata per le colpe di Elena: una vittima innocente il cui grido viene «inchiodato col bavaglio» per non disturbare la marcia verso la guerra.

La colpa è soltanto di una donna (Elena, l’adultera) e l’espiazione deve avvenire con una donna (Ifigenia, la vergine), mentre la vendetta (Clitemnestra, la madre) è vista solo come un efferato omicidio incomprensibile e frutto dell’adulterio. E’ la società arcaica, patriarcale e maschilista. 

Chantal Fantuzzi*

Chantal Fantuzzi: docente di greco, latino, lettere, storia e filosofia. Autrice di svariati saggi storici, collabora con Rai 3 e Rai Storia alla trasmissione “Passato Presente” di Paolo Mieli.

“Donne nel mito”, il videopodcast a cura di Chantal Fantuzzi – Puntata 1: Clitemnestra

Ep. 1 Clitemnestra, l’ultimo atto del matriarcato

A differenza di Elena, “donna del patriarcato” legata allo status dei suoi uomini, Clitemnestra incarna l’ultimo baluardo di una società matriarcale pre-omerica. La sua vicenda non è solo un dramma di sangue, ma lo scontro tra due modelli civili. Le radici del suo odio affondano nell’atroce genealogia degli Atridi: la faida cannibale tra Atreo e Tieste e l’incesto da cui nacque Egisto, l’amante complice che cerca vendetta per i fratelli trucidati.

L’assassinio di Agamennone è una doppia rivalsa: Egisto colpisce il figlio di colui che distrusse la sua famiglia; Clitemnestra vendica il sacrificio della figlia Ifigenia. Mentre l’etica eroica giustifica il re che antepone il potere alla paternità, la regina viene condannata. Clitemnestra prova a spezzare la catena della violenza invocando la pietà, ma le sue rimangono “parole di donna” inascoltate.

Il matricidio di Oreste segna il passaggio definitivo al diritto patriarcale. Nel processo all’Areopago, il conflitto è teologico: le Erinni, divinità ctonie protettrici del sangue materno, soccombono davanti ad Apollo e Atena. L’assoluzione di Oreste, decretata da una dea “nata senza madre”, sancisce il primato del padre e trasforma le antiche furie nelle mansuete Eumenidi.

Clitemnestra resta così vittima di un doppio standard: ad Agamennone sono concessi concubine e infanticidi in nome del kleos; a lei, che uccide per amore filiale e non per odio verso la prole (a differenza di Medea), spetta solo l’infamia eterna.

Chantal Fantuzzi*

Chantal Fantuzzi: docente di greco, latino, lettere, storia e filosofia. Autrice di svariati saggi storici, collabora con Rai 3 e Rai Storia alla trasmissione “Passato Presente” di Paolo Mieli.