Sei racconti da Gaza di Duaa Sa’id – 2 La memoria della terra. Maria e le storie del tronco, traduzione dall’arabo di Laura Tribuzio

Sei racconti da Gaza ci arrivano dalla penna di Duaa Sa’id, per il tramite della traduttrice Laura Tribuzio, arabista e persianista dell’Université Catholique di Lovanio (Belgio) e Aldo Nicosia, arabista dell’Università di Bari.

Sei racconti come frammenti di luce dalle macerie, che pubblicheremo uno alla volta, ogni mercoledì delle prossime settimane, perché ci sono parole che meritano più attenzione di altre e hanno bisogno di tempo per restare.

Duaa Sa’id, come avete modo di leggere nella bio a corredo, è poco più che trentenne e attualmente vive in una tendopoli nel campo di al-Mawasi, nella zona di Khan Yunis.

Khan Yunis

Sei racconti da Gaza, di Duaa Sa‘id

2

La memoria della terra

Maria e le storie del tronco

Maria camminava annoiata intorno alla sua tenda, su una terra che la guerra aveva lasciato triste e desolata, in cerca di un angolo dove stare all’ombra, al riparo dal caldo. In un canto del terreno scorse un vecchio tronco d’albero, mezzo sepolto e triste, che le ricordava le macerie della sua casa.

Gli si avvicinò, spostò la sabbia dai suoi lati, sistemò un po’ il terreno attorno e si sedette a riposare un momento. D’un tratto, mentre si sedeva, sentì un lamento sommesso.

Balzò in piedi e disse stupita: «Oh, scusa! Ti ho fatto male?»

Il tronco rispose: «No, piccola. Ma sono triste. Ero un grande fico e donavo i miei frutti agli altri, e adesso sono soltanto un pezzo di legno su cui ci si siede. Questa guerra ha distrutto ciò che ero davvero.»

Maria si sentì triste, toccò il tronco con tenerezza e disse: «No. Il legno non dimentica di essere stato un albero. La guerra ha distrutto ogni cosa, ma tu sei ancora qui e custodisci il segreto di questa terra.»

Il tronco si sentì pieno di fierezza e disse: «È vero. Ogni albero ha una storia, e io conservo le storie di questa terra da molto tempo. Ma sono solo.»

«Non è vero» disse Maria. «Torno subito.»

Corse alla tenda e prese i suoi nastri colorati, i suoi piccoli fiori secchi, i suoi giochi e alcuni semi che suo padre aveva comprato due giorni prima, con l’intenzione di piantarli. Tornò dal tronco e cominciò a decorarlo.

Legò i nastri colorati alle sue estremità, posò i fiori sui suoi bordi e gli chiese se permetteva a lei e ai suoi giochi di sedersi.

Il tronco si illuminò di gioia e disse: «Certamente! Sedetevi.»

Maria si sedette e notò che anche un uccello si era posato sull’estremità del tronco, e un altro poco lontano, mentre una brezza leggera soffiava intorno a loro. Disse: «Vedi? Non sei solo, hai tanti amici intorno. E io ho qui dei semi: li pianteremo vicino a te.»

Il tronco sorrise e disse con una voce piena di nostalgia:

«Un tempo ero un grande fico. Le mie radici affondavano nella terra, assorbivano acqua e nutrimento, e io davo vita alle piante intorno a me. Il padrone della terra era un uomo anziano che si prendeva cura di me ogni mattina: osservava la mia crescita e guardava le mie foglie. Aveva una nipotina bellissima, che si arrampicava sul mio tronco e si sedeva fra i miei rami. Il nonno le spiegava come io traessi vantaggio dal sole e dall’acqua: il sole mi rendeva felice, mi aiutava a fabbricare un cibo squisito e mi dava l’energia di cui avevo bisogno per crescere. E l’acqua era come una bevanda magica! Le mie radici la bevevano dalla terra, e con sé portava tutte le cose buone che mi rendevano forte. Il nonno le insegnava a osservare la mia crescita; io le regalavo i miei frutti dolci, e lei mi regalava le sue piccole canzoni. Cantava per me mentre io ondeggiavo nella brezza, e io la proteggevo con la mia ombra quando giocava sotto le mie foglie.»

Il tronco sospirò e continuò: «Ero la casa degli uccelli, l’ombra dei passanti, l’amico di quella bella bambina. Poi venne il giorno della guerra, e la distruzione mi strappò dal mio posto. E non so che ne sia stato dei miei amici.»

Gli occhi di Maria si riempirono di lacrime. Disse: «Non essere triste, siamo tutti tuoi amici. Canteremo per te tutte le canzoni e pianteremo moltissimi semi accanto a te.»

Il tronco sorrise con dolcezza e disse: «Sei una bambina coraggiosa, Maria. Crei speranza in mezzo alla distruzione.»

Maria sorrise con tristezza e disse: «Le piante danno vita a tutto ciò che hanno intorno. Mi sembra che in un certo modo la pianta somigli all’essere umano, anche se in questa guerra a uccidere la vita è un essere umano.»

Il tronco sospirò e disse: «Le piante non conoscono la guerra né l’uccisione, Maria. Sanno soltanto come crescere. Se l’essere umano avesse imparato dalle piante, il mondo sarebbe un giardino e non un campo di rovine.»

Maria sospirò e disse: «Ah, vorrei essere una pianta, per riempire la terra di vita!» Poi cominciò a cantare con la sua voce di bambina e intanto piantava i semi intorno al tronco: semi di rucola, di ravanello e di pomodoro. Portava l’acqua per annaffiarli. Gli uccelli volavano sopra di loro, i nastri colorati ondeggiavano nella brezza, e sembrava che il luogo si fosse trasformato in una piccola festa di colori.

Il tronco sorrise e sentì di essere tornato un albero verde. Disse:

«La vita torna sempre, quando il cuore trova qualcuno che canta per lui. Domani i semi cresceranno, e tu scoprirai, Maria, che ogni parte di una pianta è importante per la sua vita.»

Maria chiuse gli occhi e sentì che il luogo intorno a lei non era più un cumulo di rovine, ma un piccolo giardino di speranza.

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Biografia dell’autrice

Duaa Sa’id (1995), nata a Gaza (Khan Younes), laureata in lingua inglese, dal 2024 al 2025 ha seguito un corso di infermieristica. Attualmente vive in una tendopoli nel campo di al-Mawasi, sempre nella zona di Khan Yunis.

Alcune sue poesie sono state tradotte da Aldo Nicosia nel volume La rosa di Gaza (Les Flaneurs, Bari, 2026), in cui ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Vorrei che la mia parola testimoniasse che la poesia palestinese può parlare dell’occupazione, ma non solo del genocidio, ma non solo. Perché non siamo solo vittime schiacciate dai traumi dell’occupazione, ma anche e ancora esseri sognanti che si affaticano per cercare di dare un senso all’esistenza e si interrogano sul bisogno di avere bellezza” (p. 121).

I sei racconti qui tradotti, tratti da una raccolta inedita (“Piccole cose che sognano”) sono stati ispirati da una bambina reale, di nome Maria: “Attraverso la sua curiosità infantile e le sue conversazioni con le stelle, gli uccelli e le piccole cose intorno a lei, essi aprono spazi di magia e di riflessione sulla vita, sul lutto, la speranza, il coraggio. La guerra è solo un fievole retroscena rispetto alla fantasia di Maria, che cerca di comprenderla, alla sua maniera, con l’ascolto di ciò che dicono le cose silenti”.

Vista dall’alto del campo di al-Mawasi

Bionota della traduttrice:

Laura Tribuzio è arabista e persianista, ricercatrice presso l’Université catholique de Louvain (Belgio), dove si occupa della trasmissione dei saperi scientifici e occulti nelle tradizioni araba e persiana. Ha insegnato lingua araba in ambito universitario e scolastico e ha lavorato nella mediazione culturale, collaborando con ONG ed enti pubblici. È autrice di numerose pubblicazioni scientifiche e sta preparando una monografia dedicata ai rapporti tra sapere e autorità nelmondo arabo-persiano premoderno.

Aldo Nicosia ricercatore (abilitato a Professore associato di Lingua  Letteratura Araba l’Università di Bari, Italia). Autore di 3 saggi: 1. Il cinema arabo, 2007, Carocci, Roma: 2. Il romanzo arabo al cinema. Microcosmi egiziani e palestinesi 2014, Carocci, Roma; 3. Intellettuali e censura nel cinema egiziano (1952-1999), 2025 , Progedit, Bari.  Recenti volumi di traduzioni: 4. Ho ancora le mani per scrivere. Testimonianze dal genocidio a Gaza. edizioni Q, Roma. 2025; 5. Walid Daqqa, Il segreto dell’olio e della spada, edizioni Q, Roma. 2026

Sei racconti da Gaza di Duaa Sa’id – 1 L’inizio della speranza. Maria e il palpito delle stelle, traduzione dall’arabo di Laura Tribuzio

Sei racconti da Gaza ci arrivano dalla penna di Duaa Sa’id, per il tramite della traduttrice Laura Tribuzio, arabista e persianista dell’Université Catholique di Lovanio (Belgio) e Aldo Nicosia, arabista dell’Università di Bari.

Sei racconti come frammenti di luce dalle macerie, che pubblicheremo uno alla volta, ogni mercoledì delle prossime settimane, perché ci sono parole che meritano più attenzione di altre e hanno bisogno di tempo per restare.

Duaa Sa’id, come avete modo di leggere nella bio a corredo, è poco più che trentenne e attualmente vive in una tendopoli nel campo di al-Mawasi, nella zona di Khan Yunis.

Khan Yunis

Sei racconti da Gaza, di Duaa Sa‘id

1

L’inizio della speranza

Maria e il palpito delle stelle

La notte era immobile, finché tutto tremò.

Maria si svegliò di soprassalto, spaventata, al suono di una forte esplosione, molto vicina, e di una luce abbagliante che invase ogni angolo della tenda.

Tremò e si alzò per svegliare la mamma, ma dalla finestra della tenda scorse qualcosa di strano e luminoso. Rimase stupita nel vedere una piccola stella splendente così vicina, come se fosse venuta per lei.

La stella la scorse e le disse: «Non avere paura, piccola. Ti ha svegliata l’esplosione? Come ti chiami?»

Maria rispose: «Sì! Mi chiamo Maria, ma mi chiamano Mimi. Come sei arrivata fin qui?»

La stella rispose: «Ho sentito l’eco di un’esplosione diffondersi nell’universo e sono venuta a vedere che cosa fosse successo. Sai, Maria, anche noi stelle a volte esplodiamo.»

Maria domandò spaventata: «C’è una guerra anche in cielo?»

La stella disse tristemente: «No. Ma quando la vita di una stella giunge alla fine, il suo cuore esplode e illumina l’universo.»

Maria disse, mentre le lacrime le brillavano negli occhi come stelle: «Anche le stelle muoiono?»

La stella rispose: «No, Mimi. La loro vita finisce, ma non muoiono: è piuttosto una nuova nascita. Le nostre esplosioni non fanno male: riempiono invece l’universo di luce, e restano nel cielo sotto forma di polvere, come minuscoli granelli che brillano. Riesci a vedere quella polvere sparsa nello spazio?»

Maria disse: «Ah! Pensavo che fossero le anime delle persone morte e salite in cielo. Tante persone sono morte nella guerra.» E le lacrime le scesero dagli occhi.

La stella disse: «Non piangere, Mimi. Forse è davvero così. C’è chi dice che l’essere umano è fatto di polvere di stelle.»

Gli occhi di Maria si illuminarono, e lei disse: «Allora vuol dire che sono una stella? Come?»

La stella disse: «Certo. Tutto ha origine dalla luce. Le stelle non muoiono, ma si trasformano in nuove forme.»

Maria chiese: «Vuol dire che quando una stella muore diventa qualcos’altro?»

La stella rispose: «Sì. Una stella è composta da parti diverse e, quando cresce e la sua vita giunge alla fine, il suo cuore esplode e queste parti si disperdono nello spazio come polvere. Il tuo corpo contiene alcune di queste parti. Sei una stella luminosa, Mimi.»

Maria rispose: «È meraviglioso. Ma le esplosioni della guerra non assomigliano a quelle delle stelle. La guerra fa paura: distrugge ogni cosa e uccide tutto ciò che amiamo.»

La stella disse: «Purtroppo, Maria. Vorrei che tutte le esplosioni fossero come quelle delle stelle, capaci di creare la vita.»

Maria sbadigliò assonnata e disse: «Ah, se solo la guerra finisse.»

La stella le disse: «Non avere paura. Ogni cosa ha una fine, e anche la guerra finirà. Su, a dormire, Mimi. Io resterò qui a vegliare sul tuo sonno.»

Maria annuì e disse: «Buonanotte, stella mia.»

Mimi chiuse gli occhi, rasserenata, mentre la stella continuava a brillare sopra la tenda, come un caldo abbraccio in mezzo alla notte.

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Biografia dell’autrice

Duaa Sa’id (1995), nata a Gaza (Khan Younes), laureata in lingua inglese, dal 2024 al 2025 ha seguito un corso di infermieristica. Attualmente vive in una tendopoli nel campo di al-Mawasi, sempre nella zona di Khan Yunis.

Alcune sue poesie sono state tradotte da Aldo Nicosia nel volume La rosa di Gaza (Les Flaneurs, Bari, 2026), in cui ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Vorrei che la mia parola testimoniasse che la poesia palestinese può parlare dell’occupazione, ma non solo del genocidio, ma non solo. Perché non siamo solo vittime schiacciate dai traumi dell’occupazione, ma anche e ancora esseri sognanti che si affaticano per cercare di dare un senso all’esistenza e si interrogano sul bisogno di avere bellezza” (p. 121).

I sei racconti qui tradotti, tratti da una raccolta inedita (“Piccole cose che sognano”) sono stati ispirati da una bambina reale, di nome Maria: “Attraverso la sua curiosità infantile e le sue conversazioni con le stelle, gli uccelli e le piccole cose intorno a lei, essi aprono spazi di magia e di riflessione sulla vita, sul lutto, la speranza, il coraggio. La guerra è solo un fievole retroscena rispetto alla fantasia di Maria, che cerca di comprenderla, alla sua maniera, con l’ascolto di ciò che dicono le cose silenti”.

Vista dall’alto del campo di al-Mawasi

Bionota della traduttrice:

Laura Tribuzio è arabista e persianista, ricercatrice presso l’Université catholique de Louvain (Belgio), dove si occupa della trasmissione dei saperi scientifici e occulti nelle tradizioni araba e persiana. Ha insegnato lingua araba in ambito universitario e scolastico e ha lavorato nella mediazione culturale, collaborando con ONG ed enti pubblici. È autrice di numerose pubblicazioni scientifiche e sta preparando una monografia dedicata ai rapporti tra sapere e autorità nelmondo arabo-persiano premoderno.

Aldo Nicosia ricercatore (abilitato a Professore associato di Lingua  Letteratura Araba l’Università di Bari, Italia). Autore di 3 saggi: 1. Il cinema arabo, 2007, Carocci, Roma: 2. Il romanzo arabo al cinema. Microcosmi egiziani e palestinesi 2014, Carocci, Roma; 3. Intellettuali e censura nel cinema egiziano (1952-1999), 2025 , Progedit, Bari.  Recenti volumi di traduzioni: 4. Ho ancora le mani per scrivere. Testimonianze dal genocidio a Gaza. edizioni Q, Roma. 2025; 5. Walid Daqqa, Il segreto dell’olio e della spada, edizioni Q, Roma. 2026