“Alpe Colle” la libreria più alta d’Italia – intervista a Marco Tosi, di Amedeo Borzillo

Alpe Colle: la libreria più alta d’Italia che affascina per il progetto che sviluppa attorno ai libri: socialità, ospitalità, promozione del territorio.

Un avamposto di libri tra il Parco Nazionale della Val Grande e il Lago Maggiore. Un luogo dove scoprire in convivialità un mondo di libri.

Un Randagio montano si è fatto raccontare da Marco Tosi ( libraio che si occupa di libri usati, fuori catalogo e anche di libri antichi), anima di questa bellissima libreria, la storia di un’iniziativa che parte come progetto per creare e sviluppare il primo avamposto di libri in alpeggio in Italia. 

Sono nato e cresciuto sul lago Maggiore, e quando ho iniziato questo lavoro ero sempre via da Verbania: andavo a ritirare i libri in zona e poi andavo a fare i mercati lontano dal lago, a Milano, a Genova, a Torino, dove ho imparato il mestiere del libraio. Ma il fatto di dover sempre uscire dal territorio per lavorare per me rappresentava un limite, perché abitando in un posto molto bello a livello paesaggistico come il lago Maggiore e con tutto il suo entroterra, le sue montagne, il dover sempre andare in una grande città per lavorare la consideravo una sfida persa. Da qui la scintilla che ha dato il via al progetto: piano piano ho deciso di creare questo mercato del libro in montagna, dove la mia famiglia ha una casa dal 1933, e negli ultimi anni ho aperto il giardino di casa e creato questo mercato del libro a cielo aperto; una libreria a cielo aperto dove le persone possono arrivare e scoprire la magia dei libri usati e fuori catalogo. 

Stagione dopo stagione il progetto è cresciuto tanto che dall’anno scorso ho deciso di aprire tutti i weekend dalla primavera fino a Natale. In questo modo il libro diventa uno strumento per scoprire e promuovere il territorio, ma anche uno strumento di relazione umana, di ospitalità, per potersi conoscere, per poter creare consapevolezza del proprio territorio, dei ritmi di vita diversi. Insomma, il potersi prendere del tempo per sé per scoprire ciò che ci circonda.

La cosa molto bella che mi fa tanto piacere della libreria in montagna è che anche il pubblico è estremamente trasversale. Ogni weekend vengono a trovarci sia persone della zona che persone che vengono per scoprire le Alpi Lepontine dove è situata l’Alpe Colle. Un pubblico trasversale in termini di generazioni, dai ragazzi a famiglie con i bambini, su fino a over novanta. Infatti l’alpeggio si raggiunge in macchina ed è possibile per chiunque arrivare a trovarci e poi da qui partono tantissimi sentieri di tutte le tipologie per tutti i gusti, sia per chi vuol fare cose impegnative sia per chi vuole fare una passeggiata tranquilla vista lago. Abbiamo delle proposte di trekking durante tutta la stagione e, ripeto, sono passeggiate veramente stupende alla scoperta del territorio. L’altra cosa che ci tengo a sottolineare è che creo grande dinamicità sui libri che tengo in montagna: ogni settimana sono in giro a cercare titoli particolari da portare all’Alpe, che catalogo e che quindi metto in vendita. Il cuore centrale del progetto, quindi, è il libro, ma a corredo ho un angolo di prodotti tipici, per cui una persona può arrivare su da noi e assaggiare dei formaggi e dei salami nostrani, dei dolci preparati qua in zona, birre artigianali, vino piemontese, eccetera. La convivialità in montagna è importante e ho trovato un equilibrio tra queste due anime, quella dei libri e quella dei prodotti tipici. 

Alpe Colle è bellissima. I nostri lettori lo possono capire dalle foto che alleghiamo a questa intervista. Questa casa / giardino trasformata in libreria che storia ha?  

La casa fu costruita e acquistata dal mio bisnonno nel 1933 e fu sempre una casa di villeggiatura estiva. Nel giugno del 1944 fu rasa al suolo durante il rastrellamento nazifascista che colpì tutte le nostre montagne. Tutti gli alpeggi vennero distrutti e dati alle fiamme e anche la nostra casa fu distrutta. Fu poi ricostruita nel dopoguerra, nel 1951, da mio nonno. E quindi le radici della famiglia sono sicuramente in montagna, in questi luoghi tra le Alpi e il Lago Maggiore. L’idea di creare questo progetto è anche quella di lanciare un messaggio e cioè che i nostri territori possono essere recuperati. L’Alpe Colle era un alpeggio che negli ultimi decenni era lentamente stato abbandonato. Adesso sta tornando a vivere e questo è un segnale importante, creando lavoro, creando relazioni, creando anche consapevolezza della bellezza del nostro Paese. Infatti io spero anche che ci sia un effetto domino, e cioè che anche in tanti altri territori della provincia italiana si possa, seguendo le proprie passioni, con creatività, con professionalità, inventare nuovi percorsi lavorativi.

Prossime iniziative?

Marco Tosi

Questo mese di agosto sarà un mese ricco di novità. Questo weekend, per esempio, c’è la festa dei libri e del miele, in collaborazione con un amico che fa l’apicoltore da diversi anni che porterà i propri prodotti all’alpeggio. Sono molto contento anche di creare sinergie, perché creare network sul territorio con altre realtà è sempre fondamentale. Inoltre, per tutto il mese di agosto sarò aperto anche tutti i venerdì e la settimana di Ferragosto sarà aperto da mercoledì 14 fino a domenica 18. Creerò poi un momento particolare per la notte di San Lorenzo del 10, con la possibilità di venire a vedere le stelle all’Alpe in libreria… e tutta una serie di altri appuntamenti che si possono trovare sulle pagine Social della libreria Alpe Colle.

Amedeo Borzillo 

IL RANDAGIO RACCOMANDA: COMPRATE IN LIBRERIA!

Le letture estive suggerite da Raimondo di Maio – Napoli

Abbiamo chiesto a Raimondo di Maio, “il libraio” di Napoli, che dalla sua piccola libreria da cinquant’anni promuove e diffonde cultura letteraria, di suggerire ai “Randagi” cosa leggere quest’estate.
Ecco cosa ci ha risposto, come sempre dotto ed esaustivo. 

“Cari amici del Randagio,

mi chiedete di consigliare qualche libro per l’estate. L’estate era chiamata dai napoletani “la bella stagione”, probabilmente per la maggiore disponibilità di tempo libero… 

C’era allora un disco per l’estate, si lanciavano un numero di canzoni popolari capaci di allietare le vacanze e i sogni della maggioranza degli italiani (e non), lungo le coste e le isole del Paese.

Non c’era ancora il Papeete e di là da venire erano le lobby, in italiano “logge” , delle concessioni balneari.

Un libro dovrebbe corrispondere al libro giusto per la lettrice e il lettore che avrà la ventura di incontrare. Non potendo conoscere i dieci lettori che seguiranno i consigli, dichiaro “libri per l’estate” i seguenti libri:

1° Erri De Luca, Dialogo per un amico, Feltrinelli € 14,00

[L’avvincente e avventurosa storia di un’amicizia, quella vera];

2° Maria Orsini Natale, Francesca e Nunziata, Sellerio € 14,00

[La straordinaria rivoluzione della produzione della pasta, un’epopea che abbiamo appena attraversato];

3°  Peter Flamm, Io?, Adelphi € 18,00 

[La rocambolesca storia di un’identità chiusa nell’interrogativo di un io];

4° Donatella Di Pietrantonio, L’età fragile Einaudi € 18,00

[Storia sospesa di una famiglia nel trauma, parole non dette chiuse nel cuore di una montagna dell’Abruzzo che è allo stesso tempo memoria e paesaggio];

5° Adelia Battista, L’Angelo bianco Anna Maria Ortese, Dante & Descartes € 14,00

[L’infanzia Tripolina della Ortese raccontata, che spiega da dove arrivano quelle visioni letterarie];

6° Gino Riccio, Peccato ubbidire, Olisterno editore € 12,00

[L’avventurosa storia del prete Antonio Maione, che non ha mai ubbidito senza sapere perché];

7° Marco Raio, La stagione, Bompiani € 18,00

[Marco ha la capacità di presentare la nostalgia del passato che tutti abbiamo inconsapevolmente attraversato].

Buone vacanze!

Raimondo di Maio

IL RANDAGIO RACCOMANDA: COMPRATE IN LIBRERIA!

La valigia del Randagio: Libreria Mardi Gras – Bolzano

In un articolo per l’Unità del 12 agosto del ’52 Calvino elencava i propositi del “Buon Lettore”, che attendeva con impazienza le vacanze estive per recuperare le letture perse nel corso dell’anno.

Il Buon Lettore avrà probabilmente già deciso come riempire all’inverosimile la propria valigia, ma ci sarà anche il caso di chi non abbia ancora stabilito quali volumi prendere dagli scaffali di casa o acquistare in libreria.

Abbiamo quindi chiesto ad alcuni amici di consigliarci dei libri per l’estate o banalmente di dirci quali siano le loro intenzioni di lettura per le vacanze.

La nostra Rita Mele ha chiesto al libraio di “Mardi Gras” di farci una playlist Randagia di letture consigliate. Mardi Gras  https://www.mardigrasbz.eu è una libreria di Bolzano, aperta nel febbraio del 1999, specializzata in letteratura e saggistica in italiano, tedesco, inglese e francese, con un’ampia sezione di fumetti, manga e graphic novel, giochi e riviste.

Ecco la lista:

1) GRUPPO DI LEPRECAUNI IN UN INTERNO – ALESSANDRO GORI (RIZZOLI): dadaisti tableaux del Barone Nero della letteratura italiana.

2) LA CITTA’ CHE NON C’E’ – YU HUA (FELTRINELLI): angosce e speranze nella Cina del Novecento.

3) PURI UOMINI – MOHAMAD SARR (E/o): macchie umane e lettere scarlatte in Senegal.

4) LA FOSSA DEI LUPI – BEN PASTOR (MONDADORI): seguito apocrifo tinto di giallo dei Promessi Sposi.

5) LE BELLE ADDORMENTATE – ANDREAS WAGNER (BOLLATI BORINGHIERI): mutazioni biologiche e balzi in avanti scientifici, nuove specie si svegliano.

6) DEE – JOSEPH CAMPBELL (TLON): alla ricerca della grande divinità madre di tutti i miti.

7) QUANDO LE MONTAGNE BALLANO – OLIVIER RENAUD (WUDZ): l’umano nel non umano, il vivente che c’è in pietre, rocce, muschi e licheni.

MI RACCOMANDO, COMPRATE IN LIBRERIA. 

Intervista “Randagia” a una bibliotecaria di Bolzano, di Rita Mele

La bibliotecaria scolastica svolge un ruolo fondamentale nella vita degli studenti, offrendo loro un accesso a un mondo di informazioni e conoscenze. In questa intervista a Zaira Sonna, cercheremo di scoprire cosa rende questo lavoro così speciale e quali sono le sfide che le bibliotecarie e i bibliotecari scolastici devono affrontare quotidianamente.

Lei è una bibliotecaria scolastica da molti anni (…). Cosa le piace di più del suo lavoro?

In realtà non sono così tanti gli anni da bibliotecaria scolastica (quattro a settembre), ma sono tanti anni che lavoro a contatto con le scuole. Il mio lavoro è bellissimo perché è spesso vario e creativo e mi permette di essere una sorta di mediatrice tra i libri e tutti gli utenti della biblioteca scolastica, che non sono solo gli studenti, ma anche tutto il personale docente e non docente. Una specie di “ponte” che cerca di facilitare il contatto tra il patrimonio bibliografico/multimediale e tutte le variegate esigenze e richieste (consapevoli e non) degli utenti.

Cosa significa essere bibliotecaria scolastica a Bolzano?

Essere bibliotecaria scolastica a Bolzano è una gran fortuna, perché, a differenza dal resto d’Italia, solo qui questa figura professionale è riconosciuta e inquadrata a livello legislativo grazie alla Legge Provinciale del 1990 e al successivo regolamento del 1992, che disciplinano le biblioteche scolastiche e il ruolo del bibliotecario qualificato che vi lavora.

L’ IISS Claudia de’ Medici di Bolzano

Quali sono le sfide più grandi che deve affrontare come bibliotecaria scolastica?

Ogni giorno ho in mente una lista di cose da fare, ma, quasi sempre, i miei programmi sono costretti a cambiare rapidamente per far fronte alle esigenze, alle richieste e agli imprevisti della scuola. La sfida con cui fare i conti quotidianamente è dunque riuscire a essere estremamente flessibili!

Quali consigli darebbe a uno studente che vuole diventare bibliotecario scolastico?

Se uno studente volesse diventare bibliotecario scolastico consiglierei di leggere molto e cercare qualcuno con cui condividere la passione per la lettura per potersi confrontare sulle riflessioni e i pensieri che i libri suscitano e stimolano. Proporrei anche di trascorrere del tempo in biblioteca ad aiutarmi in piccole attività legate alla gestione pratica. Ho avuto modo di essere affiancata per dei brevi periodi da alcuni studenti/studentesse delle superiori e ho notato che, stando a stretto contatto con i libri, tutti si incuriosiscono ed esprimono una maggiore attenzione e apertura nei confronti del mondo della biblioteca.

Una cosa divertente che non farà mai più (in biblioteca)?

Per gli alunni delle prime classi della scuola superiore, organizzo sempre a inizio anno scolastico un’attività pratica di “primo approccio” alla biblioteca scolastica. A ogni studente viene proposto di scegliere tra numerosissimi oggetti-simbolo, quello che più associa al suo rapporto con la lettura. Tra tutti gli oggetti esposti c’è anche un vero mattone. Un ragazzo lo aveva scelto raccontando che per lui la lettura è pesante, è un “mattone”… purtroppo il mattone è caduto per una distrazione tra gli alunni… fortunatamente non ci sono stati gravi danni! In realtà credo di riproporre nuovamente l’attività, magari utilizzando un mattoncino!

Qual è il libro che le ha cambiato la vita?

Questa domanda è per me difficile: non credo di avere un libro preciso, penso che per natura i libri siano plurali e che quindi ce ne siano tantissimi che mi abbiano aiutato nella mia crescita personale o che siano stati input importante per riflessioni e confronti con altre persone con cui condivido la passione della lettura. Se però devo proprio sceglierne uno direi la saga di Harry Potter, semplicemente perché è geniale.

Qual è il genere letterario che preferisce?

Mi piacciono molto i romanzi di formazione e leggo sempre volentieri dei romanzi gialli.

Qual è il suo autore preferito?

Non credo di avere un autore preferito, ne ho vari e sono soprattutto autrici. Di scrittori italiani mi piacciono molto Viola Ardone, Donatella Di Pietrantonio, Marco Balzano; come autori stranieri Valérie Perrin, J. K. Rowling e Agatha Christie.

Qual è il libro che consiglia più spesso agli studenti?

In realtà ogni studente cerca un libro diverso: alcuni, pochi, arrivano già con un titolo preciso, altri hanno in mente un genere ben definito e altri ancora chiedono semplicemente qualcosa di breve. È sempre importante chiacchierare un po’ con i ragazzi/le ragazze per capire i loro interessi, le loro curiosità e magari anche le esperienze di lettura precedenti (sia positive, sia negative), in modo da cercare di suggerire il libro che potrebbe essere “l’incontro migliore” per loro.

Qual è la cosa più strana che è mai successa in biblioteca?

Quando ci sono le udienze generali la biblioteca viene utilizzata da alcuni docenti per ricevere i genitori. È capitato che mi scambiassero per una docente e volessero fare udienza con me.

Qual è il suo ricordo preferito da bibliotecaria scolastica?

Di questi quattro anni trascorsi da bibliotecaria scolastica presso l’IISS Claudia de’ Medici di Bolzano ho molti ricordi positivi. È sempre bellissimo quando ritorna un utente della biblioteca (sia studente, sia docente o personale non docente) raccontandomi che il libro gli/le è piaciuto moltissimo e vuole prenderne in prestito un altro.

Dallo scorso anno la biblioteca scolastica aderisce alla “Giornata di letture #multilingual” e, con un gruppo di nostri studenti di madrelingua diversa dall’italiano, abbiamo proposto ai bambini della scuola primaria e dell’infanzia delle letture in numerose lingue straniere. Vedere questi ragazzi impegnati e tanto coinvolti nel trasmettere le storie nella loro madrelingua è stato emozionante.

C’è qualcosa che vorrebbe aggiungere?

Auguro a tutti di trovare il libro giusto al momento giusto!

E per salutarci e augurarci buona estate, le chiedo di segnalare alle lettrici e ai lettori de Il Randagio, 3 libri da non perdere per l’estate 2024… L’estate è il momento ideale per scoprire nuovi autori e nuove storie!

Segnalo volentieri l’ultimo libro di Donatella Di Pietrantonio, L’età fragile, che ha appena vinto il Premio Strega Giovani 2024 ed è nella sestina tra i candidati dello Strega che verrà assegnato a luglio. Consiglio anche l’ultimo libro di Viola Ardone, Grande meraviglia, per chi è interessato a immergersi nel mondo degli ospedali psichiatrici, il “mezzomondo”. Non può poi mancare un libro di Agatha Christie!

Rita Mele

Zaira Sonna: per molti anni ha lavorato come mediatrice museale a contatto con le scuole, famiglie e altri pubblici del Museo Archeologico dell’Alto Adige. Dal 2020 è bibliotecaria scolastica presso l’Istituto di istruzione secondaria secondo grado “Claudia de’ Medici” di Bolzano. Dal 2023 conduce il Gruppo di Lettura e Dialogo “Bibliociurma” presso la biblioteca pubblica centro di sistema “don Bosco” di Laives. Ha tre figli, un marito e tanti amici con cui condivide la passione per la lettura.

Rita Mele: barese, ma da molti anni vive a Bolzano. Giornalista, giurista, formatrice, psicologa, insegnante di yoga. Progetti per il futuro: ballare

Conversazione con Agostino Ragosta, di Floriana Narciso

Agostino Ragosta, in arte Nino, libraio e intellettuale di lunghissimo corso, pietra miliare della
prima sede storica della libreria Feltrinelli napoletana, la mitica Feltrinelli di Via San
Tommaso d’Aquino, ha deciso di passare saltuariamente dall’altro lato della barricata e
regalarci piccole perle di scrittura.
Ha metaforicamente “imbracciato” la tastiera del suo portatile ed ha incominciato a
raccontare la sua visione della vita attraverso dei racconti brevi, di cui “L’ingenua allegria” è il
terzo nato, partorito dalla sua fervida fantasia.

Incontro Nino, di cui mi onoro dell’amicizia, al tavolino di un caffè, nella dinamica piazza Borsa,
in una mattinata napoletana baciata dal tiepido sole di questo inverno incredibilmente mite.
Il suo sorriso mi abbraccia affettuoso, la sua presenza riempie la scena, il suo entusiasmo
contagia immediatamente e mi fa venire voglia, come sempre quando lo incontro, di essere più
ottimista e di buttarmi ogni malinconia alle spalle.
Nino Ragosta è un uomo che ha attraversato la vita riflettendo, intuendo, comprendendo e la
sua leggerezza è una scelta, il modo in cui ha deciso di affrontare i suoi giorni.
La sua professione, quella di libraio, è anche la sua missione, come testimone della conoscenza
e divulgatore di coscienza, scegliendo di essere un facilitatore di rapporti umani, in un’epoca in
cui è facile dimenticarsene, arroccandosi in solitudini fintamente popolate da amicizie da
tastiera.
Ho letto il suo ultimo nato, il racconto ad episodi “L’ingenua allegria”, tutto d’un fiato e l’ho
immediatamente identificato con l’autore stesso, per come appare appena lo si incontra:
fresco, frizzante, dissetante, arguto, ironico e, a tratti, timidamente profondo.
È un libro denso e felice, in cui, a mio avviso, ogni capitolo contiene una frase chiave, iconica
ed esaustiva del pensiero ispiratore di ciascun episodio della raccolta.

Nino, tu che per tanti anni sei stato un operatore importante della cultura libraria partenopea, e addirittura di recente hai fondato insieme ai tuoi figli una casa editrice indipendente, la Martin Eden, con varie collane, come mai hai sentito il desiderio di diventare a tua volta scrittore?

Dopo tanti anni trascorsi immerso nelle parole, e nella lettura di tanti testi che, per promuovere, naturalmente leggevo, un mare di pensieri che mi si affollavano alla mente, unitamente al senso del tempo che passava e al disincanto legato all’età, hanno bussato alla mia porta, chiedendo di essere liberati. Mi sono seduto alla tastiera del PC e tutte quelle parole, quelle virgole, quei punti esclamativi ed interrogativi si sono organizzati in frasi di senso compiuto.

Come mai hai deciso di utilizzare la formula del racconto invece di quella del
romanzo?

Vedi, io ho sempre amato la mia professione, in cui mi immergevo e mi immergo ancora
adesso con tutto me stesso, perché ho sempre amato leggere e, come molti grandi lettori, ho
sempre avuto il desiderio di scrivere. Mi piace raccontare storie ma sono uno dal passo breve.
Da qui, la decisione di adottare il racconto come strumento narrativo di elezione.

Levami una curiosità: uno dei personaggi ricorrenti del tuo libro, il dottor Aurelio
Ripamonti, è uno psicanalista ed è una figura molto godibile e fondamentale per lo
svolgimento e la risoluzione di molte delle vicende umane dei personaggi narrati. Chi si
nasconde dietro questo personaggio e, soprattutto, esiste davvero?

Sì. Il Ripamonti è un personaggio reale. È un grande psicanalista lacaniano, bibliofilo
accanito, che ho il piacere di conoscere personalmente e che mi ha aiutato in un momento
difficile della mia vita. È egli stesso un personaggio quasi letterario e mi è bastato quasi soltanto descriverlo. Infatti è un enorme conoscitore e collezionista di libri e ogni volta che mi recavo da lui per le sedute di psicanalisi, in cambio mi chiedeva solo di aiutarlo a catalogare la sua enorme biblioteca. Quando ho iniziato scrivere questo libro, mi è immediatamente venuto in mente e ho deciso di dedicargli un ruolo non banale.

È stato davvero lui a scrivere la prefazione, nella quale, tra l’altro minaccia di
denunciarti per aver utilizzato il suo nome senza permesso, oppure è frutto di una tua
invenzione letteraria?

No, no. La ha scritta davvero lui e, per mia fortuna, la minaccia di azioni legali nei miei
confronti era solo uno gioco tra di noi, che siamo tuttora amici.

Dietro i protagonisti dei tuoi racconti si celano persone reali?

Nella maggior parte dei casi, si tratta di persone che conosco davvero. Forse qualcuno è
anche in grado di riconoscersi. Alcuni sono addirittura amici. Ogni scrittore, quando scrive, in
fondo parla sempre di sé e parte da quello che gli è familiare, anche quando non si direbbe.

A tal proposito, i tuoi personaggi frequentano un luogo ben preciso del Vomero, quartiere di elezione della medio-alta borghesia napoletana, situato su una delle colline della città, i giardinetti di Via Ruoppolo. Qual è la ragione di questa ambientazione così precisa? Si tratta di una tua madeleine poco proustiana e molto vomerese?

Sono molto legato ai giardinetti di via Ruoppolo perché mi ricordano momenti sereni della
mia giovinezza, che tuttora considero come la mia età più bella, e ho voluto omaggiare il mio
quartiere, anche se alcune cose sono un po’ cambiate in quei luoghi, sperando di ingentilire il
tutto con il dolce filtro dei ricordi.

Colgo una vena un po’ nostalgica nelle tue considerazioni. Che rapporto hai con il
tempo che passa e quanto ha influito nella tua decisione di incominciare a scrivere?

Hai colto in pieno una mia sottile vena malinconica e inquieta. Il Fato, il destino ed essere
in sua balia mi da’ ansia. Infatti, all’inizio del libro narro un episodio che mi è capitato
realmente e che mi ha fatto porre delle domande importanti sulla necessità, per ognuno di noi
giunto nel mezzo del cammin di nostra vita, di cominciare a dare il giusto valore al trascorrere
del tempo e all’uso che ne facciamo. Quando si è giovani ci si percepisce senza tempo,
proiettati in un eterno futuro in cui si spreca una quantità esponenziale di anni, mesi, giorni,
ore minuti, secondi. Con il disincanto dell’età matura, si ha la necessità, come afferma uno dei protagonisti del mio libro, di uccidere metaforicamente il passato, imparando a gestire la preoccupazione per un futuro che ci sembra sempre più breve e pieno di incognite, vivendo appieno il presente

Qual è quindi il tuo consiglio per esorcizzare l’ansia del futuro e l’imprevedibilità del
Fato?

Io ho cercato e trovato il mio equilibrio nell’esorcizzare il passato attraverso la
scrittura, ma si può dire che sia un processo sempre in divenire e che ognuno poi trova il suo
modo. Anche viaggiare con la mente, se non fisicamente, è un bel modo di affrontare
malinconie e paure e scrivere è il miglior modo di viaggiare.

Chi è il Grana Padano? A chi si è ispirato, con questa singolare metafora, Nino Ragosta?

Gli ultimi due capitoli del libro sono un po’ ironici e critici sul mondo dell’ambiente
letterario partenopeo, che mi permetto di prendere in giro bonariamente e anche un po’
sarcasticamente, utilizzando un pizzico di ironia salvifica che attualmente sembra mancare,
specialmente in ambienti in cui lo spirito critico dovrebbe abbondare.
In queste circostanze, il Parmigiano Reggiano – formaggio totalmente blasonato- è
esemplificazione giocosa di coloro che, senza alcun dubbio, con il petto tronfio, credono di
essere superiori a tutto e tutti e mai questionabili.
Fortunatamente esiste, a fare da eroico contrappunto, il Grana Padano – formaggio onesto e di
qualità – come colui che ha l’ardire di opporsi al dogma assoluto del Grana, dando valore al
dialogo e creando opportunità di confronto altrimenti inesistenti.

Ringraziando Nino Ragosta per la interessante conversazione, invito a leggere questo piccolo
gioiellino che potrebbe, citando uno dei protagonisti, “farci perdere a pochi chilometri da casa
nei pressi di una strada che percorrevo da una vita” per poi farci ritrovare “irriverenti su
tutto e su tutti perché il nostro futuro coincide con il nostro presente e questo ci riempie di
ottimismo e riusciamo a sorridere e poi a ridere immersi in un’ingenua allegria.”
Buona lettura.

Floriana Narciso