Per tornare a Paolo Maurensig

Alcuni autori ottengono un grande successo con il loro primo libro e poi vi vengono per così dire “incatenati” a vita. Li diamo per scontati, talora non li leggiamo nemmeno più con la dovuta attenzione, ricordando sempre il loro esordio e ignorando o sminuendo il resto, perché se il pubblico non li ha più seguiti deve esserci un motivo. I suddetti scrittori possono provarle tutte: cambiare, evolvere, scrivere libri migliori, ma di loro resterà soltanto quel primo ingombrante successo. I lettori alzano le spalle e dicono: “Il primo libro non era male, ma poi…” Da ultimo lo scrittore muore e gran parte dei suoi libri finiscono fuori catalogo o ripubblicati in sordina, per quei pochi lettori fortunati che hanno invece saputo leggerli e amarli. 

Uno scrittore di grande talento che è stato in parte dannato dal suo esordio è, secondo me, Paolo Maurensig. L’esordio lo conoscono in molti, La variante di Lüneburg, edito da Adelphi nel 1993, bel libro che può essere considerato una riscrittura di Novella degli scacchi, di Stefan Zweig. D’altra parte, come dice Mario Fortunato in uno dei suoi libri più belli, Noi tre (Bompiani, 2016), forse scrivere “non è altro che imitare”, e imitare in fondo è “un esercizio di umiltà”, perché dopotutto “si imita solo ciò che si ama”. 

In effetti credo ci sia da diffidare più di coloro che si ritengono unici e “inimitabili” e magari nascondono i loro modelli che degli scrittori che invece non negano i debiti nei confronti dei loro maestri. In fin dei conti tutti noi – i migliori, i peggiori – siamo uomini sulle spalle di uomini che non sapevano di essere giganti, o perlomeno scrittori di grande o immenso talento. Niente nasce dal niente, nemmeno Proust, che deve le famose pagine della madeleine e della memoria involontaria al cinguettio di un tordo che incantò lo Chateaubriand delle Memorie d’oltretomba, come ha osservato recentemente Pierluigi Pellini nel suo Schedario francese (Mauvais Livres, 2026). 

Ma torniamo a Paolo Maurensig. A essere precisi non si può dire che egli sia stato del tutto “incatenato” al suo esordio, visto che il suo secondo romanzo, Canone inverso, pubblicato nel 1996 da Mondadori, ottenne un discreto successo. Ciononostante dopo di esso Maurensig è rimasto per molti lettori soltanto l’autore di La variante di Lüneburg e tutt’al più, appunto, di questo Canone inverso. I suoi libri successivi sono stati trascurati sia dal pubblico che – colpevolmente – dalla critica. Li conoscono in pochi e li leggono in pochissimi. Sembra che pian piano stiano scomparendo dalle librerie. 

Ciò non è giusto, perché Maurensig ha scritto – secondo me – le sue cose più belle in seguito, nel nuovo secolo, quando ormai aveva un pubblico più ridotto. L’uomo scarlattoIl guardiano dei sogniVukovladTeoria delle ombreIl diavolo nel cassettoIl gioco degli dèiPimpernel… Questi libri sono caratterizzati da un’eccellenza stilistica e narrativa che a tratti è anche estremamente intelligente e originale, per non parlare delle strutture romanzesche, perché Maurensig è un maestro del “racconto nel racconto”, con cornici narrative che si sovrappongono sottilmente alle voci dei narratori iniziali, come già accadeva ne La variante di Lüneburg e in Canone inverso. 

Dopo Mondadori, Einaudi ha dato alle stampe alcuni libri di Paolo Maurensig che il lettore di buon gusto non può non amare; penso in particolare a Pimpernel, meraviglioso omaggio a Henry James, o a Il diavolo nel cassetto, che consiglierei a qualunque aspirante scrittore perché fa capire che scrivere significa anche avere a che fare con le ombre e occasionalmente con il male; oppure penso al postumo Il quartetto Razumovsky, anch’esso indimenticabile, che conduce ancora a Canone inverso, perché in Maurensig “tout se tient”, e che ci ricorda che la musica, come la scrittura, non è estranea ai demoni… “La letteratura è la più grande delle arti, ma è anche un campo pericoloso” dice padre Cornelius in Il diavolo nel cassetto. Chiunque scriva seriamente non può che confermare. 

Paolo Maurensig è uno scrittore minore? Forse. Sono quasi certo che lui stesso sarebbe voluto essere definito così. La grandezza: ecco un’altra trappola in cui i lettori e i critici cadono sovente. In certi ambienti vengono considerati “grandi” alcuni autori che di fatto nelle opere non sempre si reggono in piedi e che talora sono perfino maldestri; tuttavia sono – o sono stati – molto abili nel tener su le loro pose “gradasse” (Busi) o “grandiloquenti” (Moresco) o “maledette” (Carmelo Bene), al punto da essere poco letti ma molto considerati dalla critica o dai lettori comuni o anche e soprattutto – e purtroppo – dai colleghi scrittori spesso troppo osannanti. Non che le loro opere non siano valide e talora, sì, forse “grandi”, se non altro nelle intenzioni, ma il bagliore delle loro pose può spesso esaltare e quindi traviare il giudizio di chi legge. Molte supposte grandezze sono in realtà un inganno. Bisogna tenere da conto Proust, o meglio il signor de Norpois, quando dice, nella Recherche: “Per qualche fuoco d’artificio lanciato con grazia da uno scrittore, subito si grida al capolavoro. I capolavori non sono così numerosi!” (da All’ombra delle fanciulle in fiore, traduzione di Giovanni Raboni). 

I capolavori non sono così numerosi, ma nemmeno gli scrittori di talento come Paolo Maurensig. A molti supposti e tracotanti “grandi scrittori” contemporanei io preferisco i minori come lui, coloro che si rifugiano nell’ombra e che magari non le sparano grosse nelle interviste ma che sanno che scrivere è anche, per riprendere le parole di Mario Fortunato, un esercizio di umiltà. “I grandi scrittori sono in continuo aumento” osservava anni fa Giuseppe Pontiggia, uno dei primi lettori di Maurensig. “Quelli che scarseggiano sono gli scrittori.” Ecco, Paolo Maurensig lo era, scrittore. Di questi tempi non è poco. 

Edoardo Pisani*

*Edoardo Pisani è nato a Gorizia nel 1988. Ha pubblicato i romanzi E ogni anima su questa terra (Finalista premio Berto, finalista premio Flaiano under 35) e Al mondo prossimo venturo, entrambi con Castelvecchi. Sempre con Castelvecchi ha pubblicato un libro su Rimbaud, E libera sia la tua sventuraArthur Rimbaud! Nel 2026, con Marsilio ha pubblicato il suo ultimo romanzo, Ho servito la regina di Francia.