Adriana Mastropasqua: “Keira la prediletta” (Marlin, 2026), di Mariateresa Iannuzzo

Quando il fantasy parla italiano (e napoletano è il suo cuore)

Chi mi conosce sa che con il fantasy ho un rapporto serio, quasi esigente. Sono cresciuta con Tolkien, ho attraversato le cronache spietate di Martin, e quando apro un romanzo di regni e profezie lo faccio con la severità affettuosa di chi in quei mondi ci ha abitato davvero. Ma amo anche l’altra faccia del genere, quella più intima e romantica, che negli ultimi anni ha riportato tantissimi lettori – e soprattutto lettrici – alle storie fantastiche. È con questo doppio sguardo che quest’estate ho letto Keira la prediletta di Adriana Mastropasqua, pubblicato da Marlin Editore nella collana Mondi sommersi, e voglio parlarvene perché mi ha regalato una gioia che non provavo da tempo: quella di leggere un fantasy scritto direttamente in italiano.

Non è un dettaglio, e chi frequenta questo genere lo sa bene. Siamo abituati alle traduzioni: alcune ottime, altre frettolose, tutte comunque figlie di una lingua altrui. Qui invece la lingua è nostra, ed è una lingua curata, elegante, con una vena poetica che non stona mai e non appesantisce. Non è un caso: Adriana Mastropasqua, napoletana, classe 1997, avvocato nella vita di tutti i giorni, arriva alla narrativa dalla poesia e dal mito – è cofondatrice del salotto letterario “Il Velo di Maya” e anima un progetto di divulgazione letteraria sui social – e la sua formazione si sente in ogni pagina. Certe immagini restano addosso anche a libro chiuso. … un solo movimento e tutto sarebbe cambiato. Pensò a Nahla. A Vis bambina che rideva tra i fiori del giardino. E poi a lui. A Nasser. Inspirò a fondo, trattenendo il fiato. Non ci pensò due volte a sfilare la boccetta dal telo… si chinò accanto a lui, le dita che tremavano, e nel gesto, c’erano tenerezza e condanna insieme. Poi versò nell’acqua l’intero contenuto dell’ampolla. Un odore nuovo si levava dal vapore; ferro, sangue, morte. Una promessa mantenuta

E mi piace, lo confesso con un pizzico di orgoglio, che questa voce nuova del fantasy italiano arrivi da Napoli: il romanzo, uscito il 19 giugno, è stato presentato in anteprima nazionale al Salerno Letteratura Festival, ed è già approdato a Napoli e Milano.

Poi c’è la scelta della protagonista, che ho trovato coraggiosa e controcorrente. Non il solito eroe predestinato con la spada e il lignaggio segreto, ma una balia: Keira, nata nella povertà, cresciuta ai margini del potere, che ha allevato come figlia la principessa Vis di casa Fytrall. Vis non è per lei soltanto una fanciulla da proteggere: è l’unica ragione di vita rimasta dopo un passato di lutti e violenze. Quando la principessa viene rapita nel cuore della notte e scortata a Zrantit per onorare un antico patto di sangue, Keira non accetta l’ordine delle cose: comincia a indagare sul potere che governa il regno di Fytris, e le sue ricerche la conducono a una verità capace di sovvertire l’equilibrio dei regni. Intanto Vis scopre a Zrantit un mondo intriso di magia arcaica e un destino che dovrà imparare ad accettare, mentre Nahla, guerriera nomade e amica indissolubile della principessa, affronta prove pericolose e brutali pur di ritrovarla.

Tre donne, tre fili narrativi che si alternano con buon senso del ritmo, una storia corale in cui la maternità elettiva, la lealtà e la memoria non fanno da cornice sentimentale ma sono il motore stesso dell’azione: gesti di resistenza capaci di cambiare il corso del mondo. Da donna, e da lettrice, questo mi ha conquistata. In un genere che troppo spesso relega le figure femminili al ruolo di premio o di vittima, qui sono loro a decidere che volto avrà il mondo – a partire da quella che, per nascita e condizione, avrebbe dovuto contare meno di tutte. Salivano la rampa di scale che pareva non finire mai. Keira controllava la principessa poteggendole le spalle. Quante gliene avrebbe suonate se fosse stata sua figlia! Cercò di distogliere i pensieri dall’accaduto. “In fondo è ancora viva, ma per quanto ancora?”.

La trama corre, tra intrighi politici, profezie dimenticate e colpi di scena: le sue circa duecento pagine le ho lette rapidamente in un paio di sere. Il mondo di Fytris e Zrantit è raccontato per suggestioni più che per mappe ed enciclopedie: Mastropasqua predilige l’essenzialità, sfronda, allude, lascia volutamente in penombra. Io, che vengo dalle battaglie campali e dagli alberi genealogici sterminati, in qualche momento avrei voluto di più: più spazio, più respiro, personaggi e angoli di questo mondo che avrebbero meritato luce piena. Ma è la sensazione – bella, in fondo – che si prova davanti a un esordio ricco di promesse: si intuisce che l’universo immaginato dall’autrice è molto più vasto di quello che ha scelto di mostrarci, e si chiude il libro con il desiderio sincero che Adriana ci torni presto, e ci riporti Keira, Vis e Nahla.

Un esordio fresco ed elegante, con una lingua già matura e uno sguardo tutto suo. La dimostrazione che il fantasy in italiano non solo si può fare: si può fare bene, con voce propria, senza scimmiottare i modelli d’oltreoceano. 

Mariateresa Iannuzzo

 

Mariateresa Iannuzzo: faccio il medico da trent’anni e da sempre leggo. Da quando poi lavoro in ospedale, i miei preferiti sono diventati i fantasy, aiuto quotidiano a fuggire la realtà ed a immergersi in mondi lontani impossibili irreali.