Sulla collina di Tlachtga, i druidi si radunavano alla vigilia di Samhain per offrire sacrifici agli dèi e celebrare il rito del fuoco. Tutti i focolari d’Irlanda dovevano essere spenti: soltanto da quella fiamma avrebbero potuto essere riaccesi.
È la cerimonia descritta dallo storico Geoffrey Keating nella sua storia d’Irlanda, scritta nel Seicento. Tlachtga, oggi conosciuta come Hill of Ward, nella contea di Meath, appare nel suo racconto al centro di un territorio immerso nell’oscurità. Il raduno dei druidi lega la collina a Samhain, uno dei grandi passaggi del calendario gaelico, celebrato all’ingresso di novembre.
Molti secoli dopo l’epoca precristiana, Keating tramanda una cerimonia della quale non possiamo ricostruire con certezza lo svolgimento. Rimane la forza di un’immagine in cui un’intera comunità attende la stessa fiamma prima di ritrovare la luce.
Anche il nome della collina custodisce una leggenda. Tlachtga sarebbe stata una druidessa, figlia del potente Mog Ruith. Insieme al padre avrebbe viaggiato per apprendere le arti magiche da Simon Mago, il personaggio biblico che il racconto irlandese trasforma nel loro maestro. La vicenda è tramandata nei Dindshenchas, raccolte di storie sui luoghi d’Irlanda elaborate in diverse forme fra l’XI e il XIII secolo.
I tre costruiscono la Roth Rámach, una ruota capace di trasportarli nell’aria e dotata di poteri distruttivi: secondo la leggenda, chi la guardava rimaneva accecato e chi la toccava moriva.

Durante il viaggio, i tre figli di Simon Mago violentano Tlachtga, che rimane incinta. Tornata in Irlanda, la druidessa muore dando alla luce tre bambini sulla collina che prenderà il suo nome. Il monumento viene così associato alla sua sepoltura e a una festa celebrata in suo onore. Il luogo custodisce la memoria della donna, della sua conoscenza magica e della violenza subita.
Nel paesaggio della leggenda rimangono le tracce di una lunga frequentazione umana. Gli scavi archeologici hanno restituito ossa animali, carbone e segni di grandi fuochi. Questi ritrovamenti non consentono di confermare il rito narrato da Keating: la collina conserva una storia che conosciamo soltanto in parte.
Il legame fra luoghi e presenze soprannaturali attraversa le narrazioni di Samhain. Un tumulo può rivelare l’ingresso di un síd, una dimora degli esseri dell’Altromondo, e aprirsi al passaggio degli uomini.
L’Altromondo irlandese non coincide semplicemente con il regno dei morti. È una realtà soprannaturale vicina a quella umana, nella quale il tempo e le stagioni possono seguire un corso diverso. L’espressione oggi familiare del «velo fra i mondi che si assottiglia» rende questa vicinanza. Nei racconti essa prende la forma concreta di dimore che si aprono e presenze che diventano visibili.
Una delle narrazioni più inquietanti è l’Avventura di Nera, racconto medievale ambientato alla corte di re Ailill e della regina Medb, a Cruachan. Durante il banchetto di Samhain, il re promette una ricompensa a chi avrà il coraggio di uscire nella notte e legare un ramoscello al piede di un impiccato.
Nera accetta la sfida. Raggiunto il patibolo, tenta di fissare il ramoscello, ma il cadavere prende la parola e gli spiega come riuscirci. Gli chiede poi di essere trasportato fino a una casa per bere. Nera asseconda la richiesta e infine riporta il morto al suo posto.
Tornando verso la corte, vede la fortezza in fiamme e incontra una schiera di esseri soprannaturali, che segue dentro un síd. Qui una donna gli rivela che la distruzione alla quale ha assistito è una visione di ciò che accadrà al Samhain successivo, se nessuno interverrà. Nera torna quindi ad avvertire Ailill e Medb, portando frutti estivi come prova del viaggio compiuto durante l’inverno. Alla corte, intanto, il banchetto non è ancora terminato.
Il racconto rende incerti persino il tempo dell’esperienza e quello dell’attesa. Per incontrare il soprannaturale è bastato uscire dalla sala: la strada conduce ancora al patibolo e alle case vicine, ma può diventare anche il percorso verso un mondo del quale gli uomini ignorano le leggi.
Chi legge fantasy riconoscerà le dimore sotterranee, i passaggi nascosti, gli esseri fatati affascinanti e minacciosi, il tempo che trascorre diversamente da quello umano. Dalla tradizione scozzese provengono anche i nomi Seelie e Unseelie, ripresi dalla narrativa contemporanea per le sue corti fae. Seelie richiama la buona sorte e la benedizione; Unseelie il loro contrario. Le denominazioni distinguono esseri più favorevoli agli uomini da presenze ostili, senza garantire che i primi siano innocui.
Le tradizioni irlandesi e scozzesi hanno caratteristiche proprie. Il fantasy le accosta e le rielabora, organizzando spesso in regni e gerarchie ciò che il folklore lascia più incerto. Dietro quelle costruzioni letterarie sopravvive il rischio dell’incontro con esseri che non condividono le regole umane.
Anche la ricorrenza ha attraversato trasformazioni e sovrapposizioni. La storia di Halloween intreccia tradizioni gaeliche, usanze popolari e celebrazioni cristiane. Non possiamo seguirla come se un’unica cerimonia fosse rimasta identica dall’antichità a oggi.
Nell’Ottocento gli emigranti irlandesi e scozzesi portarono negli Stati Uniti le proprie consuetudini. Anche le lanterne cambiarono aspetto: le zucche americane, più facili da lavorare delle rape, finirono per diventare il simbolo della festa. Nei decenni successivi Halloween assunse progressivamente, attraverso ulteriori adattamenti, la veste commerciale oggi diffusa anche fuori dagli Stati Uniti.
Una tradizione cambia insieme alle persone che la celebrano. La banalizzazione comincia quando la sua dimensione commerciale occupa tutto lo spazio, lasciando nell’ombra i racconti e i significati che l’hanno attraversata.
Su questo concordo con il giornalista Donald Clarke, che sull’Irish Times ha criticato il modo in cui gli Stati Uniti hanno assorbito la festa irlandese, trasformandola in un’impresa commerciale per poi rivenderla agli stessi irlandesi.
La tradizione attraversa l’oceano e ritorna sotto forma di costumi confezionati, dal cowboy al personaggio di un film horror, decorazioni e «trick or treat». Nel suo allestimento commerciale, il confine incerto fra il mondo umano e l’Altromondo diventa una scenografia da acquistare e riporre dopo la festa.
Si può amare Halloween, divertirsi con i suoi eccessi e voler conoscere ciò che rimane dietro la vetrina di un negozio. A me interessano ancora il fuoco di Tlachtga, la druidessa della leggenda e le colline dell’Altromondo.
Le ragnatele sintetiche si rimettono in una scatola. Quelle storie continuano a inquietare anche quando ottobre è finito.
Irene Finco (Libreria di Anya)*
Fonti principali:
– Anthony Murphy, Tlachtga: mythology and archaeology of Ireland’s most important Samhain fire festival site, Mythical Ireland, 2025.
– Neil Jackman, articoli sugli scavi di Tlachtga, TheJournal.ie, 2014.
– From Ancient Samhain to Modern Halloween, Ireland’s Folklore and Traditions, 2018.
– Donald Clarke, Halloween is American?, The Irish Times, 2024.
*Irene Finco: Laureata in Lettere moderne a Ca’ Foscari, curo Libreria di Anya (@anya_books_), un progetto dedicato alla lettura e alla critica letteraria, con particolare interesse per il gotico, il fantastico e il perturbante.

