La salute della critica letteraria

La salute della critica letteraria è ottima. Non di rado sui social network capita
di imbattersi nei post di giovani critici che ringraziano pubblicamente il tale
editore per aver spedito loro un libro. Il post è spesso corredato di cuoricini
palpitanti ed è in tutto e per tutto simile a una pubblicità, come se il volume
ricevuto in dono non possa non piacere: d’altronde ricevere un regalo e dar
mostra di non apprezzarlo è da maleducati. Segue, a qualche giorno o
settimana di distanza, un articolo su qualche rivista letteraria (o un altro post
sui social network) in cui il suddetto libro è debitamente incensato.

La salute della critica letteraria è ottima e per ogni stroncatore morto nascerà
un book-influencer osannante. Riceviamo libri gratuitamente e li
pubblicizziamo online: cosa c’è di male? Se poi il tale libro lo leggono in pochi,
o nessuno, e se ciò che diciamo sul tale autore è scontato o ridondante, non
importa: ciò che conta davvero è non mettere in pericolo il traballante sistema
editoriale. Già i libri vendono male: ci manca solo che i critici rompano le
scatole con le loro rimostranze!

La salute della critica letteraria è ottima e chi osa scrivere male di un libro che
vende o di un autore à la page va emarginato. D’altra parte, e purtroppo, chi
stronca spesso non sa farlo, o meglio stronca per mettere se stesso in vetrina e
quindi dà l’impressione di essere un re nudo che dileggia le vesti invisibili di un
altro re nudo per essere alla ribalta. Forse un critico letterario dovrebbe
scomparire, cioè non firmare i propri articoli, tuttavia, in questo caso, se
l’anonimo recensore scrivesse male di un libro che non ha amato, sarebbe
tacciato, oltre che di essere invidioso, di viltà.

In ogni caso la salute della critica letteraria (e conseguentemente della
letteratura italiana) è ottima e chiunque abbia qualcosa da obiettare al riguardo
la pagherà cara. Ma qualcuno resiste. Ogni tanto spunta fuori una piccola
lettura attenta e cólta in un mare di articoli superficiali che muoiono “in odore
di pubblicità”, per usare un’espressione* di Ennio Flaiano. Non stroncature
per promuoversi sui social network, non lodi esagerate per ingraziarsi autori o
editori, bensì vere e appassionate letture critiche che passano perlopiù
inosservate. Confidiamo che prima o poi scompariranno del tutto.

Edoardo Pisani*

  • “Mai epoca fu come questa tanto favorevole ai narcisi e agli esibizionisti.
    Dove sono i santi? Dovremo accontentarci di morire in odore di pubblicità.”
    Ennio Flaiano.
  • L’immagine è tratta da un’opera di Pablo Echaurren dal titolo “Dammi retta” (2012, acrilico su tela)

 

*Edoardo Pisani è nato a Gorizia nel 1988. Ha pubblicato i romanzi E ogni anima su questa terra (Finalista premio Berto, finalista premio Flaiano under 35) e Al mondo prossimo venturo, entrambi con Castelvecchi. Sempre con Castelvecchi ha pubblicato un libro su Rimbaud, E libera sia la tua sventura, Arthur Rimbaud! Nel 2026, con Marsilio ha pubblicato il suo ultimo romanzo, Ho servito la regina di Francia.