L’attimo
Nessun cielo di una notte d’estate senza respiro
giunge così profondo nell’eternità,
nessun lago, quando le nebbie si diradano,
riflette una calma simile
come l’attimo –
quando i confini della solitudine si cancellano
e gli occhi diventano trasparenti
e le voci diventano semplici come venti
e niente c’è più da nascondere.
Come posso ora aver paura?
Io non ti perderò mai.
Karin Boye
Negli anni ’70 molti pensavano che il futuro sarebbe stato migliore: progressista, rispettoso.
Invece l’Italia sta attraversando una buia notte in cui il rispetto, la garanzia di alcuni diritti, le regole della convivenza civile vengono spesso ignorati.
Lo vediamo quotidianamente su alcuni social media, nei talk show televisivi e, purtroppo, nelle cronache cittadine.
Tra questi diritti c’è quello della protezione delle minoranze.
In relazione ai diritti civili per le persone omosessuali il nostro paese risulta 36º su 49 Paesi europei con un punteggio di tutela dei diritti del 24%, ben al di sotto della media UE (Fonte ILGA).
Secondo le stime le persone che si ritrovano nell’acronimo Lgbt+ sarebbero tra il 7 e il 9% della popolazione.
Pensiamo ad Andrea S., 15enne romano, suicida perché aggredito a scuola e via online solo perché era andato in classe con un paio di pantaloni rossi diventati rosa a causa di un lavaggio.
Pensiamo a Paolo M., anche lui quindicenne in provincia di Latina, bullizzato solo perché aveva i capelli lunghi biondi. Anch’egli suicida.
Due adolescenti, quasi due bambini, di cui non si sa che orientamento sentimentale avrebbero avuto da adulti.
Due bellissimi ragazzi traditi da coetanei in un tempo della vita in cui ci si apre al mondo con fiducia e meraviglia.
Pensiamo a Cloe Bianco, professoressa di fisica transgender, che un giorno, a 50 anni, stanca di nascondersi, si era presentata nella sua classe in Veneto vestita nel modo che lei sentiva più suo: da donna e non da uomo e bersaglio dell’odio leghista.
Anche Cloe suicida e lasciata sola.
Pensiamo alle aggressioni verso ragazzi che si tengono per mano o si scambiano un lieve bacio per strada – cosa che un ragazzo e una ragazza possono fare, senza più destare scandalo, da quarant’anni.
Pensiamo a due donne innamorate che hanno scelto di fare un’unione civile, che eccetto due differenze equivale al matrimonio civile, che magari hanno un figlio e che devono affrontare un coming out continuo e non sanno mai come sarà accolto.
Pensiamo alla valanga di commenti quotidiani sgradevoli, volgari, brutali su un noto social media.
Pensiamo ai politici che diffondono omofobia.
La vita sentimentale reale o desiderata dalle persone non dovrebbe riguardare gli altri. Si chiama appunto vita privata.
Dovrebbe riguardare la legge solo laddove vi siano eventuali reati.

Purtroppo nei secoli c’è sempre stato un interesse, spesso nefasto, verso l’omosessualità, un orientamento sentimentale (e non solo sessuale) che è soltanto una variante minoritaria della sfera amorosa.
L’omofobia, termine coniato dallo psicologo George Weinberg nel 1972, è una forma di odio non innata ma appresa in famiglia, nell’ambiente, nella cultura (in senso sociologico) e che raramente viene messa in discussione dal soggetto anche se potrebbe farlo.
Alcuni sostengono che gli o le omofobe sarebbero gay repressi.
Essi odiano qualcuno che neppure conoscono solo perché lo ritengono appartenente ad un certo “gruppo” che mette in discussione, involontariamente, modelli e certezze.
È un processo di “deumanizzazione”, come è intitolato un saggio illuminante di Chiara Volpato, psicologa sociale (Deumanizzazione. Come si legittima la violenza, 2011).
In Italia l’omofobia viene spesso associata alla chiesa cattolica (in parte è stato così anche se, recentemente, con Papa Francesco ci sono state aperture e ci sono molti gay cattolici).
Tuttavia essa non nasce dal Vangelo dove non c’è nulla contro l’omosessualità.
Nel 1994 John Boswell, filologo medievale, docente universitario della prestigiosa università di Yale, ha dimostrato, esaminando documenti Vaticani dell’epoca, come in alcune comunità cristiane fossero possibili matrimoni fondati sull’amore tra due uomini o tra due donne nel saggio “Same-Sex Unions in Pre – Modern Europe”.
Il libro non è mai stato tradotto e pubblicato in italiano…
Le persecuzioni da parte della chiesa incominciarono solo nel 1200.
Eva Cantarella, storica e docente universitaria, ha invece studiato la bisessualità nel mondo greco romano in “Secondo natura” (1988).
La sociologa Daniela Danna le donne nell’esaustivo saggio, “Amiche, compagne, amanti. Storie dell’amore tra donne” (1994).
Molto recentemente la storica Maya De Leo in “Queer. Storia culturale della comunità LGBT+” (2023) si è domandata come mai ora che l’influenza della chiesa è minore sulla società l’omofobia sia invece aumentata.
È essenziale, nei limiti di un articolo, andare a vedere il passato sperando di migliorare un poco il presente, di far sorgere il dubbio a qualche omofobo/a che l’odio è sempre un male.
Nel Rinascimento Leonardo da Vinci subì un processo per ‘sodomia’ da cui venne assolto. Egli visse poi molti anni con il Salai, soprannome di un suo allievo. Fu risparmiato un processo a Michelangelo che visse decenni con il bellissimo poeta Tommaso de Cavalieri. E anche al più grande filosofo dell’umanesimo, Pico della Mirandola, compagno del poeta Girolamo Benivieni che, quando Pico venne avvelenato a 31 anni, tentò il suicidio dalla disperazione.
L’Inquisizione spagnola processò invece Miguel Cervantes che riuscì a scagionarsi. Si poteva finire sul rogo o in carcere.
Nel 1800 in Italia vi era una legge antigay (solo relativa agli uomini) nel Regno Sabaudo o regno di Sardegna con capitale Torino.
Tale legge non esisteva invece nel Regno delle Due Sicilie, capitale Napoli.
Solo in qualche libro francese c’erano accenni a personaggi gay o lesbiche: Balzac (“La ragazza dagli occhi d’oro” e il personaggio di Vautrin), Gautier (“Mademoiselle de Maupin), Dumas (“Il conte di Montecristo”), Zola (“Nanà”). Suscitarono scandalo la scrittrice bisessuale George Sand e il processo ad Oscar Wilde.
Nel 1886 Henry James scrisse “Le bostoniane” sull’affetto di una ragazza conteso tra una suffragetta e un bellimbusto.
Ancora oggi si nega, nonostante le documentazioni storiche, il fatto che grandi musicisti come Tchaikovsky e Chopin fossero gay anche se si ammette di Robert Schumann, Franz Schubert e di poeti come Rimbaud, Verlaine, Lord Byron, Mary Shelley, Emily Dickinson, Walt Whitman, Lord Tennyson, Swinburne, August von Platen, Renée Vivien, Gabriela Mistral.
Durante il periodo del Regno d’Italia e quello positivo di Giolitti l’atteggiamento verso l’omosessualità era variegata. La medicina e la nascente psicologia si occupavano spesso, in modo inquietante, di ‘invertiti’ o ‘pederasti’, come venivano chiamati i gay.
È importante sottolineare – perché l’estrema destra e i cattolici integralisti ci riprovano sempre – che l’omosessualità non ha nessun collegamento con la pedofilia che, se agita, è un grave crimine.
Il fascismo, che esplose negli anni Venti del 1900 come fenomeno terroristico, esaltava fino alla nausea un maschilismo becero e grossolano (battute da osteria, estrema misoginia ecc. ecc.).
Mussolini stesso aveva aggredito una donna e fatto sparire in manicomio una sua partner caduta in rovina per averlo finanziato e il loro figlio Albino (vedi: Aldo Cazzullo “Mussolini, il capobanda. Perché dovremmo vergognarci del fascismo” e il film “Vincere” di Marco Bellocchio).
I gay venivano visti allora come tutti uguali, damerini, manierati o come i boys di Wanda Osiris. Modo che, in senso ironico, avrebbe poi riproposto il geniale attore Paolo Poli (che ho conosciuto).
Nel 1930/31 Mussolini non fece inserire nel famigerato Codice Rocco l’articolo contro i gay perché sarebbe stata la prova regina che c’erano omosessuali anche in Italia. Il fascismo voleva dimostrare che da noi… non esistevano!
Il fascismo cercò di renderli invisibili, come si vede nel bellissimo film di Ettore Scola, “Una giornata particolare” (1977) interpretato da Sophia Loren e Marcello Mastroianni, facendoli sparire ‘al confino’ in isole allora remote come le Tremiti o Ustica oppure in carcere o, grazie a compiacenti medici, nei manicomi, spesso luoghi di violenze inaudite.
Furono almeno 300 tra il 1938 e il 1942 le vittime del confino. Moltissimi i ragazzi.
Vite che il fascismo voleva cancellare e di cui restava traccia solo nei verbali sgrammaticati scritti a macchina dalla polizia segreta.
Le lesbiche non erano prese in considerazione, vivevano a volte sole, a volte in coppia, ufficialmente come amiche, o sposate a mariti, a volte comprensivi, a volte ignari.
Si considerava l’amore tra due ragazze una fase passeggera adolescenziale o si guardava a loro morbosamente.
Stereotipi duri a morire.
Un grande narratore come Vasco Pratolini ha immaginato due lesbiche come “La Signora” in “Cronache di poveri amanti” (1947) ambientato negli anni Venti (un personaggio non troppo lusinghiero – una ricca fiorentina che circuisce una ragazza del popolo) e la più variegata e complessa Ninì, una giovane donna infelicemente sposata che ha una relazione con una cameriera, Fru, ma che ama perdutamente e segretamente la bella Nella Corsini tanto da compiere un delitto.
Giorgio Bassani avrebbe scritto una storia ambientata negli anni Trenta, “Gli occhiali d’oro”, nel 1958 su un mite professore ferrarese sfruttato da un bel ragazzo cinico dal quale il regista Giuliano Montaldo avrebbe realizzato poi un ottimo film.
Robert Musil aveva narrato la tragica storia di un cadetto militare austriaco in “I turbamenti del giovane Törless” nel 1906, pubblicato in Italia solo nel…1959!
In Francia Marcel Proust aveva creato i personaggi di Albertine e di Charlus nel capolavoro “Alla ricerca del tempo perduto” e André Gide aveva scritto “Corydon” (1924), “I falsari” (1925), “Se il grano non muore” (1926), libri essenziali per una generazione.
Sigmund Freud nel suo saggio su “Anna O.” non si era dimostrato molto positivo anche se poi in una lettera privata aveva sostenuto che tutte le persone sarebbero bisessuali.
Per un certo tempo la psicoanalisi tramutò l’omosessualità da “peccato” – come era allora per la chiesa – o “vizio” nel parlar comune – in una malattia senza però basi scientifiche.
Per molti fu visto come un progresso: il vicino di casa gay non era più un vizioso ma un povero ammalato …
Bisognerà arrivare al 1973 e poi definitivamente al 17 maggio 1990 perché l’omosessualità fosse tolta dall’elenco delle malattie mentali e riconosciuta dall’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) come “variante naturale del comportamento umano”.
In Austria negli anni Venti le lesbiche erano perseguitate legalmente (legge Paragrafo 129) ma non in Germania dove il Paragrafo 175 era esclusivamente contro i gay.
Durante la Repubblica di Weimar Berlino fu notoriamente una città molto aperta con caffè, locali, riviste, iniziative culturali e, insieme a Parigi (dove abitavano la libraia e amica di Joyce, Sylvia Beach, e Gertrude Stein, amica di Hemingway) la città più gay friendly d’Europa.
Qui viveva la scrittrice svizzera ventenne Annemarie Schwarzenbach che scriveva delicati romanzi, lo scrittore Ludwig Renn, ex reduce, di famiglia aristocratica e comunista, la scenografa Thea Sternheim che sarà un’eroina nella Resistenza.
Nel 1931 venne realizzato un film che ebbe un grande successo, “Ragazze in uniforme”, diretto dalla regista Leontine Sagan sull’amore di una ragazza per la sua insegnante.
Lo scrittore gay inglese Christopher Isherwood lasciò Berlino, dove aveva vissuto alcuni anni, e scritto dei romanzi che nel 1972 avrebbero ispirato il famoso film di Bob Fosse “Cabaret” con Liza Minnelli.
Nel ’39 con il poeta W. H. Auden raggiunse l’America.
Nel frattempo Adolf Hitler, ex caporale, figlio di una cameriera sposata con un cugino in un paesetto austriaco, imbevuto delle peggiori scartoffie razziste, che aveva avuto una relazione incestuosa con la nipote (!) che dopo una furiosa lite era stata trovata morta (caso immediatamente archiviato come suicidio…) aveva radunato i peggiori soggetti in circolazione tra cui un militare che gli fu utilissimo.
William L. Shirer nella sua “Storia del Terzo Reich” ci racconta chi era il capitano Ernst Röhm: “appartenente al comando del settimo distretto militare di Monaco, che aveva aderito al partito prima di Hitler, era un soldato di professione, tozzo, col collo taurino, gli occhi porcini e la faccia sfregiata: la parte superiore del suo naso era stata asportata da un proiettile nel 1914. (…) Era pervaso, come Hitler, da un odio violento per la Repubblica (…).
Era un uomo ostinato, spietato e impulsivo. Come tanti altri nazisti della prima ora, era un omosessuale. Ebbe una grande parte nell’organizzazione delle prime squadre armate naziste che dovevano dare origine alle SA, i reparti d’assalto che egli comandò fino all’ultimo, fino a quando nel 1934 fu ucciso per ordine di Hitler”.
Ci si può chiedere perché Shirer avesse scritto “come tanti altri nazisti della prima ora, era un omosessuale”.
Si può rispondere in due modi: primo, essendo l’omosessualità un orientamento sentimentale/sessuale può appartenere a qualsiasi tipo di persona; secondo, in contemporanea all’inizio della persecuzione dei nazisti ne era incominciata un’altra nell’Unione sovietica di Stalin. Come vedremo lo scrittore gay Klaus Mann, figlio di Thomas Mann, le mise perfettamente a fuoco in un suo articolo della fine del 1934 su una rivista di Praga.
Nel 1934 Hitler fece, dunque, uccidere Röhm e nella “notte dei lunghi coltelli” le SA in una lotta feroce tra militari (come si vede nel film “La caduta degli Dei” diretto da Luchino Visconti 1969).
Iniziarono da allora violente persecuzioni verso gli omosessuali o presunti tali in Germania con deportazioni, mostruosi esperimenti, castrazioni, obbligo di frequentare bordelli.
È l’Olocausto dimenticato e rimosso: almeno 10.000 gay morirono nei campi di sterminio nazisti dei 15.000 deportati.
Il saggista Massimo Consoli (che ho conosciuto) gli ha dedicato il libro “Homocaust’ che andrebbe ripubblicato.
Lo storico Giovanni Dall’Orto un testo.
Pierre Seel, allora diciassettenne, deportato francese, è stato uno dei pochi sopravvissuti che ha raccontato questo sterminio nel libro “Io, Pierre Seel, deportato omosessuale”.
La storica tedesca Claudia Schoppmann ha narrato invece in “Zeit der Maskierung – Lebensgeschichten lesbischer Frauen im “Dritten Reich” (Il tempo del mascheramento – Storie di vita di donne lesbiche nel “Terzo Reich”) la situazione delle donne.
Un saggio fondamentale del 1998 ancora non pubblicato in italiano….
Nell’articolo “Lesbiennes sous Ie III Reich: disparaître ou mourir” (Essere lesbiche durante il nazismo: scomparire o morire) di Edna Costello, pubblicato su un sito svizzero, si legge:
“L’arrivo al potere di Hitler nel 1933 colpì pienamente la comunità lesbica. Le retate nei caffè erano frequenti (…) la stampa proibita, le associazioni disciolte.
“(…) le lesbiche vivevano nella paura di essere denunciate. Temevano anche, a giusto titolo, i licenziamenti (…).
La maggior parte delle donne intervistate raccontavano che al fine di passare inosservate cambiarono la loro apparenza (…) la pressione sociale era così forte che molte si sposarono.
Si sa tuttavia che numerose lesbiche furono arrestate e mandate in campi di concentramento”.
Nel 1917 con la rivoluzione russa e la nascita dell’URSS Lenin aveva dichiarato le leggi zariste decadute: si aprì un periodo in cui vennero approvate leggi molto emancipate.
Anche gli omosessuali potevano iscriversi al partito comunista.
Le persecuzioni incominciarono con Stalin nel 1934 quando l’omosessualità venne dichiarata una “degenerazione borghese”. Si attribuì, vera o falsa che fosse, allo scrittore Maksim Gor’kij la frase: “Facciamo sparire gli omosessuali, così sparirà il fascismo!”.
Una falsa idea che rimase in alcuni marxisti (non socialisti) fino agli anni ’60.
Non si sa il numero dei gay deportati nei gulag sovietici ma subivano trattamenti drammatici anche se non venivano uccisi. I gulag erano situati prevalentemente in Siberia e si doveva, per esempio, estrarre oro e carbone, tagliare legname, costruire grandi infrastrutture.
Le lesbiche non erano perseguitate legalmente ma se veniva scoperta una storia d’amore si veniva considerate “asociali” o malate mentali.
Pensiamo alla grande poeta bisessuale Marina Cvetaeva, suicida nel 1941, come la svedese Karin Boye.
Klaus Mann, attivista antifascista a cui si devono in decine e decine di articoli le analisi più illuminanti sul suo tempo, pubblicò dunque un articolo intitolato “Omosessualità e fascismo” in cui denunciò sia le persecuzioni in Germania sia quelle in URSS.
Fu l’unico a farlo.
Non parlò di quelle in Italia perché sarebbero iniziate tre anni dopo.
Egli scriveva “Hanno dimenticato i marxisti che il dogma e il tipo di Führer, che noi combattiamo prima di tutto, sono determinati da fattori economici?
E che Hitler (che fra l’altro è sicuramente amato più calorosamente o istericamente da donne piccole borghesi che da baldi maschi o effeminati) è potuto arrivare al potere non perché “la gioventù tedesca è contaminata dall’omosessualità” ma piuttosto perché Thyssen (celebre industriale ndr) pagava e menzogne prezzolate hanno offuscato i cervelli di gente affamata”.
Anche nel franchismo spagnolo i gay vennero assai perseguitati.
La vittima più celebre fu nel 1936 il grande poeta Federico García Lorca, brutalmente ucciso a 38 anni non solo perché aveva firmato una petizione contro Franco ma principalmente per il suo orientamento.
Gli uomini venivano imprigionati.
Le lesbiche dovevano rendersi invisibili altrimenti venivano sottoposte a violenze ed elettroshock.
La famosa artista Victorina Durán e la nota attrice teatrale Margarita Xirgu si rifugiarono in Argentina.
I 10.000 gay uccisi, i “confinati” italiani, i deportati sovietici e le violenze spagnole dovrebbero suscitare rispetto verso queste vittime innocenti.
L’unico conforto era la letteratura.
Alla fine degli anni Venti erano stati pubblicati in Inghilterra tre romanzi seri come “Risposte nella polvere” di Rosamond Lehmann, “Il pozzo della solitudine” di Radclyffe Hall e “Orlando”, un libro prezioso e originalissimo di Virginia Woolf.
Lillian Hellman ebbe un grande successo a Broadway negli anni Trenta con la commedia “The Children’s Hour” dal quale sarebbero stati tratti due film di cui uno, “Quelle due”, interpretato Audrey Hepburn e Shirley MacLaine.
Nel 1952 al tempo del maccartismo in cui i bar gay erano vietati, Patricia Highsmith pubblicò con un nome d’arte “The Price of Salt” o “Carol” dal quale il regista Todd Haynes avrebbe tratto il bellissimo film omonimo.
Tennesse Williams scriveva le sue grandi commedie e James Baldwin e Lorraine Hansberry affrontavano una doppia discriminazione perché Afro American e gay.
Nel paese i due famosi Rapporti Kinsey sulla vita sessuale degli americani rivelarono che le persone Lgbt erano molte di più di quelle che si credevano.
In Europa nel 1949 Simone de Beauvoir pubblicò il saggio “Il secondo sesso” che avrebbe aperto un dibattito nel movimento femminista degli anni ’70 con i suoi gruppi di autocoscienza.
Marguerite Yourcenar il romanzo “Memorie di Adriano”, Elsa Morante ‘L’isola di Arturo”, Natalia Ginzburg “Valentino” e poi “Caro Michele”.
Nel 1964 Milena Milani scandalizzò con “La ragazza di nome Giulio” che venne sequestrato. Idem Alberto Arbasino, Jean Genet e Françoise Sagan con la sua vita spericolata. Goliardia Sapienza (che ho conosciuto) avrebbe avuto un meritato successo troppo tardi.
Si pubblicarono le splendide, sommesse poesie di Sandro Penna e quelle assai profonde della poeta Ingeborg Bachmann.
Umberto Saba poté rendere pubblico “Ernesto”, romanzo autobiografico.
Pier Paolo Pasolini, unico gay dichiarato, pubblicava le sue opere ma “Amado mio”, suo primo romanzo, rimase a lungo inedito: contiene limpide immagini poetiche delle gite sul fiume e sulla forza della vita nonostante la guerra.
Anche ‘Maurice” dello scrittore inglese E.M.Forster venne pubblicato postumo.
Negli anni ’80 David Leavitt seppe ben descrivere la società contemporanea così come Pier Vittorio Tondelli che ci ha lasciati troppo presto come il poeta Dario Bellezza.
Susan Sontag proseguiva le sue acute analisi sulla società e sulla fotografia.
I film di Pedro Almodóvar e quelli di Ferzan Özpetek raggiungevano il grande pubblico.
La Winterson prendeva in giro il fanatismo di una setta inglese in “Non ci sono solo le arance”. Alejandra Pizarnik, poeta argentina, Sarah Kane, commediografa inglese iconoclasta e Chantal Akerman, regista sperimentale belga, purtroppo si suicidarono.
Nel 1984 moriva il sociologo gay Michel Foucault.
Il testo attuale migliore, relativo alle donne, è, secondo me, il saggio “Identités lesbiennes: en finir avec les idées reçues” (Identità lesbiche, per farla finita con le idee preconcette) della scrittrice e docente francese Stéphanie Arc, ancora inedito in Italia.
Nel 1969 era nato dalla rivolta di Stonewell a New York il Movimento Lgbt+ che, seppure lentamente, si era affermato anche in Italia.
Esso non minava o non mina la società, vuole solo giusti diritti civili e rispetto.
E, ricordiamo, che anche se è aperto a tutti non sarebbe mai potuto esistere in un paese omofobo come il nostro senza l’appoggio negli anni ’70 del partito radicale e negli anni ’80 del partito comunista (PCI).
Attualmente la psicologia è, in gran parte, rispettosa.
Ma ancora oggi vi sono persone ignoranti o in malafede che diffondono, come gli untori di manzoniana memoria, la falsa idea che l’omosessualità sia una malattia o che non sia “normale’ o “contronatura” – idiozie che si possono smontare in un minuto.
La società sa benissimo come creare sofferenza nei giovani omosessuali facendoli sentire sbagliati, esclusi, derisi, bullizzati se non aggrediti.
La cosa che disturba tanto l’estrema destra e i cattolici integralisti è la visibilità.
Se tutti gli omosessuali stessero silenziosi, a casa, timorosi di essere “scoperti” o al massimo supplicassero tolleranza come se fosse una grande cortesia andrebbe a loro benissimo.
Invece ogni essere umano ha diritto di vivere la propria vita alla luce del sole.
Lavinia Capogna*

*Lavinia Capogna è una scrittrice, poeta e regista. È figlia del regista Sergio Capogna. Ha pubblicato finora otto libri: “Un navigante senza bussola e senza stelle” (poesie); “Pensieri cristallini” (poesie); “La nostalgia delle 6 del mattino” (poesie); “In questi giorni UFO volano sul New Jersey” (poesie), “Storie fatte di niente” , (racconti), che è stato tradotto e pubblicato anche in Francia con il titolo “Histoires pour rien” ; il romanzo “Il giovane senza nome” e il saggio “Pagine sparse – Studi letterari” .
E molto recentemente “Poesie 1982 – 2025”.
Ha scritto circa 150 articoli su temi letterari e cinematografici e fatto traduzioni dal francese, inglese e tedesco. Ha studiato sceneggiatura con Ugo Pirro e scritto tre sceneggiature cinematografiche e realizzato come regista il film “La lampada di Wood” che ha partecipato al premio David di Donatello, il mediometraggio “Ciao, Francesca” e alcuni documentari.
Collabora con le riviste letterarie online Il Randagio e Insula Europea.
Da circa vent’anni ha una malattia che le ha procurato invalidità.

