Johann Wolfgang Goethe: “Il divano Occidentale – Orientale”, di Maurizia Maiano

Gingo Biloba

La foglia di quest’albero,

venuto dall’oriente al mio giardino,

consente di gustare sensi occulti,

edificando il saggio.

Sarà un essere vivo,

che sè in se medesimo ha spartito?

Oppure saran due,

che vollero apparire come uno?

Per dare alla domanda una risposta,

il senso giusto trovo:

non senti, nei miei canti,

che sono uno e insieme sono doppio?

Il Ginkgo biloba è per Goethe un potente simbolo poetico di unità nella dualità, la foglia dell’albero ha una forma bilobata, metafora di due amanti che sono una cosa sola. Regalò una foglia a Marianne Jung von Willemer come simbolo di amicizia e amore. Un episodio nella vita onnivera di Goethe, ma vicenda centrale nell’esistenza della giovane Marianne che si scoprì poetessa, ma non ha saputo o potuto continuare ad esserlo. Marianne, sposata con un vecchio amico d’infanzia di Goethe, sarà il suo ultimo amore, presentata come Pflegetochter, figlia adottiva, sarà a lei che Goethe donerà una copia del suo Divan. Marianne aveva l’empatia dell’amante e dell’artista. Era stata cresciuta ed educata all’arte da una madre attrice ed un patrigno regista, di cui porta il nome. Goethe è attratto dalla sua bellezza e lei lo segue nel suo mondo poetico dove insieme si rispecchiano nel loro amore. E’ uno di quegli amori che vanno al di là del tempo. Sulla lapide di Marianne al Frankfurter Hauptfriedhof si legge: “Die Liebe höret nimmer auf” – L’amore non finisce mai. Solo Marianne e Goethe sono testimoni del loro sentimento, che diverrà noto, dopo la morte di lei nel 1869.

Nel West-östlicher Divan, scritto tra il 1814 e il 1819, e ispirato ai versi del poeta persiano Hafez, Goethe cerca di stabilire un punto di incontro tra Occidente e Oriente. In sintesi, Goethe non solo esplora il mondo, ma lo trasforma attraverso la poesia facendo sì che Occidente e Oriente diventino una ricerca di unità e comprensione profonda. La sua opera continua a sfidare le divisioni, cerca ciò che  unisce, non ciò che separa. E’ l’idea latente, in tutti i suoi scritti della vecchiaia, di utopica armonia tra freie Völker auf freiem Grund, popoli liberi su un suolo libero, una terra che va oltre ogni confine, fisico, linguistico, culturale, politico.

Il termine ‘divan‘ si riferisce, nel contesto poetico, a una raccolta di poesie della tradizione persiana, araba e turca. Una collezione antologica di un singolo poeta o di più poeti, per tramandare l’arte poetica ai posteri.

Viviamo un’epoca in cui la lotta di civiltà e di religione sono scontro reale e violento, rifarsi a Goethe e al suo West-östlicher Divan (Divano Occidentale-Orientale) è trattenere il respiro per ricomporre l’armonia. Due mondi lontani sulla mappa geografica, ma uniti da un sentire profondo e comune. Goethe (1748-1832) e Hafez (1315-1390), il celebre poeta mistico persiano, rappresentano in questo dialogo poetico due voci lontane nel tempo e nello spazio, ma legate da una visione universale. Hafez, Shams o-Dīn Moḥammad, è noto per il suo Divān,  che intreccia tematiche mistiche e amorose. Il suo nome stesso, che in arabo significa “colui che conosce a memoria il Corano“, rimanda alla profondità spirituale delle sue poesie; egli esplora l’amore umano e divino, fondendo passione e mistica in un linguaggio simbolico ricco di sfumature. Goethe ritrova in Hafez una affinità elettiva, fatta di simboli che cercano di spiegare e risolvere il reale, non vuole imitare la tradizione orientale, ma si lascia pervadere dal suo spirito, ritrovando in Hafez quella capacità di abbandonarsi all’insondabile e di cercare nel simbolo la chiave per comprendere l’universo. In questo incontro tra Occidente e Oriente, Goethe costruisce un’opera che è più di un semplice dialogo letterario: è un viaggio poetico che esplora l’amore, la spiritualità e il desiderio di un’unione che trascende le barriere culturali. Due coppie innamorate in simbiosi Hatem e Suleika, Goethe e Marianne. Oriente ed Occidente  si incontrano nello spazio poetico, unite dal comune desiderio di conoscersi e di riconoscersi.

L’opera è una meditazione sull’amore universale, che non conosce confini geografici e religiosi, ma cerca una connessione profonda tra le persone e le tradizioni. La sintesi tra le due visioni del mondo, Occidente razionale e Oriente mistico, si fonde in un linguaggio allusivo e simbolico, come quello di Hafez, ma anche estremamente elegante e raffinato.

Nell’opera del poeta persiano Jami, l’amore è casto eppure ardente e conduce all’amore verso Dio. Yusuf diventa lo shahid di cui Suleikha ha bisogno nel suo percorso verso la spiritualità. La Beatrice dantesca, la Sulamita del Cantico dei Cantici e la Laura del Petrarca appartengono a tre diversi mondi: al mondo cristiano – medievale, alla tradizione ebraica dell’Antico-Testamento, alla tradizione umanistica occidentale che, pur aderendo ciascuno a diversi caratteri, inventano l’arte di mettere insieme singoli versi delle liriche orientali di Hafez per comunicare tra loro in maniera cifrata.

La Suleika del Divan è una figura letteraria: esprime la sua passione liberamente. L’amore è  relazione con l’altro, non è possedere ma condividere, dedicare, donare. La separazione è legge inesorabile degli amanti. La poesia unisce gli amanti in maniera spirituale: nel ricordo. Come in Goethe matura l’idea di rinunciare a Marianne, così accade ad HatemSuleika, i quali non si ritroveranno più insieme nel senso fisico della parola. Lo scambio di liriche tra Hatem e Suleikaè l’essenza del loro amore: Hauchsoffio, è la parola poetica che gli amanti si donano reciprocamente. Essi sono poli contrapposti e riescono a convergere tra loro per una sorta di equilibrio dinamico, il cui andamento armonico si basa sull’unità nella dualità. Hatem e Suleika rappresentano un dialogo tra il sé ed il diverso da sé, per comprendere l’altro e se stesso – da due soggetti dissimili ed eterogenei si delinea un unico soggetto – così come si parla di una unica letteratura mondiale dall’incontro tra le varie letterature.

Johann Wolfgang von Goethe è stato una delle menti più poliedriche e profonde della storia della cultura occidentale. Non solo un poeta straordinario, ma un intellettuale che ha esplorato e tradotto in letteratura ogni ambito del sapere umano. La sua capacità di scrutare il thauma, la meraviglia e il mistero che ci circondano, si riflette in ogni aspetto della sua opera.

Il guscio esplode

e si libera gioisamente

cosi cadono le mie poesie

sul tuo grembo.

I versi confrontano la creazione delle poesie con la maturazione del frutto e del seme, tramite il cui immaginario entrano nel poema le associazioni di fecondazione e procreazione, secondo cui le parole alimentano l’immaginario fino a fecondare e a creare mondi in una continua metamorfosi

Ho provato a scrivere perché dal passato mi giungono voci dell’assurdità della guerra.

Maurizia Maiano*

*Maurizia Maiano: Sono nata nella seconda metà del secolo scorso e appartengo al Sud di questa bellissima Italia, ad una cittadina sul Golfo di Squillace, Catanzaro Lido. Ho frequentato una scuola cattolica e poi il Liceo Classico Galluppi che ha ospitato Luigi Settembrini, che aveva vinto la cattedra di eloquenza, fu poeta e scrittore, liberale e patriota. Ho studiato alla Sapienza di Roma Lingua e letteratura tedesca. Ho soggiornato per due anni in Austria dove abitavo tra Krems sul Danubio e Vienna, grazie a una borsa di studio del Ministero degli Esteri per lo svolgimento della mia tesi di laurea su Hermann Bahr e la fin de siècle a Vienna. Dopo la laurea ritorno in Calabria ed inizio ad insegnare nei licei linguistici, prima quello privato a Vibo Valentia e poi quelli statali. La Scuola è stato il mio luogo ideale, ho realizzato progetti Socrates, Comenius e partecipato ad Erasmus. Ho seguito nel 2023 il corso di Geopolitica della scuola di Limes diretta da Lucio Caracciolo. Leggo e, se mi sento ispirata e il libro mi parla, cerco di raccogliere i miei pensieri e raccontarli.