Sui thriller di Claudia Piñeiro

Nel 2005 Claudia Piñeiro pubblicava un romanzo memorabile, Tua, libro che sovvertiva con intelligenza e genio le regole del genere noir. Si trattava della storia di Inés, moglie di Ernesto, che scopriva di essere tradita dal marito e che poi assisteva a un omicidio commesso proprio da lui, ma si trattava anche della storia della loro figlia, Lali, rimasta incinta a sedici anni. Era il racconto di un assassinio e di un aborto mancato. Quasi vent’anni dopo, nel 2022, Piñeiro ha dato alle stampe il seguito, Il tempo delle mosche, con Inés che è uscita dal carcere (spoiler, come suol dirsi) e ha aperto una ditta di disinfettazione domestica e investigazioni private.

Il tempo delle mosche è un grande romanzo, molto diverso da Tua e probabilmente migliore, più ricco. È un libro – qui passerò alla prima persona – che mi ha fatto piangere, cosa rarissima per un “noir”, posto che le catalogazioni valgano per la narrativa di Piñeiro.

Nei romanzi di Claudia Piñeiro le trame sono importanti, come è naturale per un’autrice di “thriller”, ma non quanto le sue strutture narrative. Se in Tua si procedeva alternando i capitoli della figlia incinta a quelli allucinati e incalzanti di Inés che vuole vendicarsi, in Il tempo delle mosche i punti di vista si moltiplicano, da Inés alla sua ex compagna di carcere Monca alla figlia di Inés e alla misteriosa e terribile Bonar, fino a un coro di voci che si rifà alla Medea di Euripide e che spazia fra il saggio e il pamphlet e – appunto – a un coro che è quasi teatrale. Tuttavia ciò che più mi ha colpito in questo romanzo, oltre alla bellezza e al pathos di una storia che è anche commovente, è la capacità a un tempo artistica e politica di Piñeiro di affrontare i grandi temi culturali e sociologici dei nostri tempi, ossia, principalmente, le battaglie femministe che si sono imposte in occidente negli ultimi decenni.

Ho sempre creduto, con la ferma convinzione dei testardi, che ciò non potesse essere fatto, almeno non ancora, che un romanzo che si spinge addirittura ad affrontare il tema dello schwa non potesse che essere un fallimento, perché la letteratura ha spesso bisogno del “senno del poi” per raccontare efficacemente il proprio tempo. Invece Inés Pereira – divenuta ormai Inés Experey, essendosi rivoltata al proprio cognome di moglie – mi ha commosso, lo ripeto.

Inés è una donna che ha sbagliato ma che ha mantenuto intatta la propria dignità, o che ha saputa ricostruirsela. È una ex galeotta, e, come pensa a un certo punto Guillermina, la sua giovane nipote (nella traduzione di Michela Finassi Parolo; tutti i libri di Piñeiro sono pubblicati in Italia da Feltrinelli), “se dopo avere scontato la pena non hanno diritto a una nuova vita, il sistema carcerario è una bufala, perché la pena sarebbe per sempre”. Chi ha sbagliato e pagato per i propri errori sa quanto possono valere queste parole.

Scrivere può essere anche un atto politico; Il tempo delle mosche insegna anche questo. Chi, come me, è talora refrattario ad ammetterlo sarà lieto di ricredersi con un romanzo che è innanzitutto una grande avventura narrativa e – sì – poetica. Il titolo nasce da una frase di Marguerite Duras e da un’altra di Augusto Monterroso, oltre che, come spiega Inés nel finale, dal fatto che per le mosche il tempo passi più lentamente che per noi. Duras diceva che “la morte di una mosca è la morte”, ma Inés Experey ribatte che non dovremmo ucciderle né guardarle morire, le mosche. Probabilmente ha ragione. I grandi romanzi sono quasi sempre storie di pietà e perciò hanno molto da insegnarci. Forse persino commuoversi può essere un atto politico; di certo può esserlo leggere, come (talvolta) lo è scrivere.

Edoardo Pisani*

 

*Edoardo Pisani è nato a Gorizia nel 1988. Ha pubblicato i romanzi E ogni anima su questa terra (Finalista premio Berto, finalista premio Flaiano under 35) e Al mondo prossimo venturo, entrambi con Castelvecchi. Sempre con Castelvecchi ha pubblicato un libro su Rimbaud, E libera sia la tua sventura, Arthur Rimbaud! Nel 2026, con Marsilio ha pubblicato il suo ultimo romanzo, Ho servito la regina di Francia.