Al margine della scrittura di Fabrizia Ramondino, di Francesca G. Marone

Sabato scorso la Società delle Letterate ha organizzato a Napoli, nella bellissima sede della Biblioteca di Architettura della Federico II, un incontro dedicato a Fabrizia Ramondino. L’evento, ospitato dalla direttrice Cinzia Martone, ha riunito contributi eterogenei sulla figura di una scrittrice del Novecento italiano profondamente legata a Napoli e di recente oggetto di una rinnovata cura per la valorizzazione della sua opera.

Difficile definire l’ambito di lavoro di Fabrizia Ramondino. La sua personalità multiforme l’ha portata attraverso la saggistica, il romanzo, la poesia ma anche attraverso un’intensa attività politica e sociale, che oggi appare particolarmente affascinante da ricordare.

Donna anticonformista, “di carattere” come si suol dire delle donne che non hanno paura a mostrare la propria personalità che piaccia o meno, la ricordano in molti per il suo bellissimo Althénopis, scritto nell’81 e riproposto recentemente in una nuova edizione da Fazi Editore.

Ma la sua opera è stata anche curata da Mirella Armiero nella raccolta “ Modi per sopravvivere”  (e/o, 2023) e in “ Bagaglio leggero” (Nutrimenti, 2025), un’escursione nei luoghi della scrittrice, scritta a quattro mani con Francesco Paolo Busco.

Il suo potente romanzo d’esordio, Althénopis, venuto alla luce dopo tanti anni di elaborazione interiore e in seguito alla lettura illuminante de La cognizione del dolore di Gadda, narra, in uno stile ibrido che solo oggi inizia a essere apprezzato anche da noi, la storia della famiglia, delle donne, della guerra ma soprattutto della città di Napoli, già compresa nel sottitolo “occhio di vergine o occhio di vecchia”.

Mia madre, a cui devo molto del mio amore per la letteratura, aveva questo libro e lo amava moltissimo. Ricordo ancora quel giorno in cui mi guardavo attorno per scegliere qualcosa da leggere e lei disse ”Questo, come non la conosci?” Io però ci impiegai molto tempo per sceglierlo: si sa, il rapporto con i libri è frutto di momenti, di incontri e di piccole magie. Alla luce di una nuova maturità e soprattutto della giornata a cui ho partecipato, vorrei rileggere i libri di Fabrizia Ramondino.

Gli interventi tutti di pregevole interesse, hanno dato la possibilità di guardare all’operato di Ramondino da tanti punti di vista differenti: Adalgisa Giorgio ha parlato de “Il libro dei sogni”, una selezione fatta dalla stessa autrice dei propri sogni, trascritti tra il 64 e il 69, già analizzati insieme allo psicoanalista. Evidente che abbia avuto a modello Elsa Morante, sviluppando poi questo singolare studio con la propria voce. I sogni da lei chiamati “reperti di morte e di passato”, si rifanno a momenti significativi della sua esistenza. Crisi coniugale, relazione con un altro uomo, laurea, abbandono, ritorno, in un intreccio fra vita e immaginazione, dove l’eros è però sempre centrale.

Per non dimenticare un aspetto saliente della figura della Ramondino, cioè quello dell’attivismo politico, accorato e pratico con senso di responsabilità, la sociologa Enrica Morlicchio ne tratteggia un percorso attraverso l’analisi della sua scrittura militante, evidenziando come la scrittrice riuscisse con onestà intellettuale e morale ad entrare e uscire dalla propria condizione sociale, avvicinandosi ai bisogni altrui e agli interlocutori in maniera rispettosa e autentica. Usava leggerezza e consapevolezza, accostandosi senza etichettare mai, ma comprendendo il valore delle lotte politiche di soggetti osservati nella loro quotidianità, “senza smussare divari e contraddizioni”. 

Con Silvio Perrella ci accostiamo alla voce più intima dell’autrice, attraverso Star di casa, libro pubblicato in una collana di saggistica con una forte tendenza al memoir. In queste pagine emergono voci differenti della Ramondino, su tutte quella di qualcuno che arriva da un altrove, perché non abitiamo da nessuna parte e l’inquietudine del non appartenere vibra in ogni parola. Il linguaggio è l’unica casa dell’essere, così il suo taccuino diventa la sua vera dimora.  Amava il mare e il mare le ha fatto da tragica scena finale.

La mattinata si chiude poi con un appassionato intervento della scrittrice Wanda Marasco che ha condiviso generosamente ogni sua emozione interpretando alcuni passi capaci di arrivare direttamente al cuore del pubblico. Lo sguardo che indirizza il passo, la realtà ridefinita dall’infanzia e un senso di maternità universale, i temi toccati dal suo intervento.

Il pomeriggio è poi dedicato a una passeggiata nei luoghi della Ramondino con letture e la viva partecipazione del pubblico coinvolto.

L’augurio è che vi sia sempre più spazio e voglia per eventi di questo genere.

Scopriamo o riscopriamo insieme le donne del nostro Novecento perché non è solo la memoria a dovere essere nutrita, ma il nostro stesso presente.

Francesca G. Marone

Francesca G. Marone, sociologa, counselor professionista e mediatrice familiare. Collabora o ha collaborato come recensore, dal 2008 per il blog Letteratitudine di Massimo Maugeri, come redattore per letteralmentelive.wordpress.com, blog culturale da lei ideato. Ha pubblicato racconti e poesie in antologie per vari editori. Il suo manoscritto “Lui così estraneo” è stato segnalato al Premio Calvino 2014, con la menzione speciale “per il lacerante scandaglio di un’interiorità femminile” ed è stato pubblicato nel 2017 col titolo Poche rose, tanti baci da Castelvecchi editore. Il suo secondo romanzo Le Pentite. Sarò per te veleno e cura, edito da Les Flâneurs nell’aprile 2023, segnalato al Premio Internazionale di letteratura Città di Como, finalista al Premio Letterario Nazionale Giorgione nell’aprile 2024. Ospite all’Italian Institute of Culture di Dublino, nel novembre 2024.   È editor freelance e coach letteraria, operatrice culturale. Le custodi dell’anima, uscito per Salani editore nel maggio 2026,  è il suo ultimo romanzo. 

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