Il fumetto non ha bisogno di dimostrare di essere diventato adulto. Sa intrattenere, certo, ma anche raccontare il presente, esplorare la memoria e dare forma a storie intime e collettive. Ridurlo ai pur gloriosi albi di Topolino e Paperino significa fermarsi sulla soglia di un mondo ben più vasto.
È in questo panorama che si muove Edizioni NPE, casa editrice dedicata al fumetto d’autore. Ne parliamo con il caporedattore Stefano Romanini, per scoprire le scelte, le idee e il lavoro che stanno dietro al suo catalogo.
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Da quando esiste la vostra realtà editoriale?
Edizioni NPE nasce nel 2002 su iniziativa di Nicola Pesce, all’epoca ancora minorenne. Un’avventura partita senza capitali né finanziatori, fondata unicamente sul lavoro del creatore, che passava le notti a scrivere, disegnare e stampare volumi con mezzi propri. Nel tempo, la casa editrice si è evoluta grazie all’ingresso di due figure chiave: Stefano Romanini – da collaboratore esterno e avvocato è diventato caporedattore e braccio destro operativo di Pesce – e Gloria Grieco – responsabile dell’ufficio stampa e della gestione operativa, rappresenta il terzo pilastro della struttura -.
Insieme a un team di collaboratori attivo nei vari settori produttivi, quella scommessa inizialmente artigianale si è trasformata in un gruppo editoriale solido e strutturato.
Il vostro catalogo è molto vasto, anche come scelta di contenuti (fumetto puro, cinema, storie per ragazzi, classici della letteratura, pubblicazioni weird…). Perché questa scelta?
La scelta dei prodotti che compongono il nostro catalogo editoriale nasce da un principio molto semplice: fare ciò che ci è sempre piaciuto di più. Fin da giovani, il nostro percorso è stato guidato dalla passione per il cinema, l’horror — con una devozione viscerale per l’immaginario di H.P. Lovecraft — e il grande fumetto d’autore (soprattutto Sergio Toppi e Alberto Breccia, tra i tanti). Questo bagaglio di letture ha reso naturale e immediata la definizione della nostra linea editoriale, senza seguire troppo le tendenze di mercato, ma anzi guardando soprattutto a quelle storie e opere che noi per primi vorremmo leggere, collezionare e custodire.
Come “reclutate” i vostri illustratori e, soprattutto, come abbinate segno grafico ed autori?
Il nostro processo di selezione degli illustratori per i progetti interni non si basa su criteri rigidi o formali, ma segue un unico principio fondamentale: la compatibilità stilistica con l’anima del progetto. Ogni iniziativa ha una propria identità, un tono e un’atmosfera precisa. Cerchiamo illustratori il cui tratto, uso del colore e linguaggio espressivo risuonino in modo naturale con la narrazione richiesta. Ci sono ad esempio illustratori più portati con la china e il bianco e nero, i quali vengono quindi indirizzati verso i progetti di adattamenti horror in griglia più classica. Quelli invece con lo stile pittorico (ad esempio ad acquerello) che possono essere più compatibili con graphic novel dove viene data maggiore libertà alla costruzione della tavola. Ma la scelta non è sempre così netta. Abbiamo spesso utilizzato artisti più pittorici anche per progetti horror o legati a una narrazione che richiedeva una costruzione della tavola più classica e lineare. L’importante è che venga fatto un match a priori tra l’anima dell’artista e quella del progetto.
Che rilevanza date al fumetto “puro” – non legato cioè a opere pregresse?
Al fumetto “puro” — basato su opere e soggetti originali — diamo una rilevanza centrale, poiché rappresenta l’espressione più autentica del medium e il luogo primario di sperimentazione artistica.
Tuttavia, questo tipo di prodotto si scontra con la percezione che il canale distributivo ha di noi: il mercato e i distributori ci identificano ormai principalmente come editori delle grandi collane dedicate ai maestri del fumetto (come Toppi, Battaglia, Micheluzzi, De Luca, Breccia e Martin) e molto meno come editori di graphic novel inedite.
Questa percezione consolidata incide inevitabilmente sia sul nostro posizionamento nel mercato librario sia sulle scelte strategiche di catalogo, imponendoci un continuo equilibrio – e a priori – tra la valorizzazione dei grandi classici e la promozione di opere originali.
Le graphic novels sono da considerarsi un “genere minore” o sono letteratura tout court?
Sono l’anima della Nona Arte: è grazie ai graphic novels che il fumetto è stato sdoganato da semplice intrattenimento a opera d’arte a tutti gli effetti e prodotto da libreria.
Quali sono i vostri programmi per il futuro?
Tantissimi, come ogni anno, continuando con la linea tracciata negli ultimi tempi (nei quali abbiamo aggiunto al nostro catalogo alcuni prodotti “premium” come la collana Origini inaugurata con Little Nemo in Slumberland e i cofanetti di romanzi illustrati dai maestri del fumetto mondiali – vedi il Pinocchio illustrato da Mike Mignola). Ma non possiamo svelare tutto, quindi non vi resta che continuare a seguirci.
Piatto ricco mi ci ficco – e per gli amanti della graphic novel, sicuramente, il catalogo di NPE è un nutritissimo menù à la carte che sicuramente stuzzicherà anche i palati più raffinati.
Silvia Lanzi

Silvia Lanzi: Ho conseguito la maturità magistrale, e mi sono laureata in materie letterarie presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano con tesi riguardante l’alto medioevo. Ho collaborato per anni con il settimanale “Nuovo Torrazzo” di Crema occupandomi della stesura articoli di vario genere (soprattutto critica letteraria e teatrale e cronaca di eventi quali vernissage et similia). Collaboro con il sito gionata.org in qualità di traduttrice dall’inglese e scrivendo articoli. Sono autrice di due libri: “Libera di volare” (Kimerik, 2006) e “Coincidenze” (Boopen, 2010). Lettrice onnivora – alterno saggi (psicologia, storia, filosofia e arte) e narrativa (soprattutto anglo-americana e scandinava).

