Adriana Parrella: “Dal punto in cui il sentiero scompare” (Baldini e Castoldi), di Adriana Mastropasqua

Quando il viaggio umanitario diventa ricerca di sé

Mi piace affidarmi alle letture che ispirano fiducia. Perdonerete il gioco di parole ma è proprio la fiducia il primo sentimento che questo libro mi ha trasmesso: la fiducia nella capacità di una buona penna, come quella dell’autrice, di accompagnare, confortare e offrire uno sguardo nuovo sul mondo. Ci sono libri che raccontano un luogo e altri che raccontano uno stato dell’anima. Dal punto in cui il sentiero scompare di Adriana Parrella, pubblicato da Baldini+Castoldi nella collana I Lemuri, sembra appartenere a questa seconda categoria. La quarta di copertina potrebbe far pensare a un memoir di viaggio, a una testimonianza dal fronte delle emergenze internazionali. In realtà il Congo rappresenta soprattutto uno spazio interiore, il luogo in cui la protagonista Amaranta è costretta a ridefinire il proprio rapporto con il dolore, la perdita e con il significato stesso della cura. 

Il romanzo evita la retorica dell’eroismo umanitario. Le pagine dedicate alla missione mostrano una quotidianità fatta di organizzazione, responsabilità e problemi concreti: dalla gestione del personale alla prevenzione della malaria, fino alle tensioni di un territorio attraversato dalla violenza. Lo stile della Parrella è sobrio ma attraversato da un forte spirito lirico. La prosa alterna l’osservazione concreta alla riflessione filosofica senza risultare artificiosa. Emblematico, in questo senso, è il paesaggio in cui la natura africana diventa occasione per meditare sulla propria finitezza. Il paesaggio non è semplice sfondo, ma interlocutore silenzioso che ridimensiona l’essere umano e lo riconduce a una dimensione universale.

“I primi giorni di missione passarono, come al solito, con un’intensità estrema in cui ci fu posto per pochissimo altro al di fuori delle cose da imparare e da capire…”

Particolarmente riuscita è anche l’attenzione verso i dettagli apparentemente marginali. Un album da disegno inviato dalla Francia, una bottiglia piena di arachidi, il ricordo di un capretto destinato al sacrificio. Sono oggetti quotidiani che raccontano molto più delle grandi dichiarazioni perché diventano punti di contatto fra culture differenti interrogando continuamente il lettore sul significato della cura, della memoria e del privilegio.

“Nel frattempo, però, intorno a me la vita fermentava in ogni dove, straripando da ogni lato della strada così che non si riuscisse a vedere al di là del prossimo tornante.”

La scrittura evita giudizi semplicistici. Quando affronta temi delicati come il rapporto con gli animali, le dinamiche del colonialismo economico o le contraddizioni della cooperazione internazionale, l’autrice preferisce il dubbio alla sentenza. È una scelta narrativa convincente, perché restituisce la complessità morale di chi vive realmente questi contesti senza pretendere di possedere risposte definitive. Anche la costruzione di Amaranta appare coerente con questa impostazione. La protagonista non percorre un cammino di redenzione lineare; piuttosto, attraversa un processo di progressiva esposizione al mondo, nel quale la fragilità non viene superata ma accettata come parte integrante dell’identità. È un libro che sembra rifiutare sia l’esotismo sia il pietismo, scegliendo invece una dimensione profondamente umana, nella quale il viaggio geografico coincide con quello etico ed esistenziale.

Più che un reportage romanzato, l’opera si presenta come una riflessione sul significato dell’essere presenti nel mondo. E forse il “sentiero” evocato dal titolo non scompare davvero: semplicemente, arriva a un punto in cui non può più essere tracciato sulle mappe, ma soltanto percorso interiormente.

Adriana Mastropasqua*

Adriana Mastropasqua: appassionata di scrittura e storie. Sono una fervida lettrice e mi piace immergermi in mondi sempre nuovi alla ricerca costante della verità. Ho pubblicato due libri: una raccolta di poesie, Sinestesia in divenire (La valle del tempo, 2026) e un romanzo, Keira la prediletta (Marlin, 2026).