Luigi Natoli: “I Beati Paoli” (Sellerio), di Bernardina Moriconi

Ogni tanto ne sentivo parlare, di questo romanzo, o meglio del titolo, I Beati Paoli: per la verità, non ne  conoscevo né l’autore né l’epoca di scrittura. Poi me ne dimenticavo. Insomma, per anni appariva e scompariva, proprio come i misteriosi (leggendari?) adepti della società segreta da cui prende titolo il romanzo. Quando per caso ho letto che anche Umberto Eco si era interessato all’opera agli inizi degli anni Settanta, curandone  la prefazione per le edizioni Flaccovio, ho deciso che era giunto il  momento di leggerlo. Mi sono procurata il libro e mi sono ritrovata nel bel mezzo di un romanzone d’appendice (così nacque in effetti), composto dallo scrittore siciliano Luigi Natoli che, con lo pseudonimo di William Galt, lo pubblicò in 239 puntate  sul ‹‹Giornale di Sicilia›› tra il maggio del 1909 e  il gennaio del 1910.

 

L’opera è ambientata tra la fine del’ 600 e il primo quindicennio del XVIll  secolo, in particolare in quel brevissimo periodo in cui la Sicilia, dopo la pace di Utrecht, passò nelle mani dei Savoia,  di Vittorio Amedeo lI, per la precisione: un assaggio o una prova generale di un qualcosa che sarebbe giunto a compimento cento e passa anni dopo, ma con già tutte le premesse di quello che avrebbe comportato il processo di piemontizzazione di un territorio con una storia, un’economia e un ambiente umano e naturale assai diverso e lontano, non solo geograficamente, dalle terre sabaude. 

Il romanzo è avvincente, intrigante, appassionante addirittura. Ovviamente con debiti smisurati verso autori canonici del genere, in primis il buon  Dumas (in particolare quello dei Tre moschettieri con qualcosa del Conte di Montecristo), e poi non poteva mancare l’impronta dei maggiori rappresentanti del romanzo sociale: lo Hugo dei Miserabili e il Dickens (in particolare penso a Le due città e più in generale alla dicotomia dickensiana  tra personaggi buonibuonissimi e cattivicattivissimi).

Poco o nulla, invece, dei grandi autori conterranei, precedenti o successivi, che hanno raccontato con sapienza e passione la Sicilia. Non c’è per esempio, l’ironia raffinata e a tratti quasi impercettibile che Tomasi di Lampedusa quarantotto anni dopo (e quindi quando già il Natoli era passato a miglior vita) avrebbe disseminato con elegante e innata perizia nel Gattopardo (ironia che in gran parte si è persa  anche nel patinato e pur sempre splendido film di Visconti) e manca il lucido e spietato affresco epocale dei Viceré di De Roberto.

C’è da dire che il Natoli di società segrete se ne intendeva, essendo stato egli stesso massone e provenendo da una famiglia di ardente spirito mazziniano e risorgimentale, al punto che nel 1860 – Luigino era nato da soli tre anni – tutta la famiglia venne arrestata dai soldati borbonici avendo indossato la camicia rossa per festeggiare il prossimo arrivo di Garibaldi coi suoi uomini.

Dato il successo di pubblico, Natoli scrisse anche una continuazione che credo, a fiuto, costituisca più una sorta di spin off ante litteram e che si intitola Coriolano della Floresta ovvero il segreto del romito. Per la cronaca, dal romanzo I beati Paoli nel 1947 è stato tratto anche un film, dall’accattivante titolo I cavalieri dalle maschere nere, diretto da Pino Mercanti, regista di film di cappa e spada, di musicarelli e di drammoni sentimentali.  Esiste inoltre una versione a fumetti del romanzo realizzata nella metà degli anni Settanta da Nino Calabrò in 192 tavole che uscirono poi negli anni Ottanta in forma di inserti allegati al ‹‹Giornale di Sicilia››.

Bernardina Moriconi

Bernardina Moriconi: Filologa moderna, Dottore di ricerca in Storia della Letteratura e Linguistica Italiana,  giornalista pubblicista e docente di materie letterarie, ha insegnato fino al 2018 Letteratura italiana e Storia a tecniche del giornalismo presso l’Università “Suor Orsola Benincasa”. Ha pubblicato libri sulla letteratura teatrale e svolge attività di critico letterario presso quotidiani e riviste specializzate. E’ direttore artistico della manifestazione “Una Giornata leggend…aria. Libri e lettori per le strade di Napoli”.

Le letture estive suggerite da Raimondo di Maio – Napoli

Abbiamo chiesto a Raimondo di Maio, “il libraio” di Napoli, che dalla sua piccola libreria da cinquant’anni promuove e diffonde cultura letteraria, di suggerire ai “Randagi” cosa leggere quest’estate.
Ecco cosa ci ha risposto, come sempre dotto ed esaustivo. 

“Cari amici del Randagio,

mi chiedete di consigliare qualche libro per l’estate. L’estate era chiamata dai napoletani “la bella stagione”, probabilmente per la maggiore disponibilità di tempo libero… 

C’era allora un disco per l’estate, si lanciavano un numero di canzoni popolari capaci di allietare le vacanze e i sogni della maggioranza degli italiani (e non), lungo le coste e le isole del Paese.

Non c’era ancora il Papeete e di là da venire erano le lobby, in italiano “logge” , delle concessioni balneari.

Un libro dovrebbe corrispondere al libro giusto per la lettrice e il lettore che avrà la ventura di incontrare. Non potendo conoscere i dieci lettori che seguiranno i consigli, dichiaro “libri per l’estate” i seguenti libri:

1° Erri De Luca, Dialogo per un amico, Feltrinelli € 14,00

[L’avvincente e avventurosa storia di un’amicizia, quella vera];

2° Maria Orsini Natale, Francesca e Nunziata, Sellerio € 14,00

[La straordinaria rivoluzione della produzione della pasta, un’epopea che abbiamo appena attraversato];

3°  Peter Flamm, Io?, Adelphi € 18,00 

[La rocambolesca storia di un’identità chiusa nell’interrogativo di un io];

4° Donatella Di Pietrantonio, L’età fragile Einaudi € 18,00

[Storia sospesa di una famiglia nel trauma, parole non dette chiuse nel cuore di una montagna dell’Abruzzo che è allo stesso tempo memoria e paesaggio];

5° Adelia Battista, L’Angelo bianco Anna Maria Ortese, Dante & Descartes € 14,00

[L’infanzia Tripolina della Ortese raccontata, che spiega da dove arrivano quelle visioni letterarie];

6° Gino Riccio, Peccato ubbidire, Olisterno editore € 12,00

[L’avventurosa storia del prete Antonio Maione, che non ha mai ubbidito senza sapere perché];

7° Marco Raio, La stagione, Bompiani € 18,00

[Marco ha la capacità di presentare la nostalgia del passato che tutti abbiamo inconsapevolmente attraversato].

Buone vacanze!

Raimondo di Maio

IL RANDAGIO RACCOMANDA: COMPRATE IN LIBRERIA!

Yasmina Khadra: “Cosa sognano i lupi” (Sellerio) e Pedro Lemebel: “Ho paura torero” (Marcos y Marcos), di Valeria Jacobacci

Ancora due libri. Due autori, due mondi, due culture diverse ma significativi elementi in comune: la rivolta popolare, il cambiamento di regime, l’esasperazione che semina morte.  Conosciamo l’algerino Mohamed Moulessehoul  per aver commentato di recente “L’attentato” su questa rivista; anche questo suo scritto, Cosa sognano i lupi? edito in Italia da Sellerio nel 2024, porta lo pseudonimo di Yasmina Khadra, il nome della moglie, per motivi di censura.

L’altro titolo è Ho paura torero del cileno Pedro Lemebel, per Marcos y Marcos nel 2011.  

Mai due stili letterari furono più diversi e mai due Paesi più lontani come l’Algeria e il Cile. In comune hanno i due mostri della storia e della politica, l’autoritarismo cieco e aberrato e il sentimento di ribollente odio che colma la misura e straripa sotto la spinta dell’emarginazione, della miseria e del disprezzo.  

Pedro Lemebel e Yasmina Khadra

E  tuttavia le differenze non tardano a manifestarsi, eclatanti e vistose, non solo nelle narrazioni dei rispettivi autori. L’affermazione democratica del Fronte islamico e il diffondersi dell’islamismo  in Algeria negli anni ’80  e ’90, descrive un cammino a ritroso della psiche dei personaggi, e del protagonista in particolare, costretto a ripiegarsi nella trappola di un carapace, minuscolo per un cervello in evoluzione, dal quale sparare nel mucchio di un nemico senza connotati, spesso avvolto nei macabri drappeggi di abiti insensati.

Di contro, il Fronte patriottico Manuel Rodriguez nel tentativo di rivolta contro Pinochet, si muove con passi di musica e danza in un Cile trasognato, poverissimo e inerme. Santiago è diversa da Algeri ma gli spari e la devastazione sono gli stessi. Le coscienze sono opposte, le aspirazioni dei reietti hanno qualcosa in comune.

Quali aspirazioni? In Algeria, Nafa Walid, un bel ragazzo di vent’anni, nato e cresciuto nella casbah, ha modo di assaporare una vita all’occidentale grazie a una piccola parte ottenuta in un film che gli fa sognare una vita facile, ricca di piaceri e avventure. E’ un giovane dal carattere mite e, dopo varie disillusioni, si rassegna a un lavoro di autista presso una famiglia ricca, in attesa che la fortuna torni a sorridergli. Ma i tempi sono duri, molte cose stanno cambiando, i ricchi sono misteriosi, non comunicano, restano trincerati in distinte solitudini, gli agi e le ricchezze sono solo fonte di vizi e di noia infinita, nessuna coscienza sociale a dare un senso alle loro vite. Nafa si sente un servo invisibile, privo di qualunque valore, buono solo ad assecondare crimini e misfatti, come quando assiste all’incidente occorso alla giovanissima preda occasionale del padrone giovane, morta di overdose. Costretto ad assistere alla scena raccapricciante dello svisamento del corpo per renderlo irriconoscibile, non regge all’orrore e abbandona il suo impiego di autista.

Dall’altra parte del mondo, e in un altro libro, quello di Pedro Lemebel, dove abbiniamo queste infelici “vite parallele”, un travestito pieno di grazia e gentilezza, degno di una madama Butterfly, per l’umiltà e la bellezza del suo amore, accetta di correre un rischio immenso concedendo al giovane di cui è innamorato di nascondere nella sua casa, piena di scialli, ventagli e musica romantica trasmessa dalla radio, un arsenale di armi che serviranno per il golpe in programma. Anche questa grottesca ma sublime “bambolina” sogna una vita radiosa, anche a lei sorride il miraggio di un mondo diverso, ma l’analogia si ferma qui.

Nafa, nell’altro universo, torna nella Casbah di Algeri, alla solita vita; ogni giorno, alla fermata del pullman, vede una ragazza dolce e tranquilla, con un sorriso modesto e sereno. Pur non avendole mai parlato, se ne innamora e sogna di sposarla, tanto più che è la sorella di un suo caro amico. La situazione però precipita: mentre cerca il modo di chiedere la sua mano, il suo amico, testa calda, arrogante e incapace di concepire pensieri in autonomia, è sempre più irretito  dal progetto islamista, catturato dalla propaganda degli sceicchi e degli imam, comincia a detestare la sorella fino ad ucciderla quando la sorprende in una manifestazione di donne che invocano i propri diritti.

La morte di questa fanciulla è simmetrica benché antitetica all’altra. La ragazza morta per overdose è almeno colpevole di essersi data a un uomo in modo sconsiderato, quella di cui Nafa si è innamorato, al contrario, è unicamente colpevole del suo essere donna e di  voler essere riconosciuta come parte dell’umanità. Questa colpa è imperdonabile agli occhi del giovane. Nafa non soffre e non odia neanche l’assassino del suo amore, al contrario, si dona completamente alla causa e diventa un terrorista.

In Cile, l’attentato del Fronte patriottico Manuel Rodrigez  contro Pinochet  non va a buon fine, tuttavia il più è fatto, anche se Pinochet morirà dopo molti anni dopo essere sfuggito ai processi intentatigli per crimini contro l’umanità. I personaggi di Lemebel seguono la propria logica, la “bambolina” non realizzerà i suoi sogni ma avrà i suoi riconoscimenti, l’affetto, se non l’amore, del suo principe, il rispetto del Fronte, il senso della vita che è soprattutto poesia. Come tutti i grandi scrittori Lemebel ha le chiavi poetiche giuste per far ridere e piangere quasi nello stesso momento, sa quindi come raccontare una storia d’amore , di guerra, di odio, di ribellione e di morte. Tra  piume di struzzo, abiti di pizzo, maquillage e veli multicolori, descrive il collettivo di las Yeguas contro la brutale politica di Pinochet. Così  se la “fata ignorante” è innamorata del giovane ribelle, uno studente rivoluzionario, che ricorda il dottor Zivago di Pasternak, è innamorato della libertà del proprio Paese. Un dittatore è innamorato di armi e potere, due attentati al potere e all’amore accomunati dallo stesso esito.

Consigliato: a chi combatte contro ogni dittatura con armi diverse ( poesia, ironia o protesta), a chi lotta con dolcezza, leggerezza e dignità per affermare la propria libertà.  

“Rimaneva solo il riflesso del suo volto nel finestrino, dove gocciolava la pioggerella che cadeva sulla città, piangendo per lei senza il suo permesso”     

“Cosa sognano i lupi?” si chiede nel mio immaginario controcanto l’autore algerino Mohamed Moulessehoul,  firmandosi Yasmina Khadra, col nome di sua moglie, questo, sì, un dato poetico. Per lui la storia non si conclude come uno dei suoi libri, perché è una storia ancora in atto, con la sua inconcludente totale mancanza di poesia. Il protagonista Nafa Walid incomincia la sua carriera di terrorista, e non sa dove lo porterà: “… fece retromarcia, tornò indietro fino agli orti, deviò in un viale costeggiato di ulivi e raggiunse a tutta velocità  la tangenziale per confondersi nel traffico. Quella notte, coricandosi, Nafa temette che un incubo lo tradisse. Invece si addormentò come un carpentiere dopo una dura giornata di lavoro. Del sonno del giusto.” 

Valeria Jacobacci

Valeria Jacobacci, scrittrice e pubblicista, è appassionata conoscitrice di storia partenopea e di biografie, spesso femminili, di donne che hanno caratterizzato i loro tempi. Si è interessata alla Rivoluzione Napoletana, al passaggio dal Regno borbonico all’Unità, al secolo “breve”, racchiuso fra due guerre. Ha pubblicato numerosi articoli, saggi e romanzi. 

Presentazione:

Il 9 maggio alle ore 18 Valeria Jacobacci presenta a Napoli, da ScottoJonno nella Galleria Principe di Napoli, il suo ultimo romanzo La stamperia dei libri proibiti (La valle del tempo). Relatrice la “nostra” Serena Cirillo.

Giampaolo Simi: Sarà assente l’autore (Sellerio) di Daniela Marra

Uno scrittore senza seguito, uno di successo e il direttore di un grande gruppo editoriale. Tra librerie, festival letterari e classifiche da scalare, una novella satirica, che fa ridere e riflettere, sul mondo dei libri e del giallo italiano.

Un inverno di studio matto e disperatissimo alla ricerca della frase più banale, all’aggettivo più scontato, della similitudine più a buon mercato per descrivere una situazione già di per sé loffia e inutile e chiuderla con un colpo di scena totalmente gratuito

Così Giampaolo Simi nel romanzo breve Sarà assente l’autore (della preziosa collana “Il divano” Sellerio editore)  scioglie la matassa aggrovigliata dell’orizzonte del gusto contemporaneo di un pubblico consumatore di libri. Del quadro culturale, insomma, ne resta solo la cornice. La critica è oramai una chimera, la pretesa letteraria diventa pretesto autoreferenziale e genera mostri, i libri nulla di più di snack da discount, cibo spazzatura che soddisfa ma non nutre; e poi le presentazioni, i festival, le lobby di potere editoriale, lo  show must go on ad ogni costo che sfalda la coscienza, sono tutti affreschi che vorticosamente si fondono e si confondono nella realtà di Gianfranco Sperticato. Scrittore di spessore e dal bello stile ma ahimè senza lettori, dopo una presentazione quasi desertica e surreale della sua ultima fatica “Lo scempio” nella storica libreria Lanzoni, si trova ad affrontare una serie di situazioni tragicomiche che lo porteranno a quell’inverno leopardiano matto e disperatissimo .

Il racconto risulta efficace e divertente, e non solo per il lettore. Serpeggia per tutto il testo l’impressione che l’autore si sia veramente divertito a dare voce d’inchiostro alla babele apocalittica delle avventure di carta di Sperticato.

 Il ritmo incalzante, intenso e immediato strizza l’occhio al giallo, al noir e alla novella Sudamericana alla Dávila. È un racconto d’intrighi, sotterfugi, verità negate, nascoste e notoriamente sotterrate. É vero che non c’è un assassinio nel senso classico del termine, ma ci sono tanti modi per uccidere e l’assassinio è solo uno di questi.

Gianfelice Sperticato di fronte al fallimento della sua presentazione “lacera a morsi la sagoma pubblicitaria di Federico Crudeli, la star culturale del momento”. Lo fa letteralmente a pezzi e lo mangia, lo uccide simbolicamente e se ne nutre, si nutre dell’immagine di carta, effimera e transitoria, di quel simulacro di successo. Poi, schifato, vuole liberarsene, ma è troppo tardi perché intanto una parte di Crudeli è entrata dentro di lui, e non è un caso che sia disgustato dall’inchiostro che gli entra in bocca.

Alla morte simbolica del grande bestsellerista si aggiunge quella reale per un incidente.

 In seguito a una serie di circostanze fantasmagoriche e mirabolanti Sperticato diventerà lo scrittore fantasma di Crudeli, sedotto dai sussurri diabolici del luciferino Vinciguerra, un vero e proprio pezzo grosso della leviatana Idra group. Lo smarrimento iniziale dello scrittore si trasforma in attraversamento pop e riflessione satirica e pungente di un quadro culturale e sociale contemporaneo, oramai disancorato da ogni contenuto. 

L’autore gioca, si diverte e diverte, invita a riflettere, offre spunti e semina indizi con grande maestria. Basti pensare alla scelta dei nomi, muovono il riso e riecheggiano nella mente, rimandando ad altro: Idra group, Sperticato, Vinciguerra, Mitopoiesis e altri, sono tracce. È quello che i latini chiamavano Nomen Omen, dove il nome è anticipazione, destino, fato. Perciò è consigliabile leggere il libro di Simi, piccolo gioiellino editoriale della Sellerio, a più livelli, soprattutto nel finale.

Daniela Marra

Sinossi dal Sito Sellerio: 

Nella «storica Libreria Lanzoni», si tiene la presentazione del romanzo Lo Scempio, di Gianfelice Sperticato, scrittore aulico e senza lettori. Il fiasco è scontato. L’autore, in uno sfogo rabbioso, lacera a morsi la sagoma pubblicitaria di Federigo Crudeli, «la star culturale del momento». Non immagina che sarà proprio il fantasma del bestsellerista Crudeli a fornire a lui, e al navigatissimo direttore editoriale della Idra Media Group, il luciferino Dott. Vinciguerra, la materia di un intrigo colossale. Una beffa clamorosa, che costringe a riflettere sulla barriera tra la «vera letteratura» e quella di intrattenimento. Sarà assente l’autore è un romanzo di autentico umorismo, che ride su di uno che si prende troppo sul serio e sulla realtà comica della letteratura-spettacolo; e progressivamente diventa satira della cultura pop e del suo contrario.