Sono anni che Marco Lodoli ha trovato la sua forma ideale, cioè il romanzo breve. Questo mese è uscito Solo un giorno, un romanzo o racconto di un’ottantina di pagine che secondo me è fra i suoi libri più riusciti. Racconta la storia di un giovane uomo, Scipione, e di quello che dovrebbe essere il giorno della sua laurea, a trent’anni. I genitori si sono indebitati con uno strozzino – il famigerato Zio Porco – per farlo studiare, ma la verità è che Scipione non ha dato nemmeno un esame. Ha studiato, sì, i suoi libri sono “sottolineati da cima a fondo” e i suoi quaderni pieni di appunti, però non ha mai sopportato il giudizio altrui e così ha preferito, dice, “non valere niente”, cioè non laurearsi. Solo che i suoi genitori non lo sanno.
Qui il lettore affezionato di Lodoli ricorderà forse una comparsa di un altro suo romanzo, Il preside (Einaudi, 2020), nel quale un preside si barrica dentro la propria scuola armato di fucile. La comparsa è un “uomo orrendo” che dà un esame per diventare preside di una scuola ma che poi dice che non intende farsi giudicare “da quattro idioti” e perciò se ne va senza firmare né consegnare i fogli. Il protagonista del libro, il futuro preside in rivolta, prende quindi i fogli al posto suo e li consegna appuntandovi il proprio nome. Lo fa per caso, per gioco, forse per destino, sbadatamente, e così vivrà la propria esistenza, come molti malinconici personaggi di Lodoli che sembrano sempre un po’ fuori posto nella realtà che li circonda, in questo terzo millennio che fugge.

Nel romanzo precedente a Solo un giorno e successivo a Il preside, Tanto poco (Einaudi, 2024), Lodoli raccontava dell’ossessione di una bidella per uno scrittore e insegnante che a tratti sembrava assomigliargli. La donna scrive: “Ogni due anni Matteo pubblicava un breve romanzo, storie evanescenti di gente scombinata che forse lo facevano sentire un po’ più libero, un dente fuori dall’ingranaggio. Ma ormai il suo momento d’oro era passato, c’erano altri scrittori, molto più giovani di lui, che sapevano raccontare le sciagure del presente nel modo che piaceva ai giornali, alle televisioni, ai giurati dei premi importanti.”
Lo scrittore, Matteo, in qualche modo lo stesso Marco Lodoli, continua però a scrivere e a pubblicare, malgrado le recensioni “rare e pallide” ai suoi libri, scritte “per segnalare l’ennesimo velleitario tentativo di raggiungere ciò che non esiste, un viaggio in punta di piedi verso il nulla, angeli balordi, visioni sfocate e una poesia un po’ appiccicosa”, dice la bidella.
Qui Lodoli scrive davvero di se stesso. E sì, la sua poesia è “un po’ appiccicosa” e forse ci piace proprio per questo, perché nei suoi romanzi ci sono delle metafore che non troviamo altrove e che possono appartenere soltanto ai suoi personaggi – questa, ad esempio, per tornare a Solo un giorno: “Un dolce tepore mi invade il corpo, come se ogni fibra, dopo essere stata tesa come la corda che solleva il secchio dal fondo del pozzo, ora si rilassasse.” Nei libri di Lodoli ci sono molti come, perfino nella stessa frase, tuttavia la cosa non disturba affatto. Anche questo significa saper scrivere, saper raccontare.
Scipione dunque non si è laureato e i suoi genitori non lo sanno. Vaga per la città di Roma insieme a Cecilia, d’un tratto diventata la sua ragazza, in un giorno che è anche una finestra aperta sul suo futuro e dunque il suo futuro stesso, una vita vissuta con il passo sciancato di quei fragili malinconici che non si rassegnano a odiare il mondo e chi lo abita, come tanti personaggi inquieti di Marco Lodoli – che scrive romanzi che ci consolano, che sono belli perché ci consolano.
C’è un brano di Tanto poco che mi è rimasto impresso. Lo scrive la bidella innamorata dello scrittore, e riguarda Rimbaud. Eccolo: “Ricordo un verso, ogni tanto me lo ripeto in francese, alle medie ho studiato proprio questa lingua e la professoressa diceva che me la cavavo benino, ma temo che la mia pronuncia non sia perfetta: «Par délicatesse / j’ ai perdu ma vie». Che meraviglia perdere la propria vita per delicatezza, infinite volte meglio che salvarla con l’arroganza e la volgarità.”
Ebbene, neanche noi intendiamo salvare a tutti i costi le nostre vite, ci sembra molto meglio sprecarle e perderle per delicatezza, in questi tempi volgari in cui regnano dei gradassi che vogliono solo vincere e osannare se stessi. I romanzi di Marco Lodoli sono atti di resistenza umana; sono libri belli e originali che grondano di malinconia e amore. Leggiamoli e commuoviamoci.
Edoardo Pisani*

*Edoardo Pisani è nato a Gorizia nel 1988. Ha pubblicato i romanzi E ogni anima su questa terra (Finalista premio Berto, finalista premio Flaiano under 35) e Al mondo prossimo venturo, entrambi con Castelvecchi. Sempre con Castelvecchi ha pubblicato un libro su Rimbaud, E libera sia la tua sventura, Arthur Rimbaud! Nel 2026, con Marsilio ha pubblicato il suo ultimo romanzo, Ho servito la regina di Francia.


