Come attraverso uno specchio
Leggere questo libro è stato per me come guardarmi allo specchio, come riflettersi sulla superficie limpida di un lago, come scorgersi da lontano: un’esperienza esplorativa e intensa.
La voce di Monica Acito è il canto di una sirena, dolce e spietato, attraverso cui ogni dettaglio, anche quotidiano, diventa motivo di fascino per il modo in cui è descritto.
Una lingua viva, ricca, intrisa di poesia.
Una lingua che sembra voler straripare come un fiume in piena dalle pagine, ma che poi resta, assurdamente composta sulla pagina, fiera, nella sua natura antica, campana.
Un po’ come Marianeve, la protagonista dai capelli bianchi di questo romanzo, che il fuoco ce l’ha dentro, e dall’esterno nessuno lo direbbe mai, nessuno potrebbe saperlo: non si vede ma se ne percepisce l’energia. Una ragazza timida, riservata, priva di malizia, che però nutre dentro di sé un universo di risorse.
Marianeve ha un dono speciale, custodito in un luogo intimo, quasi indicibile. La sua è la storia di una ragazza che, sin da bambina, deve imparare a convivere con un segreto, quello della “carità carnale” (la stessa che aveva a fine Cinquecento Giulia Di Marco, una religiosa prima definita santa da alcuni e poi accusata di eresia), proteggerlo, poi rivelarlo e poi scoprire la bontà del mondo ma anche la sua indifferenza.
È la storia di una tenerezza. La tenerezza di un padre, Sarchiapone, nei confronti della figlia. Una tenerezza incommensurabile ed eterna. Cosa penserebbe di questo suo immenso e controverso dono?

Marianeve può guarire le persone. Può farlo con una parte del corpo che spesso è collegata al sesso e alla vergogna, ma che richiama anche la vita, il grembo materno. Come il grembo di Napoli (nella quale la protagonista si ritroverà a studiare all’università), che accolse anche Giulia Di Marco, di cui conserva i respiri nel mare, di cui reca le tracce, che Marianeve seguirà; perché se è esistita una come Giulia allora anche lei ha il diritto di esistere.
Ed è proprio lì, in quel grembo, che dovrà imparare a riconoscersi davvero. Non per ciò che crede di essere, ma per ciò che è.
Marianeve vorrebbe soltanto far felici i suoi, superare gli esami universitari come una ragazza comune, essere “un’artista”, come le diceva sempre il suo papà.
Scoprirà di esserlo davvero, ma in un modo inatteso, non convenzionale.
Il punto è proprio questo: accettarsi, accettarsi per la straordinarietà di ciò che si è. E la storia di Marianeve, una storia eccezionale, miracolosa, diventa così la storia di tutti noi, la metafora di ciò che ciascuno di noi vive: lasciarsi conoscere ed amare per la nostra essenza, abbracciarla, rivelarla anche quando è scomoda, perché forse le nostre stranezze, le nostre fragilità, sono quelle parti di noi che possono fare “miracoli” e arricchire il mondo.
E chi ci ama ci ama così come siamo, come Sarchiapone, che della figlia aveva sempre intuito la natura particolare. Marianeve lo imparerà a sue spese: l’amore vero non si approfitta di nulla, non è sfuggente, non oscura, non ci vuole tenere per sé. L’amore per gli altri potrebbe essere una salvezza, perché l’amore circola, e qualche volta ritorna a noi in modi inaspettati.
L’amore che diamo rivela molto di noi, molto di più di quel che crediamo. E Marianeve cresce, e quando ritorna in Cilento, il luogo delle sue origini, è ormai una ragazza che è diventata donna e che ora riesce a guardarsi davvero allo specchio.
Il canto di Monica è fatto della stessa forza che ha la sua protagonista, si tratta di complementarità: Marianeve parla col corpo, agisce senza spiegarsi troppo, la penna di Monica, invece, va veloce come una saetta e colpisce i punti più vulnerabili.
E forse è proprio questo che incanta: parlare a chi sa di essere, allo stesso tempo, forte e fragile. A chi sa di essere un paradosso vivente.
In fondo, chi di noi non lo è?
Martina Ruggiero

Martina Ruggiero: classe 2001, cresciuta a Vico Equense, sono laureata in Letteratura, Musica e Spettacolo presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma, un percorso che ho scelto perché credo profondamente nella forza delle storie, delle immagini e delle emozioni.
Sono una persona curiosa e creativa, con una forte passione per la letteratura, i viaggi e la scoperta di nuove culture. Amo nutrire costantemente la mia immaginazione e, nel tempo libero, mi dedico al disegno, trovando ispirazione nelle piccole cose.
Attualmente sto svolgendo un tirocinio presso l’ufficio stampa Bompiani a Roma che ho intrapreso grazie al master SEMA, spinta dal mio amore per le parole e per quello che riescono a trasmettere.


LA Acito ha alcuni guizzi stilistici che invidio moltissimo
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