“Depressione” di Massimiliano Parente (La nave di Teseo)
Si parla sempre di libri appena usciti e invece oggi voglio parlare di un libro che a quanto pare non uscirà mai. Mi riferisco a un titolo che sarebbe dovuto uscire con La Nave di Teseo, Depressione. Avrebbe dovuto pubblicarlo Massimiliano Parente: il contratto era firmato, la copertina era pronta. Sarebbe dovuto uscire a inizio 2026 e invece non uscirà mai. Parente ha pubblicato i primi due capitoli online ma poi ha aggiunto che non lo porterà a termine. La cosa non gli interessa, dice. Ha già scritto ciò che doveva e non intende ripetersi.
Massimiliano Parente è depresso, da anni: e lo dice pubblicamente. Chi lo legge o lo conosce sa che non esce mai di casa, che si imbottisce di psicofarmaci e che ha smesso di scrivere in modo serio. Ogni tanto chiama qualche amico al telefono, ma prima, sostiene, deve bere, ubriacarsi: non ne può più della vita. Ogni tanto riceve qualche visita, nella sua casa di Roma, e la sua stanza ha le sbarre alla finestra e sembra quasi una gabbia nella quale lui stesso abbia voluto rinchiudersi, il che fa pensare al protagonista de La macinatrice, Andrea, che va allo zoo “alla ricerca di un certo tipo di malinconia, non tanto la malinconia ispirata dagli animali in gabbia, quanto la malinconia degli umani condannati a restarne fuori”, lui che tanto ama le scimmie, oppure a un’altra frase dello stesso romanzo: “La libertà massima della libertà era essere liberi di farne a meno.” Ma uno scrittore può fare a meno di scrivere?

Le opere di Massimiliano Parente possono essere insopportabili quanto e più del suo autore, che poi è pure il suo personaggio più riuscito. La sua è una visione del mondo e dell’uomo che non lascia scampo, terribile ma affascinante e che tuttavia si salva sempre – quasi sempre: non nell’ultimo volume della Trilogia dell’inumano – grazie a un certo modo di essere romantici e a un’irresistibile comicità. A ciò bisogna aggiungere che Parente si è spinto al limite estremo non soltanto delle sue opere – cioè della sua insopportabile visione del mondo – ma anche di se stesso. Forse per questo pensava di scrivere un libro intitolato Depressione.
Il libro non esisterà: Parente non può e non vuole scriverlo. In un appunto compreso nel secondo Meridiano a lui dedicato, Claudio Magris afferma che si può capire un suicidio solo “fino al penultimo gradino”, cioè non appieno, non profondamente. Penso che valga lo stesso per le depressioni altrui, perché a una persona depressa non si sa mai cosa dire se non delle frasi stupide o di poco conto. Chi è depresso non filosofeggia; lo sguardo del malato è vuoto come la vita che è costretto a vivere. Nella persona depressa non c’è alcuna salvezza possibile né alcun istinto di ribellione. Il depresso anela al nulla, cioè alla morte. Il depresso tace.
In una delle sue celebri Stanze Indro Montanelli scrisse che delle crisi depressive ci si può intendere solo fra sofferenti. Montanelli si riferiva a Vittorio Gassman, che come lui soffriva di depressione. Una canzone recente dedicata a questa stessa malattia, Svegliami, del rapper Danno, parla invece della difficoltà di “raggiungere” suo padre malato, di comunicare con lui. E il problema è proprio questo: come si può raggiungere nel male – e salvare dal male – chi si è spinto al punto estremo della depressione? Come si può salvare un amico o un parente da ciò che a stento riusciamo a capire? Sarebbe come parlare una lingua senza conoscerla; sarebbe come insegnare a nuotare restando fuori dall’acqua.
Massimiliano Parente ha scritto i romanzi che voleva scrivere e non ne scriverà più: così dice. Bene. Male. Mi dispiace per un libro di cui restano una decina di pagine online e una bella copertina che non verrà stampata. Ma la letteratura va avanti, non bada ai mali che soffriamo e devasta e dimentica ogni cosa, compresi i nostri piccoli destini umani e i nostri tempi tristi o lieti, compresi i nostri malumori e le nostre gioie. Talvolta si salvano le opere.
Edoardo Pisani

Edoardo Pisani è nato a Gorizia nel 1988. Ha pubblicato i romanzi E ogni anima su questa terra (Finalista premio Berto, finalista premio Flaiano under 35) e Al mondo prossimo venturo, entrambi con Castelvecchi. Sempre con Castelvecchi ha pubblicato un libro su Rimbaud, E libera sia la tua sventura, Arthur Rimbaud! Nel 2026, con Marsilio ha pubblicato il suo ultimo romanzo, Ho servito la regina di Francia.


