Claudia Zanella per “Awake” (Rizzoli, 2025) a “Tre minuti per un libro”, videopodcast a cura di Loredana Cefalo

prima parte

Claudia Zanella, “Awake” (Rizzoli, 2025).

Nel 2022 il dottor Christian Brogna, neurochirurgo, opera un paziente asportandogli un tumore celebrale da sveglio, in un intervento di nove ore in cui dalla sala operatoria esce la musica di un sassofono. La novità della tecnica, già utilizzata in alcuni ospedali italiani dal 2019, consiste proprio nell’eseguire dei test psicocognitivi durante l’operazione, facendo leva sulle capacità specifiche del paziente, per evitare che perda le facoltà in cui più si identifica. 

La notizia fa il giro del mondo e dall’altra parte dei giornali, Claudia Zanella, scrittrice, attrice, naturopata, sente l’urgenza di raccontare come quel ragazzo specializzando in chirurgia conosciuto anni prima per caso, abbia realizzato il suo sogno: l’awake surgery in perfetta empatia con chi si sottopone all’intervento.

Awake (Rizzoli), scritto a quattro mani da Claudia Zanella e Christian Brogna, è un’indagine profonda sulla geografia dell’identità. Attraverso la figura del protagonista (il neurochirurgo, che racconta come ha costruito la propria conoscenza girando per il mondo per salire “sulle spalle dei giganti”) il romanzo eleva la tecnica della Awake Surgery a modello di umanità applicata: la cura intesa come presenza assoluta e “restanza”, anche nelle condizioni più estreme.

​La narrazione sposta il focus dalla figura dello staff di sala operatoria come puro esecutore tecnico a quella di un esploratore che non fugge, ma cerca di abitare lo stesso spazio del paziente

L’innovazione del dottor Brogna risiede proprio nel patto pre-operatorio: una mappatura che non segue protocolli freddi, ma si modella sulle priorità soggettive. Chiedere “Cosa non vuoi perdere?” prima di incidere, sposta il baricentro dalla mera sopravvivenza biologica alla salvaguardia del sé. 

In questa dimensione, il cervello si rivela un organo plastico straordinario, capace di creare vie alternative per compensare il vuoto; un labirinto di Escher dove il chirurgo deve cambiare angolo di visione mentre opera, per svelare frammenti di realtà altrimenti invisibili.

seconda parte

Zanella tratteggia con nitidezza un elemento essenziale per chi si sottopone ad un intervento salvavita: la fragilità del tempo. 

Di fronte a una diagnosi grave, il tempo smette di essere durata per farsi unità di misura dell’angoscia: giorni, mesi, anni. Le parole del medico diventano suoni pesanti, mentre la mente del paziente si focalizza su tutto ciò che ha sempre rimandato. 

Ma la vera svolta del romanzo è il ribaltamento di ruolo: Christian da osservatore si fa oggetto, precipitando in una meningite che lo riduce a paziente. Il coma diventa così il collegamento fra vita e morte, l’aspettativa conseguente alla sopravvivenza, il dolore della perdita della speranza: un’amplificazione cognitiva dove il sintomo non è più un segno da eliminare, ma un segnale da interpretare. In questo stato di sospensione, la vulnerabilità diventa potenza cerebrale, una visione dall’alto che ridefinisce il concetto stesso di malattia.

​Il libro ci pone di fronte a una verità filosofica e scientifica: noi siamo ciò che il nostro cervello sceglie di trattenere. La memoria non è un archivio statico o una fotografia precisa di eventi passati, ma un muscolo adattivo necessario per interpretare un ambiente in evoluzione e prendere decisioni. 

Solo così riusciamo a delineare la nostra personalità e in base a ciò che il cervello decide di custodire si forma il nostro io quotidiano, fatto di piccole abitudini e grandi capacità.

Giorgio suona il sassofono durante il lunghissimo intervento perché non vuole perdere la musica. E Christian, durante l’asportazione delle cellule luminescenti rosa (quelle tumorali) tenta in tutti i modi di preservarla.

In questa connessione continua tra il rigore della sala operatoria e il suono delle note di Giorgio una domanda si propone al lettore: dove si annida l’idea dell’inferno personale? In ciò che ricordiamo o in ciò che decidiamo di dimenticare?

​Proprio la risposta a questo quesito diventa uno dei nodi centrali del romanzo. Claudia Zanella ci ricorda che il paziente non è la sua patologia, ma l’insieme dei suoi sogni, della sua spiritualità e del suo modo unico di procedere nella vita, anche quando non ricorda nulla di ciò che è stato, perché tutto può divenire un mondo nuovo. La memoria può essere un contenitore dove attingere vecchi ricordi o da riempire con delle nuove forme di sé.

In definitiva, niente è davvero per sempre, non la vita, non la memoria, non i sogni, perché tutto, come il cervello, è in trasformazione. 

Anche la speranza.

Loredana Cefalo*

* Mi chiamo Loredana Cefalo, classe 1975, vivo a Cagliari, ma sono Irpina di origine e per metà ho il sangue della Costiera Amalfitana. Adoro le colline, il profumo della pioggia, l’odore di castagne e camino, che mi porto dentro come parte del mio DNA.

Ho una grande curiosità per la tecnologia, infatti da cinque anni tengo una rubrica di chiacchiere a tema vario su Instagram, in cui intervisto persone che hanno voglia di raccontare la loro storia. 

Sono stata una professionista della comunicazione, dell’organizzazione di eventi e della produzione televisiva, settori in  cui ho un solido background. Mi sono laureata in Giurisprudenza e ho un Master in Pubbliche Relazioni.

Ho accumulato una lunga esperienza lavorando per aziende come Radio Capital, FOX International Channels, ANSA e Gruppo IP, ricoprendo ruoli significativi nel settore della comunicazione e dei media, fino a quando non ho scelto di fare la madre a tempo pieno dei miei tre figli Edoardo, Elisabetta e Margaret.

In un passato recente ho anche giocato a fare la  foodblogger e content creator, con un blog personale dedicato alla cucina, una delle mie grandi passioni, insieme all’arte pittorica e la musica rock.

L’amore per la scrittura, nato in adolescenza, mi ha portata a scrivere il mio primo romanzo, “Il mio spicchio di cielo” pubblicato il 16 gennaio 2025 da Bookabook Editore e distribuito da Messaggerie Libri. Il romanzo è frutto di un momento di trasformazione e di crescita. La storia è presa da una esperienza reale vissuta indirettamente e ricollocata nel passato per fini narrativi e per gusto personale. Ho abitato in molti luoghi e visitato con passione l’Europa e le ambientazioni del romanzo sono frutto dell’amore che provo nei confronti delle città in cui è collocato.

Elvira Seminara per “Lunario dei giorni insonni” (Einaudi, 2026) a “Tre minuti per un libro”, videopodcast a cura di Loredana Cefalo

prima parte

Elvira Seminara, “Lunario dei giorni insonni” (Einaudi, 2026).

Quanti di noi, durante una fase della propria vita, hanno vissuto la notte fino all’alba, per godere del silenzio, del tempo lento, delle prime luci di un giorno qualunque che nasce?
Questo è il mondo di Iris, alla soglia dei cinquanta, divorziata, disillusa, ironica e malinconica, che soffre di acufene e insegna ai dirigenti delle aziende a parlare e scrivere in modo “empatico”. 

Lunario dei giorni insonni (Einaudi, 2026) è il disegno di una raffinata cartografia della solitudine contemporanea. Attraverso la voce di Iris, la protagonista, Elvira Seminara trasforma l’asocialità in una forma di resistenza poetica, consegnandoci un’opera strutturata come un mosaico di schegge notturne. 

​Iris è un personaggio di rara complessità: una donna che abita una realtà “aumentata” da un’intelligenza che non smette mai di processare dati: combatte contro quello che definisce un cervello bicomponente, un generatore incessante di rimpianti e ossessioni. Il ronzio dovuto alla malattia non è solo un disturbo fisico, ma il rumore bianco del mondo che lei tenta di addomesticare attraverso liste minuziose e la ricerca ossessiva del vuoto assoluto, proiettando i suoi desideri verso Alert, il punto abitato più a nord del pianeta.

seconda parte


​Seminara esplora le relazioni umane non come legami idilliaci, ma come pura materia d’attrito. Che si tratti della convivenza con il coinquilino Jacopo o del legame doloroso con la vicina Aida, come anche dei ricordi delle relazioni familiari, la narrazione rifugge ogni pietismo. Il tema della solitudine si intreccia con quello di una natura “elettrica” e malata, suggerendo un parallelismo inquietante tra il disastro climatico, le piante estranee che crescono spontanee, l’inaridimento della terra  e quello dei sentimenti. 

​Lo stile dell’autrice si conferma “malincomico”: un impasto sapiente di ironia e cinismo che induce al sorriso e, un istante dopo, alla commozione. Iris non concede indulgenza a nessuno, men che meno a se stessa: il suo sguardo osserva il mondo attraverso la “Teoria del Ragno” di Henry James: una tela flessibile e trasparente che, se spezzata, distrugge la capacità stessa di percepire il reale. 

​Il vertice emotivo del romanzo coincide con la morte di Aida. In questo passaggio, Iris — che vive di distanze e rifugge il contatto — riscopre il potere del tatto. Citando Lucrezio e l’Odissea, la protagonista comprende che è l’essere accarezzati a sancire lo stato di vita. In un estremo atto di pietà, accompagnato dalle note di Volare, il confine tra i vivi e i morti si fa poroso e paradossalmente rassicurante. 

​Con questo romanzo, Elvira Seminara ci sfida ad affrontare una domanda cruciale: perché abbiamo tutti orrore del vuoto? Iris ci insegna che nel silenzio e nel bianco non c’è solo assenza, ma una forma di ascesi necessaria per sopravvivere al rumore del mondo.

Loredana Cefalo*

* Mi chiamo Loredana Cefalo, classe 1975, vivo a Cagliari, ma sono Irpina di origine e per metà ho il sangue della Costiera Amalfitana. Adoro le colline, il profumo della pioggia, l’odore di castagne e camino, che mi porto dentro come parte del mio DNA.

Ho una grande curiosità per la tecnologia, infatti da cinque anni tengo una rubrica di chiacchiere a tema vario su Instagram, in cui intervisto persone che hanno voglia di raccontare la loro storia. 

Sono stata una professionista della comunicazione, dell’organizzazione di eventi e della produzione televisiva, settori in  cui ho un solido background. Mi sono laureata in Giurisprudenza e ho un Master in Pubbliche Relazioni.

Ho accumulato una lunga esperienza lavorando per aziende come Radio Capital, FOX International Channels, ANSA e Gruppo IP, ricoprendo ruoli significativi nel settore della comunicazione e dei media, fino a quando non ho scelto di fare la madre a tempo pieno dei miei tre figli Edoardo, Elisabetta e Margaret.

In un passato recente ho anche giocato a fare la  foodblogger e content creator, con un blog personale dedicato alla cucina, una delle mie grandi passioni, insieme all’arte pittorica e la musica rock.

L’amore per la scrittura, nato in adolescenza, mi ha portata a scrivere il mio primo romanzo, “Il mio spicchio di cielo” pubblicato il 16 gennaio 2025 da Bookabook Editore e distribuito da Messaggerie Libri. Il romanzo è frutto di un momento di trasformazione e di crescita. La storia è presa da una esperienza reale vissuta indirettamente e ricollocata nel passato per fini narrativi e per gusto personale. Ho abitato in molti luoghi e visitato con passione l’Europa e le ambientazioni del romanzo sono frutto dell’amore che provo nei confronti delle città in cui è collocato.