Con la sua nuova prova letteraria Augustina Bazterrica si conferma una grande scrittrice. Con il suo nuovo romanzo, l’argentina continua ad esplorare l’animo umano con una profondità ed una finezza incredibili.
“Le indegne”, che ci porta in un mondo post-apocalittico, segue la storia di una giovane donna senza nome affiliata alla Casa della Sacra Sorellanza, una sorta di oasi rispetto al mondo esterno, distrutto da molteplici catastrofi e inquinato da miasmi pestilenziali.
Ma questo rifugio si rivela essere una prigione dove una Madre Superiora comanda con piglio dittatoriale creando paura e sospetto tra le sue sottoposte – una paura strisciante, che si autoalimenta di invidie in un’atmosfera allucinante e allucinata che, a tratti, ricorda la Atwood, Dickens, e il Miller di “Un canto per Leibowitz”, oltre a Golding.
Le sorelle sono messe una contro l’altra in ossequio al detto “divide et impera”: comportamenti gretti, malelingue, piccole vendette e meschinerie sono all’ordine del giorno e aiutano la Superiora e un misterioso Lui, che officia strani rituali al cospetto del suo piccolo gregge, nella chiesa, ormai casa di un altro dio (molto diverso dal “Dio ignobile, il Figlio mendace e la Madre negativa” una volta adorati nell’edificio) a mantenere una disciplina solo in apparenza imperturbabile.
Ed è proprio questo che ci racconta la protagonista: ne lascia nota, infatti, in un diario segreto che spesso si porta addosso come una seconda pelle o nasconde in pertugi segreti: sa bene a quali dolorosissimi castighi si dovrebbe sottomettere se fosse scoperta. Per scrivere fabbrica l’inchiostro, proibitissimo, prezioso e quasi introvabile, con ogni ingrediente possibile: noci di galla, carbone e addirittura sangue – forse per i posteri, forse per nessuno.
E questo suo scritto oscilla tra presente e passato (che pian piano e dolosamente, inizia ad emergere) – tra il santuario e il mondo di fuori. Ed è proprio la scrittura che autorizza la protagonista a riscoprire le sue radici dimenticate e soffocate.
E sarà poi l’incontro con una ragazza “di fuori” che lei salva da una morte quasi certa e e che sarà cooptata nella sorellanza, a far scoprire alla narratrice l’amore e la passione, l’abnegazione e l’altruismo, fino a rischiare la propria vita per salvare la novizia.
Questa in buona sostanza la trama del romanzo che si pone come un viaggio allucinato, ma allo stesso tempo di un’estrema lucidità, nell’intimo dell’animo umano, con le sue grandezze che a volte sembrano solo tali e piccoli gesti che valgono un’intera vita.
Raccontare il finale sarebbe inutile e dannoso: meglio godersi pagina dopo pagina questo racconto assolutamente unico, ispirato e scritto con una maestria a cui la Bazterrica aveva attinto anche per “Cadavere squisito” la sua formidabile opera prima.
Silvia Lanzi

Silvia Lanzi: Ho conseguito la maturità magistrale, e mi sono laureata in materie letterarie presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano con tesi riguardante l’alto medioevo. Ho collaborato per anni con il settimanale “Nuovo Torrazzo” di Crema occupandomi della stesura articoli di vario genere (soprattutto critica letteraria e teatrale e cronaca di eventi quali vernissage et similia). Collaboro con il sito gionata.org in qualità di traduttrice dall’inglese e scrivendo articoli. Sono autrice di due libri: “Libera di volare” (Kimerik, 2006) e “Coincidenze” (Boopen, 2010). Lettrice onnivora – alterno saggi (psicologia, storia, filosofia e arte) e narrativa (soprattutto anglo-americana e scandinava).










