Elvira Seminara, “Lunario dei giorni insonni” (Einaudi, 2026).
Quanti di noi, durante una fase della propria vita, hanno vissuto la notte fino all’alba, per godere del silenzio, del tempo lento, delle prime luci di un giorno qualunque che nasce?
Questo è il mondo di Iris, alla soglia dei cinquanta, divorziata, disillusa, ironica e malinconica, che soffre di acufene e insegna ai dirigenti delle aziende a parlare e scrivere in modo “empatico”.
Lunario dei giorni insonni (Einaudi, 2026) è il disegno di una raffinata cartografia della solitudine contemporanea. Attraverso la voce di Iris, la protagonista, Elvira Seminara trasforma l’asocialità in una forma di resistenza poetica, consegnandoci un’opera strutturata come un mosaico di schegge notturne.
Iris è un personaggio di rara complessità: una donna che abita una realtà “aumentata” da un’intelligenza che non smette mai di processare dati: combatte contro quello che definisce un cervello bicomponente, un generatore incessante di rimpianti e ossessioni. Il ronzio dovuto alla malattia non è solo un disturbo fisico, ma il rumore bianco del mondo che lei tenta di addomesticare attraverso liste minuziose e la ricerca ossessiva del vuoto assoluto, proiettando i suoi desideri verso Alert, il punto abitato più a nord del pianeta.
Seminara esplora le relazioni umane non come legami idilliaci, ma come pura materia d’attrito. Che si tratti della convivenza con il coinquilino Jacopo o del legame doloroso con la vicina Aida, come anche dei ricordi delle relazioni familiari, la narrazione rifugge ogni pietismo. Il tema della solitudine si intreccia con quello di una natura “elettrica” e malata, suggerendo un parallelismo inquietante tra il disastro climatico, le piante estranee che crescono spontanee, l’inaridimento della terra e quello dei sentimenti.
Lo stile dell’autrice si conferma “malincomico”: un impasto sapiente di ironia e cinismo che induce al sorriso e, un istante dopo, alla commozione. Iris non concede indulgenza a nessuno, men che meno a se stessa: il suo sguardo osserva il mondo attraverso la “Teoria del Ragno” di Henry James: una tela flessibile e trasparente che, se spezzata, distrugge la capacità stessa di percepire il reale.
Il vertice emotivo del romanzo coincide con la morte di Aida. In questo passaggio, Iris — che vive di distanze e rifugge il contatto — riscopre il potere del tatto. Citando Lucrezio e l’Odissea, la protagonista comprende che è l’essere accarezzati a sancire lo stato di vita. In un estremo atto di pietà, accompagnato dalle note di Volare, il confine tra i vivi e i morti si fa poroso e paradossalmente rassicurante.
Con questo romanzo, Elvira Seminara ci sfida ad affrontare una domanda cruciale: perché abbiamo tutti orrore del vuoto? Iris ci insegna che nel silenzio e nel bianco non c’è solo assenza, ma una forma di ascesi necessaria per sopravvivere al rumore del mondo.
Loredana Cefalo*

* Mi chiamo Loredana Cefalo, classe 1975, vivo a Cagliari, ma sono Irpina di origine e per metà ho il sangue della Costiera Amalfitana. Adoro le colline, il profumo della pioggia, l’odore di castagne e camino, che mi porto dentro come parte del mio DNA.
Ho una grande curiosità per la tecnologia, infatti da cinque anni tengo una rubrica di chiacchiere a tema vario su Instagram, in cui intervisto persone che hanno voglia di raccontare la loro storia.
Sono stata una professionista della comunicazione, dell’organizzazione di eventi e della produzione televisiva, settori in cui ho un solido background. Mi sono laureata in Giurisprudenza e ho un Master in Pubbliche Relazioni.
Ho accumulato una lunga esperienza lavorando per aziende come Radio Capital, FOX International Channels, ANSA e Gruppo IP, ricoprendo ruoli significativi nel settore della comunicazione e dei media, fino a quando non ho scelto di fare la madre a tempo pieno dei miei tre figli Edoardo, Elisabetta e Margaret.
In un passato recente ho anche giocato a fare la foodblogger e content creator, con un blog personale dedicato alla cucina, una delle mie grandi passioni, insieme all’arte pittorica e la musica rock.
L’amore per la scrittura, nato in adolescenza, mi ha portata a scrivere il mio primo romanzo, “Il mio spicchio di cielo” pubblicato il 16 gennaio 2025 da Bookabook Editore e distribuito da Messaggerie Libri. Il romanzo è frutto di un momento di trasformazione e di crescita. La storia è presa da una esperienza reale vissuta indirettamente e ricollocata nel passato per fini narrativi e per gusto personale. Ho abitato in molti luoghi e visitato con passione l’Europa e le ambientazioni del romanzo sono frutto dell’amore che provo nei confronti delle città in cui è collocato.

