Tutti i Candidati al Premio Strega 2024 (Dozzina, Europeo, Poesia)

Premio Strega 2024

  • Sonia Aggio, «Nella stanza dell’imperatore» (Fazi), proposto da Simona Cives.
  • Adrián N. Bravi, «Adelaida» (Nutrimenti), proposto da Romana Petri.
  • Paolo Di Paolo, «Romanzo senza umani» (Feltrinelli), proposto da Gianni Amelio.
  • Donatella Di Pietrantonio, «L’età fragile» (Einaudi), proposto da Vittorio Lingiardi.
  • Tommaso Giartosio, «Autobiogrammatica» (minimum fax), proposto da Emanuele Trevi.
  • Antonella Lattanzi, «Cose che non si raccontano» (Einaudi), proposto da Valeria Parrella.
  • Valentina Mira, «Dalla stessa parte mi troverai» (SEM), proposto da Franco Di Mare.
  • Melissa Panarello, «Storia dei miei soldi» (Bompiani), proposto da Nadia Terranova.
  • Daniele Rielli, «Il fuoco invisibile. Storia umana di un disastro naturale» (Rizzoli), proposto da Antonio Pascale.
  • Raffaella Romagnolo, «Aggiustare l’universo» (Mondadori), proposto da Lia Levi.
  • Chiara Valerio, «Chi dice e chi tace» (Sellerio), proposto da Matteo Motolese.
  • Dario Voltolini, «Invernale» (La nave di Teseo), proposto da Sandro Veronesi.

Premio Strega Europeo 2024

immagine per Premio Strega Europeo
  • Shida BazyarDi notte tutto è silenzio a Teheran (Fandango Libri), tradotto da Lavinia Azzone, Blogger Prize for Literature.
  • Paul LynchIl canto del profeta (66thand2nd)tradotto da Riccardo Duranti, Booker Prize 2023.
  • Tore Renberg, La mia Ingeborg (Fazi)tradotto da Margherita Podestà Heir, Miglior libro 2023 per i librai norvegesi.
  • Neige SinnoTriste Tigre (Neri Pozza)tradotto da Luciana Cisbani, Prix Femina 2023.
  • Rosario VillajosL’educazione fisica (Guanda)tradotto da Roberta Arrigoni, Premio Biblioteca Breve 2023.

Premio Strega Poesia 2024

immagine per Premio Strega Poesia
  • Alida AiraghiQuanto di storia, Marco Saya.
  • Alessandro AnilTerra dei ritorni, PordenoneLegge-Samuele Editore.
  • Gian Maria AnnoviDiscomparse, Aragno
  • Daniela AttanasioVivi al mondo, Vallecchi Firenze.
  • Alessandro Baldacci, Il dio di Norimberga, Pequod.
  • Antonio BuxMappe senza una terra, RP libri.
  • Roberto Cescon, Natura, Stampa2009.
  • Stefano Dal BiancoParadiso, Garzanti.
  • Giovanna FreneEredità ed Estinzione, Donzelli.
  • Rosaria Lo RussoTande, Vydia Editore.
  • Tommaso OttonieriCinema di sortilegi, La Vita Felice.
  • Enrico TestaL’erba di nessuno, Einaudi.

Il Randagio è su La Rivisteria, il sito delle più prestigiose Riviste Letterarie Italiane

Giorni fa siamo stati contattati per contribuire al progetto de La Rivisteria, che consiste in un sito online che raccoglie gli articoli delle principali riviste letterarie italiane.

Il sito propone giorno per giorno l’incipit di ciascun articolo pubblicato da ogni rivista unitamente al link diretto al sito di origine per una completa lettura.

Queste sono le nostre pagine di presentazione:

Va da sé che siamo molto contenti – e ringraziamo – dell’attenzione riservataci, un ulteriore segnale della crescita della nostra rivista in soli cinque mesi di vita.

I finalisti del Premio Internazionale Tiziano Terzani 2024

I cinque finalisti della XX edizione del Premio Terzani 2024 sono:

Ai Weiwei: Mille anni di gioie e dolori (Feltrinelli);

Sally Hayden: E la quarta volta siamo annegati (Bollati Boringhieri);

Benjamín Labatut: Maniac (Adelphi);

Leila Mottley: Passeggiare la notte (Bollati Boringhieri);

Damir Ovčina: Preghiera nell’assedio (Keller).

Così ha commentato Angela Terzani la scelta dei cinque finalisti da parte della giuria (composta da Enza Campino, Toni Capuozzo, Marco Del Corona, Andrea Filippi, Milena Gabanelli, Nicola Gasbarro, Carla Nicolini, Marco Pacini, Paolo Pecile, Remo Politeo, Marino Sinibaldi, Mario Soldaini): «Se non insistiamo nel pretendere il diritto di tutti all’informazione e alla libera espressione del pensiero, rischiamo di perderlo ed è così che la democrazia scompare. Ancora una volta, dopo vent’anni,  la giuria ha voluto onorare questo messaggio di Tiziano, indicando cinque volumi finalisti che ci aiutano a meglio comprendere le tragedie collettive del nostro tempo, che inquietano i nostri pensieri e turbano la nostra visione del futuro: la guerra di nuovo così vicina e spaventosa, la catastrofe umanitaria dei migranti nell’indifferenza del mondo e di chi ha già tutto e forse troppo, il consolidarsi di regimi oppressivi che negano libertà e diritti elementari, la marginalità estrema delle persone più fragili e indifese, e poi le promesse ma anche le incognite dell’intelligenza artificiale».  

Il vincitore sarà annunciato a metà aprile e la consegna del premio verrà effettuata sabato 11 maggio nel corso del festival, in programma a Udine dal 7 al 12 maggio.

Lisetta Carmi: ho fotografato per capire

Oggi la grande fotografa Lisetta Carmi (Genova, 15 febbraio 1924 – Cisternino, 5 luglio 2022) avrebbe compiuto cento anni e noi Randagi abbiamo voglia di farle gli auguri e di ringraziarla per tutto quanto ha rappresentato per la cultura italiana.

La Carmi, di famiglia ebraica, trascorse l’adolescenza in Svizzera per evitare le persecuzioni razziali; nell’immediato dopoguerra, a poco più di vent’anni, era già una promettente pianista e faceva concerti in giro per il mondo, ma smise di suonare improvvisamente nel 1960 dopo aver partecipato ad una manifestazione di protesta contro la convocazione a Genova del congresso del Movimento Sociale Italiano.

Lasciata la musica, cominciò ad avvicinarsi alla fotografia. Dei primi anni Sessanta sono i suoi reportage sull’Italsider e sui camalli del porto di Genova e le collaborazioni con alcune riviste come il Mondo e l’Espresso. Dal ’65 inizia a fotografare i travestiti dell’antico ghetto ebraico genovese (per intenderci la via del Campo di De Andrè) e questo lavoro fu raccolto nel ’72 in un volume dal titolo I travestiti, che all’epoca dette un tale scandalo da non essere nemmeno distribuito nelle librerie. Benché ebrea, nel ’67 dopo la guerra dei sei giorni, documentò le tragiche condizioni di vita dei campi profughi palestinesi e dopo quell’esperienza non volle mai più far ritorno in Israele.

Eseguì ritratti, tra gli altri, di Ezra Pound, Alberto Arbasino, Carmelo Bene, Edoardo Sanguineti, Judith Malina, Charles Aznavour, Leonardo Sciascia, Lucio Fontana, Luigi Nono, Claudio Abbado, Jacques Lacan e fece importanti reportage dall’America Latina all’Asia, dalla Sicilia (con testo di Sciascia) alla Barbagia delle operaie di un sugherificio, dalla Firenze dell’alluvione all’Irlanda del Nord della guerra civile nel ’74.

Dopo l’incontro nel ’76 in India con lo yogi Babaji, fondò un ashram a Cisternino in Puglia, dove nel ’79 acquistò un trullo che è stato la sua casa fino alla fine, nell’estate del 2022, a 98 anni. A Cisternino diceva di aver finalmente trovato, nel corso della sua quinta vita, la libertà che aveva cercato nelle vite precedenti.

La Carmi, che viene a ragione considerata come uno dei più grandi fotografi del Novecento, aveva il dono di saper cogliere la vita degli ultimi con uno scatto e usava la macchina fotografica come uno strumento di denuncia sociale. Il suo sguardo delicato e anticonformista ha raccontato gli invisibili, i proletari, i diversi, denunciato le ingiustizie nei confronti dei settori più deboli della società, testimoniato la marginalità sia esistenziale che nel mondo del lavoro. Era solita dire: “Ho fotografato per capire”.

Gigi Agnano

Viaggio ibrido nel Mare Nostrum – Grecità e civiltà mediterranee

Con il Patrocinio della Società Filellenica Italiana si sta svolgendo un ciclo di conversazioni
riguardanti la Grecia Antica, dal titolo “Viaggio Ibrido nel Mare Nostrum”, nel riconoscimento del
ruolo centrale che la grecità ha avuto nella costruzione e nella definizione delle civiltà che si
affacciano sul Mediterraneo. Si intende narrare l’intreccio dei diversi elementi che contribuiscono alla formazione dell’humus culturale dal quale attingono tutte queste civiltà.
L’idea di conversazioni multidisciplinari nasce dall’esigenza di presentare l’unitarietà della cultura e la necessità di una conoscenza non ingabbiata in rigidi ambiti disciplinari, ma orizzontalmente intrecciata e interconnessa.


Inoltre, l’avvento della civiltà digitale ha fatto sì che ogni persona possa facilmente accedere a
cognizioni prima confinate nelle specifiche discipline, rendendo quindi viva la necessità
dell’interdisciplinarietà, vista non come sovrapposizione ma come simbiosi tra i diversi saperi.
La scienza può accrescere le capacità umane di analisi e di sintesi, permettendo di condurre queste operazioni su domini sempre più ampi, purché si comprenda che scienze naturali e scienze umane sono solo diverse angolazioni dalle quali studiare la realtà: l’uomo e il mondo, in una dinamica e reciproca influenza.
Assistiamo, invece, ad una contrapposizione tra cultura scientifica e umanistica, già stigmatizzata negli anni ’50 del secolo scorso, da Lord Snow, il quale in una famosa conferenza parlò di “ostilità e inimicizia” tra persone di estrazione diversa, ma anche fondamentalmente di mancanza di comprensione.
Dopo più di 70 anni è certamente vero che ci sono stati molti sforzi per riavvicinare le posizioni, ma resta ancora, in varie forme, questa contrapposizione che pesa duramente sul pensiero occidentale.


Ancora qualche giorno fa, presentando l’allarme per le violenze nelle scuole, Fabrizio Coscia (Il
Mattino, 7 febbraio c.a.) richiamava la risposta del filosofo francese Edgar Morin, quale unica
possibile e praticabile risposta contro il degrado dominante: “occorre stabilire comunicazioni e
legami tra le due branche separate della cultura” affinché l’una non progredisca a discapito
dell’altra e l’insegnamento persegua, quanto più è possibile, un modello interdisciplinare.
In questa visione, il “Viaggio ibrido” toccherà vari aspetti riguardanti la vita, la religione, la cultura e la fortuna storica della Grecia antica, offrendo una panoramica da cui emerge evidente che là si situano le fondamenta della civiltà occidentale, che continuano ad avere ancora una rilevantissima influenza sui modi d’essere e sugli orientamenti del mondo contemporaneo.
Verranno presentate “storie” che non hanno esclusiva prevalenza umanistica: i migranti, la musica, il Vulcanesimo, l’astronomia vengono interpretate e mostrate non da “storici” ma da persone di altra e complementare cultura: un’archeologa, un musicologo, una geologa, un astrofisico. Questo per spiegare il termine “viaggio ibrido”, ricordando in tutti i casi il valore alto della cultura.
Come scrive Tomaso Montanari nelle pagine di un suo recente saggio, lucido e appassionato (Se amore guarda. Un’educazione sentimentale al patrimonio culturale di Tomaso Montanari – Einaudi, 2023) : il patrimonio culturale è la nostra religione civile, la nostra scuola di liberazione: non riguarda soltanto il paesaggio o le opere d’arte, ma riguarda soprattutto noi e quell’amore che tutto congiunge.
Il Programma, iniziato l’8 Gennaio con: Migranti del Mediterraneo Antico: verso la formazione
della cultura occidentale di Giovanna Greco (Università Federico II di Napoli)
continuerà secondo il Calendario:

20 Febbraio: Parthenope e Neapolis tra Mito, Storia e Realtà Materiale – Giovanna Greco (Università Federico II di Napoli)

26 Marzo: Musica e coreutica nella Grecia antica – Angelo Meriani (Università degli Studi di Salerno)

22 Aprile: L’esplosione di Santorini tra Storia e Leggenda – Maria Palumbo (Università Federico II di Napoli)  

13 Maggio: Stelle e Miti Greci – Gaetano Scarpetta (Università degli Studi di Salerno)

10 Giugno: I rapporti familiari e i personaggi di basso rango sociale nell’antica tragedia greca – Giovanna Pace (Università degli Studi di Salerno)

Le conversazioni si terranno, alle ore 17, presso Il Clubino – via Luca Giordano 73 – Napoli

Vittoria Vittoria