Un romanzo storico dal sapore fiabesco.
Considero Bianca Piztorno una delle più grandi scrittrici italiane viventi e il suo ultimo lavoro narrativo, La sonnambula (Bompiani 2026), è un romanzo storico originalissimo e delicato che unisce i fatti documentati alla narrazione immaginaria con un’impostazione fatalista, ironica e romantica che si discosta volutamente da un totale realismo: come nella sua migliore tradizione l’autrice dona alla sua opera un’essenza fiabesca.
”Da sempre il mio metodo di scrittura è questo – dice Bianca Pitzorno – : scegliere un personaggio con determinate caratteristiche e porlo in una situazione anomala, chiedendomi e chiedendogli come ne potrà uscire. Nel caso della sonnambula, non mi è stato difficile individuare quali potessero essere le difficoltà e le insidie poste lungo il cammino di una giovane donna armata solo della sua fierezza e intraprendenza in un mondo maschilista e regolato da rigide divisioni sociali com’era la provincia italiana di fine Ottocento. La città da cui parte la storia è in realtà Sassari, che però come faccio spesso nei miei romanzi, chiamo col nome di Donora. Questo romanzo mescola dunque fatti storici realmente accaduti – che in parte ho pescato tra le memorie della mia famiglia o da altri ritagli di giornale, e in parte derivano dallo straordinario lavoro d’archivio dello storico sassarese Enrico Costa (1841-1909), a cui La sonnambula è dedicato. Lo stile che ho scelto è quello dei grandi romanzi popolari dell’Ottocento di cui sono appassionata lettrice, ma interpretato con un filo di allusioni ironiche alle mode letterarie di quegli anni”.
Come è noto alla fine dell’Ottocento la parola sonnambula non indicava una donna che agiva durante il sonno, ma una sensitiva o una medium, cioè una persona che venendo interrogata da qualcuno, cadeva in trance e attraverso le parole pronunciate o attraverso la scrittura prediceva il futuro.

Ofelia Rossi, è la sonnambula protagonista di questa narrazione, che dopo aver vissuto una serie di traversie coniugali e non, connesse anche ai suoi presunti poteri da sensitiva (sulle quali ora non mi soffermo), si sposta sotto falso nome dalla sua città di origine Vibrona, a Donora; è dunque un personaggio in fuga, che si reinventa una vita e che utilizza la sua intelligenza per crearsi un mestiere ed essere realmente indipendente da tutto e da tutti. L’autrice, come lei stessa ci riporta in nota, trae spunto per il suo personaggio da un ritaglio di giornale conservato da sua nonna a Sassari a fine Ottocento, infatti in un numero de L’Isola del maggio 1894 appare un annuncio della “Rinomata Sonnambula” che esercita la sua attività a Sassari con il nome di Elisa Morello e dà consulti di presenza e per corrispondenze per tutti gli argomenti possibili…’’
Anche se spesso finge per sbarcare il lunario, a volte Ofelia è realmente presa da vertigini e visioni misteriose, ma non crede in alcuna forma di superstizione, e riesce con forza dignità e coraggio ad affrontare la vita in un mondo in cui una donna sola, la cui origine e collocazione sociale non sono chiare, non ha un’esistenza facile, soprattutto in una provincia come Sassari-Donora alla fine dell’Ottocento.
In buona sostanza Ofelia è una donna che guarda, che ascolta, che vede oltre e che soprattutto sperimenta la vita. Per molto tempo accoglie nel suo appartamento in via del Fiore Rosso n. 7 per cinque lire, moltissime donne e qualche uomo che richiedono il suo intervento profetico in relazione a speranze, dolori ed eventi futuri, ma la sua è in realtà una forma di profonda empatia nei confronti degli esseri umani.
Tra le storie degli svariati postulanti mi ha colpito particolarmente quella di Carolina Prandi, figlia di un ricco commerciante, alla quale viene impedito dal padre di studiare la matematica in quanto donna e che invece, incitata dalla sonnambula, riuscirà a studiare per conto suo e in seguito a mantenersi come insegnante, mentre l’azienda del padre fallirà miseramente per non avere quest’ultimo ascoltato i calcoli della figlia relativi a un suo investimento sbagliato e avendo designato come unico erede della sua attività il figlio maschio.
Attraverso la storia di Ofelia Rossi, l’autrice esalta il potere della mente e dell’empatia umana e ci ricorda che chi ha forza d’animo, volontà e ricchezza interiore può costruire liberamente il proprio destino.
È una narrazione delicata, dove i sentimenti stessi della protagonista sono volutamente accennati con delle pennellate leggere e al tempo stesso capaci di far emergere una ricca dimensione interiore e dei sentimenti potenti con il tocco di una vera narratrice quale è Bianca Piztorno.
Si tratta di una vicenda umana a lieto fine, sulla quale non mi soffermo per non togliere a chi la leggerà il gusto di scoprirla in prima persona, ma voglio dire che tale narrazione è capace di spalancarci davanti agli occhi un mondo e di farci comprendere quanta strada abbiano dovuto percorrere le donne riguardo alla loro indipendenza in poco più di un secolo.
C’è poi l’elemento surreale e originalissimo che la Piztorno inserisce nel romanzo attraverso lo spirito guida con cui manifesta sé stessa nelle sembianze di una ragazzina che appare molto spesso in sogno a Ofelia ma anche a volte alla sua cliente più affezionata, Angelica Soro, cugina dell’ingegnere Corrado Laudati, di cui si innamorerà poi la sonnambula. L’autrice stessa sottolinea con arguzia, come tale spirito guida rappresenti sé stessa e la forza della letteratura: “in questo romanzo, inoltre, mi diverto a rompere la parete invisibile che separa l’autore dalla sua storia e da chi la legge, ed entro in scena io stessa, nei panni onirici di una ragazzina che tiene al guinzaglio un gallo dalle piume colorate… Quelle piume simboleggiano la scrittura, le sue infinite sfumature e possibilità. Sono convinta che la letteratura sia lo strumento più potente per dimostrare che nessuna vita è insignificante o banale: ciascuna esistenza, se letta con occhi curiosi ed empatici, rivela pieghe straordinarie. Non tutte le vicende della sonnambula, delle sue clienti e di tutti i suoi compagni d’avventure sono esistenze a prima vista straordinarie, ma proprio per questo credo che i lettori potranno riconoscervisi e, attraverso di esse, dare un significato speciale al proprio stesso destino ”.
Infine la nostra Bianca Pitzorno nella nota finale si rivolge per ringraziarle anche alle sue quattro bisnonne, personaggi che inserisce in questo romanzo e che lei non ha mai conosciuto.
‘’Ringrazio le mie quattro bisnonne Marietta Paolin, Ignazia Delitala, Maria Giuseppa Toreno e Raffaellina Oggiano, qui ritratte nelle quattro signore che ricevono dalla sonnambula un unico responso per loro incomprensibile. È anche grazie a loro che io sono qui e ho potuto scrivere questa e molte altre storie’’
Tutte queste signore, di cui la Piztorno ci racconta brevemente la vita, riceveranno dalla sonnambula un responso per loro incomprensibile e per il quale Ofelia Rossi cadrà in una reale forma di trance e, condotta dallo spirito guida (cioè la stessa Bianca che entra così come personaggio nel suo romanzo), scriverà a ognuna su un foglio diverso: ‘’ho scritto con quattro penne di gallo di colori diversi’’, parole per loro incomprensibili, ma che in realtà indicano il fatto che si erano incontrate, conosciute e riunite attorno a un tavolino da tè le quattro bisnonne dell’autrice.
Un altro personaggio de La sonnambula che voglio ricordare in particolare è quello di Corrado, il quale, a differenza di altri, rappresenta la bella figura maschile di un uomo maturo emotivamente, che non esiterà ad abbandonare tutto un mondo provinciale di cui è un’esponente alto borghese per scegliere una nuova forma di vita comunitaria e paritaria (chi legge saprà quale) ed essere così vicino a Ofelia, la donna che ama.
‘’Tornare a Donora era poi necessario? Gli sarebbe costato tanto rinunciare a quella vita piena di pregiudizi e di ipocrisie? (……) Perché non doveva sforzarsi di cambiare lui? Cosa avrebbe perduto? Il suo prestigio di miglior ingegnere cittadino? Ma valeva la sua infelicità, la sua solitudine?(….)
’Ho deciso di rimanere con te…Naturalmente se mi vorrai. Ma ti supplico di volermi’’.
Bianca Piztorno, a mio avviso, stimola a interrogarsi sul fatto che possa esistere un filo che lega insieme tutto quello che accade, qualcosa che verosimilmente unisca in un unico disegno passato presente e futuro, ciò che viviamo, ciò che immaginiamo e ciò che spesso si ammanta intorno alla nostra dimensione onirica.
Cristiana Buccarelli

Cristiana Buccarelli è una scrittrice di Vibo Valentia e vive a Napoli. È dottore di ricerca in Storia del diritto romano. Ha vinto nel 2012 la XXXVIII edizione del Premio internazionale di Poesia e letteratura ‘Nuove lettere’ presso l’Istituto italiano di cultura di Napoli. Ha pubblicato la raccolta di racconti Gli spazi invisibili (La Quercia editore) nel 2015, il romanzo Il punto Zenit (La Quercia editore) nel 2017 ed Eco del Mediterraneo (IOD Edizioni) nel 2019. Con Eco del Mediterraneo (IOD Edizioni) ha vinto per la narrativa edita la V edizione del Premio Melissa Cultura 2020 e la IV edizione Premio Internazionale Castrovillari Città Cultura 2020. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo storico I falò nel bosco (IOD Edizioni), col quale ha vinto per la narrativa edita la XVI edizione del Concorso letterario Internazionale Città di Cosenza 2024. Nel 2023 ha pubblicato il romanzo Un tempo di mezzo secolo (IOD Edizioni), finalista per la narrativa all’XI edizione del Premio L’IGUANA- Anna Maria Ortese 2024. Nel 2025 ha pubblicato Taccuini di viaggio (Cervino Edizioni 2025). Collabora con la rivista letteraria Il Randagio.

