Il più misterioso degli scrittori
Apparentemente la trama del romanzo “Washington Square” di Henry James (1880) sembra molto semplice: l’unica figlia di un celebre medico di New York verso gli anni ’40 del 1800 viene presa di mira da un giovanotto che vuole impadronirsi, sposandola, del suo ingente patrimonio. Il padre si oppone.
Su questa trama James costruisce uno splendido romanzo in 35 capitoli, un romanzo in cui non c’è neppure una riga di troppo, con raffinatissime psicologie che venne allora non solo guardato con sufficienza dalla critica ma quasi ignorato dai lettori suscitando non poco, comprensibile, dispiacere nel suo autore per diventare poi un classico dalla seconda metà del Novecento.
Siamo nel New England, la costa est degli Stati Uniti dove la città fino ad allora più importante, l’aristocratica Boston, sta cedendo il passo alla più dinamica e variegata New York che si va ingrandendo grazie agli innumerevoli emigrati.
Il dottor Austin Sloper è un self made man tipicamente statunitense, un uomo che nonostante non venga da una famiglia agiata ha studiato con passione medicina. Ambizioso, determinato è diventato uno dei medici più stimati e richiesti della città.
Sulla ventina aveva sposato solo per amore un’incantevole e ricchissima ragazza, Catherine. Tuttavia la sua vita familiare era stata crudele: aveva perduto il figlio primogenito nella prima infanzia e la moglie di parto.
Era rimasto solo con la figlia, Catherine, che lo aveva già deluso essendo una femmina (il dottor Sloper è un misogino) e poi crescendo essendo non bella, né intelligente come la madre.
Per occuparsi di lei, egli aveva preso in casa sua sorella, vedova di un pastore protestante, Lavinia Penninton, uno dei personaggi più belli creati da James.
All’inizio del romanzo Catherine ha 22 anni, è un’anima quieta, remissiva, canta ma non ha particolare talento, si dedica al ricamo, va a messa, non è né bella né brutta, nessuno la nota in pubblico, non ha avuto mai proposte di fidanzamento come era d’uso.
Nonostante sia molto timida adora i vestiti sfarzosi (il che suscita ironia nel padre) forse perché è invisibile. Nessuno ce l’ha con lei, anzi è simpatica ma incolore, sbiadita.
Il suo primo denigratore segreto è proprio il padre, che ella adora, che vede come unica qualità di lei il fatto di essere ricchissima.
Ella erediterà sposandosi 10.000 dollari dalla madre e ben altri 30.000 come eredità dal padre – una somma che Henry James dichiara a quei tempi “immensa”.
La zia Lavinia è uno stravagante personaggio che ha affetto per la nipote, immagina storie romanzesche a contrasto con la sua vita monotona ed è entusiasta quando Catherine, ad un ricevimento, attrae l’attenzione di un bellissimo, elegante, distinto giovanotto: Morris Townsand.
Morris diventa, complice la zia, un habitué nella grandiosa casa in classico stile ottocentesco americano con il colonnato all’ingresso del dottor Sloper a Washington Square.
E qui incomincia un duello spietato: mentre Catherine si innamora dell’affascinante Morris, premuroso, suadente, mai inopportuno e last but not least bellissimo, il padre, che crede di capire la gente con una sola occhiata, inizia a detestarlo e lo avversa in ogni modo.
Anche Morris ha una spiccata ed immediata antipatia per il dottor Sloper che non si fa ammaliare dai suoi modi suadenti.
Sloper lo definisce un cacciatore di dote, prende informazioni su di lui, va a parlare in una povera casetta con la sorella di Morris, una dignitosa vedova con cinque bambini, che lo mantiene.
Morris aveva un piccolo patrimonio che aveva dilapidato in Europa, non lavora, non ha nulla se non i suoi modi da damerino.
Nella lotta tra i due uomini nessuno di loro tiene conto dei sentimenti di Catherine: il padre si maschera: dice di voler impedire il matrimonio per il bene della figlia ma in realtà lo fa per affermare il suo potere.
E lo stesso fa Morris. Anche a lui non interessano i sentimenti di Catherine che ha facilmente e castamente conquistato in solo un paio settimane ma si maschera da innamorato offeso nell’onore.
Egli vede in lei la soluzione ideale ai suoi guai economici: attraverso Catherine potrà mettere le mani su un ingente patrimonio, vedersi spalancare le porte dell’esclusiva alta società di New York, fare ciò che vuole.
Per la mite Catherine Morris è invece l’amore, i sogni della giovinezza che si avverano, la vita che bussa alla sua porta, il matrimonio, la vagheggiata maternità, il domani.
Lavinia parteggia subito per Morris, si affeziona maternamente a lui, ha appuntamenti segreti con lui in improbabili negozietti di quartieri popolari per non essere eventualmente sorpresa dal dottore o da altri, si trasforma in una complice del trentenne che più vede ostacoli più diventa nevrastenico.
Naturalmente James coglie tutte le sfumature di questa guerra spietata che si svolge nell’ambiente dell’alta borghesia: dominio, soldi, orgoglio, testardaggine, frasi durissime formulate in una grammatica impeccabile.
Il padre e il fidanzato non cambiano nel corso del romanzo che si svolge in vari anni ma sarà invece Catherine a cambiare interiormente quando si renderà conto di due cose.
In che modo e di cosa non si può dire per non sciupare la lettura del romanzo di cui forse ho detto già troppo.

Nel 1949 il regista William Wyler diresse un film tratto dal romanzo (anche se nell’ultima parte con una sceneggiatura assai modificata) che è diventato un cult movie degli anni d’oro del cinema hollywoodiano: “The Heiress” (L’ereditiera) magistralmente interpretato da Olivia de Havilland nel ruolo di Catherine, Montgomery Clift in quello di Morris, Ralph Richardson come Sloper e Miriam Hopkins la zia.
Henry James è stato il più raffinato tra gli scrittori americani del 1800 insieme a Nathaniel Hawthorne.
Nato nel 1843 a New York in una famiglia benestante di origine irlandese ebbe due notevoli fratelli, William James, uno dei fondatori della psicologia e critico letterario e Alice James, autrice di un remarkable “Diario”.
La sua vita sembra essere stata quella di un uomo votato con grande dedizione alla letteratura, uno scrittore di talento che difese i suoi libri contro avidi editori, critici insensibili e lettori disattenti (una ventina di romanzi, moltissimi racconti, articoli, memorie di viaggi, commedie).
In vita fu conosciuto ed ammirato da un grande amico, Robert Louis Stevenson e dalla giovane Virginia Woolf (1).
Non ci fu invece simpatia tra Henry James e Oscar Wilde. Il primo trovava semplicistiche e ad effetto le commedie di gran successo del secondo (2).
Era un lettore appassionato, un esteta, un fine conoscitore della storia dell’arte che scriveva in perfetto francese e tedesco ma anche un assiduo viaggiatore tra i due continenti, America e Europa, nonostante i dolori di schiena e di stomaco ricorrenti, con lunghi soggiorni nella imperdibile Parigi e nell’adorata Roma.
Nel 1876, a 33 anni, si trasferì a vivere a Londra e nel 1916, in dissenso con l’iniziale neutralità degli Stati Uniti nella prima guerra mondiale, divenne suddito britannico.
Venne nominato al Premio Nobel nel 1911, nel ’12 e nel ’16 e morì a causa di due ictus il 28 febbraio 1916 a 72 anni nella sua casa di Chelsea, Londra.
Non ci inoltriamo qui nel tema sulle correnti letterarie anglosassoni del tempo che sarebbe troppo specialistico ma la ‘riscoperta’ delle opere di Henry James avvenne negli anni ’40 del Novecento grazie ad un intenso dibattito tra letterati angloamericani.
Gli eventi sociali del suo tempo non appaiono nella sua corrispondenza epistolare resa pubblica: egli sembrava “coltivare il suo giardino” come il Candido di Voltaire.
E per James “il suo giardino” erano le sue relazioni sociali e mondane, le passeggiate in una splendida Firenze dai colori soffusi o sui dolci colli verdeggianti.
Aveva un grande interesse per il trascendentale e non a caso il suo romanzo “Giro di vite” (The Turn of the Screw, 1898) è una delle sue opere più magistrali che si rifà alle ghost stories inglesi: lo spettro dell’uomo con i capelli rossi che guarda impassibile la giovane e volenterosa governante sotto la pioggia ha turbato più di un lettore.
Henry James fu estremamente riservato sulla sua vita sentimentale, le sue lettere non rivelano nulla se non qualche forte amicizia maschile (ma anche una femminile con una scrittrice che si suicidò a Roma).
Bisogna tener presente che nel 1800 il tono delle lettere tra amici (ed amiche) era più affettuoso di quello attuale.
Egli aveva scritto ironicamente in una lettera del 1880: “I shall not marry, all the same … I am too good a bachelor to spoil”
(Non mi sposerò comunque… Sono uno scapolo troppo in gamba per rovinarmi) (3).
Sembra a molti studiosi assai probabile che Henry James possa essere stato gay. Io personalmente penserei più un asexual gay.
Soprattutto l’amicizia epistolare con lo scultore norvegese americano Hendrik Christian Andersen (da non confondersi con lo scrittore di fiabe danese Hans Christian Andersen) che viveva nella città eterna ha suscitato interesse.
Si conobbero nel 1899. James aveva 59 anni, Andersen 27. Si videro solo sette volte ma vi fu tra di loro una corrispondenza epistolare durata fino alla morte dello scrittore nel 1916.
Certamente la corrispondenza fa emergere un grande affetto (4).
Invece sua sorella Alice James visse a lungo con Katharine Loring, un’importante educatrice americana, ed entrambe, secondo un biografo, ispirarono il bellissimo romanzo di James “The Bostonians” (che si può tradurre anche “Le bostoniane”) sul grande affetto tra Olive, intelligente attivista per i diritti delle donne, e la giovane, delicata Verena minato dall’arrivo dell’ambizioso e cinico avvocato Basil Ransom.
Il libro del 1885 riprende il tema di due personaggi (Olive e Basil) che si contendono l’affetto di un terzo (Verena), proponendo cioè una situazione anche se diversa che ha qualche affinità con quella di “Washington Square” (1880).
Anche da questo romanzo venne realizzato un film diretto da James Ivory nel 1984 con Vanessa Redgrave e il compianto Christopher Reeve.
Un altro suo grande romanzo è “Ritratto di signora” (The Portrait of a Lady, 1881) considerato da parecchi il suo capolavoro, in parte ambientato a Roma, nella quale la bella Isabel Archer rifiuta alcune proposte di matrimonio ma viene poi plagiata da una donna intrigante dell’alta società e sposa un uomo egoista e senza affetto.
Dal romanzo ha realizzato un bel film nel 1986 la regista Jane Campion interpretato da Nicole Kidman.
Nel suoi romanzi con vari piani di lettura vi è tuttavia qualcosa che sfugge, un non detto che può stupire il lettore, come se Henry James non ci concedesse di entrare nel suo mondo interiore e questa riservatezza si coglie anche nelle sue lettere dove egli parla assai poco di sé. Per questo egli può essere definito il più misterioso degli scrittori.
Jorge Luis Borges ha scritto: “Ho esplorato alcune letterature dell’Oriente e dell’Occidente; ho redatto un compendio enciclopedico di letteratura fantastica; ho tradotto Kafka, Melville e Bloy: non conosco opera più singolare di quella di Henry James”.
……
Note:
1) Henry James conobbe personalmente molti autori celebri tra i quali Charles Dickens, la scrittrice George Eliot, Thackeray, il poeta Robert Browning, Virginia Woolf, la scrittrice Edith Warthon (vedi “Lives of Victorian Literary Figures, Part IV, Volume 3: Henry James, Edith Wharton and Oscar Wilde by their Contemporaries”).
Ma anche Anthony Trollope, Rudyard Kipling, H.G. Wells, Joseph Conrad, Matthew Arnold, Guy de Maupassant, Alphonse Daudet, Émile Zola, Gustave Flaubert e il pittore americano John Singer Sargent.
2) vedi “A review of Henry James, Oscar Wilde and Aesthetic Culture” di Michèle Mendelssohn (2007).
3) da “Henry James, A Life in Letter” a cura di Philip Horne (Penguin Classics)
4) vedi “Dearly Beloved Friends: Henry James’s Letters to Younger Men” di Susan E. Gunter e Steven H.Jobe – 2001 e “Amato ragazzo. Lettere a Hendrik C. Andersen (1899-1915)” (Marsilio editore 2000).
Sul tema notevole un articolo dello scrittore irlandese contemporaneo Colm Tóibín: “How Henry James’s family tried to keep him in the closet” (Come la famiglia di Henry James cercò di nascondere la sua omosessualità) pubblicato sul prestigioso quotidiano inglese “The Guardian” (20 Feb 2016).
Tóibín è anche autore di un romanzo su Henry James intitolato “The Master” (2004)
5) tra le opere dello scrittore citiamo anche i romanzi “The American (1877)”, “The Europeans (1878)”, “The Princess Casamassima (1886)”, “What Maisie Knew” (Cosa sapeva Masie ,1897), “The Awkward Age” (L’età ingrata, 1899), “The Wings of the Dove (Le ali della colomba, 1902), The Ambassadors (1903), “The Golden Bowl (La coppa d’oro, 1904) e il famoso racconto “Daisy Miller” (1877).
Da consultare i volumi di due grandi anglisti: Mario Praz Cronache letterarie anglosassoni; Gabriele Baldini Narratori americani dell’800.
Lavinia Capogna*

*Lavinia Capogna è una scrittrice, poeta e regista. È figlia del regista Sergio Capogna. Ha pubblicato finora otto libri: “Un navigante senza bussola e senza stelle” (poesie); “Pensieri cristallini” (poesie); “La nostalgia delle 6 del mattino” (poesie); “In questi giorni UFO volano sul New Jersey” (poesie), “Storie fatte di niente” , (racconti), che è stato tradotto e pubblicato anche in Francia con il titolo “Histoires pour rien” ; il romanzo “Il giovane senza nome” e il saggio “Pagine sparse – Studi letterari” .
E molto recentemente “Poesie 1982 – 2025”.
Ha scritto circa 150 articoli su temi letterari e cinematografici e fatto traduzioni dal francese, inglese e tedesco. Ha studiato sceneggiatura con Ugo Pirro e scritto tre sceneggiature cinematografiche e realizzato come regista il film “La lampada di Wood” che ha partecipato al premio David di Donatello, il mediometraggio “Ciao, Francesca” e alcuni documentari.
Collabora con le riviste letterarie online Il Randagio e Insula Europea.
Da circa vent’anni ha una malattia che le ha procurato invalidità.

