Dune di Frank Herbert – Maestro Missile traduce Ted-Ed (video)

La maggior parte delle persone conoscono Dune per i vari adattamenti cinematografici, a partire da quello (disastroso) di David Lynch del 1984. Eppure Dune è innanzitutto un libro incredibile, più precisamente una saga in sei volumi, una lettura obbligata, sicuramente uno tra i più grandi romanzi di fantascienza mai scritti.

“Una madre e un figlio attraversano un deserto infinito. Indossando tute speciali per dissipare il calore e riciclare l’umidità, i viaggiatori non hanno paura di morire di sete. Le loro paure sono molto più grandi. Ben presto, il rumore del deserto viene coperto da un sibilo: un cumulo di sabbia lungo 400 metri fuoriesce dal suolo del deserto e corre verso di loro”. Questo è il mondo di “Dune”, il romanzo in sei libri scritto da Frank Herbert nel 1965.

Massimo Villani, in arte Maestro Missile, opera da svariati anni nel campo dei Videosaggi sul Cinema e sull’Arte.

Ted Ed è una piattaforma che consente ai docenti di creare lezioni interattive a partire da un video, aggiungendo quiz, domande e argomenti di discussione; fa parte della “famiglia” più ampia di risorse dell’omonima organizzazione no profit, che ha come scopo quello di diffondere idee e cultura in ogni ambito attraverso discussione e conferenze.

Maestro Missile qui traduce la lezione relativa a Dune di Frank Herbert.

Buona visione!

L’incipit de La festa dell’insignificanza di Milan Kundera, traduzione di Massimo Rizzante (Adelphi, 2013)

Oggi 1 aprile sarebbe stato il compleanno di Milan Kundera, nato a Brno nel 1929 e scomparso a Parigi lo scorso 11 luglio. Per l’occasione pubblichiamo l’incipit di “La festa dell’insignificanza”, il decimo romanzo del grande scrittore ceco, il quarto scritto direttamente in francese, pubblicato da Adelphi – per la traduzione di Massimo Rizzante – nel 2013, prima ancora che uscisse in Francia, il 3 aprile del 2014, edito da Gallimard. Nel titolo c’è tutta la spiegazione del libro: l’insignificanza, come dice Ramon, è “l’essenza dell’esistenza”.

Alain medita sull’ombelico

“Era il mese di giugno, il sole del mattino spuntava dalle nuvole e Alain percorreva lentamente una via di Parigi. Osservava le ragazze, che mettevano tutte in mostra l’ombelico tra i pantaloni a vita molto bassa e la maglietta molto corta. Era affascinato; affascinato e persino turbato: come se il loro potere di seduzione non fosse più concentrato nelle cosce, nelle natiche o nel seno, ma in quel buchetto tondo situato al centro del corpo.

La cosa lo fece riflettere: Se un uomo (o un’epoca) vede il centro della seduzione femminile nelle cosce, come descrivere e definire la peculiarità di tale orientamento erotico? Improvvisò una risposta: la lunghezza delle cosce è l’immagine metaforica del cammino, lungo e affascinante (per questo le cosce devono essere lunghe), che conduce alla realizzazione erotica; infatti, si disse Alain, anche in pieno coito la lunghezza delle cosce conferisce alla donna la magia romantica dell’inaccessibilità.

Se un uomo (o un’epoca) vede il centro della seduzione femminile nelle natiche, come descrivere e definire la peculiarità di tale orientamento erotico? Improvvisò una risposta: brutalità; allegria; il cammino più breve verso il traguardo; traguardo tanto più eccitante perché duplice. 

Se un uomo (o un’epoca) vede il centro della seduzione femminile nel seno, come descrivere e definire la peculiarità di tale orientamento erotico? Improvvisò una risposta: santificazione della donna; la Vergine Maria che allatta Gesù; il sesso maschile inginocchiato davanti alla nobile missione del sesso femminile.

Ma come definire l’erotismo di un uomo (o di un’epoca) che vede la seduzione femminile concentrata al centro del corpo, nell’ombelico?”

Milan Kundera: “La festa dell’insignificanza”, traduzione Massimo Rizzante (Adelphi)

Il Randagio è su La Rivisteria, il sito delle più prestigiose Riviste Letterarie Italiane

Giorni fa siamo stati contattati per contribuire al progetto de La Rivisteria, che consiste in un sito online che raccoglie gli articoli delle principali riviste letterarie italiane.

Il sito propone giorno per giorno l’incipit di ciascun articolo pubblicato da ogni rivista unitamente al link diretto al sito di origine per una completa lettura.

Queste sono le nostre pagine di presentazione:

Va da sé che siamo molto contenti – e ringraziamo – dell’attenzione riservataci, un ulteriore segnale della crescita della nostra rivista in soli cinque mesi di vita.

Lorenzo Marone: Il bosco di là (Aboca), di Bernardina Moriconi

Con Il bosco di là, romanzo uscito nel 2021 per i tipi dell’Aboca,  Lorenzo Marone sembra aderire perfettamente al progetto editoriale di far raccontare a scrittori tra i più rappresentativi del panorama attuale una storia partendo dall’ambiente campestre e addirittura da un albero. Lo scrittore napoletano appare infatti a proprio agio nell’immergersi in un universo quasi naturalistico, dove a comunicare e a intessere relazioni sono animali, piante e agenti atmosferici, riprendendo quasi quel percorso di immersione nella natura, nei suoi misteri e nei suoi prodigi, avviato con il suo precedente romanzo La donna degli alberi (Feltrinelli).

Marone con gusto che sembra rimandare al Virgilio bucolico, per quella trasfigurazione dell’ambiente rurale in un luogo mitico e partecipe delle vicende umane, ci racconta una storia senza storia, come quella dei racconti mitologici e fiabeschi. Ma proprio come quelli, i fatti hanno spesso un’origine tutta terrena e umana. La storia del presente, cioè quella di Matteuccia, ormai vecchia e segnata nel corpo e nello spirito, si intreccia continuamente con le vicende che hanno attraversato la sua infanzia e la prima giovinezza: gli anni della guerra e della lotta partigiana, cui la ragazza  aveva dato il suo contributo con l’entusiasmo e l’ingenuità dell’adolescenza, quando la paura non la conosci e per questo più facilmente essa ti agguanta. Matteuccia porta con sé un segreto e un dolore profondo legato a quei tempi e che l’hanno allontanata dal consorzio umano del paese, il quale la considera pazza o stralunata anche per quel mutismo in cui si è chiusa. Il suo mondo di relazioni si è estinto con la morte dei suoi pochi e forti affetti familiari: il padre partigiano, la mamma e i nonni. Ora cerca conforto nel bosco che si trova oltre la valle, il bosco di là, appunto: e in quel breve avverbio di luogo c’è tutto il senso di distacco, separazione e incomprensione della gente pensante e parlante. E’ con le piante che la proteggono, gli animali che la ascoltano e i venti, ora gentili ora tempestosi, che l’accompagnano, che la vecchia Matteuccia intrattiene un dialogo intenso e misterioso. 

Marone con questo breve romanzo offre ai lettori un testo struggente e delicato, andando a scovare con gusto quasi alessandrino miti meno o poco noti, soffermandosi in particolare sul mondo delle ninfe boschive e acquatiche, svelandoci che nell’epoca del consumo rapido ed effimero di modi gusti finanche affetti, il mondo campestre ancora conserva tratti arcaici e durevoli  e che, trovando il suo cantore, anche la realtà attuale può essere narrata in forma di mito: basta allontanarsi di poco, nel bosco di là, e ascoltare le sue voci.

Bernardina Moriconi

Bernardina Moriconi: Filologa moderna, Dottore di ricerca in Storia della Letteratura e Linguistica Italiana,  giornalista pubblicista e docente di materie letterarie, ha insegnato fino al 2018 Letteratura italiana e Storia a tecniche del giornalismo presso l’Università “Suor Orsola Benincasa”. Ha pubblicato libri sulla letteratura teatrale e svolge attività di critico letterario presso quotidiani e riviste specializzate. E’ direttore artistico della manifestazione “Una Giornata leggend…aria. Libri e lettori per le strade di Napoli”.

Intervista all’inarrendevole Luciana Castellina, di Amedeo Borzillo

Luciana Castellina, giornalista, scrittrice, più volte Parlamentare in Italia ed in Europa, è una storica figura della sinistra italiana. 

In pochi giorni si è avuta l’opportunità di incontrarla in occasione di due eventi e di porle domande relative ai diversi aspetti della sua intensa attività: scrittrice, politica, e storica testimone del comunismo italiano nel documentario “16 millimetri alla Rivoluzione”.

  • Il libro “Amori Comunisti”

Un marxista non è un uomo meccanico 

un robot, ma un concreto socio-storico essere umano 

in carne e sangue, nervi testa e cuore.

(Nazim Hikmet)

Per una sorta di pudore politico o di autocensura, raramente i comunisti hanno parlato, nel secolo scorso, delle loro storie private e dei loro amori. 

Luciana Castellina ci racconta, con partecipazione emotiva e ricchezza interiore, in un libro molto particolare, la storia degli amori di tre coppie (il poeta turco Nazim Hikmet e la traduttrice Münevver Andaç, i greci Argyrò Polikronaki e Nikos Kokulis, e gli americani  Sylvia e Robert Thompson) e delle peripezie legate alle vicissitudini del loro essere comunisti in Paesi molto differenti tra loro sia politicamente sia culturalmente: Turchia, Grecia e Stati Uniti. 

Castellina vuole che la loro narrazione diventi testimonianza di vite vissute con coraggio e determinazione perché hanno da insegnare qualcosa a chi oggi sembra vivere senza passioni, in una sorta di tempo sospeso, come in attesa che altri decidano per noi.

D: 

Come scrittrice ti conosciamo per “La scoperta del mondo”, “Guardati dalla mia fame”, “Siberiana”, “il cammino dei Movimenti” e tanti altri saggi.

Come mai questo libro sugli amori ?

R:

“Questo libro l’ho scritto perché stufa di sentire sempre parlare degli “errori” o degli “orrori” del comunismo, ed io invece ho voluto parlare degli “amori” dei comunisti e di quanto per alcuni sia stato difficile viverli per le battaglie che conducevano nel proprio Paese..

Persone da me conosciute ed incontrate, ricordi di amori incredibili che hanno percorso la seconda metà del secolo scorso e che sono vissuti in un clima di grande difficoltà e pericolo, coppie controllate se non addirittura perseguitate in quanto militanti di Partito, legate a ciò che succedeva nella società e nel clima repressivo di quegli anni.  Arresti, esili patiti tra repressione in Turchia, guerra civile e dittatura in Grecia e maccartismo negli USA. 

D:

Amori “politici”, difficili, rocamboleschi e a volte dolorosi, tra persone che in quegli anni vissero un destino comune. Nessuna delle storie però  riguarda personaggi italiani. Come mai?

R:

Quando uscì questo libro mi chiesero se parlasse dei miei amori. Risposi di no e che non dovevano aspettarsi storie relative a comunisti italiani o comunque a personaggi del nostro Paese. Non pettegolezzi ma vite che mi hanno colpito, di personaggi storici che mi hanno turbata in quanto drammatiche.

Persone che hanno legato la propria vita, per le vicende in cui erano coinvolte, alle sorti del proprio Paese. Sono storie di sofferenza per la durezza delle carceri o per la lontananza forzata, ma anche di coerenza e fermezza negli ideali. 

  • Il documentario “16 millimetri alla rivoluzione” 

Dopo il documentario di Daniele Segre girato circa dieci anni fa sulla tua vita, ecco un documentario con una tua intervista, girato dal regista e a sua volta scrittore Giovanni Piperno e destinato alle scuole. 

Un affresco di immagini tratte da film e documentari di grandi registi nell’arco di tempo 1949- 1989.

D: 

“16 mm alla Rivoluzione” : Perché questo titolo e cosa vogliono raccontare queste immagini? 

R: 

Il titolo un po’ bizzarro è stato controverso e frutto alla fine di una mediazione. 

Avrei voluto scrivere “la rivoluzione è obbligatoria” perché credo che una rivoluzione, anche piccola vada fatta. In passato ci siamo arrivati vicini e, giocando sul formato delle pellicole, abbiamo deciso per 16 millimetri di “distanza” dalla rivoluzione. 

Oggi è ancor più difficile pensarla perché non sappiamo più dove è il potere: non è più nel Governo, non è nel Parlamento Europeo. La Bayer con l’acquisto della Monsanto controlla il mercato mondiale delle sementi: ecco dove è il potere, ecco chi davvero può incidere.

Del resto  Berlinguer fu il primo a parlare di ecologia, a denunciare il consumismo e la produzione del superfluo, ad allarmarsi per la crisi della democrazia. 

Le immagini del documentario non vogliono raccontare solo la storia del PCI ma la storia di un popolo, di un pezzo della Società italiana: bastano per questo le scene girate a Primavalle, con le donne protagoniste. Poche scene di massa ma molti dialoghi con lavoratori e donne girati negli anni ’70 e ’80 per evitare retorica o disillusione: io ho ancora speranza.

Nel documentario, alla domanda  “Luciana ti senti ancora comunista? Cosa significa essere comunisti oggi?  tu rispondi

Non ci siamo ancora riusciti a fare un posto in cui ci sia sia libertà che uguaglianza e mi pare che rinunciarci sarebbe grave, per cui ci provo ancora. Essere comunisti vuol dire questo, provarci ancora.”

D:

Sei quindi ancora ottimista ? 

R:

E’ necessario crederci. Non è più possibile seguire il modello socialdemocratico che ha consentito la crescita degli scorsi decenni. Il capitalismo ha perso perché non riesce più a garantire stabilità. Ci vuole un pensiero lungo che solo i giovani possono avere. Smettere di produrre merci inutili e virare verso servizi utili, ad esempio. Come diceva Gramsci, arriva il tempo della crisi di legittimità della democrazia rappresentativa ed è necessario ricercare la soggettività e la capacità di reinventare il mondo.

Amedeo Borzillo