Paolo Sortino: “Amanti elementari” (Einaudi, 2026)

Se l’universo è una giungla

C’è una bella pagina di Michel Houellebecq in cui si parla dell’universo come di una discoteca. Il nuovo romanzo di Paolo SortinoAmanti elementari, potrebbe invece mutare l’immagine in una giungla: l’universo come una giungla. Tuttavia se ho deciso di aprire questi miei appunti di lettura con Houellebecq è per la vicinanza del titolo di uno dei suoi romanzi maggiori, Le particelle elementari, con il titolo del libro di Sortino, Amanti elementari. In entrambe le opere, mi sembra, le vicissitudini dei protagonisti sono narrate con un’attenzione stilistica che è tanto scientifica quanto poetica. Si sente insomma che Sortino ama le sue scimmie. 

Perché di questo si tratta: di scimmie, di uomini primitivi. La scelta è coraggiosa e in un primo momento, ossia nel corso dei primi capitoli, può sembrare un mero tour de force: scrivere un romanzo che racconti di scimmie, dunque senza dialogo, e che sia stilisticamente impeccabile, e Amanti elementari lo è. I protagonisti sono “lui” e “lei”, una coppia che inventerà l’amore e di conseguenza anche la necessità dell’amore. Lui è un paria, un escluso dal branco, mentre lei appartiene al branco ma è attirata da chi la libera dalla paura del branco e approda, appunto, all’amore. All’amore o alla curiosità, e alla diversità. Lui e lei scopriranno non soltanto il sesso ma anche la tenerezza dei rispettivi corpi, nella forma di una carezza che farà poi prendere il volo alla parte finale del romanzo costringendo i protagonisti e il lettore a fronteggiare la violenza, che è l’opposto dell’amore. C’è anche una pagina che può sembrare un omaggio a Shakespeare, con il maschio che stacca il teschio dalla carcassa di un bovide e medita sulla vendetta, quale un antenato del principe Amleto. Ma la vendetta – o la giustizia dei deboli – in natura è possibile? A quanto pare no: “Non bastava indossare quello strano elmo per diventare un combattente invincibile.” La natura è spietata e non è il palcoscenico di un dramma. 

Le pagine più belle del romanzo però riguardano non tanto l’amore e le sue sfaccettature animali quanto la scoperta del mondo e conseguentemente di ciò che si è. In questo “lui” e “lei” siamo davvero “noi”, una sorta di Adamo ed Eva in un paradiso ancestrale che in realtà non è affatto un luogo idilliaco bensì, come dicevo, un universo, una giungla, e che non è scevro di pericoli anche terrificanti. 

Paolo Sortino è al suo quarto libro. Il suo esordio, Elisabeth, pubblicato anch’esso con Einaudi nel 2011, fece molto discutere nel mondo letterario, perché narrava la storia di Elisabeth Fritzl, rinchiusa dal padre in un bunker per oltre ventitré anni. Ci fu chi (Christian Raimo, sul blog minima&moralia) affermò che Sortino non poteva scrivere in quel modo di una persona che esisteva e che aveva patito un orrore di quel tipo, attribuendole perfino il desiderio di restare prigioniera del bunker (a pagina 175) vicino al mostro, suo padre. Raimo chiedeva: “Quale statuto di verità ha questo libro?” La domanda non era priva di senso; ciononostante Sortino avrebbe potuto rispondere con una frase del romanzo, tratta dalla scena in cui Josef Fritzl fa nuotare il figlio Felix in piscina: “Ma la finzione non è il contrario della verità, è solo il giro più lungo per arrivarvi.” Naturalmente Elisabeth Fritzl – come Josef e Felix – potrebbe avere qualcosa da obiettare. 

Sortino è un autore che mi interessa molto, ma non è uno dei miei scrittori preferiti. Non amo alcuni suoi vezzi e il suo stile spesse volte claustrofobico. Amo però la sua esattezza e talora la sua potenza anche epica. Dopo il trionfo critico di Elisabeth ha pubblicato Liberal (il Saggiatore, 2015), romanzo “difficile” e caotico, meno amato dalla critica, che sembra averlo portato o costretto a un silenzio di diversi anni, rotto con Demone custode (Polidoro, 2024), libro che ha molte pagine belle o interessanti e alcune invettive che dilettano il polemista che è in me e che derivano in parte, così mi è parso, dal  Giuseppe Genna di Italia De Profundis e dal Massimiliano Parente di Contronatura – penso in particolare alla scena in cui il narratore ha un rapporto sessuale con una giovane critica forse troppo saccente, e Sortino scrive: “Cercava di leggermi tra le righe, come un testo, ed io, che non faccio testo, ché le mie opere sono più grandi di me e di lei, l’ho lasciata fare”, e il povero lettore resta lì a chiedersi quanto siano grandi le opere di Sortino… 

Però bando alla genealogie letterarie: Amanti elementari è un libro importante. È un’opera non soltanto all’altezza di Elisabeth – che è certamente un romanzo notevole – ma pure, credo, più bella e più viva perché più commovente. “Noi siamo esseri elementari” diceva uno dei personaggi di quello zibaldone narrativo che è Liberal, e quindi siamo esseri primitivi, siamo scimmie. Sortino lo sa e ce lo racconta. In Amanti elementari perciò ci siamo noi; c’è l’amore, c’è il sesso, ci sono lo stupore e lo sgomento dell’esistere, c’è la violenza e c’è l’avventura. Il finale è meraviglioso e soltanto un autore molto attento allo stile poteva scriverlo. 

Edoardo Pisani*

*Edoardo Pisani è nato a Gorizia nel 1988. Ha pubblicato i romanzi E ogni anima su questa terra (Finalista premio Berto, finalista premio Flaiano under 35) e Al mondo prossimo venturo, entrambi con Castelvecchi. Sempre con Castelvecchi ha pubblicato un libro su Rimbaud, E libera sia la tua sventuraArthur Rimbaud! Nel 2026, con Marsilio ha pubblicato il suo ultimo romanzo, Ho servito la regina di Francia.

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