Ep. 10 Antonella Lattanzi, “Chiara” (Einaudi)
Chi ha paura di diventare il lupo cattivo?
Chiara (Einaudi) di Antolella Lattanzi è un’autentica storia d’amore, ma non ha affatto i lineamenti del romanticismo classico: è un’immersione nel territorio di confine dell’adolescenza, dove i sentimenti non sono carezze, ma ferite che restano aperte e aspettano di infettarsi solo quando si è adulti; un romanzo di formazione che sa di asfalto, di sigarette fumate sui muretti di una Bari negli anni ’80 e ’90, e di quella sessualità scoperta per sentirsi vivi.
La voce narrante è quella di Marianna, detta Mary. Da adulta, quarantenne tormentata da attacchi di panico e rimorsi, ci conduce a ritroso nel tempo. La sua è la storia di una fragilità nata da un paradosso: il sentirsi non amata pur essendo immersa in un amore infinito e zoppicante.
Attorno a lei, sole che si oscura, si muovono vari pianeti che sembrano rotti: il padre, Luca, un uomo che soffre del disturbo borderline della personalità e autolesionismo, con “eccessi” e esplosioni che lasciano segni fatti di sangue vero e che trasformano la casa e l’esistenza di chi la vive in un campo minato; la madre, figura drammatica che doma la propria voglia di fuggire sacrificando se stessa per preservare un equilibrio domestico precario; Leonardo, il ragazzo che la circonda di attenzioni, ma di fronte alla verità familiare fa finta di nulla per evitare di soffrire e far soffrire.
E, infine, c’è Chiara, unico grande amore della protagonista, che come una calamita la attrae e la respinge dolcemente, condividendo con lei il “Terrore” della sua vita, ma negandosi fortemente quando è il momento di mostrarsi: esce da una casa dove la violenza è pane quotidiano, ma sceglie la pazienza, il silenzio e la sottomissione come mantello dell’invisibilità.
Il tema centrale della Lattanzi è lo sguardo. C’è lo sguardo che cambia degli adulti, quando l’aria diventa elettrica e sta per accadere un episodio di ordinaria violenza, quello dei compagni che restano ciechi anche di fronte all’evidenza; quello aperto al mondo e alle esperienze della protagonista Marianna, che vive nell’urgenza di essere vista ma soffre per quella che le sembra indifferenza generale, la stessa indifferenza che Chiara anela sotto uno strato di lividi ben nascosti.
Si apre il grande interrogativo nelle vite di tutti i coinvolti, sia di chi guarda, sia di chi fa finta di non vedere: perché nelle famiglie che oggi definiremmo genericamente disfunzionali si ha paura di diventare ciò che si respinge, di trasformarsi a propria volta nel lupo cattivo? L’identificazione con l’aggressore, fortunatamente, non è un meccanismo comune, ma genera nelle vittime di violenza il timore di sovrapporsi al mostro.
La sensazione di inadeguatezza che Mary si porta addosso anche a quarant’anni è il segno di una guarigione mai avvenuta, di una richiesta d’aiuto rimasta inascoltata tra gli sballi e le fughe da casa. Forse è questo che chiedono i ragazzi: di non essere guardati senza essere visti. Chiedono che il problema si affronti, che la loro condizione di adolescenti sia rispettata e non solo sopportata.
Antonella Lattanzi scrive una storia che colpisce l’adulto in modo diretto, costringendolo a ricordare la propria pubertà non come un’età dorata, ma come un campo di battaglia. “Chiara” parla della fame di essere amati con tutto il cuore e del vuoto che resta quando quell’amore è sporcato dalla malattia e dal silenzio.
Loredana Cefalo*

* Mi chiamo Loredana Cefalo, classe 1975, vivo a Cagliari, ma sono Irpina di origine e per metà ho il sangue della Costiera Amalfitana. Adoro le colline, il profumo della pioggia, l’odore di castagne e camino, che mi porto dentro come parte del mio DNA.
Ho una grande curiosità per la tecnologia, infatti da cinque anni tengo una rubrica di chiacchiere a tema vario su Instagram, in cui intervisto persone che hanno voglia di raccontare la loro storia.
Sono stata una professionista della comunicazione, dell’organizzazione di eventi e della produzione televisiva, settori in cui ho un solido background. Mi sono laureata in Giurisprudenza e ho un Master in Pubbliche Relazioni.
Ho accumulato una lunga esperienza lavorando per aziende come Radio Capital, FOX International Channels, ANSA e Gruppo IP, ricoprendo ruoli significativi nel settore della comunicazione e dei media, fino a quando non ho scelto di fare la madre a tempo pieno dei miei tre figli Edoardo, Elisabetta e Margaret.
In un passato recente ho anche giocato a fare la foodblogger e content creator, con un blog personale dedicato alla cucina, una delle mie grandi passioni, insieme all’arte pittorica e la musica rock.
L’amore per la scrittura, nato in adolescenza, mi ha portata a scrivere il mio primo romanzo, “Il mio spicchio di cielo” pubblicato il 16 gennaio 2025 da Bookabook Editore e distribuito da Messaggerie Libri. Il romanzo è frutto di un momento di trasformazione e di crescita. La storia è presa da una esperienza reale vissuta indirettamente e ricollocata nel passato per fini narrativi e per gusto personale. Ho abitato in molti luoghi e visitato con passione l’Europa e le ambientazioni del romanzo sono frutto dell’amore che provo nei confronti delle città in cui è collocato.

