Intervista a Maddalena Crepet per “Dall’anima in su” (Armando Editore, 2025), di Loredana Cefalo

Oggi, cari Randagi, vi presentiamo un’autrice che ci sta particolarmente a cuore, Maddalena Crepet

Laureata in Storia contemporanea, Maddalena sarà una delle nuove firme del Randagio, portando il suo contributo alla divulgazione culturale che ormai da più di due anni la rivista fa con successo e soddisfazione. 

Ho conosciuto Maddalena Crepet nella realtà social, le nostre curiosità si sono incrociate nello stesso momento e ci siamo immediatamente ritrovate sullo stesso filo narrativo, così eccoci qui. 

Prima di presentarvela, mi preme raccontarvi del suo secondo lavoro come autrice, Dall’anima in su (Armando Editore), una raccolta di otto racconti che hanno come fulcro una gioventù inquieta, colta in momenti di passaggio. Non è una narrazione che cerca il colpo di scena, ma piuttosto un’indagine atmosferica sui sentimenti. 

​Come nel suo romanzo d’esordio la Crepet utilizza un fondo storico che non sovrasta mai le vicende private. Fascismo, anni di piombo, realtà attuale restano nel retroscena, appena accennati, servendo più come coordinate emotive che come vincolo narrativo. Questo permette ai racconti di restare focalizzati sull’interiorità dei personaggi, pur essendo ben radicati nel loro tempo. 

La cifra stilistica più evidente è la fluidità tra narrazione e parlato. L’assenza di una demarcazione netta nei dialoghi crea un effetto di fusione: le voci dei personaggi si mescolano tra loro, rendendo la lettura un’esperienza dove i confini individuali tendono a sfumare. 

Anche la romanità emerge a tratti: si passa da pennellate delicate a un linguaggio più crudo e diretto, tipico della realtà urbana. I luoghi non sono semplici sfondi, ma spazi vissuti che il lettore ha l’impressione di attraversare realmente, sentendone il rumore e l’attrito. 

Il filo conduttore è spesso legato all’abbandono, al sentirsi inutili, alla ricerca di un posto nel mondo. È una scrittura che procede per sottrazione, lasciando molto spazio all’interpretazione di chi legge. 

​Nel complesso, il lavoro della Crepet si distingue per una voce originale che preferisce il sussurro al grido, costruendo un mosaico di vite che appaiono, per quanto brevi, estremamente concrete. 

Dopo averlo letto ho voluto farle qualche domanda, per conoscerla e farvela conoscere meglio.

La tua formazione accademica è radicata nella Linguistica e nelle Lettere Moderne. In che modo lo studio analitico della lingua ha influenzato la creazione dei tuoi lavori letterari? 

Intanto ci tengo a ringraziarvi per l’invito, sono entusiasta di poter far parte di questo gruppo di randagi! Venendo alla domanda, non è forse un caso che la parola che più vi caratterizza nel vostro progetto creativo, ossia, appunto, “randagio”, sia un termine a cui sono molto affezionata anche io. Questo per rispondere indirettamente alla questione posta, e, più direttamente, gli studi di Linguistica, e più in particolare, quelli di Antropologia linguistica, la disciplina in cui mi sono laureata, hanno influenzato tantissimo non solo il mio approccio alla parola, scritta e orale, ma anche a ciò che la parola, in quanto segno, porta con sé: l’aspetto semantico, quello culturale, perfino quello psicologico. Più a livello strutturale, sicuramente gli studi di Fonetica, Fonologia e Sintassi hanno formato proprio la rigida griglia entro la quale mi muovo anche quando scrivo.

Dopo gli studi universitari, hai frequentato il biennio alla Scuola Holden. Qual è l’insegnamento più prezioso che hai portato via e come ha trasformato l’approccio alla tua scrittura? 

Mai scrivere di sé stessi ahahah. Ho avuto il privilegio di avere un ottimo, e soprattutto molto schietto e diretto, maestro, Andrea Tarabbia. Ci diceva che nella maggior parte dei casi, quando raccontiamo gli affari nostri non interesseranno a nessuno… è una lezione che non ho mai dimenticato e che ha fatto sì che affinassi la penna per far trapelare il meno possibile l’autobiografismo insito nella scrittura… perché, diciamocelo, uno scrittore che non sia egoriferito è come una zebra senza strisce!

Oggi lavori come consulente editoriale e ufficio stampa. Abitare quotidianamente il mondo dell’editoria è più un aiuto per comprendere i meccanismi narrativi o un limite alla spontaneità creativa? 

Sarò sincera, quando ho iniziato a lavorare nel mondo editoriale come ufficio stampa, quindi esattamente dall’altra parte del tavolo, non l’ho vissuta sempre bene. Mi sentivo di avere una grande fortuna sì, lavorare a diretto contatto con grandi penne lo è, ma al contempo mi sentivo inadatta, come se non stessi ancora nel mio. Poi, quando ho ripreso a scrivere, le cose sono cambiate. Ho visto quel lavoro non come una privazione, come un giudizio, ma come un arricchimento anche per la mia di scrittura. E così ho finito di scrivere quello che poi è diventato il mio romanzo d’esordio, Ci siamo traditi tutti (Solferino, 2024). 

Oggi rivedo tutta quella esperienza, quella gavetta, come un pozzo a cui attingere costantemente. 

In Dall’anima in su, i racconti sono accompagnati dalle illustrazioni di Sergio Kalisiak. Come è nata questa collaborazione “a quattro mani” e in che modo le immagini riescono a dare corpo a quelle atmosfere che descrivi come a tratti forti e a tratti delicate? 

Io e Sergio ci siamo conosciuti all’interno della redazione di una rivista letteraria che pubblica racconti inediti di vari autori. Quel mese, io ero fra quelli, e Sergio aveva illustrato un altro racconto. Ci siamo studiati da lontano, e poi ci siamo messi in contatto. All’inizio l’idea era di fare un unico, nuovo racconto illustrato, poi abbiamo pensato in grande, ed è nata la raccolta di racconti. Ci siamo entrambi dati completamente carta bianca, lui non ha vincolato creativamente me, io non l’ho fatto con lui; una volta finita la stesura gli ho consegnato tutti i racconti, e lui si è lasciato ispirare. Ciò che è venuto fuori è stata una specie di fusione perfetta, le illustrazioni, con i loro tratti un po’ noir, restituivano benissimo l’atmosfera della mia scrittura. L’armonia è stata immediata e fortunata.

Quanto è stata importante l’osservazione del mondo giovanile per delineare i personaggi del tuo libro e quale ritieni più vicino a te? 

L’osservazione credo sia parte integrante e fondamentale del mio lavoro. Se non osservi, di cosa scrivi? 

Il mondo giovanile è da sempre per me una grande fonte d’ispirazione. Mi piace restituire un’immagine quanto più autentica degli stati d’animo dei giovani, dei loro turbamenti, delle loro inquietudini, dei loro sogni. È stato così anche nella scrittura del romanzo, lo è stato a maggior ragione per i racconti, e lo è ancora di più per il secondo romanzo a cui sto lavorando.

Il racconto a cui sono emotivamente più legata è Mon amour, une cigarette? Sicuramente i due protagonisti mi sono rimasti dentro.

So che stai ultimando il tuo prossimo lavoro letterario. Puoi anticipare qualcosa ai nostri lettori randagi? 

Proprio così. Si tratta, come in parte già detto, di un romanzo non più a base storica, come Ci siamo traditi tutti, ma sempre molto legato al mondo dei giovani. È un romanzo, se vogliamo, di formazione, che gioca con gli strumenti della metanarrazione, ed è anche sicuramente un romanzo corale, malgrado la voce narrante sia unica, quella di un ragazzo di ventisei anni. Ciò che ci racconta attraverso il suo sguardo però è una realtà complessa, fatta di più voci, di più visioni. È un romanzo che prova a raccontare il difficile passaggio, nel mondo contemporaneo, dall’età della giovinezza alla fase adulta della vita.

Grazie Maddalena per la tua disponibilità e la tua iniziativa e non vediamo l’ora di leggerti fra le pagine della rivista.

Loredana Cefalo*

* Mi chiamo Loredana Cefalo, classe 1975, vivo a Cagliari, ma sono Irpina di origine e per metà ho il sangue della Costiera Amalfitana. Da cinque anni tengo una rubrica di chiacchiere a tema vario su Instagram, in cui intervisto persone che hanno voglia di raccontare la loro storia. 

Sono stata una professionista della comunicazione, dell’organizzazione di eventi e della produzione televisiva, settori in  cui ho un solido background. Mi sono laureata in Giurisprudenza e ho un Master in Pubbliche Relazioni.

Ho accumulato una lunga esperienza lavorando per aziende come Radio Capital, FOX International Channels, ANSA e Gruppo IP, ricoprendo ruoli significativi nel settore della comunicazione e dei media, fino a quando non ho scelto di fare la madre a tempo pieno dei miei tre figli Edoardo, Elisabetta e Margaret.

In un passato recente ho anche giocato a fare la  foodblogger e content creator, con un blog personale dedicato alla cucina, una delle mie grandi passioni, insieme all’arte pittorica e la musica rock.

L’amore per la scrittura, nato in adolescenza, mi ha portata a scrivere il mio primo romanzo, “Il mio spicchio di cielo” pubblicato il 16 gennaio 2025 da Bookabook Editore e distribuito da Messaggerie Libri. Il romanzo è frutto di un momento di trasformazione e di crescita. La storia è presa da una esperienza reale vissuta indirettamente e ricollocata nel passato per fini narrativi e per gusto personale. Ho abitato in molti luoghi e visitato con passione l’Europa e le ambientazioni del romanzo sono frutto dell’amore che provo nei confronti delle città in cui è collocato. Dal mese di giugno scorso curo il podcast del Randagio “Capitolo Zero”.

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