Ruggero Cappuccio: “La prima luce di Neruda” (Feltrinelli), di Cristi Marcì

Il dono della poesia quale culla di antiche creature

Impregnate di mistero e salsedine d’oltreoceano, le pagine di questo romanzo svelano il legame antico tra il noto poeta cileno Pablo Neruda e la cantante Matilde Urrutia.

Il loro è un amore proibito ma al contempo privo di quei confini geografici e spaziali che attraverso le righe di questa storia delineano i binari dove il passato e il presente si congiungono tramite il dono del ricordo e di quella sola parola in grado di far germogliare l’imprevedibile: la fantasia.

Perché se ad occhi aperti ciò che è lontano appare drammaticamente irraggiungibile, viceversa, una volta abbassate le palpebre, la galassia dei ricordi traccia finanche le costellazioni ancora in procinto di brillare.

Per mezzo di questa fiaba, che attraversa la storia e la cultura della società cilena ai tempi di Pinochet, Ruggero Cappuccio disegna un labile confine tra sogno e realtà, oltre il quale il verbo della poesia incontra quell’indecifrabile logica dell’anima in grado di tramutare le emozioni in eterne creature viventi.

Tra un Cile prerivoluzionario e un’Italia costretta a risollevarsi dalle macerie del periodo bellico i versi del poeta si scontrano con quello che in quel medesimo periodo storico e socio culturale James Hillman aveva definito “un terribile amore per la guerra”: così immortale da far percepire a chiunque sceglierà di perdersi tra le sue pagine, come il passato non sia in fin dei conti “una terra straniera”.

Tra le pagine di questo meraviglioso romanzo si avrà il piacere di incontrare finanche i personaggi più illustri della letteratura e di ogni altra espressione artistica di quel tempo tra i quali: Alberto Moravia, Elsa Morante, Renato Guttuso e tanti altri ancora.

I quali alla stazione Termini di Roma non aspetteranno altro che di congiungere la propria voce con quella del maestro, colpevole di diffondere versi abietti e velenosi che a detta di molti, solo il comunismo poteva partorire a quei tempi: corrodendo lo spirito del popolo.

Eppure grazie alla forza prorompente della poesia si profila pagina dopo pagina la possibilità di rendere l’ignoto una dimensione in grado di restituire parole che non credevamo potessero ancora prendere vita né tantomeno fare proprie.

Quanto emerge dunque non è una semplice trama bensì un insieme di ramificazioni lungo le quali germogliano i semi di un presente e di un futuro ancora possibili e tuttavia ancora ignoti all’occhio della ragione.

Per una psicologia poetica a favore del mondo immaginale

Nel campo dell’alchimia con il termine albedo ci si riferisce ad una fase di transizione del materiale psichico che ciascuno individuo custodisce al proprio interno.

In accordo con il simbolismo cromatico questa variazione riflette in maniera sottile quelle alterazioni del substrato animico entro il quale si sviluppano tanto gli umori quanto le costellazioni oniriche.

In qualità di coscienza improntata ad Anima, l’albedo alchemico favorisce una rinnovata modalità di percezione rispetto alla quale lo sguardo e l’attenzione vanno oltre quegli attaccamenti obsoleti alla ricerca di un altrove, dove l’assenza di un luogo e uno spazio prestabiliti favoriscono una nuova ispirazione

La fase propriamente detta dell’imbiancamento rispecchia l’emergere di una coscienza psicologica dove la percezione e l’ascolto si tramutano gradualmente in quella fantasia creativa in grado di promuovere un distacco tanto dal passato quanto da ciò che non ne garantiva una possibile evoluzione.

Difatti, fino a quando la psiche continuerà a dibattersi nella nigredo, ossia quei pensieri e comportamenti ormai obsoleti, sarà emotivamente legata ai suoi attaccamenti passati e circoscritta così in materializzazioni che rischiano di bloccarne l’evoluzione.

Pertanto il processo di unione della mente con un terreno fertile e imbiancato prende spesso il nome di base poetica della mente, dove la coscienza non sarà più il prodotto di una grossolana materia cerebrale o peggio ancora il gretto risultato della società, ma al contrario un rispecchiamento, nonché un tripudio di immagini atto a generare e fecondare in una perpetua poiesi fantasie lontane da futili dittature.

Per addentrarci più in profondità verso una maggiore comprensione della mente è necessario volgere lo sguardo alla poesia e alla sua inafferrabile simbologia.

Bisogna dunque interpellare coloro i quali abitano la luna, ossia quei poeti che instancabilmente sottolineano come la poesia “offra manciate di terra imbiancata e pietre lunari”, le quali se maneggiate con fare immaginativo partoriscono sogni, idee, canzoni e storie ancora non scritte: veri e propri minerali lunari dal valore mitopoietico.

Cristi Marcì*

* Cristi Marcì è uno psicoterapeuta psicosomatico junghiano. Grazie ai libri ha scoperto la possibilità di viaggiare con l’unica compagnia gratuita: la fantasia. Adora i gialli, la saggistica e i romanzi storici. Ad oggi ha pubblicato racconti brevi sulle riviste «Topsy Kretts», «Morel, voci dall’Isola», «Smezziamo», «Offline» «Kairos» e altre ancora. Scrive articoli per il periodico scientifico «Ricerca Psicoanalitica», «Arghia» e «Mortuary Street». Trovate una sua traccia anche su «Quaerere»

Sylvia Plath – Maestro Missile traduce Ted-Ed (video)

L’ 11 febbraio del 1963 si spegneva una delle voci più intense della poesia del Novecento: Sylvia Plath. La sua penna ha trasformato il dolore personale in versi di straordinaria bellezza, esplorando temi come l’identità femminile, la depressione e il rapporto complesso con la figura paterna. La sua opera, culminata nella raccolta “Ariel“, rappresenta un testamento poetico di splendore estetico e originalità rari.

Il Randagio vuole ricordare Sylvia Plath non solo per la sua fine tragica, ma soprattutto per la sua opera che continua ad emozionarci.

Maestro Missile traduce la lezione di TED Ed su Sylvia Plath.

Buona visione!


Sylvia Plath rappresenta una delle voci più intense e rivoluzionarie della letteratura del XX secolo. Nata a Boston nel 1932, fin dall’infanzia dimostrò un talento eccezionale per la scrittura, pubblicando le sue prime poesie quando era ancora studentessa. La sua vita fu un intreccio di brillanti successi e profonde ombre: si laureò con il massimo dei voti allo Smith College, vinse prestigiose borse di studio e si affermò nel mondo letterario, ma dovette anche combattere contro ricorrenti episodi di depressione. Il suo trasferimento in Inghilterra segnò una svolta decisiva: a Cambridge incontrò il poeta Ted Hughes, che sposò nel 1956. Il loro matrimonio, inizialmente una partnership artistica e sentimentale straordinaria, si concluse drammaticamente nel 1962. In quegli anni Plath scrisse le sue opere più significative: il romanzo autobiografico “La Campana di Vetro” e le poesie che sarebbero state raccolte in “Ariel”, pubblicate dopo la sua morte avvenuta a Londra nel 1963. La sua poesia, caratterizzata da immagini potenti e spesso inquietanti, da un controllo formale magistrale e da una sincerità disarmante, esplora temi come l’identità femminile, il rapporto con la figura paterna, la depressione, la morte e la rinascita. La sua eredità letteraria continua a influenzare profondamente la cultura contemporanea, e le sue opere vengono ancora oggi studiate, tradotte e amate in tutto il mondo. Nel 1982 è stata la prima poeta a ricevere postumo il Premio Pulitzer per la raccolta completa delle sue poesie.

Massimo Villani, in arte Maestro Missile, opera da svariati anni nel campo dei Videosaggi sul Cinema e sull’Arte.

TedEd è una piattaforma che consente ai docenti di creare lezioni interattive a partire da un video; fa parte della “famiglia” più ampia di risorse dell’omonima organizzazione no profit, che ha come scopo quello di diffondere idee e cultura in ogni ambito attraverso discussioni e conferenze.

La poesia prometeica di Feruglio (“Figli di un’antica vendemmia”), di Eloisa Ticozzi

Il libro “Figli di un’antica vendemmia “, è scritto dal poeta Nicola Feruglio, edito da Edizioni Croce, della collana “Fuori Collana” diretta dal grande poeta Antonio Veneziani, (collana che si occupa di quei testi transitanti tra generi letterari differenti, esattamente come quello di Feruglio, caratterizzato da una continua oscillazione tra prosa e poesia), prima edizione novembre 2024. Una pagina viene dedicata a un amico, molto importante e guida autorevole per l’autore. Il libro introduce immediatamente all’apparente contrapposizione fra lo spirito apollineo e lo spirito dionisiaco, il primo considerato espressione della creatività e dell’istinto, del sesso e della spregiudicatezza; il secondo imponeva regole morali, schemi comprensivi razionali. Nell’antichità il Dio Pan veniva consacrato nei riti antichi iniziatici, i riti eleusini. La grande Opera si svolgeva proprio nell’orgia, in cui la sessualità veniva trasmessa con riti scanditi in tempi stabiliti. Le due tradizioni esoteriche per eccellenza, riviste in Narciso e Boccadoro (1930) di Hermann Hesse, si contrappongono nell’incarnazione dei due protagonisti. La via della mano destra è la via della preghiera e dell’ascetismo; la via della mano sinistra è la via del sesso tantrico e di pratiche occulte più immediate e veloci per la trascendenza: entrambe ricercano una dimensione spirituale che sfugge alla realtà più comune.

Il poeta fa un riferimento importante alla Beat Generation nel libro, nel quale vengono proposte idee rivoluzionarie contro la violenza, la propensione alla sperimentazione di droghe, di musica innovativa e di esperienze anche mistiche: Jack Kerouac (1922-1969), ha teorizzato, come fondatore, la poesia “on the road”, (in italiano: “sulla strada”), esperendo in prima persona viaggi e nuove connessioni creative. La corrente gnostica eretica dei Cainiti (Feruglio in ogni suo testo manifesta una particolare attenzione alle correnti gnostiche), evidenza come Giuda, sia stato, non traditore nel senso più semplice del termine, ma come elemento chiave che innescherà la morte di Cristo, e quindi, la sua resurrezione per la salvezza del mondo intero. Cristo, pensato come emanazione migliorata del Padre, si è voluto incarnare in un uomo, vivendo prove terrene, con un dolore assoluto denominato Passione. Anche la Teoria dei Neuroni-specchio (Giacomo Rizzolatti – anni ’90), prova scientificamente che l’empatia è insita in noi, nel nostro sistema nervoso. Quando ci connettiamo con qualcuno, si attivano le stesse aree cerebrali della corteccia dell’altro (simulazione incarnata): si potrebbe definire in filosofia un’armonia musicale e una sincronia fra due o più viventi. Il cristianesimo è un’innovazione sia in termini religiosi che in termini antropologici e culturali. Cristo rettifica le leggi antiche ebraiche filtrandole con compassione, empatia e misericordia. La Grande Opera degli gnostici forgia l’anima con la mente e il corpo, proprio come Cristo, unendoli in una vera congiunzione alchemica. La potenza cosmica cristiana è formata da Dio, Cristo, il Dio-figlio compenetrato in una dimensione coinvolgente l’umanità, e lo Spirito Santo, inteso come possibilità di creare il mondo, l’elemento unificante Padre e Figlio.

La poesia “L’insurrezione ecosofica” comunica la sofferenza della terra e del creato; il richiamo al panteismo di antichissime civiltà ci ricorda gli Indiani d’America, che sentivano la natura e gli animali gemere di spirito. Il poeta Feruglio ci definisce metastasi nel corpo di Gaia, qualcosa che si stacca e cresce dalla madre terra, qualcosa che viene nutrita da essa ma soffre. L’agricoltura biodinamica descritta dal teosofo Rudolf Steiner, si incentrava su un’etica di coltura e di sviluppo della terra, sia nella fauna che nella flora. Oggigiorno si affacciano nuovi scenari in cui i diritti degli animali verranno sempre più sostenuti con compassione e coraggio, sperando uno scenario così aderente. La poesia “I gemelli della mia preesistenza” indica una connessione fra fratelli, defunti o meno, che sia scevra della mera biologia, ma che appartenga a un progetto più ampio di umanità. La poesia “L’iniziazione balcanica” è un grido contro le guerre, celebrando lo spirito universale dei popoli, contro le sopraffazioni e la crudeltà. Oggigiorno il mondo è ancora in ginocchio per gli scenari geopolitici instabili che hanno causato dei veri e propri genocidi. La poesia “Versi riconoscenti per Allen” è una poesia dedicata alla Beat Generation e ad Allen Ginsberg (1926-1997), alla ribellione contro schemi e concetti precostituiti, all’insurrezione per la guerra del Vietnam di quel periodo, alla conquista parziale per i diritti di afroamericani, omosessuali, di diversa religione o etnia. Si fa riferimento anche al demone (daimon) della creatività e dell’immaginazione onirica, della poesia come spazio intimo dell’uomo, un rifugio sensibile e libero, lontano dal quotidiano. Ho apprezzato in particolar modo un piccolo riferimento a “Saluto e Augurio” di Pier Paolo Pasolini (1922-1975), (La Nuova Gioventù ,1975), una sorta di testamento paradossale scritto in friulano (nelle prime pagine è un tributo del poeta Feruglio). Pasolini, figura autorevole come Socrate, capisce che la nuova sinistra rifiuta la tradizione in quegli anni, quindi, paradossalmente, cerca di trasmettere la sua conoscenza a un giovane fascista, consapevole che i loro valori sono e saranno per sempre agli antipodi. Tuttavia, egli ricerca il nemico, la persona ostile, per essere liberato di quel fardello di conoscenze troppo alto e supremo anche per lui, perché anziano e stanco. La terra, la tradizione, i campi, sono lo spazio spontaneo e puro; il greco e il latino hanno fondato l’Italia in quanto lingue di cultura. La madre rappresenta la tradizione e dentro essa si situa la Repubblica che dovrebbe inglobare i poveri, gli afflitti e i dimenticati; si tratta della trasposizione laica dei vangeli e degli insegnamenti di Cristo. Ritornare feti nella madre, per Pasolini, significherebbe abbracciare valori antichi, costruendo una civiltà che protegga l’umile, il povero e il diverso. Il ragazzo fascista dalla camicia grigia deve compiere la rivoluzione nel sonno, non nella realtà, essere “il soldato senza violenza”. Il sonno nel quale ogni poeta e artista rifugge per creare e poter pensare a un mondo diverso e più puro. Amleto paragona la morte a un lungo sonno “Dormire, dormire, nient’altro. Sognare, forse. Ma questo è il punto: quali sogni?”; la morte è un sonno eterno del quale non si conoscono ancora la sostanza e il contenuto che rimangono dubbi e misteriosi.  Il dio Dioniso è inteso come divinità primitiva, dal sapere antico, radicato alle viscere della terra e della natura. L’etimologia del nome significa “nato due volte”, in grembo a Semele, la madre, e dalla coscia di Zeus, quindi una doppia origine paterna e materna, una divinità dalla provenienza ermafrodita e alchemica. Inoltre, il nostro daimon risvegliato da Prometeo che ruba la conoscenza, il fuoco eterno, a Zeus, in un atto altruistico per l’umanità, può essere accostato in senso più moderno all’avvento di Cristo, che ruba anch’esso la vita eterna dal Padre per donarcela. Il testo di Feruglio quindi, attraverso il rincorrersi di poesia e prosa, si colora di molteplici suggestioni culturali, esistenziali e autobiografiche, tutte orientate verso l’orgia spirituale intesa come unico antidoto al tecno-totalitarismo, verso l’oltrepassamento estatico del soggetto e della visione storicistica del mondo, verso un poetare prometeico capace di tras-mutare la vita stessa, verso una nuova ed antichissima vendemmia dionisiaca… che come risuona nel sottotitolo del libro, va rimessa in scena qui ed ora.

Eloisa Ticozzi

Nicola Feruglio , scrittore e presidente di Antropologia Terzo Millennio, Venerdì 7 febbraio 2025 (dalle ore 15:00 alle ore 20:00), presso il Conference Center Ecomap di Roma (Sala da Feltre) in Via degli Orti di Trastevere numero 6, realizzerà il Seminario aperto al pubblico dal titolo: “AUTO-REALIZZARSI NELL’EPOCA TRANSUMANISTA” – Il confronto gnoseologico tra tecniche totemiche e tecniche neuro-politiche.

*Il seminario nasce come una delle possibili ramificazioni e applicazioni dei corpi teorico/pratici del Convegno Nazionale di Antropologia Terzo Millennio, intitolato “Guarigioni totemiche”, realizzato il 4 dicembre del 2021, presso Palazzo Falletti a Roma.

Video- promo Seminario :

Per Informazioni e Prenotazioni

rivolgersi a:

segreteria@atmgnosi.org

www.atmgnosi.org

Nicola Romito con “Ancora un viaggio” (Edizioni Tabula Fati)

“Le poesie di “Ancora un viaggio” possono essere considerate delle semplici annotazioni, pagine di un diario, in cui l’Autore si fa fotografo dei suoi sentimenti ed emozioni, dei suoi stati d’animo e sensazioni. In questa sorta di album che dunque contiene istantanee di vita, egli guarda se stesso dal di fuori, come a un altro da sé, e ponendosi da un’altra prospettiva osserva il mondo con altri occhi.

In balìa dell’istinto e dell’irrazionalità, Nicola Romito va oltre le mere apparenze e la superficialità che oggigiorno governano il nostro vivere quotidiano, si lascia alle spalle l’incuria e l’insensibilità che dominano la nostra fugace esistenza in questa società tecnologicamente iperprogredita e in continua evoluzione, e beneficia del ritrovamento della sua propria pace interiore dopo aver attraversato il caos della realtà.

Ne consegue che i suoi versi se da un lato sono lucidi e oggettivi, dall’altro, proprio per questa caratteristica di crudezza e spietatezza, graffiano e restano impressi nella mente del lettore.”

Dalla quarta di copertina di “Ancora un viaggio”

Da “Ancora un viaggio” vi proponiamo due componimenti poetici:

Non sostengono il tetto

queste travi.  

Sostengono vergogne e storie in rovina.  

Sono solide, di legno antico,  

pure e lucide come gli occhi della quiete.

 

Ne avranno visti di sbadigli,

di corpi affranti,  di fame e di sogni spezzati,  

di anime perdute  

che si trascinano nella polvere.

 

Queste travi sostengono le ragioni

mentre vite e libri continuano a bruciare,  

illuminando il ballo solitario  

di un geco mutilato,  

che cerca la sua coda tra le ombre,  

mentre il mondo silenziosamente crolla.

*********************

Il poeta graffia
e scava nel tempo, senza frastuono.
Silenziosamente,
scrive di getto
ciò che vede e sente:
un ricordo,
un urlo,
un’ultima bestemmia.

Ma rileggere è fatica.
Le parole, come artigli,
poche, essenziali,
crude, ma vere,
avvolgono senza soffocare.

Il mio gatto è un poeta.
I suoi artigli lasciano solchi
nella mia pelle,
nelle pieghe di questo divano.
Le sue vibrisse tracciano lo spazio
senza invadere il mio.
La coda oscilla come un pendolo,
accarezza il tempo,
domanda e offre sicurezza.

Forse ho vissuto troppo,
ma solo ora comprendo:
anche nel silenzio più profondo,
i poeti fanno le fusa.
Le loro parole, come carezze,
restano disarmanti,
e non chiedono altro.

Nicola Romito, di origini campane, è nato nel 1959. Laureato in Matematica lavora nel campo dell’information techology da quasi 40 anni. Già da adolescente ha sentito il bisogno  di annotare dei suoi pensieri, come se fossero pagine di un suo diario quotidiano. Pagine segrete in cui riportava sensazioni introspettive e stati d’animo che non avevano nulla a che fare con colui che “appariva” verso il mondo che lo circondava.
Questa abitudine, che poi è diventata quasi una necessità rituale, lo ha accompagnato durante tutta la sua vita. Romito è alla sua seconda raccolta poetica.

Dimmimiunapoesia: Patrizia Valduga, Poesie Erotiche (Einaudi), di Mirko Di Meo

In questa rubrica de il Randagio Rivista Letteraria Mirko Di Meo (Dimmimi_) legge un breve componimento poetico o uno stralcio di prosa accompagnato da qualche parola di commento. Questo video ha per protagonista una quartina di Patrizia Valduga in cui si mette in risalto la sottomissione come forma di godimento. Il linguaggio è diretto, privo di fronzoli. In modo particolare di questa lirica ci piace la narrazione e il ritmo quasi infantile del dettato poetico. I due amanti giocano a rivestire il ruolo dell’insegnante e dell’allieva, un topos letterario, ma anche un binomio in cui il rapporto di potere è sbilanciato. Il gioco è evidente dal primo verso “facciamo che tu sei” che richiama il modo in cui i bambini si costruiscono il mondo finzionale quando giocano a fingersi altri, dunque è subito messo in risalto l’aspetto ludico del sesso.
Mirko Di Meo lo trovi su Instagram come @dimmimi_
Il Randagio Rivista Letteraria è sul web al sito http://www.ilrandagiorivista.com, oltre che su Facebook, Instagram e Threads

Buona visione!